Veni, vidi e Vinci. A Paolo Marazzi e Luca Schiera i tre grandi spigoli classici dell’alta Val Masino one push
Titolo fuorviante, di facile in questa storia non c'è stato praticamente nulla. Quella che sarebbe dovuta essere una lunga giornata in montagna è diventata un progetto di tre anni.
La teoria era semplice, almeno sulla carta: concatenare i tre grandi spigoli classici dell’alta Val Masino di Pizzo Torrone Orientale, della Punta Allievi e del Cengalo, collegandoli lungo il Sentiero Roma.
Va riconosciuto che l'idea era di Saro Costa, alpinista secondo me visionario, ce ne aveva parlato per diverso tempo ma non era mai riuscito a trovare una soluzione per la discesa dal Torrone senza corda e ci aveva fatto capire che, messa insieme, tutta quella giornata non sarebbe stata facile. Detto da uno che ha salito e sceso tante montagne in tempi incredibili, sarebbe bastato per prenderlo sul serio. Naturalmente abbiamo fatto l'opposto: siccome ci sembrava troppo semplice abbiamo deciso di aggiungere anche lo Spigolo Nord del Badile.
Settembre 2023, nel cuore della notte a Bondo
Sara e Paola ci scaricano dopo averci dato un passaggio. Fa freddissimo, l'acqua sulla roccia è ghiacciata e sul Badile arrampichiamo velocemente per scaldarci. Dalla cima vediamo i primi segni dell’aurora e cerchiamo riparo nel bivacco per scaldarci, gli ospiti non sembrano gradire quindi scendiamo verso sud, il primo sole illumina il granito e davanti a noi compare lo Spigolo Vinci del Cengalo. È lì, vicinissimo, ma ci sembra irraggiungibile. Siamo partiti sette ore prima da Morbegno e siamo già finiti.
Freddo, assenza di sonno e un ritmo troppo alto ci svuotano completamente. Ci trasciniamo fino al rifugio Allievi sperando di riprenderci, ma ci addormentiamo sotto al sole esattamente davanti alla porta di ingresso.
Nel 2024, iniziamo a prepararci sul serio
Primavera di corsa con tanti chilometri sulla bellissima Dorsale Lariana, poi qualche concatenamento veloce per imparare a passare in scioltezza dalla corsa all'arrampicata. Sembra tutto a posto invece inizia il periodo nero. Mentre aspettiamo che le pareti si puliscano dalla neve Paolino si ferma per un ginocchio infiammato. Poi io mi porto a casa dall'Angola una forma aggressiva di malaria e appena riesco a rimettermi in piedi, decido di dare una nuova geometria a una caviglia.
2025, sono ancora zoppo
Ho passato l’inverno in Patagonia sperando nel miracolo, sono perfino arrivato alla base del cerro Piergiorgio sopportando il dolore salvo poi scoprire che avevo un astragalo fratturato. Ho sicuramente sottovalutato la situazione, riposo per qualche mese ancora poi in estate Paolino mi motiva a tornare in montagna. Nonostante i grossi limiti di mobilità e senza allenamento non sembra impossibile.
Lasciamo del materiale lungo il percorso e la settimana successiva partiamo. Dalla Punta Allievi in poi però diventa una agonia, rallentiamo e stringiamo i denti fino al Cengalo ma ci fermiamo a pochi passi dalla fine del progetto.
Luglio 2026, ormai "Il giro, quello lungo" è diventato una barzelletta
Se ne parla da così tanto tempo che le nostre compagne non ne possono più. Amici, rifugisti e fotografi che ci stanno dando supporto aspettano solo che la smettiamo di rimandare.
Serve una giornata perfetta: stabile, asciutta e abbastanza calda da permettere di arrampicare all’alba velocemente sopra i tremila metri senza congelare. Se schivare i temporali è un problema, è invece incredibile pensare che ormai ogni periodo di alta pressione è accompagnato da zero termico fisso sui 4.000 e oltre, cosa impensabile fino a non molti anni fa.
Paolino imposta il passo per tutta la giornata, teniamo un ritmo simile ai cancelli del trofeo Kima grazie anche ai preziosi consigli di chi conosce bene questo sentiero. Corriamo ogni tratto possibile, spingiamo in salita, sfruttiamo la neve in discesa e riduciamo al minimo le soste. Al bivacco Kima incontriamo Max, che ci seguirà per buona parte del giro scattando foto e ci darà una spinta morale enorme.
La Canali-Osio scorre veloce con Paolino in testa, dopo due ore siamo saliti e scesi in doppia. Alla Punta Allievi fa già molto caldo e cerco il compromesso migliore tra velocità ed economia, in due lunghissimi tiri siamo in cima e scendiamo verso il rifugio Allievi dove troviamo Armando, Pippo e tutta la squadra che ci accolgono offrendoci ogni genere di supporto. Ripartire non è facile.
Il lungo traverso verso il Cengalo è la parte cruciale: dieci chilometri abbondanti, tre passi alpini e il forte sole. È il tratto che temevamo di più e invece continuiamo a sentirci bene.
Saliamo lo Spigolo Vinci in circa un’ora fra forti raffiche di vento, nella luce dorata del tardo pomeriggio. L’arrampicata è superba e prima ancora di arrivare in cima al Cengalo abbiamo la certezza che andrà tutto bene.
Alla Gianetti ci fermiamo per mangiare, cambiare assetto, accendere le frontali e ripartire di corsa. Abbiamo lasciato Max ma grazie a Marco che ci fa da provvidenziale lepre riusciamo ad accelerare ancora nel tratto finale. Da lì in poi non c'è più molto da raccontare, solo una lunga corsa verso valle.
Per gli amanti dei numeri: 43,5 chilometri, 4.500m D+, oltre quaranta tiri di corda (sette per noi, in conserva) e una dozzina di litri d'acqua.
Il tempo finale lo abbiamo misurato, ma abbiamo scelto di non pubblicarlo. Non volevamo trasformare questo giro così estetico in una gara, quando per noi non lo è mai stato. Chiunque voglia saperlo può comunque chiedercelo.
La cosa più bella di andare in montagna con Paolino è che non abbiamo mai sentito il bisogno di spiegazioni per quello che facciamo, come in questo caso quando ci siamo motivati a vicenda. È più alpinismo o più corsa? È un lungo concatenamento tra pareti e sentieri o la voglia di fare più metri di arrampicata di quanti possiamo immaginare? Probabilmente è un po' di tutto. Per noi era soprattutto una bella idea e siamo grati a chi ce l’ha donata e a tutti quelli che ci hanno dato una mano per concretizzarla.
– Luca Schiera, San Martino, Val Masino
La Corona del Masino
Il giro: Da Piana di Predarossa ai Bagni Masino, passando per Rifugio Francesco Allievi, Rifugio Gianetti, Rifugio Antonio Omio
Dislivello: 4500D+
Sviluppo: 43.5 km
Le vie:
1. Via Osio Canali, Torrione Orientale (3333m). Prima salita: Roberto Osio, Jack Canali 18 luglio 1956
2. Via Gervasutti, Punta Allievi (3121m). Prima salita: Giusto Gervasutti, Claudio Negri, Aldo Bonacossa 16 settembre 1934.
3. Spigolo Vinci, Pizzo Cengalo Punta Angela (3215m). Prima salita: Alfonso Vinci, Elia Bernasconi e Paolino Riva il 16 agosto 1939








































