Ossolandia* e l’arrampicata sulle sue fessure

Ossola: Enrico Serino propone un assaggio al nuovo settore d’arrampicata trad, raccontando la storia della sua esplorazione. Il sito viene trattato nella sua guida Ossola Crack – 100 e più belle fessure, edita da Maurizio Oviglia Edizioni, in cui vengono descritte tutte principali aree dell’arrampicata in fessura in Val d’Ossola.
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Ossolandia: Andrea Mannias su Vela ai 4 Venti
Enrico Serino

Ossolandia è un’ampia estensione dell’ormai classica falesia di Osso, situata in valle Devero poco oltre la frazione di Croveo e chiodata nel 2005 da Maurizio Pellizzon, Luigi Turchetto e Fabrizio Fratagnoli. Quella falesia nasceva con gli spit e con le sue bellissime vie, non solo in fessura, che la caratterizzano e la rendono un banco di prova sempre attuale e particolarmente severo, in linea con la tradizione ossolana.

Nella falesia classica di Osso (a spit) spiccano a mio parere, o per ovvi motivi:
Panorama su Osso – 25 m, 6a+ – un tiro vario che potrebbe appartenere a una via d’alta montagna;
Cacciatori di appoggi – 25 m, 7b+, 7c diretta – con la sua placca colorata di rosso e le sue sequenze essenziali;
Prima via – 25 m, 6b+ – un diedro-camino dalle forme tondeggianti per il riscaldamento;
Clone – 20 m, 7c+ – un muro strapiombante con soluzione sui generis per andare a prendere il finale;
Lapoterapia – 20 m, 8c – liberata nel 2012 da Alessandro Manini e percorsa a friend da Jacopo Larcher nel 2015, è stata una delle fessure più dure del mondo e il primo 8c ossolano;
Scacciapensieri – 20 m, 6b+ – una fessura quasi bucolica, immersa nel contesto boschivo del settore basso destro;
Sognando la California – 25 m, 7a – con una sequenza d’ingresso e un finale entusiasmanti.

Nel 2020 Maurizio Oviglia e Maurizio Pellizzon mi chiesero di compilare una guida sulle fessure dell’Ossola. Doveva essere una guida trad, ma non solo: vista la storia locale e il panorama delle vie, doveva menzionare le 100 fessure più belle, comprese quelle spittate, a patto che fossero ripetibili in stile greenpoint, cioè ignorando gli spit.

Iniziai una ricerca nella memoria per stilare un elenco di tutte le fessure degne che avessi percorso in passato. Nonostante non avessi mai smesso di arrampicare in fessura ogni volta che capitava, un vecchio chiodo fisso ricominciò a solleticare un nervo nella mia testa. Era lo stesso chiodo che mi aveva portato ad appassionarmi agli incastri e alle geometrie del granito sin dai primi anni ’90 lungo le linee storiche delle valli dell’Orco, di Mello… e della stessa Ossola, per non parlare del Monte Bianco. Il "trad" che si faceva allora dipendeva però ancora dai vecchi materiali e dalla mentalità alpinistica del "cerca di non cadere", quindi tendeva a non far spingere troppo sul limite. Per lo meno non come si può fare oggi. Ricordo che nel ’92, dopo una via al Caporal feci tre volte di fila la Kosterlitz, ovviamente slegato e senza nastrarmi per "purismo", per osservare poi preoccupato la lentezza con cui si rimarginavano le scorticature sul dorso delle mani, visto che il fine settimana successivo volevo tornare sulle fessure. Ci tornai, ma capitai in Ossola, e quella fu la mia prima visita a Balmalonesca. La prima via che vi salii fu Moby Dick – allora c’erano 4 spit dell’otto al massimo – e fui felice di non caderci, come di non dover incastrare. Non immaginavo che in futuro si sarebbero diffusi friend adatti anche a quelle dimensioni.

