Gusela del Vescovà alla Schiara, Dolomiti Bellunesi
archivio Fabrizio Gaspari

Gusela del Vescovà, sulla Schiara il simbolo per eccellenza dell’alpinismo bellunese

La terza puntata dedicata alla Schiara nelle Dolomiti Bellunesi, presentata dalla aspirante guida alpina Fabrizio Gaspari e da Luca Sovilla, è incentrata sulla Gusela del Vescovà. Monolite di 40 metri a picco sulla parete Sud della Schiara, la Gusela è il simbolo del gruppo e della città di Belluno.
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Gusela del Vescovà alla Schiara, Dolomiti Bellunesi
archivio Fabrizio Gaspari

"Ardito minareto del Brentari, è l’obelisco egizio dell’ing. Pellati, il campanile gotico della chiesa di Friburgo, è l’acuto sibilo pietrificato di un mio amico carissimo, è un punto esclamativo, è insomma una cima che dobbiamo fare." — A. Andreoletti

Anche se minuscola agli occhi dei più, questa guglia ha una sua piccola e gloriosa storia, che si perde nelle memorie e leggende valligiane. Già nel 1888 veniva descritta come "guisa di ago che sorge isolata, eccelsa, nuda". Si narra nel bellunese che Noè vi legasse l’Arca alla "cima di prietà".

La Gusela del Vescovà – fu anche Ponta di Prietà – è un ricamo di cresta della Schiara di 40 metri. "Se da Belluno guardi verso settentrione, distingui, tra le infinite forme bizzarre della catena dolomitica delle Alpi, un campanile gotico, o meglio, un obelisco egiziano". Un posto ideale perché Messer Diavolo vi accogliesse tutte le anime dannate di coloro che cacciavano nei dì festivi.

La Gusela è un singolare gioiello, simbolo per eccellenza dell’alpinismo bellunese, teatro di timori, sfide e romantiche dediche di generazioni di alpinisti e semplici appassionati, che giostravano le paure a confronto con il vuoto che essa regala. La storia narra di un primo attacco conoscitivo del 1869, da parte del gruppo turistico-scientifico organizzato dal CAI Agordo guidato da Pellati, che stabilì le misure e ci regalò una prima immagine disegnata in loco in camera lucida, accertando che la guglia è di purissima dolomia, formata dal distacco delle pareti laterali della roccia, ed è attraversata da una fenditura orizzontale che la fa apparire miracolosamente poggiata sopra una cresta di oltre 600 metri di vuoto.

Il suo conquistatore, quasi ossessionato da essa, è l’illustre pioniere dell’alpinismo dolomitico, il milanese Arturo Andreoletti, che, trascinato dalla fama di guglia inaccessibile più volte tentata da "pretendenti temibili", ne rimane catturato.

"Ne avevo sentito parlare – scrive – nel nostro piccolo mondo alpinistico di arrampicatori come la Gusela fosse la più illustre vetta dolomitica che rimanesse da vincere. Certo la sua conquista era ambita da molti e il comitato di Belluno a mezzo stampa aveva lanciato promessa di una medaglia d’oro a chi vincesse l’eburnea torre. Era il 1907 quando l’ammirai dalla piazza Campitello ed essa subito colpì la mia fantasia."

Ma solo nell’estate del 1909 ne sale alla base, non demotivato dal confronto con abilissimi alpinisti che ne garantivano l’impossibilità di salita senza mezzi artificiali. Il poco tempo e le difficoltà sostenute lo fanno abbracciare l’idea di utilizzare una scala di fortuna, che si rivela del tutto inefficace se non per alimentare l’aura inespugnabile della guglia. Il pensiero resta, quasi un incubo, alimentato negli anni dalle chiacchiere di misteriosi alpinisti inglesi che ne preventivavano la conquista.

