Sulla valutazione del rischio della chiodatura nelle falesie marine. La proposta di Maurizio Oviglia

La sicurezza degli spit delle vie d'arrampicata in ambiente marino rimane un tema importantissimo, non solo nelle falesie e le vie lunghe della Sardegna e in quelle affacciate sul Mar Mediterraneo, ma anche altrove. Per evitare futuri incidenti dovuti alla rottura dei fix, Maurizio Oviglia invita ad una maggiore consapevolezza da parte di tutti i climber e propone una scala di rischio per l'arrampicata nelle falesie costiere e le multipitch sul mare.
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La sicurezza degli spit delle vie d'arrampicata in ambiente marino rimane un tema importantissimo, non solo nelle falesie e le vie lunghe della Sardegna e in quelle affacciate sul Mar Mediterraneo, ma anche altrove. Nella foto: Federica Mingolla su una via richiodata recentemente a Casarotto, Capo Caccia (Alghero), una delle falesie più sensibili alla corrosione
Maurizio Oviglia

Nonostante i numerosi articoli, appelli, informative dell’UIAA eccetera, il problema della corrosione interna degli acciai inossidabili degli spit nelle falesie costiere è ancora ampiamente sottovalutato. Anche quando se ne ha coscienza, gli scalatori faticano a comprenderne tutte le variabili, con conseguente difficoltà a realizzare cosa sia realmente sicuro e cosa no. Di fatto mi pare che ben pochi, nel momento che trovano una via a spit, facciano un passo indietro ponendosi delle domande: con che materiale è chiodata? Il materiale sarà stato sostituito? E se sì, che tipo di acciaio è stato utilizzato?

Per arrampicare non è certo necessario avere una laurea in ingegneria, tuttavia necessità impone di conoscere almeno alcune cose basilari sulla sicurezza. Non soltanto sulle manovre di corda da compiere, ma anche sul materiale presente in loco. Informarsi è quindi d’obbligo, soprattutto se si vuole scalare sulle falesie costiere.

Sintetizzando: gran parte delle nostre falesie costiere sono chiodate con materiale a rischio, ma ben pochi se ne rendono conto. Anzi, la maggioranza degli scalatori si focalizza sulla ruggine dei pochi zincati (tasselli o fittoni resinati in acciaio zincato) che ancora sopravvivono in queste falesie, ignorando che il vero problema sta altrove. La corrosione interna dell’acciaio inossidabile non è visibile a occhio nudo e può interessare random anche solo alcuni spit di uno stesso tiro. Vale a dire che non tutti i punti possono essere intaccati allo stesso modo. Ad oggi poche sono le falesie richiodate, altre sono in via di richiodatura, la gran parte sono, di fatto, molto pericolose. Nel senso che gli spit si possono spezzare con un carico di poche decine di chili. Per evitare potenziali pericolosi incidenti, probabilmente bisognerebbe schiodare le vie pericolose, lo abbiamo capito anche noi, ma questo è oggettivamente irrealizzabile. Già sono poche le persone che richiodano, difficile reperire volontari per schiodare… senza contare che nessuno (o quasi) si arrogherebbe il diritto di cancellare creazioni altrui.

Tralasciando l’analisi del problema, le cause, i rimedi, su cui si è dibattuto ampiamente sui social (improvvisamente tutti diventano ingegneri dei metalli), per carattere sono una persona pragmatica e da subito mi sono rimboccato le maniche cercando di richiodare le vie maggiormente a rischio (spesso per la terza volta in 30 anni, cioè vie che avevo già chiodato e richiodato). In quasi 15 anni di lavoro di richiodatura, ovvero da quando si è verificato il primo caso di rottura in Sardegna, noi chiodatori abbiamo capito alcune cose. Nonostante le molte variabili in gioco - nella nostra modesta condizione di esperti sul campo senza alcuna laurea in merito - siamo riusciti a definire alcuni punti fermi e linee guida da seguire nella richiodatura:

- Considerato che le rotture hanno interessato maggiormente le grotte di calcare, direttamente sul mare o poco distanti da esso, chiodate con materiale in acciaio inossidabile AISI 304 piazzato tra il 2000 ed il 2015 (successivamente l’acciaio 304 è stato tolto dai cataloghi delle ditte specializzate), tutte le vie attrezzate con questo materiale e in questi contesti sono a forte rischio e andrebbero richiodate il più in fretta possibile.

- Per ora non si è mai verificato, in Sardegna, nessuna rottura di materiale 316, nemmeno quello piazzato prima degli anni 2000. La cosa fa supporre che l’acciaio 316 sia relativamente sicuro, sebbene nel tempo non possa offrire garanzie.

