Erwan Legrand libera 'Le Bombé Bleu' a Buoux, in Francia. Il 17enne ha proposto il 9b per la leggendaria linea spittata nel 1991 da Marc Le Menestrel e tentata da molti dei migliori climber al mondo negli ultimi 35 anni.
William Hallais

Intervista a Erwan Legrand dopo la libera di leggendaria Le Bombé Bleu a Buoux

Intervista al climber francese Erwan Legrand che l'11 febbraio 2026 ha effettuato la storica prima salita di 'Le Bombé Bleu' a Buoux, in Francia. Il 17enne ha proposto il 9b per la leggendaria linea spittata nel 1991 da Marc Le Menestrel e tentata da molti dei migliori climber al mondo negli ultimi 35 anni.
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Erwan Legrand libera 'Le Bombé Bleu' a Buoux, in Francia. Il 17enne ha proposto il 9b per la leggendaria linea spittata nel 1991 da Marc Le Menestrel e tentata da molti dei migliori climber al mondo negli ultimi 35 anni.
William Hallais

A metà febbraio, Erwan Legrand ha realizzato la tanto attesa prima salita di Le Bombé Bleu, il leggendario progetto chiodato da Marc Le Menestrel nel 1991 a Buoux, nel sud della Francia. All'epoca, questa imponente falesia era considerata più o meno la migliore falesia dell'universo e tutti i migliori arrampicatori del mondo si riversavano qui per mettere alla prova le loro capacità e innalzare sempre più i livelli di difficoltà. Le Menestrel tracciò la sua linea dritta attraverso il bombé più imponente della falesia, in alto sopra il settore "La Plage", dritto su una bellissima striscia blu di calcare perfetto. Il progetto – chiaramente visibile dal parcheggio sottostante – fu lasciato "aperto" a tutti, a patto che nessuno lo scavasse.

Nei decenni successivi, molti dei migliori arrampicatori del mondo hanno tentato questa futuristica linea. Ben Moon, in un momento d'oro dopo la prima salita della vicina Agincourt – il primo 8c della Francia – aveva persino fatto lo stampo del passaggio chiave per poterlo replicare sul pannello di casa, ma non riusciva a fare tutti i movimenti. Nel 1993 lo slovacco Juraj Rečka ha dichiarato di aver effettuato la prima salita, ma questa affermazione fu subito liquidata come altamente improbabile: non aveva il curriculum per scalare una via così difficile e, cosa ancora più importante, le difficoltà erano semplicemente troppo estreme per quell'epoca.

Una svolta importante è arrivata quando Fred Rouhling ha scoperto una nuova sequenza per il passaggio chiave all'inizio, con un durissimo dinamico da sinistra invece dell'enorme allungo da destra, ma nonostante i tentativi di molti dei migliori al mondo, nessuno è mai riuscito a venire a capo di questa feroce sequenza di monoditi e biditi. Tra questi si annoverano Stefan Glowacz, Chris Sharma, Fred Rouhling, Iker Pou, Nicolas Januel, Loïc Zehani, Charles Albert, Nicolas Pelorson & Lucien Martinez. Anche se tutti erano d'accordo che la via era teoreticamente fattibile, in pratica la visione di Le Menestrel si stava rivelando una bellissima chimera per il non plus ultra del verticale…

Finché non è entrato in scena Erwan Legrand, figlio del campione François Legrand. Il diciassettenne ha fatto progressi sorprendentemente rapidi e, dopo solo 15 sessioni e dopo aver finalmente trovato le condizioni giuste, è riuscito a liberare quella che per 35 anni è stata considerata il "Santo Graal" dell'arrampicata sportiva. Ecco come.

Erwan, complimenti. Straordinario. Incroyable!
Merci!

Quando hai iniziato a provare la via?
L'ho provata per la prima volta nel settembre 2024. Una veloce sessione mattutina, perché quando il sole colpisce la falesia la roccia diventa troppo calda. L'ho provata per curiosità, per vedere le prese e rendermi conto del livello di difficoltà, con l'idea di provarci seriamente magari un anno dopo e allenarmi nel frattempo.

Com'è stata quella prima sessione?
Quel giorno l'ho provata due volte. I tentativi sono andati molto meglio del previsto! Al primo tentativo non mi ero ancora riscaldato perfettamente, ho fatto solo i movimenti più facili, toccando i buchi per capire le sequenze. Al secondo tentativo sono andato davvero bene. Ho quasi fatto tutti i movimenti, tranne il primo e l'ultimo.

