Reinhold Messner in 'Per silenzio e vento' di Matteo Righetto
Matteo Righetto

Contro la montagna trofeo: Matteo Righetto al Trento Film Festival con 'Per silenzio e vento'

Al Trento Film Festival sold out per Matteo Righetto e 'Per silenzio e vento', film d’apertura della 74° edizione del festival di montagna più antico al mondo.
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Reinhold Messner in 'Per silenzio e vento' di Matteo Righetto
Matteo Righetto

Trento. Sold out al Supercinema Vittoria per Matteo Righetto: lo scrittore ha presentato in anteprima internazionale "Per silenzio e vento", film d’apertura della 74ª edizione del Trento Film Festival, scritto e interpretato dallo stesso Righetto per la regia di Marco Zuin.

Un successo che nasce dalla capacità dell'opera di porre lo spettatore di fronte a una postura ormai anacronistica: quella in cui l’esperienza della montagna smette di coincidere con un gesto di conquista e inizia a interrogare chi la attraversa. Già l'apertura, tra fossili, orme e il sibilo del vento, ci ricorda una profondità geologica che ci precede e che, inevitabilmente, ci ridimensiona.

In questo contesto, la domanda sottesa della pellicola – se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? – sposta l’attenzione su un silenzio e un ascolto che sono anche confronto: quello con una montagna che è lì prima di noi e che resta, in fondo, mai veramente conquistabile.

Incontrare nuove leve come la climber Wafaa Amer, simbolo di un'arrampicata moderna, urbana e sociale, e figure leggendarie dell'alta quota come Reinhold Messner, pioniere del limite e della "filosofia dell'impossibile", non appare allora come una celebrazione dell’impresa, quanto piuttosto come un dispositivo di analisi intragenerazionale. È qui che il film ritrova la lezione di Mario Rigoni Stern – citato direttamente da Righetto nel film – ricordandoci che la vera tragedia moderna risiede proprio nell’aver smarrito quella "lingua della natura" che oggi non siamo più in grado di decifrare.

Le immagini contemporanee, accostate ai filmati familiari in Super8, rendono infatti visibile uno scarto: il paesaggio muta rapidamente e lo sguardo fatica a ritrovare quel legame ancestrale con la natura testimoniato nelle sequenze iniziali. Emergono così le contraddizioni del turismo di massa e dello sfruttamento intensivo della montagna, che appaiono proprio come sintomi di una difficoltà più ampia a rinunciare alla postura della conquista; quella in cui la montagna diventa qualcosa da consumare compulsivamente, all’interno di esperienze preconfezionate.

Le riflessioni di Righetto invece ci guidano in un flusso di coscienza che procede per avvicinamenti pazienti, incrinando finalmente l'idea del "conquistatore". Durante il Cincontri – lo spazio di approfondimento subito dopo la proiezione –, autore e regista hanno spiegato come il film scardini questa retorica partendo dalla dimensione orizzontale della loro amicizia. La pellicola rinuncia programmaticamente a droni e riprese aeree: rifiuta la visione dall’alto che domina la vetta come un trofeo, preferendo una macchina da presa ad "altezza sguardo" per riscoprire un dialogo basato sul rispetto.

Questa scelta stilistica rispecchia l'anima del film: l'invito a rallentare per spogliare l'ascesa dalla sua retorica eroica. Secondo Righetto, la montagna indica una "via alla speranza" proprio perché richiede i mezzi autentici dell'alpinismo – inteso nel senso etimologico di "amore per l'Alpe": rispetto, pazienza e fatica.
"Per silenzio e vento" fa parte della sezione ANTEPRIME del Trento Film Festival e arriverà nelle sale a settembre distribuito da Wanted Cinema.

- Luca Zumerle, Trento




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