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La prima salita dalla parete NE di Cerro Cachet in Patagonia (Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac, Stephan Siegrist)
Fotografia di archive Stephan Siegrist
La prima salita dalla parete NE di Cerro Cachet in Patagonia (Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac, Stephan Siegrist)
Fotografia di archive Stephan Siegrist
La prima salita dalla parete NE di Cerro Cachet in Patagonia (Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac, Stephan Siegrist)
Fotografia di archive Stephan Siegrist
La prima salita dalla parete NE di Cerro Cachet in Patagonia (Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac, Stephan Siegrist)
Fotografia di archive Stephan Siegrist

Patagonia: sul Cerro Cachet parete NE salita da Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac, Stephan Siegrist

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Nella Patagonia settentrionale, gli alpinisti Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac e Stephan Siegrist hanno effettuato la prima salita della parete nordest del Cerro Cachet. La via è stata chiamata Homenaje a los amigos perdidos in memoria degli amici David Lama, Ueli Steck e Julian Zanker.

Nei mesi di novembre e dicembre 2019 gli alpinisti svizzeri Lukas Hinterberger, Nicolas Hojac e Stephan Siegrist si erano recati nella parte settentrionale della Patagonia riuscendo prima a completare una delle rare salite del Cerro Largo (2799m), poi ad effettuare la prima salita della parete nordest del Cerro Cachet, cima di circa 2700m che finora era stata salita soltanto una volta, da un gruppo di alpinisti neozelandesi nel 1971. 

Racconta Hinterberger “La nostra via conduceva lungo una rampa ghiacciata fino ad un colle ricoperto di ghiaccio così tipico della Patagonia. Qui abbiamo effettuato una breve calata e siamo saliti direttamente sotto la parete superiore, alta 600 metri. C’era una logica linea verticale e selvaggia sopra di noi, tuttavia dopo aver arrampicato per un tiro abbiamo dovuto deviare verso sinistra su roccia, visto che sotto i raggi del sole si staccava più ghiaccio del previsto. Siamo comunque riusciti a trovare una linea arrampicabile ed oggettivamente sicura su terreno di misto molto bello ed emozionante, un tiro dopo l’altro. Siamo stati in grado di proteggere i tiri più difficili - suggeriamo qualcosa intorno al grado M7+ - con Friends e chiodi da roccia. Alcuni tiri però ci hanno portato su ghiaccio sottile e ripido, dove i buchi vuoti richiedevano nervi d'acciaio.

Finalmente siamo riusciti a superare la cornice di neve che copre la cima dopo aver scalato su ghiaccio e roccia per dieci ore. Un fitto oceano di nebbia copriva la calotta di ghiaccio, la facile cresta sommitale era di fronte a noi. Erano appena passate le 18 quando finalmente abbiamo raggiunto la cima principale del Cerro Cachet. Ci siamo abbracciati. Non eravamo la prima cordata in assoluto in cima a questa montagna, ma la prima che aveva raggiunto la vetta dopo aver salito la parete nordest.

Steph ha lasciato una piccola bambola in cima. Era un pensiero per il nostro amico e compagno di cordata Julian Zanker. Anche Julian avrebbe dovuto partecipare a questa spedizione in Patagonia, purtroppo è deceduto nel febbraio 2019 in seguito ad una caduta sulla parete nord dell'Eiger. In un certo senso era comunque con noi durante la nostra scalata sul Cerro Cachet. È stato un momento molto emozionante per Steph. Il nome della nostra via è anche in ricordo di Julian: Homenaje a los amigos perdidos, in memoria degli amici perduti. È un omaggio al 40enne Ueli Steck che ha avuto un incidente fatale sul Nuptse nel 2017, nonché al 28enne austriaco David Lama che ha perso la vita in una valanga in Canada nel 2019 (insieme a Hansjörg Auer e Jess Roskelley, ndr), e ovviamente al 28enne Julian.

A parte alcuni tori selvaggi che abbiamo dovuto evitare durante la nostra spedizione, c’è stato soltanto un momento veramente critico, ironicamente durante la discesa da questa via dedicata ai nostri amici perduti. Nel corso della giornata il sole aveva riscaldato così tanto le rocce a circa 300 metri sopra la rampa di accesso che, durante la notte, pezzi di ghiaccio grandi come delle macchine si staccavano in continuazione, e per circa un’ora ci hanno letteralmente bombardato. È stata una brutta perdita di controllo, non c'era modo di uscire da quella zona di caduta. Ma la fortuna è stata dalla nostra parte.

Siamo stati meno fortunati dopo la nostra lunga camminata di ritorno al campo base. Già in discesa i nostri pensieri ruotavano attorno ad un pezzo di carne cileno che il nostro gaucho Ettore ci aveva regalato. L’avevamo messo da parte, per festeggiare un’eventuale salita in cima. Durante la discesa abbiamo perfino iniziato a discutere su come cucinarla. Avevamo mantenuto la carne congelata in uno sacchetto nel fiume e la griglia era già pronta quando abbiamo notato l'entità della catastrofe: il sacchetto aveva un buco; la carne era completamente marcia e puzzava da decomposizione. Rimaneva solo una cosa: "pollo liquido". Le nostre ultime birre ci hanno aiutato a dimenticare l'asado perduto.

di Lukas Hinterberger

Link: Mammut

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