Sul serio?
Sì, è stata una bella sensazione. Soprattutto, mi sono innamorato all'istante della via. Ne avevo sentito parlare così tanto, per così tanti anni, e non appena ho finalmente toccato le prese, ne sono rimasto completamente ossessionato. Fin dall'inizio ho creduto che un giorno sarei riuscito a scalarla, magari anche l'inverno successivo se mi fossi allenato bene.

Incredibile.
Ero motivato e ho iniziato a provarci seriamente quell'inverno, tra inizio dicembre 2024 e fine febbraio 2025. Ho fatto sette sessioni in totale con dei buoni passi in avanti in poco tempo.

Cosa intendi?
Il passaggio chiave è senza dubbio il primo movimento, il lancio verso destra. Quell'inverno sono stato molto, molto vicino a controllare quel primo movimento. Una volta non l'ho tenuto per un soffio, ma proprio mentre stavo controllando la fine dello swing, la mano destra mi è scivolata fuori dal buco. Se non fosse successo, sono abbastanza certo che ce l'avrei fatta.

Il primo movimento è difficile, ma ce ne sono molti altri
Sì, ma da lì riuscivo sempre a fare tutta la sezione difficile senza cadere. Durante la seconda sessione ho trovato una sequenza migliore per superare il movimento difficile in alto e quindi, in realtà, alcuni dei movimenti più in basso erano più difficili di quello finale.

Quanto difficili?
Non è facile dare un grado, sai, perché ci sono solo una decina di movimenti difficili. Credo che questa sezione alta – dopo il lancio diciamo – potrebbe essere un 8c+ duro, o forse anche un 9a solido. Dipende anche se sali con le scarpette d'arrampicata o scalzo...

Ah, senza scarpette. Era una delle domande principali!
Quella sezione, se affrontata a piedi nudi, è più vicina all'8c+, con le scarpette in realtà forse suggerirei un solido 9a per quei 10 movimenti dopo il primo dinamico. Dopo quella sezione chiave di 10 movimenti, ci sono altri 10 o 15 metri fino in cima, ma sono molto più facili e quella sezione non aggiunge nulla al grado complessivo.

Allora parlaci di più dell'arrampicata scalzo. Presumibilmente hai scalato molto senza scarpette in passato?
Sì, in realtà a casa, a casa di mio padre, c'è un grande muro di arrampicata con qualcosa come 5000 prese old style. Sin da quando ho iniziato ad arrampicare mi sono sempre allenato su questa parete a piedi nudi. Ancora oggi arrampico sempre scalzo lì. Forse uso le scarpette se c'è un particolare aggancio di punta o di tallone, ma molto raramente. Quindi sì, ho molta esperienza di scalata a piedi nudi.

Credi che questo ti abbia aiutato su Le Bombé Bleu?
Sì, decisamente, ha fatto un'enorme differenza. Con le scarpette è molto più difficile mantenere la tensione del corpo perché non riesci a infilare bene la punta nei piccoli buchi, mentre scalzo sì, grazie all'alluce che si aggancia perfettamente. Sicuramente è più facile usare i buchi a piedi nudi.

Sul serio?
Senza scarpette il modo in cui puoi posizionare il corpo è completamente diverso. Gli appoggi che uso io sono troppo piccoli per funzionare bene con le scarpette ed utilizzando inevitabilmente diversi appoggi questi ti costringono in posizioni molto strane, non portandoti nella posizione del corpo più ottimale per la progressione. La tecnica, la sensibilità generale, è molto diversa senza scarpette.

A pensarci, non sei l'unico ad aver scalato scalzo
Charles Albert l'ha provata a piedi nudi, ma è normale perché lui arrampica sempre così. Anche Nicolas Pelorson l'ha provata senza scarpette quando ha capito che forse funzionava meglio così. Lucien Martinez in realtà l'ha provata con una scarpetta sola, il che rendeva uno dei movimenti chiavi un po' più facile.

Saresti riuscito a chiudere la via con le scarpette?
Credo che con le scarpette non ce l'avrei fatta per almeno un altro anno!

Hai detto che quando hai provato la via per la prima volta, hai avuto delle buone sensazioni. Ti sei poi allenato specificamente?
No, non proprio, perché sono davvero abituato a questo tipo di arrampicata sui buchi. Buoux è la mia falesia di casa, questo è lo stile in cui sono più forte. Certo, mi sono allenato, ma non specificamente per Le Bombé Bleu. Penso che ciò che mi ha aiutato di più sia stato il saper trovare il giusto ritmo, arrampicare rilassato, saper riposare, per poi diventare improvvisamente veloce ed efficiente quando necessario. Questa è stata la cosa davvero importante e non è facile da allenare, viene solo con l'esperienza.

