Invernale al Naso di Zmutt sul Cervino per Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri
Il mio obiettivo per questa stagione invernale era ed è quello di fare più esperienza possibile di salite in luoghi freddi, ostili, con brutto tempo, senza essere "fissato su un obiettivo particolare", su un progetto o una performance. Semplicemente per imparare qualcosa di nuovo, per il piacere di scalare e mettermi alla prova, in vista di progetti futuri e di un percorso di crescita ed esplorazione personale.
Fatta questa premessa, questa salita si inserisce in un percorso iniziato a gennaio con la salita invernale della Via Philipp-Flamm in Civetta nelle Dolomiti, il tentativo al Diedro Cozzolino al Mangart nelle Alpi Giulie, e poi continuato a febbraio con un viaggio in Scozia - un'esperienza che secondo me ogni alpinista deve avere, non tanto per le montagne ma per l'ambiente, per l'etica, per la cultura scozzese. Quindi con Giacomo Mauri, dopo un tentativo fallito su un altro progetto, e dopo un primo tentativo insieme anche a David Bacci nel novembre 2024, siamo riusciti a portare a termine questa salita.
La via aperta da Alessandro Gogna e Leo Cerutti nel 1969 sale sul naso di Zmutt, che è il tratto più difficile, più freddo e più esposto di tutto il Cervino: una parete strapiombante, rivolta a Nord e a oltre 4000 metri di quota. È una via che conta poche ripetizioni in generale, pochissime in inverno.
Giacomo ed io l'avevamo già tentata in autunno, ma le cattive condizioni ci avevano fatto tornare indietro. Questa volta, nonostante il freddo pungente, abbiamo fatto tesoro dell'esperienza precedente e sabato 7 marzo ci siamo alternati al comando per 800 metri, raggiungendo uno scomodo posto da bivacco al calar del buio. Senza saperlo eravamo arrivati molto in alto, mancavano solo due tiri alla fine delle difficoltà.
La mattina successiva a oltre 4000 metri e con un vento tagliente, iniziare a scalare è stato traumatico. Un aggiunta a questo mi sono perso più volte facendoci perdere un sacco di tempo (in realtà pensavamo mancassero ancora svariati tiri invece la via era quasi finita), fino a quando Giacomo ha risolto la situazione e ci ha portato fuori dalle difficoltà.
Alcune ore più tardi, nel pomeriggio, siamo sbucati sulla croce di vetta del Cervino, per goderci un po' di tepore pomeridiano e concludere questa fantastica salita, prima di iniziare la discesa per la cresta Hornli.
Rispetto al precedente tentativo, adesso c'era molta meno neve. Ho visto che se la roccia è pulita e se stai ben coperto, è incredibile come nonostante la temperatura bassa - tipo meno 10°C - riesci a scalare bene, in scarpette d'arrampicata e a mani nude. L'importante è che la roccia sia pulita, quello fa tanto la differenza.
Per quanto riguarda tutte queste salite, è chiaro che non sono state delle "performance" perché erano già state fatte, ma per me fanno un po' parte di questo processo di apprendimento, di scoperta - se vogliamo anche personale - che avevo accennato inizialmente. È molto bello, perché nonostante scali da 30 anni, mi sono reso conto che avevo ancora tanto da capire, da imparare sulle salite invernali.
In conclusione, è stata una grande avventura e con Giacomo abbiamo progetti ancora più ambiziosi insieme.
- Matteo Della Bordella, Ragni di Lecco
Matteo ringrazia: Karpos, Vibram, HDry, CAMP, Ferrino, DF Sport Specialist, SCARPA, Evil Eyewear








































