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Durante l'apertura di Heart of Stone sulla parete ovest di Monte Huntington, Alaska (Luka Lindič, Ines Papert 26-27/04/2021)
Fotografia di Ines Papert / Luka Lindič
Durante l'apertura di Heart of Stone sulla parete ovest di Monte Huntington, Alaska (Luka Lindič, Ines Papert 26-27/04/2021)
Fotografia di Ines Papert / Luka Lindič
Durante l'apertura di Heart of Stone sulla parete ovest di Monte Huntington, Alaska (Luka Lindič, Ines Papert 26-27/04/2021)
Fotografia di Ines Papert / Luka Lindič
Heart of Stone sulla parete ovest di Monte Huntington, Alaska (Luka Lindič, Ines Papert 26-27/04/2021)
Fotografia di Mark Westman

Un cuore di pietra sul Monte Huntington in Alaska. Il report di Luka Lindič

di

Il report di Luka Lindič della prima salita, effettuata con Ines Papert, di Heart of Stone aperta sulla parete ovest del Monte Huntington in Alaska nell'aprile 2021.

Siamo nel primo mese di quello che potrebbe essere il viaggio della nostra vita. Finalmente per noi è iniziato il viaggio arrampicata lungo tutta la “Panamericana” e vista la situazione, ci sentiamo decisamente privilegiati di poterlo fare. Quest'anno restiamo in Alaska per tre mesi e il primo mese ci ha già offerto entrambi i lati dell'arrampicata in montagna. Nelle Revelations Mountains siamo stati completamente bloccati a causa del tempo e delle condizioni all'inizio di aprile. Dopo una breve vacanza a Seward, la fortuna invece è stata dalla nostra parte nel Denali National Park.

Dopo aver verificato le pareti lungo il ghiacciaio Ruth, Paul Roderick ci ha depositati sotto la parete ovest del Monte Huntington poiché sembrava nelle condizioni più promettenti. Almeno, da quello che abbiamo potuto vedere dal suo piccolo aeroplano. Dopo aver allestito il campo base, abbiamo iniziato subito salendo la via Colton Leach nelle prime ore della mattina successiva.

Siamo stati sollevati nel trovare buone condizioni e abbiamo progredito rapidamente su ghiaccio di difficoltà moderata, salendo molte volte tiri fino a 150 metri. La nostra velocità è stata ripagata perché la neve sulle rampe nella parte centrale della via era ancora ghiacciata quando l'abbiamo raggiunta, e questo ci ha permesso di proseguire con un buon ritmo. Alla fine delle rampe abbiamo "zigzagato" attraverso il tratto roccioso e abbiamo scalato un breve tratto di fessure ripide e molto divertenti su granito perfetto, fino al fianco innevato soprastante. Su questo abbiamo raggiunto la traccia battuta dal gruppo che aveva scalato la via Harward un paio di giorni prima. L’abbiamo seguita senza intoppi fino alla cresta sommitale, e lungo questa fino in cima al Monte Huntington.

In cima non c’era vento e faceva caldo, ma abbiamo iniziato rapidamente la nostra discesa perché non avevamo portato con noi l’attrezzatura da bivacco. Abbiamo disceso la cresta e abbiamo disarrampicato un tiro dalla cresta, poi ci siamo calati facendo delle soste Abalakov, tranne dove abbiamo trovato alcune soste su roccia. E’ stata una discesa in corda doppia piuttosto semplice, e una volta nel canale della parete ovest ho continuato a guardare la ripida parete alla nostra sinistra. La roccia sembrava molto solida ma piena di belle fessure. L'idea di scalare questa sezione di parete sembrava molto buona ma in quel momento non abbiamo pensato seriamente di farlo visto che eravamo ancora impegnati a tornare alla nostra tenda con le ultime luci del giorno.

Il giorno successivo ci siamo rilassati sotto il caldo sole e abbiamo iniziato a pensare a cosa provare nei giorni successivi. Poi abbiamo ricevuto - da Jack Tackle, che molto gentilmente ci sta aiutando mentre siamo qui in Alaska - delle previsioni del tempo molto promettenti per altri tre giorni. Le temperature calde sembravano perfette per quella ripida parete di roccia che avevamo visto durante la nostra discesa. Avevamo anche delle scarpette da arrampicata con noi al campo base, perché non sapevamo dove questo viaggio ci avrebbe portato. Dopo un altro giorno di riposo non ci è voluto molto per decidere di provarci. Questa volta abbiamo preparato materiale da bivacco, più Friends e anche le scarpette d’arrampicata. Da quello che avevamo visto, pensavamo di dover salire qualche tiro di roccia per raggiungere un evidente sistema di rampe di misto. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di partire tardi dal nostro campo base, per sfruttare il calore del sole pomeridiano per l'arrampicata su roccia.