Ciò che mi ha sorpreso è la rapidità con cui l'hai liberata. Solo 15 sessioni. Non sono molte.
Sì, è pochissimo. Anche io sono rimasto molto sorpreso. Non credo che 15 sessioni siano tante, ma certo è stata dura mentalmente. Soprattutto perché avevo sognato questo momento per così tanto tempo. Conoscevo la via da quando ero bambino, forse da quando avevo sei anni, e l'ho sempre sognata perché è una linea semplicemente fantastica. Avevo sentito così tante cose su questo progetto folle chiodato da Marc Le Menestrel anni prima che io nascessi, ed eccomi lì, finalmente a provarlo! Era come un sogno che si avverava!

Curiosità, hai mai provato qualcosa per così tanto tempo?
Forse questo è uno dei progetti più lunghi che abbia mai avuto. Non ho mai investito molto tempo in una via in particolare, tipo 50 o 100 sessioni su una linea. Penso che sia qualcosa che farò in futuro, quando avrò meno margine di miglioramento.

Cosa intendi?
Sento che al momento non dovrei investire il mio tempo su vie che capisco essere al di sopra delle mie possibilità, perché so che diventerò più forte e potrò tornare tra qualche anno e chiuderle più velocemente. Solo se qualcosa mi sembra possibile, inizio a provarci seriamente.

Come su Le Bombé Bleu. C'è stato un momento di svolta in cui hai capito di esserci vicino?
Onestamente? Quando sono sceso dal mio secondo tentativo quel primo giorno. Sapevo di avere il livello per farcela. Forse non subito, ma quasi. E alla fine l'ho chiusa un anno e mezzo dopo averla provata per la prima volta.

Hai parlato delle condizioni
Sì, uno dei problemi di questa via è che non hai molte sessioni buone durante l'anno, perché è al sole tutto il giorno. È abbastanza difficile trovare buone condizioni perfino d'inverno, non appena esce il sole, può diventare troppo calda in poco tempo.

Com'erano le condizioni il giorno della rotpunkt?
Credo che il giorno della libera le condizioni fossero buone. Ma il problema è che quest'inverno ha piovuto continuamente. Sole, pioggia, pioggia, sole, per mesi. In realtà, il giorno in cui sono arrivato al parcheggio ho visto che la via era zuppa. Nemmeno una presa asciutta, e ho quasi rinunciato. Ma sapevo che sarebbe stata la mia ultima possibilità per un bel po', perché avevo programmato un viaggio a Margalef pochi giorni dopo. Ero un po' deluso, ma ero in buona compagnia, con il mio compagno di arrampicata ed anche Antoine Le Menestrel, il fratello di Marc, che voleva scalare con me.

E così ci hai provato?
C'era sole e molto vento e ho deciso di aspettare il più possibile per vedere se le cose miglioravano. Al primo tentativo ho spazzolato e asciugato le prese come meglio potevo, e ha funzionato bene. Poi, dopo aver assicurato Antoine sulla sua via, mi sono preparato per il mio primo tentativo della giornata, forse verso le 16:00. Il buio arriva presto d'inverno, quindi non avevo molto tempo.

Com'è andato?
Sono caduto al primo lancio. Quindi, come al solito, ho spazzolato le prese, sono sceso a terra e ho subito fatto i primi 10 metri di 7b fino alla cengia. Qui posso riposare, bere un po' d'acqua, mettere altro nastro, prendere della magnesite. È più efficiente così. E al secondo tentativo della giornata ho tenuto quel primo lancio!

E?
Ed ho anche superato il mio precedente high-point. Il movimento che Lucien faceva con una scarpetta soltanto. Lì ero caduto alcune volte prima, questa volta non sembrava facile, ma l'ho fatto alla perfezione. Mancavano solo pochi altri movimenti fino alla catena!

E?!?
Ti ricordi quel movimento alla fine della sequenza difficile, che sembrava difficile la prima volta che ho provato la via? Sono caduto lì!

Nooo!
Sì, è stato un momento piuttosto folle.

Forse pensavi che non saresti mai caduto lì?
Sapevo che potevo cadere lì, ma in cuor mio speravo di no. Non ero affatto felice, ma allo stesso tempo lo ero, perché sapevo di aver appena fatto il mio miglior tentativo. Avevo scalato bene, avevo lottato bene. Così mi sono riposato un po' di più. Poi ho fatto due tentativi, e sono caduto ogni volta al lancio iniziale. Ma poi il tentativo successivo è stato quello buono!