Il destino, nel 1913, lo lega in arrampicata occasionale alla corda dell’amico Francesco Jori, e il destino della Gusela fu deciso. Veloci e agili, i due alpinisti in compagnia di Giuseppe Pasquali e Tamburini salgono alla base sotto fitta pioggia con tre corde e cinque chiodi. Dovevano bastare. Un veloce esame di mezz’ora basta alla cordata – con Tamburini a supporto logistico e Pasquali a supporto tecnico alla corda di servizio – per decidere che l’attacco sarebbe avvenuto dalla parete nord. Così, ancora oggi, la via normale segue quel percorso di fine estate che garantì loro la medaglia d’oro in poco meno di tre ore di salita.

La prima donna a osare la scalata ed entrare nella storia alpinistica della Schiara è Maria Giordani, giovane sposa di Ferruccio Breveglieri, tabaccaio del centro storico di Belluno, dove il giovane ambiente alpinistico bellunese si ritrova. Maria è ardita, agile, impavida e sa stare in compagnia di uomini non sempre galanti. A settembre del 1928, in compagnia della guida valligiana Genio Pol (Eugenio Da Rold), raggiunge l’esile cima, aprendo di fatto la via a tutte le alpiniste bellunesi.

La via offre un'arrampicata bellissima ed elegante, su quei gradi che non sempre son reali, ma vengono dettati da umiltà e reverenza dell’epoca. L’ambiente si avvolge all’alpinista e ne resta appeso anche nel tempo, completato da quella doppia che difficilmente trova eguali in tutto l’arco alpino. La Gusela resta addosso. L’animo dei pionieri è lontano, ma la Gusela resta addosso, resta nel tempo, nella fantasia, nel sogno e nella conquista di generazioni di alpinisti.

Via Normale – IV° / IV+ obbl.
Arturo Andreoletti / Francesco Jori / Giuseppe Pasquali, 16 settembre 1913
L’attacco è nel punto morbido della parete nord. Un primo leggero strapiombo porta al grado massimo della via, quel IV+ che spesso si trova nelle relazioni datate, ma che risulta molto più ostico di certi V famosi. Ben protetto, lo strapiombo invita alla fessura che porta dritto alla sosta, a circa metà parete, in una nicchietta caratteristica quanto incerta. Fino a qui IV°. Si abbandona ora il versante nord per portarsi – abbassandosi un poco a sinistra – verso l’aereo versante est, protetto da due chiodi che in placca portano al camino finale e, con passaggi veloci di III°, portano in cima. Il grado finale va senz’altro ampliato dalla grandissima esposizione che la Gusela offre, e nei movimenti finali è quasi d’obbligo tornare con l’animo ai pionieri che per primi videro il baratro della Val Belluna da quella fragile guglia.

"Alle 14,30 cominciammo la discesa, che fu effettuata a mezzo della corda doppia, assicurata ad un anello di corda, lungo la parete Ovest: appunto in quell'occasione misurammo l'altezza verticale del monolite, di metri 40. Che se quell'altezza fosse almeno tripla e le difficoltà pari a quelle della prima parte, la Gusella del Vescovà offrirebbe una delle scalate più ardue ed esposte e più belle di tutte le Dolomiti, e diventerebbe di gran moda nel mondo alpinistico."

Via Ovest – IV° / V°
Armando Sitta / Giuseppe Talania, 1966
L’elegante genio alpinistico di Armando Sitta non poteva rimanere muto davanti al simbolo dell’alpinismo bellunese. Disegna la Ovest, una via di grado sostenuto e costante, in forte esposizione, che conta pochissime ripetizioni.

L’attacco è leggermente a destra della via normale ed entra subito nell’evidente diedro del versante ovest con un IV° che porta a un piccolo strapiombo protetto da un chiodo. Superato questo, si raggiunge la cengetta che taglia la Gusela, dove c’è la sosta. Da qui si esce affrontando in forte esposizione per qualche metro il grado massimo della via – un V° difficile da proteggere – obliquando leggermente a destra, rassicurati da un chiodo. L’invito alla cima è ora verticale con pochi metri di buon IV°, sempre in esposizione totale.

