Giuseppe Vidoni in cima al Cervino dopo la sua solitaria invernale delle vie 'Padre Pio' e 'Une Échelle Vers le Ciel' (04-06/03/2026)
Giuseppe Vidoni

Giuseppe Vidoni in solitaria invernale sul Cervino

Dal 04-06 marzo 2026 Giuseppe Vidoni ha salito in solitaria invernale la combinazione delle vie 'Padre Pio' e 'Une Échelle Vers le Ciel' sulla parete sud del Cervino. Il report della 31enne guida alpina Valdostana, che non aveva salito queste vie in precedenza e che è sceso per la Cresta del Leone.
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Giuseppe Vidoni in cima al Cervino dopo la sua solitaria invernale delle vie 'Padre Pio' e 'Une Échelle Vers le Ciel' (04-06/03/2026)
Giuseppe Vidoni

Era da un po’ che avevo in mente di rimettermi alla prova con una solitaria. L’idea mi girava in testa da tempo e quest'anno, dopo un sopralluogo, la decisione di partire è arrivata quasi all’ultimo momento. Le condizioni sembravano buone e il meteo prometteva una finestra stabile, senza vento e con temperature relativamente calde per il periodo. A quel punto non restava che provarci.

Sono partito alle 6 da Cervinia, sci ai piedi. Fino alla base mi ha accompagnato Marta, la mia fidanzata. Alle 8:30 ho attaccato la via. La prima parte, che sulla carta è piuttosto facile, si è rivelata più lenta del previsto, la neve mi costringeva continuamente a cambiare assetto e spesso lo zaino si incastrava, obbligandomi a toglierlo e portarlo in spalla. Quando però ho raggiunto la parte più ripida, finalmente tutto ha iniziato a scorrere meglio e la progressione è diventata più fluida. Non sono riuscito a raggiungere il punto di bivacco che mi ero prefissato e ho dovuto accontentarmi di un piccolissimo terrazzino sospeso nel vuoto, appena sufficiente per sdraiarmi. La notte è stata dura, ho dormito poco, sia per la scomodità sia per il freddo. Ad un certo punto avevo i piedi gelati e mi sono infilato perfino i guanti per cercare di scaldarli.

Il secondo giorno, dopo aver sciolto un po’ di neve per preparare l’acqua e mangiato qualcosa, sono ripartito. Il cielo era leggermente velato e i primi tiri sono stati piuttosto freddi. Poi però il tempo ha iniziato ad aprirsi, le nuvole sono rimaste sotto di me e ho potuto scalare con buon ritmo. Ho raggiunto prima il Pilastro dei Fiori, poi, con un trasferimento su neve, sono arrivato al Pilastro Simona, dove si trovano le maggiori difficoltà su roccia. Le vie aperte da Patrick Gabarrou in momenti diversi, si collegano tra loro, la seconda rappresenta di fatto la naturale prosecuzione della prima. Dove la roccia è più compatta i tiri sono davvero belli da scalare. Ovviamente non mancano anche diversi tratti più marci, che ti ricordano subito dove ti trovi: sul Cervino. Verso le 15:30, dopo un’altra sezione di misto, ho raggiunto il Pilastro del Naso di Furggen, proprio il punto di bivacco che mi ero prefissato. Ne ho approfittato per attrezzare i due tiri successivi, così da poter poi scendere e sistemarmi con calma. Questa volta il posto era decisamente più comodo, sono riuscito a stendere il materassino e a passare finalmente una bella notte.

L’indomani i primi tiri sono stati ancora freddi, ma fortunatamente lo strato di nuvole è rimasto sotto di me anche quel giorno. A parte qualche piccolo inconveniente - ad un certo punto ho anche temuto di essere finito fuori via - sono riuscito a ritrovare la linea giusta. Superate le ultime difficoltà e raggiunta la Cresta di Furggen, mi rimanevano soltanto gli ultimi cento metri di misto per arrivare in cima.

All’una e mezza ho raggiunto la croce di vetta del Cervino. È stato un momento bellissimo. La cosa più speciale di questa salita è stata la consapevolezza che, dentro di me, sapevo di essere pronto: fisicamente e tecnicamente mi sentivo all’altezza. La parte più difficile, in realtà, è stata quella mentale di superare i dubbi e trovare il coraggio di partire. Una volta fatto quel passo, tutto è diventato più naturale e la salita ha iniziato a scorrere quasi da sola.

- Giuseppe Vidoni, Val Ferret




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