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La copertina della nuova guida d'arrampicata ‘Orco. Le 100 più belle fessure’ scritto da Paolo Seimandi e pubblicato da Maurizio Oviglia Edizioni. Una selezione delle vie d’arrampicata in fessura più affascinati della Valle dell’Orco
Fotografia di Paolo Seimandi
Emanuel Bracco su 'Non so chi mi tenga' (7a+/R1+) in Valle dell'Orco, aperta da Daniele Caneparo e Roberto Mochino negli anni ‘80
Fotografia di Paolo Seimandi
Maurizio Oviglia sul Diedro Nanchez in Valle dell'Orco. Arrampicata in fessura varia e atletica, considerata da molti una delle più remunerative delle Alpi Occidentali.
Fotografia di Paolo Seimandi
Esempio di pagina della nuova guida d'arrampicata ‘Orco. Le 100 più belle fessure’ scritto da Paolo Seimandi e pubblicato da Maurizio Oviglia Edizioni. Una guida tascabile a tutti i più bei tiri trad che si possono trovare in Valle Orco
Fotografia di Maurizio Oviglia Edizioni

Orco. Le 100 più belle fessure. Di Paolo Seimandi

di

Orco. Le 100 più belle fessure, la nuova guida di arrampicata 'clean climbing' nella Valle dell'Orco, Gran Paradiso scritta da Paolo Seimandi e pubblicata da Maurizio Oviglia Edizioni. La recensione di Giovanni Massari.

La valle dell’Orco è sempre stata un po’ come una bella addormentata. Sempre in ritardo nel l’evoluzione del l’arrampicata è stata "scoperta" pur essendo sotto gli occhi di tutti nelle sue evidenti possibilità soltanto nel 1972 da alcuni alpinisti di fama come Ugo Manera, Alessandro Gogna e dal "Principe" Gian Piero Motti. Da allora molti "Principi" dell’arrampicata ne hanno tentato il definitivo risveglio alternandosi in audaci aperture.

Nel pieno degli anni ‘70 i primi vagiti di una nascente ma ancora confusa arrampicata libera vede i protagonisti del nuovo mattino Gian Carlo Grassi, Danilo Galante, Gabriele Beuchod, Roberto Bonelli e subito dopo anche Andrea Giorda e Sandro Zuccon alternarsi in audaci aperture per arrivare fino alle illustri visite straniere di inizio anni ‘80 (in primis i fratelli Jean Marc e Stephan Troussier) che solo occasionalmente hanno acceso i riflettori sulla valle ma che ne hanno consolidato i concetti di redpoint.

La valle però dopo quei timidi tentativi di risveglio continuava a sonnecchiare mostrando solo alcune delle sue incredibili potenzialità. Ogni tanto qualche nuovo principe raccoglieva il testimone, faceva visita alla valle e sfoderando la sua maestria mostrava a tutti le potenzialità delle sue rocce.

Fondamentali sono state le visite di Patrick Edlinger e Manolo che hanno mostrato a tutti la loro supremazia mentale e fisica percorrendo finalmente in libera importanti itinerari come il tetto del Totem Bianco o la mitica Sitting Bull.

Dopo un periodo di relativo oblio ci ha pensato Marco Pedrini a provare a dare una sveglia attraverso la variabile spit (sempre piuttosto osteggiati in valle) aprendo Tu mi turbi alla Rupe Tarpea e la combinazione di Arraphao al Caporal, vie che però non hanno avuto il successo che meritavano forse anche perché i tempi non erano ancora maturi.

Intanto, tra una visita illustre e l’altra, l’indiscusso e talentoso astro torinese Marco Bernardi, all’epoca senza rivali nell’ambiente piemontese, senza tentennamenti liberava il tetto di Incastro Amaro, la fessura di Bianca Parete, Il Diedro Nanchez e ripeteva a vista Tu mi turbi, anche Massimiliano Giri a Roberto Mochino, nello stesso periodo, non si tiravano indietro, con le loro belle libere su Cannabis e Angeli della morte. Neppure l’arrivo dello svizzero Didier Berthod con l’importante realizzazione della mitica Greenspit ha cambiato molto le cose e la valle, abbagliata temporaneamente di fugaci bagliori, dopo brevi risvegli, tornava nell’ombra.