Tornando al censimento delle fessure ossolane, misi dunque piede a Osso con mentalità trad nel 2020 per fotografare l’apertura di una nuova via in fessura che Maurizio Pellizzon e Andrea Mannias avevano scovato. Qualche giorno più tardi ne fotografai anche la prima libera da parte di Andrea, che la chiamò
* Brother & Sister – 20 m, 7a – una larga fessura aggettante con passo strano,
poi Maurizio mi mostrò quella che sarebbe presto divenuta
* Rock Sapiens – 18 m, 6b+ – una fessura evidente e larga, ma non troppo.

Una volta invece Maurizio mi telefonò, col pennarello nell’altra mano, di mattina alle 6 dalla base della stessa parete: non si ricordava le esatte parole del gorilla romanesco nella réclame di una nota bevanda locale… Nacque così
* Dino, damme 2 Crodino – 28 m, 6b, 7b – una doppia via con tetto selettivo
che mi risultò a lungo indigesto, finché non trovai la mossa e lo liberai piantando quel chiodo d’assicurazione che impedisce alla corda di danneggiarsi altrimenti sullo spigolo, in caso di volo.

Sempre su consiglio del vulcanico "Pelli", subito dopo la salita di Rock Sapiens e del primo dei 2 Crodini, aprii piuttosto alla garibaldina la ancora sporchissima
* Vombato di Lato – 18 m, 6a+ – una lama non difficile, né stupida
di cui intuii poi il nascosto seguito, facendolo emergere metro per metro da terra, muschio e piante, ottenendo così
* Gita Digitale – 40 m, 6b+ – un viaggio di dita e tecnica con varianti.

Ormai ci eravamo resi conto che si trattava di tutt’altro che linee da salire e basta: c’era sempre tanto da pulire e disgaggiare, ma gli occhi vagavano per quel bosco, lungo il sentiero che porta all’esclusiva frazioncina di Esigo. Scoprii le linee di
* Gancio al Cielo – 20 m, 6c – una curiosa fessura a zig zag
e andando a calarmi per ispezionare quella che sarebbe divenuta la
* Via dell’Angelone – 45 m, 6c – l’impressionante lama già visibile dalla strada,
aperta poi da Maurizio con l’aiuto di Erik Brusco, vidi, aprii e liberai
* Vela ai Quattro Venti – 20 m, 6c+/7a – un’elegante fessura sinuosa
e * Madreperla – 18 m, 7a – un diedro con fessura finale strapiombante.

Queste belle linee ebbero bisogno di parecchie giornate di pulizia: mi fecero capire che qui le fessure sono possessive e che ogni singolo sassolino incastrato può costare pomeriggi interi.

Erik intanto saliva
* Swiss Machine – 30 m, 6c – un diedro-camino molto… morfologico
e * Camici Bianchi – 25 m, 6b+ – l’analogo dirimpettaio… con prolungamento.

Prima che la schiena gli chiedesse una pausa, Maurizio pose ancora le soste e sistemò
* Gianfri l’Eremita – 15 m, 5c – finalmente un tiro facile,
* Menadito – 20 m, 6b+ – con inizio laborioso e seguito classico,
* Brilla Venere e Ficcanaso – 15 m, 6b – due brevi vie gemelle,
* Lo Zitellone – 15 m, 6a – adatto ai primi incastri,
* Krumira – 15 m, 6c+ – una larga fessura superficiale
e * Diavolina – 20 m, 7a+ – psicologicamente impegnativa e non priva di rischi,
che liberai previo studio del passo e delle protezioni adatte.

Per tutto il periodo, la sempre presente Alice Milani assicurava pazientemente, provava le vie, aiutava col taglio degli alberi secchi per sistemare sentieri e cenge, ed io non potevo più fermarmi perché dovevo sapere quali fossero ancora le potenzialità inespresse del luogo. Così pulii e aprii
* Colpo di Schiena – 18 m, 6c – un arco inverso abbastanza tecnico
che mi aveva incuriosito sin dall’inizio,
* Luna nel Bosco – 18 m, 6b – un bel diedro seguito da un traverso sotto un tetto
e * Codice Binario – 28 m, 6b+ – un sistema doppio di fessure.

