Home page Planetmountain.com
Alberi distrutti dalla furia della tempesta Vaia, ottobre 2018
Fotografia di Planetmountain
Cima Undici (Val di Fassa - Gruppo Monzoni Vallaccia - Dolomiti)
Fotografia di Manuel Lugli
Antartide: la coda di una balena
Fotografia di archivio Manuel Lugli
Tassiusak, Groenlandia
Fotografia di Manuel Lugli

L'uomo, la natura, il panico e l'agire collettivo

di

Una riflessione di Manuel Lugli sul rapporto tra uomo, natura e l’impegno collettivo per un cambiamento che diventa sempre più imprescindibile.

Domenica di relax. Niente scialpinismo oggi. La neve è sempre più lontana e più brutta: ghiacciata o gessosa, a duemila metri pioviggina. Qui in pianura ci sono 15 gradi centigradi e siamo al 23 febbraio. E allora? Allora leggiamo. Mi capita sotto gli occhi un articolo di Repubblica, scritto da Massimo Recalcati, un pezzo che parla del panico, ovviamente in relazione alla situazione del coronavirus o Covid-19. Così lo chiamano con sempre maggior dimestichezza scientifico-lessicale i giornalisti, come se togliere la parola "virus" potesse contribuire a diminuire la paura. Ma si sa, le parole sono importanti.

Il pezzo è interessante: spiega come il panico collettivo stia, sulla bilancia socio-emotiva dei nostri comportamenti, sul piatto opposto a quello su cui sta l’euforia collettiva. In entrambi i casi, panico ed euforia collettivi erodono, fino ad annullarlo, il pensiero critico, portando in un caso alla perdita di controllo e a comportamenti completamente irrazionali e nell’altro, l’euforia, a un illusorio senso di onnipotenza altrettanto pericoloso, perché quasi sempre - più o meno lungamente - temporaneo.

Ma se i comportamenti d’euforia collettiva, dice l’articolo, vengono dall’estensione della propria individualità all’interno di un corpo sociale che ci rafforza e consolida, il panico sgretola questo corpo sociale, esponendo l’individuo a tutta la propria personale fragilità e anzi rendendo i propri simili vere e proprie fonti di minaccia, pericolo da cui fuggire in un caos fuori controllo.

La possibile soluzione al caos panico, scrive Recalcati, non è la negazione del problema, ovviamente, ma la trasformazione - cito - "della massa agitata e smarrita del panico in un insieme collettivo civile, capace di reazione razionale alla minaccia che incombe"(...) E’ necessario "rispondere alla minaccia con senso di responsabilità non considerando solo l’orizzonte della propria vita individuale, ma avvertendo di partecipare consapevolmente ad un’azione civile collettiva che investe l’intera vita della nostra comunità".

Belle parole, condivisibili e sagge. Ma temo ci sia un problema di fondo, che poi sottende a questo appello alla saggezza. Proverò, molto modestamente, a legare questo problema ad alcune riflessioni sul mondo che amiamo: quello della montagna e della natura selvaggia.

Parto proprio dall’ultima considerazione, secondo cui è necessaria la consapevolezza di agire non seguendo le pulsioni della propria vita individuale, ma con un’idea superiore di collettività. Il primo problema, forse il principale, ritengo stia proprio qui e costituisca un paradosso. La capacità di un pensiero collettivo, che "operi" e funzioni anche per gli altri, nasce solamente se la propria individualità è solida, se il nostro agire individuale è dettato in primis da una consapevolezza primaria, profonda di cosa siamo in rapporto agli altri e all’ambiente che ci circonda.

Da tempo abbiamo allentato fino a rendercelo estraneo il rapporto con la natura. Abbiamo inserito - così come abbiamo fatto nelle relazioni umane - filtri sempre più numerosi e spessi, lenti, schermi, membrane che ci danno l’illusione di vivere l’ambiente naturale senza - o quasi - sopportarne le incertezze, le insidie, i rischi. Che esistono. Andare in montagna, in una foresta, in mare, che sia per scalare, camminare o veleggiare, espone ai rischi di un territorio al quale siamo sempre meno abituati. Un territorio che proprio per questo cerchiamo, spesso riuscendoci nel peggior modo possibile, di addomesticare e rendere neutrale. Molte volte non ci riusciamo per niente, come in certi disastri che avvengono in montagna, per i quali poi è necessario trovare sempre una responsabilità esterna, che ci assolva dai nostri propri comportamenti inadeguati o, talvolta, addirittura scriteriati.

E’ la nostra incapacità - non volontà - individuale di comprendere la nostra posizione nei contesti naturali, la totale mancanza di consapevolezza su quale sia la nostra importanza - o non-importanza - nel quadro generale di un ambiente delicato e sempre più alterato che ci impedisce alla fine di razionalizzare i nostri comportamenti individuali, soprattutto in condizioni di emergenza. Figuriamoci orientare i comportamenti collettivi!

Da decenni stiamo alterando ambiente e clima, con un’azione scriteriata e auto-distruttiva di sviluppo e crescita ad ogni costo, di sfruttamento, deforestazione, inquinamento, urbanizzazione e sovrappopolazione di aree del pianeta, che è semplicemente insostenibile. Dimenticando che la natura continua ad avere al suo interno capacità e mezzi di "selezione", per usare un eufemismo, di potenza immisurabile. I virus, per restare in tema, ne sono un esempio illuminante, come lo sono le tempeste perfette o i terremoti devastanti. E’ solo la hybris umana che fa ritenere che ogni aspetto possa rimanere sotto controllo, quando in realtà siamo proprio noi a elevare alla n la potenza e la possibile diffusione di certi fenomeni. Siamo noi i soli responsabili di ciò che avviene.