Compagno di cordata in quel 15 luglio 1966, e che in eterno legherà il proprio nome a Sitta, è Giuseppe Talania, giovane estroso alpinista di Tisoi. Qualche settimana dopo la Ovest della Gusela, sempre in cordata con Armando, realizzerà la prima ascensione diretta da sud alla Seconda Anticima della Schiara: 700 metri di parete in gran parte ancora da scoprire, con un V grado sostenuto e il passo chiave nello strapiombo di VI°.

Via Tiziano / Direttissima – V°
Romano Nano Apollonio / Fabio Ravagni, 1942
La Direttissima, indovinata in pieno secondo conflitto mondiale dai due giovanissimi studenti del Liceo Tiziano, è per l’epoca frutto di strepitosa esuberanza giovanile. Romano Nano Apollonio è proprio quello che due anni dopo sarebbe stato protagonista sul Pilastro Sud-Est della Tofana di Rozes, sulla via più celebrata e ambita di tutta la conca ampezzana, in compagnia di Costantini. Fabio Ravagni è il suo compagno di classe, con la stessa passione per la montagna, che terminata la maturità decide di salire quella possibile linea alla vetta, direttamente lungo il versante settentrionale. Si diceva fosse stata tentata da Tissi, tornato indietro nel passaggio della placca strapiombante poco sopra la nicchia.

L’attacco è a pochi metri a sinistra della via normale e punta direttamente alla nicchia con un piccolo ma marcato tetto, protetto da un chiodo, superato anche con staffa o "piramide umana". Si prosegue per una sottile fessura su roccia ideale fino alla nicchia. Qui V° costante, anche se Ravagni ricorda che le difficoltà maggiori le incontrò Apollonio nel secondo e decisivo tiro verso la cima. Si esce dalla nicchia e si affronta la placca, incastrando il pugno in una spaccatura nel punto più duro della via; con difficoltà di grado sempre sostenute si entra nel camino svasato finale, in arrampicata delicata, fino alla cima.

Via Est – V° / VI°
Roberto Sorgato / Loris De Moliner, 1955
Si parla di VI° sulla Gusela, e se a scriverlo è quel Roberto Sorgato, fuoriclasse dell’alpinismo nel dopoguerra europeo, c’è da fidarsi.

"Ho passato tutta la mia giovinezza lassù, ero davvero uno Schiara-dipendente. Avevo solo 14 anni quando assieme a un amico ho scalato la Gusela del Vescovà, e da allora sono sempre rimasto legato a quella montagna."

Appena diciottenne, Roberto in compagnia dell’amico Loris vaga per la Schiara in cerca di nuovi stimoli, relazionandosi con la loro ambizione e lo scarso materiale, in quell’estate del ’55. Quasi delusi, stanno rientrando verso gli amici al Rifugio Settimo quando lo sguardo cade verso la Gusela, verso quella fessura a est, sottilissima, che si apre verso l’alto. È la scintilla di una nuova via diretta verso la cima.

Si attacca la parete basale a destra della fessura e si sale diritti fino dove si allarga e si congiunge con la via normale. La roccia compattissima non permette di proteggersi con chiodi tradizionali nei primi 20 metri, che sono di fatto le difficoltà massime della via, che oltre 60 anni dopo conta pochissime ripetizioni. Dalla sosta esposta nella confluenza della via normale si prosegue per questa fino alla cima, quasi sollevati.

Altre ascensioni e note
La storia della Gusela si completa con il primo spit datato 1986, che protegge il grado VII nello spigolo nord-est tra le vie Sorgato e Tiziano, nella via di Roberto Canzan e Marco Zago. Viene messo in precario equilibrio, trattenendo il respiro per non sbilanciarsi, a proteggere una placca compatta che esclude qualsiasi impiego di chiodi normali. La vertiginosa parete sud-est viene salita assicurata dall’alto da Zanetti nel 1925, che scivola in un paio di passaggi. Francesco Vascellari con i compagni Angelo Garbo e Marco Bianchet sale per un nuovo itinerario che percorre la parete sud-ovest con difficoltà di V+ e passaggi di VI+ nel 2009, dedicando "un piccolo pensiero" alla memoria di Marco Zago, una delle quattro vittime della tragedia dell'elisoccorso "Falco", precipitato nei pressi del Rio Gere, sul Monte Cristallo, il 22 agosto 2009. L’incidente ha causato la morte dell’intero equipaggio costituito anche da Dario De Felip, Fabrizio Spaziani e Stefano Da Forno.

