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Simon Messner e Martin Sieberer in apertura su Goodbye Innsbrooklyn sulla nord del Schrammacher nel Valsertal, Austria
Fotografia di Simon Messner / Martin Sieberer
Simon Messner e Martin Sieberer in apertura su Goodbye Innsbrooklyn sulla nord del Schrammacher nel Valsertal, Austria
Fotografia di Simon Messner / Martin Sieberer
Simon Messner e Martin Sieberer in apertura su Goodbye Innsbrooklyn sulla nord del Schrammacher nel Valsertal, Austria
Fotografia di Simon Messner / Martin Sieberer
Simon Messner e Martin Sieberer in apertura su Goodbye Innsbrooklyn sulla nord del Schrammacher nel Valsertal, Austria
Fotografia di Simon Messner / Martin Sieberer

Nel Valsertal in Austria Simon Messner e Martin Sieberer aprono Goodbye Innsbrooklyn

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Il report dell'alpinista Simon Messner che insieme a Martin Sieberer ha aperto Goodbye Innsbrooklyn, una difficile via di misto sulla parete nord del Schrammacher nel Valsertal in Austria.

Come è ben noto, la Valsertal è stata valorizzata soprattutto da David Lama che, dopo l'apertura di una via estiva nel 2008 insieme a Jorg Verhoeven, aveva notato il potenziale di questa piccola valle alle porte di Innsbruck per l'alpinismo invernale. Dal 2012 al 2018 proprio lì Lama aveva aperto nuove vie e dopo la sua prematura scomparsa, ogni inverno vengono aggiunte interessanti nuove linee. L'ultima creazione porta la firma di Simon Messner e Martin Sieberer che sulla nord del Schrammacher hanno aperto Goodbye Innsbrooklyn. Ecco il report di Messner.

GOODBYE INNSBRUCK di Simon Messner

Alla fine di marzo, Martin Sieberer ed io siamo riusciti ad aprire una via molto logica ma molto alpina sulla parte destra della parete nord dello Schrammacher nella Valsertal in Austria.

Ci sono voluti quattro tentativi, distribuiti su cinque anni. Abbiamo dovuto rinunciare ad un primo tentativo in pieno inverno 2017 perché le ripide placche di granito non ci sembravano arrampicabili con piccozze e ramponi. Siamo tornati in tarda primavera - questa volta con le scarpette d'arrampicata - ma la parete era fradicia d'acqua a causa dello scioglimento della neve, e la continua caduta dei sassi ci ha costretto a desistere nuovamente.

Con l'intenzione di tornare quando faceva più freddo, abbiamo depositato nuts, fettucce, chiodi per un altro tentativo. Ma quando l'anno successivo abbiamo risalito la valle fino alla parete, il materiale depositato era sparito - poiché i nuts non possono camminare, presumo che il materiale sia stato (purtroppo!) rubato...

In ogni caso anche questo tentativo si è concluso al 3° tiro perché non osavamo salire oltre, con solo quattro chiodi da roccia, tre nuts e pochissimi cordini. Il rischio di non riuscire a calarci per mancanza di materiale era troppo grande. Quindi abbiamo abbandonato il tentativo, nuovamente.

Alla fine di marzo 2022 in Tirolo e nelle Alpi non c'erano stati precipitazioni degne di nota da un mese intero: è stato il marzo più secco da quando sono iniziate le rilevazioni. Per gli agricoltori, per lo scioglimento dei ghiacciai polari e per il nostro clima una catastrofe (!), per Martin e me una benedizione. La parete sembrava asciutta e le temperature fredde di marzo erano ideali perché tenevano congelati ed incollati i numerosi massi di granito friabili e talvolta grandi come macchine in parete (o almeno così ci siamo detti).

La nostra strategia era la seguente: sci per l'avvicinamento, ramponi leggeri e attrezzi da ghiaccio per la salita verso la parete, scarpette da arrampicata per la parte bassa e un paio di scarponi da montagna, ramponi e attrezzi da ghiaccio nello zaino per le emergenze. Un piumino per chi assicurava, 800 ml di liquido e due barrette a testa.

