Moltitudine alla Rocca di Baiedo, inseguendo il Gigante. Di Ivo Ferrari
Grazie ad un consiglio di un amico, questa mattina ci siamo alzati più tardi del solito, anche se il "tardi" mio è sempre presto per Federica. Conosco bene la Rocca di Baiedo, la sua roccia, la sua comodità e le sue meravigliose linee, conosco… ma non tutto!
Nel lontano 1981 il "Gigante" Andrea Savonitto con Luca Mozzati salirono la "loro" linea nuova Moltitudine a destra della superclassica Solitudine, una delle vie più percorse del lecchese. Arrampicarono come si arrampicava un tempo: poche protezioni, tanta testa e veloci verso l'alto. Sì, perché la fame di roccia portava a essere veloci.
Andrea è il creatore di numerose e meravigliose linee che negli ultimi anni sono state ancor più apprezzate. Vie come Anna nel Sole sul Pizzo Tre Signori, Coito Ergo Sum sul Torrione di Mezzaluna in Val Gerola e molte altre sono rimaste lì nel tempo e, come il buon vino, con il tempo sono poi rinate.
Io, che credevo di conoscere la Rocca, ho sempre visto i resinati (ormai lì è resinato ovunque) alla destra di Solitudine. Ma, non so darmi una spiegazione, ho sempre arrampicato a sinistra... (NON È uno slogan politico).
Questa mattina siamo venuti per lei. Niente concatenamenti, niente su e giù per salire più roccia possibile, solo e unicamente per lei. Per conoscere, per colmare una lacuna inutile.
Non trovo parole per descrivere, a chi non conosce questo posto, l'avvicinamento alla parete, perché praticamente non esiste!
Alla nostra sinistra, una cordata sta salendo il primo tiro di Solitudine. Sembrano disorientati quando arriviamo. Succede sempre ed è normale che quando arriva qualcuno dietro di te, porta un po' di sano fastidio, accompagnato dal pensiero: “E se sono lento?” oppure “Li faccio passare e, se poi sono lenti loro...?”
Ma oggi si capisce subito che noi siamo due signori di mezza età che non vogliono infastidire nessuno, e tantomeno correre in verticale. Ci spostiamo alla loro destra, verso l'inizio di Moltitudine.
La prima lunghezza è un gioiello, una lunga filata su roccia fantastica dove il grado non esiste, perché il piacere e la logica vengono prima di tutto, e il "tutto" è quello che amo di più!
Qualche ciuffo d'erba nasconde vecchi cordini di un tempo che fu, ma Geppe e Rocco mi hanno garantito dell'imminente pulizia. Loro sono due amici che stanno pulendo e sistemando un po' la Rocca, le linee della Rocca, hanno anche aperto qualche nuova lunghezza! È proprio vero, non è mai finita: ci toccherà ritornare!
Alla sosta raggiungiamo i due di Solitudine (loro sono alla seconda sosta). Il tiro seguente è in comune, non si potrebbe salire diversamente: un bosco verticale su entrambi i lati fa sì che tutti passino di lì!
Poi ci dividiamo nuovamente. La placca è spaziale, ricca di erosioni e chiodata il giusto. Mi sto divertendo come un bambino, o meglio, come un adulto felice di essere tale. Trovo in ogni movimento qualcosa di meraviglioso. E sì che, alla fine dei conti, arrampicare è vario ma, a lungo andare, abbastanza uguale... ma a noi piace!
La lunghezza successiva inizia con una vena, un erosione del tempo dove le dita si muovono in obliquo verso destra puntando al cielo. E l’ultima lunghezza ci deposita nel conosciuto bosco. A nord la neve ci ricorda la stagione, quelle che mi fa impazzire, quella delle luci Natalizie, dei colori, delle giornate corte… quella che questo anno vivrò da spettatore…
Rientrato alla macchina, la testa inizia a girarmi. Lentamente capisco che oggi non volevo, e non potevo, fare altro.
Grazie Andrea, grazie Luca. Veramente una linea bella, divertente e consigliatissima: sia a chi non conosce la Rocca, sia a chi crede di conoscerla tutta. Me compreso! Felice anno nuovo.
