Forse sono pessimista - età, indole, quel che volete - ma auspicare comportamenti razionali e collettivi partendo da individui socialmente, umanamente sempre più "disadattati" da un lato e arrogantemente ancorati al proprio antropocentrismo dall’altro, mi sembra esercizio tanto nobile quanto inutile.

Un ripensamento completo dei modelli di vita e sviluppo individuali e collettivi, in rapporto all’ambiente in cui viviamo, questo sì sarebbe rivoluzionario. E non si tratta affatto dell’auspicio di qualche pensatore ecologista e snob, come tanti vogliono far credere: è una questione di sopravvivenza.

di Manuel Lugli

Condividi questo articolo


NEWS / News correlate:
Nirmal Purja e la gloria
08.11.2019
Nirmal Purja e la gloria
Una riflessione di Manuel Lugli sull’impresa di Nirmal Purja, l’alpinista nepalese che ha salito tutti i quattordici ottomila in meno di sette mesi, con l’utilizzo di ossigeno supplementare.
Nives Meroi e Romano Benet: l'alpinismo, la vita e le dinamiche di coppia
27.06.2017
Nives Meroi e Romano Benet: l'alpinismo, la vita e le dinamiche di coppia
Ripensando al percorso di Romano Benet e Nives Meroi, ai loro 14 Ottomila ma sopratutto al loro speciale stile di fare alpinismo che si incontra con la vita. Di Manuel Lugli.
Nives Meroi e Romano Benet in vetta all’Annapurna, il loro 14° Ottomila
11.05.2017
Nives Meroi e Romano Benet in vetta all’Annapurna, il loro 14° Ottomila
Nives Meroi e Romano Benet hanno salito l’Annapurna. Con questa cima hanno concluso il loro splendido viaggio in vetta a tutti i 14 ottomila.
L'innocenza perduta e la montagna dell'età del ferro
05.08.2019
L'innocenza perduta e la montagna dell'età del ferro
Manuel Lugli racconta la montagna che non c'è più e quella attuale.
Everest 2019. Una riflessione. Di Manuel Lugli
07.06.2019
Everest 2019. Una riflessione. Di Manuel Lugli
Si è parlato molto dell'Everest in questi ultimi tempi, del suo affollamento, delle code sotto la cima, dei morti. Purtroppo nulla di nuovo, in verità. Per questo è interessante questa riflessione di Manuel Lugli che va oltre l'Everest e si estende anche ad altre montagne simbolo come il Mount Vinson e il Monte Bianco anch'esse "prese d'assalto". Difficile definire il "fenomeno", impossibile forse trovare soluzioni se non con un invito alla consapevolezza e all'educazione alla montagna.
Antartide, antica esplorazione in un ambiente unico
15.02.2019
Antartide, antica esplorazione in un ambiente unico
La chiusura (ovvero la nona puntata) di Manuel Lugli dopo il rientro dall’Antartide dove ha esplorato  alcune delle montagne più belle della penisola Antartica insieme ad un piccolo gruppo di scialpinisti guidati dall’alpinista ed esploratore britannico Stephen Venables.
La foto, i ricordi e la condivisione che dà senso all'alpinismo
11.01.2018
La foto, i ricordi e la condivisione che dà senso all'alpinismo
Manuel Lugli, ripensando ad Hayden Kennedy e a quei compagni di avventura come Oskar Piazza, Mihai Cioroianu, Ugur Uluocak, Jay Sieger che non ci sono più, cerca il senso di un alpinismo che non si può comprendere se non condividendone i sogni, le fatiche, la passione.
Into the Wild, l'importanza della natura e dell'ignoto. Di Manuel Lugli
23.08.2017
Into the Wild, l'importanza della natura e dell'ignoto. Di Manuel Lugli
Alcune riflessioni di Manuel Lugli sull’apparente incapacità odierna di accettare e vivere la natura e la wilderness.
Nives Meroi e Romano Benet: l'alpinismo, la vita e le dinamiche di coppia
27.06.2017
Nives Meroi e Romano Benet: l'alpinismo, la vita e le dinamiche di coppia
Ripensando al percorso di Romano Benet e Nives Meroi, ai loro 14 Ottomila ma sopratutto al loro speciale stile di fare alpinismo che si incontra con la vita. Di Manuel Lugli.
Monte Bianco: 'unreality' show. Di Manuel Lugli
12.11.2015
Monte Bianco: 'unreality' show. Di Manuel Lugli
Un altro parere, di Manuel Lugli, sul reality di Rai Due: Monte Bianco Sfida Verticale, condotto da Caterina Balivo, affiancata per la parte tecnica dall'alpinista Simone Moro.
L'alpinismo esplorativo è fallito?
06.10.2014
L'alpinismo esplorativo è fallito?
Partendo dalle recenti dichiarazioni di Reinhold Messner, Manuel Lugli commenta la presunta fine dell'alpinismo tradizionale ed esplorativo.

CERCA nelle news

AREA

TIPOLOGIA

Ricerca nei testi

Autore

EXPO / Prodotti
EXPO / News dalle Aziende
Planetmountain.com logo
Planetmountain.com è continuamente aggiornato: news, itinerari di trekking, arrampicata, alpinismo, freeride, sci alpinismo, snowboard e arrampicata su ghiaccio su tutte le montagne del mondo. Contiene, inoltre, informazioni tecniche sui materiali, recensioni di libri e video, consigli degli esperti, fotografie, interviste ai protagonisti e report di competizioni.
NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale con tutte le novità di planetmountain.com

MERCATINO
Ultimi commenti Rock