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Koyo Zom, Pakistan: prima salita della parete ovest di Tom Livingstone e Ally Swinton
Fotografia di archive Tom Livingstone
Koyo Zom, Pakistan. La parete ovest è stata salita in stile alpino da Tom Livingstone e Ally Swinton
Fotografia di archive Tom Livingstone
Tom Livingstone e Ally Swinton in cima a Koyo Zom, Pakistan dopo aver salito una nuova via sulla parete ovest.
Fotografia di archive Tom Livingstone
Ally Swinton dopo essere caduto per circa 20 metri in un crepaccio in discesa a quota 5900m. Sebbene sia miracolosamente sopravvissuto, ha comunque riportato gravi lesioni alla testa.
Fotografia di archive Tom Livingstone

Koyo Zom parete ovest, prima salita in Pakistan di Tom Livingstone e Ally Swinton

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Gli alpinisti britannici Tom Livingstone e Ally Swinton hanno salito l’inviolata parete ovest del Koyo Zom (6877m) nella catena montuosa Hindu Raj in Pakistan. I due facevano parte di una spedizione composta anche da John Crook, Uisdean Hawthorn e Will Sim.

All'inizio di settembre una forte spedizione britannica composta da John Crook, Uisdean Hawthorn, Tom Livingstone, Will Sim e Ally Swinton si è recata nella catena montuosa del Hindu Raj nel nord del Pakistan per salire Koyo Zom, con i suoi  6877 metri la montagna più alta del massiccio. Salita per la prima volta nel 1968 da una spedizione austriaca guidata da Albert Stamm, da allora quell'enorme bastione di roccia e ghiaccio è stato raramente salito, principalmente perché questa zona è stata vietata per decenni a causa dell'instabile situazione politica.

Dopo essersi acclimatati correttamente, con sette giorni di provviste gli alpinisti si sono divisi in due squadre: Crook, Hawthorn e Sim sono partiti per una linea sul lato sinistro della montgna, mentre Livingstone e Swinton sono partiti per l’inviolata parete ovest. Mentre Crook, Hawthorn e Sim hanno trascorso cinque giorni tentando senza successo una nuova linea sul contrafforte nordest, Livingstone e Swinton sono stati più fortunati e sono riusciti a superare una linea estremamente impegnativa in cinque giorni di arrampicata. Dopo un primo bivacco sopra un nevaio, durante il secondo giorno hanno affrontato erti camini e diedri di misto fino ad una stretta cresta dove hanno bivaccato per una seconda notte. Il terzo giorno è iniziato con la headwall, la ripida parete di roccia che incombeva sopra le loro teste, ma durante il corso della giornata sono sempre riusciti in qualche modo a continuare verso l'alto. Livingstone ha descritto questo momento chiave come segue: "Non mi aspettavo di superare la headwall, ci era stato concesso di seguire una leggera linea 'debole' fino alla parte superiore della montagna. Questo è l’alpinismo al suo meglio."

A questo punto hanno scavato una piccola cengia nella neve per un terzo bivacco mentre il giorno successivo, lentamente consumati dalla quota, hanno proseguito su terreno più facile. La vetta è stata raggiunta il giorno successivo, alle 13:00 circa di sabato 28 settembre, dopo cinque giorni sulla montagna. "E' stata una delle vie migliori e più divertenti che io abbia mai scalato", ha spiegato Livingstone.

Ansiosi di scendere dalla montagna i due alpinisti sono scesi lungo il versante est, seguendo la via originale utilizzata dai primi salitori cosa che si è rivelata nettamente più veloce che scendere in doppie lungo la ripida parete ovest. Hanno piantato la loro tenda sul ghiacciaio Pechus per poi attraversarlo, lungo 6km e con un dislivello di 2300m, con la luce del giorno successivo. E’ stato proprio durante il sesto giorno che si è verificato il mezzo disastro: ad una quota di 5900 metri Swinton è caduto per circa 20 metri in un crepaccio e, sebbene sia miracolosamente sopravvissuto, ha comunque riportato gravi lesioni alla testa. Livingstone è riuscito a tirarlo fuori dal crepaccio e lanciare un SOS con il suo Garmin InReach che è stato ricevuto dai soccorritori. Così, dopo quella che è sembrata una notte eterna, a mezzogiorno del giorno successivo è arrivato l’elicottero che li ha portati in salvo.

Anche la missione di salvataggio si è rivelata complicata, poiché a causa di un errore di comunicazione i piloti inizialmente credevano che gli alpinisti britannici fossero a quota 3500 metri. Di conseguenza, nel pomeriggio, i primi elicotteri sono dovuti ritornare alla loro base e due elicotteri Ecureuil, più leggeri e potenti, sono partiti presto la mattina successiva. Un deposito di carburante ed un eliporto sono stati allestiti in fretta e furia dall'esercito locale alla foce della Yasin Valley per permettere agli elicotteri di rifornirsi di carburante, e i piloti hanno poi rapidamente localizzato gli alpinisti. Tuttavia, nonostante 7 tentativi i piloti non sono riusciti ad atterrare a causa del forte vento e sono stati costretti a fare rifornimento e ritornare una seconda volta. Questa volta ha funzionato: grazie ai venti più moderati e soprattutto perché Swinton e Livingstone si erano spostati di circa 100 metri su un terreno più aperto. Swinton è stato evacuato per primo, e poi gli elicotteri sono tornati per prendere Livingstone. Dopo un primo intervento in ospedale Swinton ora sta bene.

Scrivendo dopo questo calvario, Livingstone - che recentemente ha ricevuto un Piolet d’or per la sua salita del Latok 1 effettuata insieme agli sloveni Aleš Česen e Luka Stražar la scorsa estate - ha dichiarato senza mezzi termini: "Questo mi lascia in un dilemma. Considero l'alpinismo come una delle forme di arrampicata più belle, difficili, spietate ma anche gratificanti. Ho degli standard alti, rispetto un’etica rigida. Voglio salire cime alte ed in libera. In passato ho fatto eco ai commenti degli altri su questi standard: "se hai congelamenti su una via, hai perso. Se vieni salvato su una via, hai perso.

Eppure voglio ricordare la via che io e Ally abbiamo salito come una delle migliori che abbia mai fatto e, fino al salvataggio, uno dei miei massimi momenti in assoluto. Era così figo essere lì su in cima, ci sentivamo come se fossimo sulla luna. Ma devo mantenere la mia parola e dire che siamo stati salvati. Alla fine, con quei termini, abbiamo perso. Gli incidenti accadono in montagna - a volte sei fortunato e talvolta no. La cosa principale è che siamo al sicuro e stiamo bene, e che abbiamo avuto un'avventura straordinaria. Nient'altro conta, nonostante quanto detto sopra."


La nuova via è stata chiamata The Great Game ed è stata gradata ED+ 1500 metri

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