Queste vie più isolate ebbero bisogno di importanti disgaggi, il che vale anche per l’attrezzatura degli accessi ai settori Ossopra e Super Attico, dove attendevano
* Ossigeno e Idrogeno – 12 m, 6a e 6b+ – due viette gemelle convergenti,
purtroppo senza sbocco sicuro sulla parete soprastante,
* Pit Stopossum – 18 m, 6b – che presenta una delle fessure più pure a Osso
e * Scherzo da Prete – 18 m, 6c+/7a – che finisce nel punto più esposto della zona.

I miei pensieri però erano rivolti principalmente a una linea fantastica che avevo scoperto nel frattempo, calandomi per controllare la fondatezza di un sospetto. La via più bella di tutte era ancora da fare e dopo le prime accurate pulizie si rivelava possibile. Tornai alcune volte, anche in autosicura, a provare il passo chiave perché non sapevo ancora se fosse possibile a me. Decisi di mettere due spit isolati, per incolumità mia e dei ripetitori in una sezione altrimenti pericolosa, a causa della natura delle protezioni possibili. E infine liberai
* Bone Wall – 30 m, 7c – al piano di sopra, un divertente muro strapiombante con sequenza aleatoria
che passai anche – una volta imparata – senza l’uso degli spit, né alcuna intenzione di rifarlo. Prima di poter pulire questa linea era stata però necessaria la creazione di una via d’accesso, così era già venuta alla luce
* Slalom – 30 m, 6c – che suscita interesse divincolandosi per salire alla cengia.

Rimanevano un paio di problemini da risolvere: nel settore più appartato aprii e pulii in artificiale solitaria una futuristica fessurina da dita fortemente strapiombante che pensavo sarebbe stata…
* Ossessione – 15 m, ? – una gatta da pelare anche per i più forti,
la quale ricevette pure gli spit dopo che testai sulla mia stessa testa e schiena la potenziale inaffidabilità dei microfriend in quella fessura.

L’ultima incombenza era quella di dare una sistemata a un tetto situato sul limite destro della falesia classica, già sperimentato tanti anni prima da Fabrizio Fratagnoli, recentemente riprovato da Andrea Mannias e "risostato" da Maurizio Pellizzon. Una lotta furibonda con i pietroni incastrati nella sua fessura mi vide vincitore in tre pomeriggi, ma troppo stanco per un tentativo di libera quell’ultimo giorno. Ci pensò il sempreverde Fabrizio Manoni che dichiarò l’acrobatica via 7c. Resisteva però ancora una pietra ballerina: ora non c’è più nemmeno quella e la difficoltà risulta lievemente addolcita. La via prese il nome simbolico di
* Osso Sacro – 18 m, 7b+ – con uno spit che impedisce alla corda di trascinare le protezioni nel fondo divergente della fessura proprio nel momento del volteggio,
e che quindi conviene moschettonare a meno che non si possieda un "big bro".

Ecco dunque Ossolandia, nata grazie a centinaia di giornate di passione da parte di un manipolo di entusiasti e descritta esaustivamente nella mia guida Ossola Crack – 100 e più belle fessure, edita da Maurizio Oviglia Edizioni, in cui oltre a questa, tratto tutte le principali aree dell’arrampicata ossolana in fessura. Per questa palestra di roccia speriamo in una frequentazione nel tempo che garantisca la salute di quelle sue fessure discrete che spuntano fuori dal bosco come folletti. Sicuramente meno magnificente di Yosesigo e anche meno estetica di Cadarese, questa rimane una piccola enclave dove il minimo comun denominatore sono l’eleganza del movimento e il piacere garantito che si prova lungo le sue fessure, soprattutto quando vengono in aiuto certi appigli esterni che madre Natura ha messo lì di certo per permettere di continuare in qualche modo, possibilmente con stile…

di Enrico Serino

Per acquistare la guida: www.pietradiluna.com/libri-guide-maurizio-oviglia

Info: www.enricoserino.it




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