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Nirmal Purja. Il 36enne Nepalese ha impiegato sei mesi e sei giorni per salire tutti i quattordici ottomila
Fotografia di archive Nirmal Purja
Nirmal Purja. Il 36enne Nepalese ha impiegato sei mesi e sei giorni per salire tutti i quattordici ottomila
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Nirmal Purja. Il 36enne Nepalese ha impiegato sei mesi e sei giorni per salire tutti i quattordici ottomila
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Alle ore 8.59 locali del giorno 29 ottobre 2019 Nirmal Purja ha raggiunto la cima del Shishapagma, il suo 14° ottomila in meno di sette mesi
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Nirmal Purja e la gloria

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Una riflessione di Manuel Lugli sull’impresa di Nirmal Purja, l’alpinista nepalese che ha salito tutti i quattordici ottomila in meno di sette mesi, con l’utilizzo di ossigeno supplementare.

La Gloria non è una procace ragazza, va da sè. Ma può far perdere la testa molto, molto di più, anche agli uomini più scafati, che siano alpinisti, artisti, musicisti, sportivi d’ogni genere. Mi sono preso un po’ di tempo per leggere qualcosa prima di fare qualche riflessione sull’impresa di Nirmal Purja, l’eroe del momento per alcuni e il "furbo" per altri. Che sia un’impresa, etimologicamente parlando, è innegabile:

/im'presa/ s. f. [der. di imprendere]. - 1. a. [azione di ampia portata, che presenta rischi e richiede impegno: tentare un'impresa] ≈ azione, iniziativa, (non com.) intrapresa, opera, progetto. b. [spec. al plur., azione grande e memorabile

Se poi ha il plauso di Simone Moro e Reinhold Messner, lo deve essere per forza, anche se fa un po’ strano riceverlo da due personaggi così duri e puri. L’alpinista nepalese ha indubbiamente realizzato ciò che non è stato fatto da tanti altri alpinisti più blasonati e forti di lui. Sempre Simone Moro, che certamente è uomo d’onore come direbbe Marco Antonio ma soprattutto di montagna e mediaticità se ne intende parecchio, gli fa i complimenti e lo saluta con una sorta di "non ti curar di lor ma guarda e passa": tanto meno di dieci alpinisti sarebbero in grado di rifare tutto ciò a parità di mezzi. Ipse dixit.

Una cosa è certa: finalmente, dopo decenni di lustro quasi esclusivo per gli alpinisti occidentali, un po’ di Gloria urbi et orbi arriva anche per un alpinista nepalese. E non per il lavoro e il sudore speso per le spedizioni commerciali o qualche nome altisonante della scena alpinistica internazionale. Non per un’ennesima vetta dell’Everest da sherpa d’alta quota al servizio di altri.

La Gloria arriva per sé stesso, per una sfida lanciata e vinta, per un record che lascia davvero stupiti, per certi versi. Determinazione Gurkha, preparazione, coraggio, caparbietà, metodo, logistica praticamente perfetta. Tutti questi elementi messi insieme hanno portato Nirmal Purja al successo. Le critiche "da poltrona" al suo stile, come le definisce lui stesso, lo toccano poco. Non ha tutti i torti: troppo spesso tanti si permettono di giudicare e criticare imprese altrui senza minimamente conoscerne i dettagli o nemmeno avere idea delle problematiche a queste legate.

Ciò detto, la questione dello stile però rimane. Se lo scopo - oltre che attirarsi legittimamente una buona notorietà che lo aiuterà a essere probabilmente una delle guide himalayane più richieste dalle spedizioni commerciali – era quello di dimostrare, sempre che ce ne fosse bisogno, il valore degli alpinisti nepalesi, e realizzare un’impresa da storia dell’alpinismo, l’occasione è un po’ sprecata. Conosco lo spirito pratico degli sherpa, ho lavorato con loro per tanti anni, ma ne conosco anche il profondo rispetto per la montagna.

Personalmente avrei preferito vedergli impiegare qualche mese in più, ma rinunciare a elicotteri, ossigeno e campi pre-allestiti. Uno come lui, da quel che si può capire, non avrebbe avuto difficoltà a misurarsi con gli ottomila più impegnativi senza far uso di "filtri".

Il peccato originale, mi vien da dire, è simile a quello che Nives Meroi, mutatis mutandis, rimarcava riguardo le donne – inclusa sè stessa - in corsa per il record di prima donna a salire tutti gli ottomila: e cioè quello di aver adottato in fondo il modello maschile, senza cercare di compiere un salto di qualità, fantasia e stile.

Ecco Nirmal Purja ha adottato il modello occidentale della "corsa", dell’ossigeno e degli ausili tecnologici, rinunciando a trovare un proprio stile pulito, più in sintonia con le sue origini, uno stile à la nepalese. Capisco gli sponsor, i media, i post, Instagram, Facebook e bla bla bla. Capisco anche che Nirmal sia figlio del suo tempo, che è il tempo digitale. Ma il peccato originale rimane. Che piaccia o meno.

Annapurna I 8091m: 23 aprile 2019
Dhaulagiri I 8167m: 12 maggio 2019
Kangchenjunga 8586m: 15 maggio 2019
Everest 8848m: 22 maggio 2019
Lhotse 8516m: 22 maggio 2019
Makalu 8163m: 24 maggio 2019
Nanga Parbat 8125m: 3 luglio 2019
Gasherbrum I 8080m: 15 luglio 2019
Gasherbrum II 8035m:  18 luglio 2019
K2 8614m: 24 luglio 2019
Broad Peak 8051m: 26 luglio 2019
Cho Oyu 8188m: 23 settembre 2019
Manaslu 8163m: 27 settembre 2019
Shishapangma 8027m: 29 ottobre 2019

Link: projectpossible.co.ukFB Nirmal PurjaIG Nirmal PurjaOsprey

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