Un cielo azzurro senza nuvole ci ha accompagnato quando abbiamo lasciato il nostro campo per la seconda volta, alle 11 del mattino del 26 aprile. Abbiamo trovato condizioni perfette sul pendio innevato iniziale, che abbiamo condiviso con la Via del Canale Ovest, poi abbiamo raggiunto dolcemente la ripida parete proprio mentre il sole l'ha colpita. Quando abbiamo iniziato a scalare su terreno vergine, abbiamo individuato un grande cuore sulla liscia parete di granito. Sembrava quasi troppo dolce per noi, una coppia nella vita e nell'arrampicata, ed entrambi abbiamo riso in sosta. Con nostra grande sorpresa, le logiche fessure erano piene di ghiaccio. Era uno strano tipo di ghiaccio, dello stesso colore della roccia a causa di tutto lo sporco che aveva incamerato. Era questo il motivo per cui non eravamo riusciti a vederlo da lontano. Le scarpette da roccia sono rimaste nello zaino e abbiamo continuato in modalità arrampicata su misto.

La salita si è rivelata ripida e quasi tutti i tiri avevano una specie di passaggio chiave boulderoso. Alcuni di questi piuttosto difficili, ma fortunatamente con protezioni per lo più decenti. Poi l'acqua ha iniziato a scorrere lungo la parete e il ghiaccio è diventato davvero marcio e fangoso. Sembrava che avessimo trovato l'ultimo giorno di quella finestra di bel tempo, prima che il ghiaccio scomparisse del tutto. Nell'ultimo tiro, poco prima di raggiungere un sistema di rampe che portava verso destra, abbiamo avuto un primo piccolo shock quando Ines ha rotto una presa ed è riuscita a malapena a non cadere.

La rampa stessa è stata salita molto velocemente con un mezzo tiro corda, ma poi sono rimasto bloccato per un po‘ di tempo su uno di quei passaggi boulderosi. L'ho sottovalutato e ho iniziato a scalarlo con lo zaino. Mi sono spostato lentamente verso l'alto, un movimento dopo l’altro, pulendo un sacco di neve inutile e cercando di trovare un buon posizionamento nel ghiaccio sottile, finché mi sono trovato in una posizione davvero scomoda in cui non potevo più togliermi lo zaino. Mi sono allungato il più possibile, verso il primo pezzo di ghiaccio dall'aspetto accettabile, ma non sono riuscito a raggiungerlo. Ho martellato la piccozza nel ghiaccio più in profondità che riuscivo, e poi ne ho afferrato la testa. Con questa sistema ho raggiunto a malapena il ghiaccio soprastante, e pensavo di essere salvo quando ad un tratto tutto si è rotto ed è rotolato via. Anch'io sono stato per l’aria per un momento, e ancora adesso non so come sono riuscito ad afferrare la piccozza sotto di me e non cadere. Dopo un po’ di respiro pesante ho provato di nuovo e questa volta fortunatamente ha funzionato.

Il resto della rampa è filato via liscio, con ghiaccio ottimo e dei buoni agganci nelle fessure fino all'ultimo tiro sotto il pendio innevato. Questo tiro ha richiesto quasi due ore per scavare attraverso il lato di un enorme fungo, perlopiù con protezioni piuttosto scarse e distanti. È stato sicuramente il tiro più serio dell'intera via, soprattutto perché era già buio quando l'abbiamo salito. Dopo aver salito altre due sezioni, abbiamo raggiunto un punto perfetto sotto un grande blocco per bivaccare. Erano già le 3 del mattino e ci sentivamo stanchi, ma è uscita la luna piena e non siamo riusciti a dormire per altre due ore perché era così bello.

La mattina seguente siamo partiti dal nostro bivacco con un solo zaino e abbiamo raggiunto la vetta del Mt. Huntington già alle 11 del mattino. Siamo rimasti seduti lì per quasi un’ora, e non potevamo credere che fosse così caldo. In qualunque direzione guardassimo riuscivamo a vedere soltanto le selvagge montagne dell'Alaska, e ci chiedevamo dove ci avrebbe portato il nostro viaggio.

La discesa è andata molto bene perché la conoscevamo già, e abbiamo raggiunto il nostro campo base nel pomeriggio, pronti per cenare presto. Dopo aver controllato sia con Jack Tackle che con Mark Westman, abbiamo capito di aver aperto una nuova via. Dopo i primi pendii innevati abbiamo scalato 20 tiri su nuovo terreno nuovo, prima di unirci alle altre vie sul pendio nevoso sommitale. L'elemento che segna perfettamente l'inizio della nostra linea ci ha dato lo spunto per il nome della via: Heart of Stone.

Vorremmo ringraziare Jack Tackle e Mark Westman per il loro aiuto e per aver condiviso con noi le loro conoscenze dell’Alaska.

di Luka Lindič

Mount Huntington, Central Denali Range, Alaska
West face New Route, Heart of Stone
Difficoltà: 1050m, M7, 50-90°
Prima salita: Luka Lindič, Ines Papert 26/27.4.2021
Materiale: 6 chiodi da ghiaccio, friends 0.2-3 alcuni doppi, nuts, 4 chiodi da roccia

Link: IG Ines PapertFB Ines Papertinespapert.comIG Luca LindičFB Luca LindičArc'TeryxCAMP

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