Hillary Dawa Sherpa, i primi dettagli della miracolosa sopravvivenza sull'Everest
Tshiring Jangbu Sherpa si è fatto raccontare abbastanza nel dettaglio da Kunga Sherpa, nipote di “Hillary” Dawa Sherpa, la dis-avventura che questi ha vissuto in 7 giorni (dal 29 maggio al 4 giugno) sull’Everest, scendendo da solo da sotto campo 4 fino alla base dell’Icefall.
Come già si sapeva, nella zona della Yellow Band, intorno ai 7500 metri, Dawa Sherpa ha cominciato ad accusare difficoltà nel muoversi. Avrebbe proseguito sempre più lentamente, fino a raggiungere campo 3.
Da altre fonti risulta che non avesse più ossigeno supplementare e che si fosse proprio fermato, sedendosi e addormentandosi. Una situazione estremamente rischiosa a quelle quote. Tuttavia, pur con inizi di congelamento alle dita, dopo diverse ore aveva ripreso la lenta discesa e raggiunto campo 3 (quello alto è a quota 7300 m). In ogni caso, ci è arrivato dopo che i due clienti che erano partiti con lui da campo 4 avevano già abbandonato quel campo.
La ricostruzione di Tshiring Jangbu Sherpa prosegue così: a c3 Dawa Sherpa ha trovato un’unica tenda rimasta e vi ha passato una notte. Poi ha continuato la discesa il giorno successivo, in sicurezza grazie al fatto che nessuno sale a rimuovere le corde fisse sopra campo 2. Da dove, invece, le cose si sono complicate.
In primo luogo perché tutte le tende erano state già rimosse. Egli ha cercato in tutta l’area avanzi di cibo, ma non ha trovato proprio nulla. Così ha proseguito verso campo 1, impiegando un intero giorno e una notte. Evidentemente per il fatto che la via, che attraversa zone crepacciate, era stata smantellata.
Ha così raggiunto la vera e propria Cascata di Ghiaccio. Dov’è questa primavera erano state posizionate due lunghe scale per scavalcare larghi crepacci. La più lunga, quella composta da cinque scalette attaccate, per fortuna di Dawa era ancora posizionata, mentre l’altra, sopra la zona di crampon point (l’inizio della traversata dell’Icefall), era già stata rimossa dal team del SPCC (Sagarmatha Pollution Control Committee). Ciò ha costretto Dawa Sherpa a tentare un salto per superare il crepaccio, ma purtroppo ci è caduto dentro.
E vi è rimasto intrappolato, praticamente senza speranze. Tuttavia è sopravvissuto per circa due giorni e mezzo mangiando soltanto un po’ di cioccolatini, polvere di caffè e ghiaccio per idratarsi.
Infine, mentre era prigioniero del crepaccio ha sentito il rumore di un crollo nell’Icefall e un blocco di ghiaccio si è incuneato proprio nella fenditura in cui si trovava formando una sorta di scala, che al mattino, ulteriormente indurita dal freddo, gli ha consentito di salirla e di portarsi in salvo.
Il racconto di Tshiring Jangbu Sherpa non specifica come, ma poiché in ospedale è stata riscontrata a Dawa Sherpa la frattura composta di un femore, egli si deve essere trascinato fuori strisciando, come poi stava facendo quando gli uomini del SPCC lo hanno individuato e soccorso, trasportandolo a Gorak Shep, giovedì scorso, 4 giugno.
Quindi, risalendo nel tempo, Dawa Sherpa dovrebbe essere caduto nel crepaccio l’1 giugno. Dopo aver dormito a campo 3 nella notte del 29 maggio, il 30 essere sceso a campo 2 e alla fine del 31 aver raggiunto campo 1.
Hillary Dawa Sherpa si trova attualmente in ospedale in Kathmandu dove nonostante tutto, a cominciare dal grave stato di disidratazione, sta reagendo bene alle cure.
- Alessandro Filippini, Milano
