Alle tre e mezza del mattino del 24 marzo 2022, Martin è venuto a prendermi a Innsbruck. Circa un'ora più tardi stavamo già salendo con gli sci da scialpinismo, seguendo il cono di luce delle nostre lampadine in direzione di Schrammacher e Sagwand. Lì, ai piedi della parete, abbiamo depositato gli sci e abbiamo preso scarponi, ramponi e piccozze. A turno abbiamo battuto la traccia, salendo l'ampia rampa di neve che ci portava direttamente sotto l'evidente sistema di fessure e diedri che svettavano ripide nel cielo. Che linea!

Dato che conoscevo il terreno meglio di Martin, ho iniziato io a salire da capocordata. Nel secondo tiro sono arrivato di nuovo al punto in cui bisogna scavalcare una lama (VII). Un posto bruttino, poiché la lama viene utilizzata non solo per la progressione, ma anche per assicurarsi con un piccolo friend. Avevo già attrezzato la sosta e osservavo Martin mentre mi seguiva. Aveva appena tolto il Camalot dalla fessura, voleva salire più in alto e... in quel momento l'intera lama si è staccata! Che fortuna che Martin e il nostro pesante zaino erano assicurati con la corda dall'alto. Se la grande lama si fosse staccata mentre salivo io, probabilmente la faccenda non sarebbe stata così semplice...

Lo shock era ancora nelle nostre ossa, perché eravamo consapevoli che i prossimi tiri sarebbero stati probabilmente altrettanto friabili, ma anche che il terreno sarebbe stato ancora più ripido. Avremmo dovuto essere estremamente attenti!

Il tiro successivo rappresentava il tiro chiave: dopo una sequenza in placca bisogna scavalcare una fessura poco profonda sopra un tettino arrotondato (VIII-). L'ultima protezione (che non ispira fiducia!) era molto lontana. Martin ha rischiato e... è riuscito a salire questo difficile tratto chiave senza cadere! Wow! Le stelle erano allineate per noi

Seguendo sempre il caratteristico sistema di fessure e diedri, siamo riusciti a fare rapidi progressi. Ci è piaciuto il fatto che riuscivamo ad arrampicare con le scarpette, e che il capocordata potesse arrampicare senza guanti. Sebbene non sentissimo più le dita delle mani e dei piedi a causa del freddo, l'arrampicata era comunque molto più sicura che con le piccozze e ramponi che il secondo portava nello zaino.

Dopo il 7° tiro, la parete ha iniziato ad appiattirsi notevolmente e – difficile da credere – abbiamo raggiunto il sole pomeridiano. Così avevamo smesso di tremare alla soste, almeno per un po!

Siamo saliti dritti su placche di granito e attraverso grossi massi incastrati. Per superare brevi gradini di neve abbiamo usato il nostro martello da roccia come una specie di piccozza di emergenza. Per la maggior parte, tuttavia, siamo riusciti a scalare su roccia. Verso le 16 siamo finalmente arrivati ​sulla cresta tra Schrammacher e Sagzahn. Ce l'avevamo fatta, finalmente! Cinque anni dopo il nostro primo tentativo, e pochi giorni prima di lasciare Innsbruck e trasferirmi in Alto Adige con la mia ragazza. Non riesco a pensare a un regalo d'addio più bello del completamento di questo lungo progetto: una via da sogno nelle immediate vicinanze di Innsbruck, cosa chiedere di più? Grazie Martin!

Note:
- Una ripetizione di questo percorso richiede che l'alpinista sia completo: sci per l'avvicinamento, l'arrampicata in alta montagna e l'uso di piccozze e ramponi devono assolutamente essere padroneggiati.
- Una buona strategia è un prerequisito per poter salire la via in giornata.
- Tutte le lunghezze sono state salite in libera dal capocordata.
- Dopo la rottura della lama sul secondo tiro, il punto (ex VII) dovrebbe ora essere più difficile (stimato 7a).

di Simon Messner

Links: FB Simon Messnerwww.simon-messner.comSalewaSCARPA

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