A caccia del nonno: riscoprendo la storica via Kastlunger-Bottaro al Sasso delle Nove (Dolomiti)
La via Kastlunger-Bottaro fu aperta nel 1948 dagli omonimi scalatori: il primo marebbano, il secondo genovese. Secondo quanto risulta documentato, furono loro i primi a salire la parete sud di Cima Nove, inaugurando quella che sarebbe diventata la prima via d’arrampicata su una parete resa celebre, negli anni successivi, anche dalle vie di Günther e Reinhold Messner, in primis la Diretta Messner.
Col tempo, su questa parete sono state aperte altre bellissime linee, come la recente La Gana tla pera di Hubert Eisendle e Simon Kehrer, e Somnium di Manuel Gietl, Michael Kofler e Florian Wenter. La via di mio nonno, invece, pur rappresentata in uno schizzo che un tempo si trovava al rifugio Fanes, è stata lentamente dimenticata, sopravvivendo quasi soltanto in alcune cartoline.
Fin da quando ero piccolo ho sempre sognato di poterla ripercorrere. Da un lato l’idea mi affascinava profondamente, dall’altro mi intimoriva: quella placca intrigante mi sembrava quasi un tabù. Quest’anno ho finalmente condiviso questo desiderio con il mio amico e compagno di cordata Philipp Mutschlechner, che si è subito lasciato coinvolgere dal progetto e dalla sua storia. Con il suo entusiasmo mi ha aiutato a superare le esitazioni e, con le poche informazioni a nostra disposizione, siamo partiti per questa avventura.
Dal rifugio Pederü abbiamo raggiunto il rifugio Lavarella in e-bike; lasciate lì le bici, dopo circa un’ora e mezza di avvicinamento siamo arrivati all’attacco della parete. Preparato il materiale, abbiamo iniziato a scalare con una forte emozione, cercando di immaginare dove fossero passati loro e quali scelte avessero fatto su quella parete quasi ottant’anni prima. Non è stato solo ripetere una via, ma ritrovare una traccia lasciata da mio nonno.
Avevamo soltanto due fotografie, che indicavano due possibili attacchi diversi, entrambi con difficoltà intorno al IV+. Dopo averle studiate, abbiamo scelto di seguire quella che, a noi e al nostro istinto, sembrava la linea più logica. Questa ci ha condotti fino in cima attraverso un susseguirsi di placche, lastroni e fessure quasi sempre proteggibili, permettendoci di mantenere la salita il più possibile tradizionale. Nelle ultime lunghezze abbiamo incontrato difficoltà che, secondo noi, si aggirano intorno al VI/VI+, su tiri davvero splendidi e di grande soddisfazione.
Abbiamo approfittato della salita per piantare degli spit a tutte le soste, a parte una che era su due chiodi buoni e facilmente integrabile. Inoltre, abbiamo ripulito qualche chiodo vecchio da erba e tolto due chiodi marci - sulla via non abbiamo trovato troppi chiodi a dire il vero, e i chiodi nostri li abbiamo tolti per lasciare la via il più tradizionale possibile. L’idea di risanarla mi aveva sempre intrigato, proprio per ridare vita ad una via storica su una parete così particolare e con la quale ho sempre avuto un rapporto speciale da quando sono piccolo! Dopo essermi trasferito a San Vigilio è diventato un pensiero che mi ha sempre ronzato in testa visto che si vede la cima dal paese (anche se dall’altro versante). Philipp era assolutamente il compagno giusto per un avventura del genere per la stessa visione che abbiamo e lo stile di salita che condividiamo!
Consigliamo a tutti gli amanti di questo stile di ripetere questa via storica: una linea bella, che merita di essere riscoperta.
– Pietro Bottaro, San Vigilio di Marebbe



