- Le rotture hanno interessato soprattutto spit piazzati sugli strapiombi (al riparo dalla pioggia), ma ci sono stati anche alcuni casi verificatesi su muri di calcare grigio e bianco, sempre e solo di materiale 304. Non è detto che ancoraggi direttamente esposti sul mare o alle onde siano più a rischio di altri che sembrano più riparati. Sul granito ci sono stati pochissimi casi di rottura, sempre riconducibili ad acciaio 304.

- Non ci sono differenze tra fittoni resinati e tasselli, entrambi sono soggetti alla corrosione interna. Se i fittoni sono affogati nella resina il rischio è certamente minore, ma esiste comunque.

- È preferibile richiodare interamente le vie, senza aggiustare solo alcuni punti che sembrano problematici. Fra qualche anno non sarà più possibile capire ciò che è vecchio e ciò che è più recente, e di che materiale è.

- Tra i vari modi possibili di far sapere agli scalatori quali vie sono state richiodate, quello che pare funzionare di più è scriverlo sotto a pennarello, accanto al nome della via.

- Non è sempre detto che il titanio sia la soluzione definitiva, anzi. Il titanio ha dimostrato (per ora) una eccellente resistenza alla corrosione, ma è meno resistente e molto soggetto all’abrasione. Vale a dire che anche il titanio necessita di un continuo monitoraggio nel tempo, a differenza della (falsa) convinzione che una falesia chiodata in titanio sia per sempre…

- Non esiste un materiale che vada bene ovunque, la scelta deve essere operata dal chiodatore valutando le caratteristiche della falesia e in base alla sua esperienza. Va tenuto presente che anche nella stessa classe di materiali, esistono diversi standard di qualità. Paradossalmente potrebbe essere di gran lunga preferibile un acciaio 316 di ottima qualità vs un titanio scadente. Ultimamente sono stati studiati materiali che eliminano le saldature, punto debole e maggiormente attaccabile dalla corrosione

Ma se da un lato riattrezzare le falesie è un onere gravoso che riguarda i chiodatori (per ora poche Amministrazioni Pubbliche sembrano aver preso coscienza del problema), più complessa appare la questione della valutazione del rischio. Gli arrampicatori sembrano molto disorientati e frequentemente mi pongono delle domande precise a cui non posso/so rispondere: a quanti chilometri dal mare esiste il rischio di rotture? Per quanti anni un materiale può dirsi sicuro? Come faccio a capire con che materiale una via è chiodata? E se è stata richiodata? Tutti cercano risposte semplici ad un problema molto complesso, ma d’altro canto non sono disposti a rinunciare a scalare sul mare.

A mio avviso occorre un cambio di prospettiva. Mi spiego. Generalmente un normale frequentatore di falesie è abituato a considerare sicuri gli spit a cui si assicura, perché pensa che ci sia qualcuno che se ne occupi. Che questo qualcuno sia altamente competente e che, oltre ad aver chiodato, regolarmente si occupi della manutenzione, esattamente come fosse una palestra indoor. Si dà per scontato che sia tutto sicuro e che chi ha fatto il lavoro lo abbia svolto con competenza. Un pensiero comune è: “se la via è chiodata vuol dire che è sicura, altrimenti qualcuno la schioderebbe! Quindi posso salire tranquillo”. Non lo sfiora minimamente l’idea che sia lui a dover valutare l’affidabilità dei materiali delle vie e che esiste, nel caso, la possibilità di rinunciare a salire.

Ho molto riflettuto su questo aspetto e sovente mi sono trovato a pensare che gli scalatori (in questo particolare caso) si trovano di fronte ad un pericolo simile a quello che affrontano gli sci alpinisti con le valanghe. Nessuno può sapere con certezza quale sia il grado di pericolo, nessuno può prevedere con precisione quando e dove la valanga cadrà. Però esistono degli esperti che, conoscendo i vari aspetti del problema e le condizioni del momento, possono indicare un grado approssimativo di rischio. Sta poi al praticante muoversi di conseguenza, rinunciare o ignorare il pericolo se ritiene.

Anche in arrampicata sportiva, attività ritenuta ben più sicura dello scialpinismo o del freeride, in certe condizioni gli spit si possono spezzare, anche se a prima vista appare tutto sicuro. Solo il chiodatore locale sa che materiali sono stati usati, in che anni sono stati piazzati, e quale è il “fattore di rischio” in quel luogo. Anche nell’arrampicata sportiva non esiste sicurezza assoluta, come in montagna, e anche una via richiodata può, in particolari contesti, non essere esente da rischi.

