Gelje Sherpa: 'È ora di cambiare le cose sull'Everest'
La stagione pre-monsonica 2026 è stata una stagione record per la montagna più alta della terra. A breve pubblicheremo un report con le salite più importanti. Intanto uno degli Sherpa più autorevoli, Gelje Sherpa, ha pubblicato una serie di proposte per rendere la salita dell'Everest più sicura.
Sul suo account Instagram ha scritto queste righe: "Quest'anno è stata una delle stagioni più difficili che abbia mai vissuto, sia come guida che come titolare dell'azienda. La Icefall pericolosa, condizioni meteorologiche instabili e più persone sulla montagna di quante ne poteva ospitare in sicurezza. Ogni decisione sembrava un azzardo. Ma il nostro team ha dato il meglio di sé e i nostri clienti hanno comunque raggiunto la vetta.
Ora devo dire una cosa.
È ora di cambiare le cose sull'Everest. Ma non bastano regole imposte dal governo senza consultare la comunità. Servono regole che riducano effettivamente il numero di scalatori e garantiscano la sicurezza di tutti.
Il governo ha aumentato la tassa per il permesso di salita dell'Everest di 4000 dollari. Quest'anno è stato registrato il numero più alto di permessi mai venduti per l'Everest. Qualcosa non funziona.
Ecco quindi i miei suggerimenti, in qualità di persona che lavora nel settore da quando avevo 13 anni:
1. Almeno una montagna di 6500 metri prima dell'Everest, comprese montagne al di fuori del Nepal come l'Aconcagua.
2. Ogni sherpa deve possedere vere qualifiche di guida e deve avere esperienza in alta quota prima di guidare un cliente, in particolare in rapporto 1:1
3. Ogni cliente e ogni sherpa devono sottoporsi a controlli medici al campo base e al campo 2 prima di poter proseguire la salita; questo deve essere garantito con i fondi derivanti dai permessi.
4. Deve esserci una squadra di ranger o di soccorso di base al campo 2 per effettuare i salvataggi, controllare il numero di persone e controllare i rifiuti. Questa squadra NON dovrebbe essere associata ad alcuna compagnia di spedizioni.
Questi sono i miei suggerimenti e le mie opinioni e credo davvero che ciò potrebbe rendere l'Everest un luogo più sicuro.
Al Ministro del Turismo del Nepal: non chiedo questi cambiamenti. Li imploro. Per i nostri sherpa. Per i nostri clienti. Per questa montagna."
Queste poche righe di Gelje Sherpa (che è famoso per essere stato il più giovane dei 10 autori nepalesi della prima invernale del K2, per aver guidato l'apertura di una nuova via sul versante Sud del Cho Oyu e per aver messo su una sua agenzia insieme alla compagna, Adriana Brownlee) hanno suscitato unanime consenso fra gli alpinisti e gli appassionati di himalaismo. A buona ragione, ovviamente.
Tuttavia, va detto che la prima proposta è già vecchia ed era stata ventilata più volte anche dalle autorità e dagli organismi nepalesi. D'altra parte, fare un Seimila o anche un Settemila sulla pista e imbombolati, oltre che assistiti da guida, non offre particolari garanzie sulle capacità e doti fisiche degli scalatori che aspirano a uno o più Ottomila. Essi dipendono quasi esclusivamente dal numero di bombole a disposizione e dal servizio offerto dall'agenzia che hanno scelto (quindi, quasi sicuramente da quanto sono disposti a spendere…).
Riguardo al secondo punto, la domanda da farsi è: guide “certificate”, bene, ma da chi? Quelle nepalesi con certificato UIAGM sono poche. Troppo poche. Le certificazioni nazionali in Nepal, dove la corruzione è endemica, proporrebbero probabilmente lo stesso problema del punto 3: pagando…
Totalmente condivisibile la proposta del punto 4, se effettivamente si dovesse trovare il modo di avere un team totalmente indipendente da ogni potere, compreso quello del denaro e delle agenzie più grandi, più attrezzate in esperienza e uomini e quindi anche più (giustamente) apprezzate e richieste.
- Alessandro Filippini, Milano
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