Quali erano le sensazioni?
Rispetto alla prima volta che ho fatto il lancio quel giorno, mi sentivo un po' più debole. Non te ne accorgi veramente sul primo dinamico, perché dipende molto da come prendi il bidito – se lo prendi perfettamente, non diventa una questione di forza. Puoi essere più stanco ma sentirti meglio sul movimento, rispetto a quando sei completamente fresco. Quindi su questo movimento non puoi renderti conto di come realmente stai. Sul movimento successivo, però, mi sono reso subito conto che ero un po' stanco.

Ma hai continuato
Sapevo che avevo una chance. Ho dato tutto quello che avevo. E sì, è stata una grande lotta. Anche mentalmente.

A dicembre hai pubblicato su Instagram un video in cui ti si vede salire fino in cima, partendo dopo il lancio. Pubblicare il video ti ha messo ulteriore pressione? Forse le aspettative erano ancora più alte?
È possibile. Sinceramente non credo di aver sentito pressione a causa della condivisione del video, ma certo, è una possibilità. Quello che so è che dopo aver pubblicato il video, le due sessioni successive sono state brutte. Nella prima sessione ho fatto solo tre tentativi, poi mi sono tagliato il dito e ho dovuto smettere. Forse la mia peggiore sessione in assoluto. Poi la sessione successiva ho fatto 15 tentativi, ma non ho mai azzeccato il primo lancio. I tentativi erano buoni, a volte ci andavo molto vicino, ma alla fine della giornata non sono riuscito a farlo nemmeno una volta. Psicologicamente Devastante.

Nel video sembravi di dominare la via
Grazie. Quella era in realtà la prima volta che sono riuscito a fare il lancio! È stata una sessione pazzesca, perché non avevo mai fatto il lancio prima, e poi l'ho fatto ben due volte nella stessa giornata. Quella seconda volta, sono partito da terra e sono caduto forse a quattro movimenti dalla fine delle difficoltà. Non avevo mai azzeccato il lancio prima di quel giorno, e poi ho quasi chiuso l'intera via. Quella è stata una giornata importante.

Dopo aver liberato la via, inizialmente non avevi proposto un grado. Ora, dopo attenta valutazione, hai suggerito il 9b. Puoi raccontarci qualcosa di più?
Beh, ho trovato difficile dare un grado perché è così tanto il mio stile di scalata. Dopo la mia nona sessione sulla via, in cui sono riuscito a fare il passaggio chiave due volte e ho quasi liberato la via, ero convinto che sarebbe stata "solo" un solido 9a+. Ma questo era prima di rendermi conto di quanto il passaggio chiave renda più dura la sezione successiva quando si cerca di concatenare tutto. Inoltre non avevo capito quanto i pochi movimenti prima del lancio ne aumentino la difficoltà complessiva. Alla fine, sono caduto quattro volte sull'8c+ finale partendo da terra. La prima volta a metà dicembre, e l'ultima il giorno stesso della libera. Considerando questo, e confrontandola con le altre vie di nono grado che ho provato più o meno recentemente, sono abbastanza sicuro che Le Bombé Bleu sia molto più vicina al 9b che al 9a+, e con le scarpette diventerebbe ancora più difficile per me. Ecco perché propongo il 9b per questa via leggendaria.

Il tempo ci aiuterà! Intanto, nonostante la sua bellezza e prestigio, qualcosa mi fa pensare che questo sarà uno dei 9b meno ripetuti! Ultima domanda, Erwan: questa via, come sai, ha una storia enormemente importante. Molti dei migliori al mondo l'hanno tentata negli ultimi 35 anni. È rimasta lì, dal 1991, come una faro per il futuro dell'arrampicata sportiva...
La visione di Marc era incredibile. Ha visto la linea e ha voluto chiodarla perché è così bella, e quando ha provato i movimenti, immaginava che un giorno sarebbero stati possibili. Non per lui, ma per qualcuno molto più forte, in un futuro lontano. All'epoca, lo scavo era più frequente, quindi sarebbe stato facile scavare alcune prese e renderla più facile, ma Marc non lo voleva. E così è diventato una specie di progetto "protetto". La sua visione, la sua etica, gli hanno fatto lasciare la via esattamente come Madre Natura l'aveva creata, e devo ringraziarlo per questo. Aveva ragione. E così tutti gli altri che l'hanno provata e l'hanno lasciata com'è. È la via più perfetta, sulle prese più belle con movimenti fantastici, in una posizione assolutamente incredibile. Nella mia falesia di casa, Buoux, che ancora oggi ha molti altri progetti difficili per il futuro. Sono in paradiso.




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