Per le valanghe esiste una scala di rischio indicativa a cui i praticanti possono scegliere di attenersi o meno. È un’indicazione utile, che stimola l’autocoscienza, che spinge ad assumersi le proprie responsabilità. Potrebbe essere utilizzata anche per le vie sulle coste chiodate con materiale inox, tenendo presente che le cose possono variare nel tempo. Eccone un adattamento al nostro caso:

Rischio 1 (molto basso): falesie non strapiombanti chiodate o richiodate in acciaio 316, oppure strapiombanti chiodate o richiodate in titanio
Rischio 2 (basso): grotte e strapiombi chiodati e richiodati in acciaio 316. Zincati su placche e muri di calcare grigio e bianco in buono stato (non arrugginiti)
Rischio 3 (moderato): placche e muri in vicinanza del mare chiodati in acciaio 304. Zincati arrugginiti sugli strapiombi.
Rischio 4 (forte): strapiombi e grotte chiodati con tasselli o fittoni resinati in acciaio 304, anche se apparentemente in buono stato. Soste con materiale arrugginito dove far passare la corda quali grilli o moschettoni da ferramenta. Alto rischio di rottura

Seguendo questo schema, qui sotto ho cercato, a livello indicativo, di elencare alcune falesie costiere della Sardegna ed associare un grado di rischio. Serve per dare un’idea generale, va da sé che ciascuna via dev’essere valutata indipendentemente e che lo status del materiale può cambiare nel tempo, generalmente in peggio a meno che la via non sia parzialmente o del tutto richiodata.

È importante sottolineare che questa problematica non riguarda soltanto la Sardegna, bensì moltissime falesie affacciate al mare Mediterraneo come in Sicilia, le Isole Baleari, Leonidio e Kalymnos in Grecia, Portogallo, e anche altrove.

FALESIE COSTIERE DELLA SARDEGNA E GRADO DI RISCHIO
Capo Testa/Cala Spinosa (Santa Teresa di Gallura) – rischio 4
Capo Caccia/Casarotto (Alghero) – rischio 1 (solo vie richiodate), rischio 4 le altre
Capo Caccia vie lunghe (Alghero) – rischio 4
Capo Pecora Mikado (Arbus) – rischio 2
Capo Pecora Area Trad (Arbus) – rischio 2 (soste)
Ferr’e Cuaddu (Buggerru) – rischio 1
Cuenca Del Cabron (Buggerru) – rischio 4
Scogliera Di Pranu Sartu (Buggerru) – rischio 2 (solo vie richiodate)
Masua Castello Dell’iride (Iglesias) – rischio 1/2 (solo vie richiodate)
Masua Pandora e Gea (Iglesias) – rischio 2
Masua Wild Cadapria (Iglesias) – rischio 1 (vie richiodate) – rischio 3 (le altre vie)
Masua vie lunghe (Iglesias) – rischio 2 (solo vie richiodate) – rischio 4 (le altre vie)
Masua Torrioni (Iglesias) – rischio 1/2 Torre Sauron e Titti – rischio 3 altri settori
Capo Giordano (Portoscuso) – rischio 2
Cala Fighera (Cagliari) – rischio 1/2 (vie richiodate)
Villasimius – rischio 1/2
Jurassic Park – rischio 2/3
Pegasus (Tertenia) – rischio 2
Cala Sirboni (Gairo) – rischio 2
Porto Di Santa Maria (Baunei) – rischio 1 (vie richiodate parte sinistra) – 3 (le altre)
Pedra Longa (Baunei) – rischio 2
Punta Su Mulone vie lunghe (Baunei) – rischio 2
Punta Giradili (Baunei) – rischio 2/3
Aguglia Di Goloritze’ (Baunei) – rischio 2 (vie richiodate), 3 (vie non richiodate)
Oronnoro (Baunei) – rischio 3
Cala Luna (Baunei) – rischio 4
Cala Fuili (Dorgali) – rischio 1/2
Biddiriscottai Scogliera, Grotte e Millennium (Dorgali) – rischio 1/2 (solo vie richiodate), 4 (le altre)
Tavolara (Olbia) – rischio 3

Si tratta di una valutazione soggettiva, in base alla mia esperienza, che spero possa aiutare gli arrampicatori a prendere delle decisioni consapevoli. Ricordo che ogni arrampicatore è responsabile delle proprie decisioni e azioni riguardo alla valutazione del materiale fisso presente in falesia: spit, soste, rinvii fissi, cordoni. Le informazioni sono aggiornate al febbraio del 2026.

- Maurizio Oviglia, Cagliari

Info: www.pietradiluna.com




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