Nel Natale del 2016 la guglia viene raggiunta anche con un abile funambolismo. Protagonisti sono giovani ragazzi bellunesi che tendono una slackline tra la vetta della Gusela e una propaggine del Nasón, un dente di cresta a ovest della stessa, rivivendo animi pionieristici unici.

La doppia della Gusela
La calata dalla Gusela fa parte stessa della salita, perché l’incredibile esposizione in calata alimenta sicuramente la conquista della cima. Da nord, per un chiodo evidentissimo, con due calate di circa 20 metri – la prima delle quali con un leggero pendolo porta alla nicchia di sosta – oppure con calata unica. I primi salitori scesero dal versante ovest con un’unica calata di 40 metri.

Arturo Andreoletti
Gloria dell’alpinismo dolomitico, pioniere dell’esplorazione delle cime di San Sebastiano, della Croda Grande, del Focobon, della Schiara e dei Feruc, protagonista delle prime scalate italiane della Marmolada, del Catinaccio e del Sella, Arturo Andreoletti è ancora oggi legato alle prime ascensioni che hanno assunto il tono del mito: dalla Gusela del Vescovà alla impressionante parete nord dell’Agner, l’appicco più alto delle Dolomiti.

Andreoletti ha un ruolo fondamentale nella nascita dell’A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) e ne fu il presidente dal 1919, dandole quella inconfondibile impronta che ne garantisce la compattezza e la vitalità. Sul fronte di guerra agordino fu aiutante maggiore del Battaglione Val Cordevole, poi comandante del settore Ombretta – Marmolada. Sul Monte Grappa fu ufficiale nello Stato Maggiore della IV Armata e si meritò due medaglie d’argento e una di bronzo.

Accessi alla Gusela del Vescovà
Dal Rifugio Settimo Alpini (raggiungibile in circa 2/2,5 ore da Case Bortot lungo il sentiero 501):
Si prende il sentiero 503/514 in direzione della via ferrata Zacchi e del bivacco Ugo Dalla Bernardina. Raggiunto il caratteristico Porton, inizia la via ferrata Zacchi, che si segue fedelmente fino al bivacco. Dal bivacco si prosegue lungo un ultimo tratto attrezzato in direzione della vistosissima Gusela, fino a raggiungere l’omonima forcella. Dalla forcella si segue il sentiero 504 in direzione ovest (verso la via ferrata Sperti; alcuni bolli rossi presenti) che, con qualche balzo di I e II grado, porta brevemente alla base della Gusela.
Totale: circa 3 ore e 800 metri di dislivello dal Rifugio Settimo Alpini.

Dal Rifugio Bianchet (raggiungibile in circa 2 ore dalla località La Pissa lungo il sentiero 503):
Si prende il sentiero 503 in direzione sud verso il Van de la S’ciara e il bivacco Ugo Dalla Bernardina. Circa a quota 2000 m slm si supera un breve ma atletico tratto attrezzato che porta sui ghiaioni sottostanti la Gusela e l’omonima forcella. Dalla forcella si segue il sentiero 504 in direzione ovest (verso la via ferrata Sperti; alcuni bolli rossi presenti) che, con qualche balzo di I e II grado, porta brevemente alla base della Gusela.
Totale: circa 3 ore e 1100 metri di dislivello dal Rifugio Bianchet.

Fabrizio GaspariRifugio Settimo Alpini e Luca SovillaBelluno

Info: www.rifugiosettimoalpini.it




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