Stanza 237 a Castel Presina in Val d’Adige di Cristina Oldrati e Matteo Rivadossi
Un’idea così, quasi per caso. In un’umidissima mattinata di metà febbraio con troppa neve per fare cascate e troppa acqua per scalare. A Castel Presina con l’ombrello pareva l’estrema ratio. Quel segreto di pulcinella salvifico capace di regalarti sempre un’infinità di primi tiri (ma anche di secondi e terzi!) asciutti anche dopo tre giorni di pioggia. Come fosse un falesione, con il permesso del Padrone!
Forse era arrivato il giorno giusto per mettere il naso nel grottone rosso dove le canne paiono sospese nel vuoto del repulsivo soffitto. Esattamente là dove si sono già perse le centinaia di sguardi di chiunque abbia percorso il sentiero verso Castello.
Al riparo da una pioggia incessante nella parte più profonda dell’antro quella sensazione di protezione materna da deformazione speleologica: li avranno messi loro, i miei colleghi speleo, quei vecchi fix verso il profondo camino a soffitto? Beh, poco male perché le nostre mire sono tutte per la canna poco prima a destra, libera e golosa. Ma le velleità si spengono presto: bagnata ed avara, meglio prenderla più sopra da destra, oltre il bel muro iniziale.
Una bella pulizia mi aspetta soprattutto in alto sulla medusa strapiombante tra un groviglio di rami malefici. Poi finalmente il soffitto con i piedi appoggiati su una comoda marmitta sfondata. Ma con la sorpresa amara di essere a metà di un traverso già spittato! Criiiiii, cala! Ma come? Calaaaaa! Seguono madonne quanto basta…
Ma che via abbiamo intercettato? Di chi sarà? A quando risale? Passiamo giorni a mandare messaggi quando la firma diventa scontata, meno invece l’opera: la misconosciuta Il Cavaliere dei Rossomori (epiteto di Emilio Lussu) aperta dal mitico Gigi Pinamonte con l’amico Ventosa nel lontano 2005.
Una ripetizione la settimana successiva è d’obbligo: dopo il traverso ci ritroviamo come dei cotechini in pieno soffitto, A1 senza staffe azzerando un possibile 8c... Poi finalmente fuori sul pilastro di sinistra per due tiri sul 6a e 6b: complimenti, di certo la via più pazza di Castel Presina!
Chiediamo allora il permesso a Gigi per continuare il traverso sulla destra alla ricerca della libera. Una formalità accordataci con l’entusiasmo di un valorizzatore prolifico e altruista come pochi altri in Val d’Adige.
Ed ecco che il 7 marzo torniamo sul vuoto del traverso scoprendolo fix dopo fix sempre più sospeso. Sempre più Shining: dopo un ultimo runout arrivo in sosta con la stessa espressione mefistofelica con cui Jack Torrance rassicurava la moglie Wendy impugnando un’ascia…
Da qui per fortuna torniamo a respirare riacquistando la dimensione verticale: ci aspettano due tiri e mezzo di arrampicata sul vago pilastro di destra. Due, tre ore ad aprirli, il doppio a pulirli. Ora splendidi, rilassanti. Ma solo nel bosco la settimana successiva arriva la sensazione piacevole che la porta della Stanza 237 sia davvero socchiusa alle nostre spalle.
- Matteo Rivadossi, Brescia
Rivadossi ringrazia: C.A.M.P., Kayland, Elbec








