Era ora di cambiare tattica e ci hanno provato un po’ tutti a darle il risalto che merita. Dal sempre presente sulla scena Maurizio Oviglia con la sua favolosa 5.13 alla Lost Arrow a Manlio Motto con le pregevoli vie multipitch sparse nella valle, da Massimo Farina e Ezio Marlier con il loro progetto di libera delle vie storiche, dal forte local Roberto Perucca al temerario Daniele Caneparo ad Adriano Trombetta con la sua artistica genialità, dalle pregevoli libere dei miti nostrani Cristian Brenna e Marzio Nardi su Itaca nel sole e di Rolando Larcher sulla sua Conosci te stesso? alla Torre di Aimonin fino ai fessuristi internazionali Tom Randall e Pete Whittaker, i mitici Wide Boyz, che si sono prodotti in prestazioni di altissimo livello e Alex Honnold che a poche ore dal suo arrivo smitizza la leggendaria Legoland percorrendola in free solo.

Insomma c’è stato negli anni grande fermento che però ha generato anche qui solo timidi spiragli sulle reali possibilità della valle dell’Orco; anche se bisogna sottolineare che con l’uscita della guida di Maurizio Oviglia un certo movimento in valle si era creato.

Però ci voleva qualcosa di più, ci voleva qualcuno che sapesse coagulare il passato con il presente e che facesse risaltare con un’idea geniale tutte le rughe più nascoste ed interessanti della valle in una sola opera. Nasce da parte della vecchia volpe Maurizio Oviglia l’idea geniale di recensire tutte le fessure della valle in un’unica guida tascabile. Raccoglie la sfida un ennesimo nuovo principe nella persona di Paolo Seimandi che non più a suon di arrampicata libera ma con strumenti antichi quanto nuovi ma sempre validi e cioè la penna unita alla macchina fotografica ha mostrato a tutti, con un enorme lavoro durato oltre un anno praticamente a tempo pieno e con un risultato non enciclopedico come si poteva supporre ma invece snello e di facile consultazione, quanto ci sia di ancora di sconosciuto ma di meraviglioso da arrampicare sullo gneiss della valle dell’Orco.

Con una grafica rigorosa e precisa ha catalogato le fessure più importanti della valle e con una sorta di reportage fotografico ne ha evidenziato, come in una cronistoria, le sue bellezze e tratteggiato i nuovi e giovani protagonisti che ne animano le più recenti realizzazioni da Michele Amadio a Umberto Bado, da Federica Mingolla a Michele Caminati fino alle recenti difficili libere di Matteo Della Bordella ed Francesco Deiana.

La guida di Paolo, come un piccolo scrigno, ci apre ai misteri delle fessure della valle e cita con precisione gli apritori-ideatori delle varie salite ma anche i liberatori di ciascun itinerario perché senza l’uno spesso non esisterebbe l’altro e viceversa.

La valle ha con questa nuova guida la possibilità di un definitivo risveglio e forse anche di una nuova vita sull’onda del revival dell’arrampicata trad.

Personalmente credo sia giunto, grazie a quest’opera, finalmente il tempo della sua definitiva consacrazione ad uno dei templi europei del crack climbing con meravigliose possibilità che stanno pian piano emergendo e consolidandosi. Possibilità che trovano ulteriori conferme nelle vie multipicth e stanno proliferando anche nel bouldering.

Insomma una valle a 360 gradi a misura di ogni arrampicatore e un’occasione da non perdere per entrare nel mito assaporandone la storia fino alle più recenti novità.

di Giovanni Massari

Per acquistare la guida: www.pietradiluna.com/libri-guide-maurizio-oviglia

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