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Airbus in Antartide. Imprese epocali e turismo

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Le riflessioni di Manuel Lugli alla notizia che un Airbus A340 è atterrato in Antartide. Un 'test' per aumentare decisamente i numeri dei 'turismo del lusso' in uno dei luoghi più incontaminati e fragili del pianeta?

Notizia di ieri, 29 novembre 2022 su Repubblica: "Il primo Airbus A340 atterra in Antartide, l'impresa epocale della Hi Fly apre la via del turismo".

Di epocale in questa notizia, c'è solo la tristezza. Quella di pensare che si possa "aprire la via del turismo" in Antartide, con i costi altissimi che ha, solo perchè un aereo da 359 posti atterra sul terreno ghiacciato. E soprattutto che questa sia una qualche forma di conquista, di successo per l’umanità. Ma al di là del problema "formale" dell'articolista, che ha imbastito il titolo a scopo, come sempre, sensazionalistico, rimane la realtà dei fatti: che il volo è stato commissionato alla Hi Fly, compagnia di charter portoghese, da uno degli operatori del lusso antartici, White Desert - l'altro è Antarctic Logistic Expeditions.

Le "avventure di lusso" - un palese ossimoro - di White Desert, costano dagli 83.000 ai 96.000 US$ a testa per otto giorni, a seconda del programma, per un massimo di 12 persone. Se poi uno non volesse condividere con estranei il viaggio – si sa, c’è sempre il rischio di trovarsi qualche rompiscatole nel gruppo - e preferisse farlo con i propri amici o famigliari, può sempre charterizzare in esclusiva il tour per 996.000 $ - o 1.152.000 $, sempre a seconda del programma. In ogni caso si tratta di oltre 10.000 $ a testa al giorno.

Ovviamente gli ospiti sono alloggiati in tende ultra-confortevoli e riscaldate, con ricche finiture in pelle (!), serviti con pasti haute cuisine, champagne e pane fresco tutti i giorni. Il programma settimanale prevede vari voli "esplorativi" per visitare aree lontane dal campo e raggiungere il Polo Sud (presso cui brindare a champagne, naturalmente), trasporti con veicoli 4x4 o motoslitte "per i più avventurosi" (testuale sul programma) per raggiungere la base di una piccola, facile montagna su cui salire camminando, in tutta comodità. I veri esploratori possono anche gironzolare in fat bike o fare qualche calata in corda doppia su piccoli seracchi per un brivido in più.

Sono certo che, almeno in tempi brevi, gli operatori di White Desert faranno fatica a riempire gli oltre 300 posti di un A340, ma chissà, pian piano...Certamente se aumentano i numeri, possono diminuire i costi, ma per diminuire i costi, viceversa, bisogna aumentare i numeri: è la dura legge del mercato. Ovviamente per aumentare i numeri, bisogna allargare i campi di lusso e le strutture annesse e connesse, ci vuole più personale, più mezzi motorizzati, occorre portare più combustibile per riscaldare le tende dove dormono questi moderni "avventurieri" con le pantofole, servono più voli cargo per le attrezzature, da smontare e montare a ogni fine e inizio stagione - perchè altrimenti i venti catabatici a oltre 250 km/h soffiano via tutto - e più voli per evacuare l’aumentata quantità di rifiuti. Insomma, una spirale di crescita - ah, la crescita ! - per un luogo in delicatissimo equilibrio, per sua natura e per gli effetti ormai innegabili del riscaldamento globale.

Di epocale in questa notizia, c'è solo la rabbia di vedere un luogo come l'Antartide pensato come immenso luna-park, ridotto a scenario di finte avventure completamente addomesticate per pochi ricchi. Molto ricchi. A testimoniare, ancora una volta, l’arroganza di un pensiero in cui è lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente al centro delle azioni. Non bastano i facili greenwashing attraverso il supporto a qualche progetto carbon-neutral o le certificazioni di enti sempre più numerosi e sempre meno verificabili.

Di epocale c’è lo sconforto di constatare ancora una volta lo spaventoso squilibrio di risorse e disponibilità esistente sulla Terra: un pianeta in cui centinaia di migliaia di disperati ammassati a confini naturali e artificiali cercano un destino migliore affrontando violenza, gelo e fame e poche centinaia di smisuratamente ricchi si permettono il lusso di un gelo riccamente organizzato.

Retorica? Buonismo? Ipocrisia? Probabilmente riflettere su questi temi comporta anche questo: ognuno di noi conserva in sé dosi variabili di tutto questo. Ma a furia di semplificazioni o, al contrario, eccesso di sofismi, a furia di far finta di niente, di pensare che tutto riguardi solo "gli altri", siamo diventati impermeabili al peggio.

Stiamo navigando su un iceberg che si consuma piano piano. Negli iceberg, per motivi chimico-fisici, la distribuzione del peso cambia man mano che esso si scioglie, in un equilibrio costantemente "mobile". A un certo punto, quando la massa della parte emersa supera quella della parte immersa, l’equilibrio si rompe e l’iceberg si ribalta completamente, travolgendo qualsiasi cosa sia sopra o attorno ad esso. Ma non è dato sapere quando questo accadrà, perché l’equilibrio tra le parti cambia lentissimamente e il momento non è prevedibile.

Ecco, noi siamo qui in questo momento: naviganti su un iceberg in equilibrio precario di risorse, ambientale e umano, di cui non conosciamo il momento del ribaltamento. Che avverrà, perché questo è certo: se non agiremo ampliando il nostro pensiero "ecologico" – c’è anche un’ecologia umana altrettanto importante di quella ambientale - e non diventeremo finalmente consapevoli che di mondi ce n’è uno solo. Per tutti.

di Manuel Lugli

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