Stefano Ragazzo is the Rider on the Storm in Patagonia
Stefano Ragazzo in solitaria su Riders on the Storm, una delle big wall più famose al mondo. È questa la straordinaria notizia che arriva direttamente dalla Patagonia, dove la 34enne guida alpina padovano è riuscito a ripetere la leggendaria via sulla parete est della Torre Centrale nel massiccio delle Torri del Paine. Aperta durante sei tempestose settimane tra la fine del 1990 e l'inizio del 1991 da Kurt Albert, Bernd Arnold, Norbert Bätz, Peter Dittrich e Wolfgang Güllich, questa linea di 1300 metri è considerata uno dei gioielli della corona delle vie Patagoniche. All'epoca i tedeschi avevano superato difficoltà fino al 7c in libera e A3 in artificiale, e dopo diversi tentativi da parte di varie spedizioni l'ambita prima libera è stata effettuata nel 2024 da Nico Favresse, Siebe Vanhee, Sean Villanueva O'Driscoll e Drew Smith. Adesso è arrivata la prima solitaria assoluta, in stile capsula; dopo aver fissato i primi 12 tiri, Ragazzo ha iniziato il push il 21 febbraio ed è tornato a terra il 7 marzo, dopo aver raggiunto la cima alle 12:40 del giorno precedente. Il successo è arrivato dopo diverse solitarie, tra le quali spicca indiscutibilmente la prima solitaria di Eternal Flame sulla Nameless Tower nel massiccio delle Torri di Trango nel 2024.
Stefano, che figata! Ma ti sei recato in Patagonia per questa via, o bolliva anche qualcos'altro in pentola?
No no, solo per questo. Solo per Riders.
Ti eri preparato appositamente?
Sì, tantissimo! A luglio ero stato in Pakistan con i due ragazzi statunitensi, Michael Hutchins e Christopher Wright. Chris si era infortunato purtroppo e la spedizione non è andata a buon fine, ma già prima dell'incidente non mi sentivo a mio agio, mentalmente, ma anche fisicamente. Sentivo di essere completamente in overtraining, mi ero allenato troppo, facevo fatica ad acclimatarmi. Quando sono tornato a casa mi sono detto "OK, resetta tutto, riparti da zero e trova un obiettivo tutto tuo". Ho capito che era arrivato il momento di fare un Eternal Flame 2.0.
Dopo quel "fallimento" hai trovato una nuova spinta?
Io sono sempre così, quando mi incazzo, quando qualcosa mi prende male, poi trovo l'energia per ribaltare la situazione e fare qualcosa di figo. Un po' come è stato con The North Face che mi ha mollato prima di Eternal Flame. Quindi ho iniziato a costruire. Come prima cosa ho cambiato allenatore. E poi mi sono messo lì, da fine agosto fino al 10 gennaio quando sono partito, ad allenarmi duramente. Ho dedicato questi sei mesi ad allenarmi ogni giorno. Non ho più lavorato, non ho più fatto nient'altro. Ogni giorno ho dedicato la mattina e il pomeriggio ad allenarmi.
E ha funzionato?
Alla grande. Ci siamo confrontati, io e l'allenatore, per capire cosa mi serviva davvero. Ho fatto un sacco di cardio ovviamente, e poi tanta climbing e tanta palestra. E tante salite con l'haulbag. Attaccavo la corda fissa in catena e andavo su e giù con lo zaino con 10 kg di acqua dentro. Su e giù con la jumar, facevo tipo 500-600 metri con la jumar il pomeriggio. Fisicamente e mentalmente mi sentivo preparato, e quando sono partito sapevo che tutto quello che dovevo fare prima, l'avevo fatto.
In più, lì - al contrario dei Trango - non hai il problema della quota
Sì, quello è stato abbastanza importante a livello mentale, perché sentivo che riuscivo a recuperare molto più velocemente durante la notte. Soprattutto all'inizio, quando portavo su i sacconi, e fissavo i primi tiri, sentivo che la notte riuscivo a recuperare bene. Ma è stata l'unica cosa più facile. Tutto il resto è stato ben più difficile.
Tipo?
Appena ho mosso i primi passi sul primo tiro, mi sono reso conto che sarebbe stato un palo atomico. I primi tiri ti danno l'idea di quello che dovrai affrontare: gradi facili sulla carta, ma in realtà roccia marcia, placche sprotette, mancanza di soste, difficoltà a trovare la via giusta. Facevo tiri da 60 metri mettendo 3 micro friends. Adesso è facile raccontarlo, ma quando sei lì, completamente da solo...
Ma questo lo sapevi già prima?
Sì e no. Ho chiesto un po' in giro ma purtroppo ho fatto fatica ad avere delle info precise. Devo dire che Nico Favresse è stato un grande, mi ha spiegato un botto di roba ed è stato super gentile. Un grande.
Che stile volevi adottare per la salita?
Da quando sono arrivato a Puerto Natales il tempo è sempre stato brutto. Magari c'era qualche finestra di un giorno ogni settimana e mezzo, e ho usato quei giorni per portare su tutto il materiale ed iniziare a fissare i primi tiri. La mia idea iniziale era una salita in velocità, un po' come avevo fatto su The Nose. Ma con quel brutto tempo, e il fatto di essere lento - anche dovuto alla difficoltà di trovare la linea giusta - mi sono convinto di provare la via in stile capsula. Ho fissato lentamente i primi 12 tiri, sono sceso a terra e ho aspettato che ci fossero almeno due giorni di bel tempo prima di staccarmi da terra per il push.
12 tiri, poi la spinta verso la cima senza mai tornare alla base, giusto? 12 tiri su quanti? Ricordami per favore
40.
Beh non male...
Avevo cene per 14 giorni, colazioni per 8 giorni, e cibo per 8 giorni di scalata. In più, a differenza di Eternal Flame, ho dovuto portarmi dietro l'acqua. In tutto avevo circa 60 chili nei due sacconi.
Com'è andata?
Ho iniziato il 21 febbraio. Ho salito le fisse e ho passato la prima notte in portaledge, poi dopo un giorno di brutto ci sono stati due giorni decenti, quindi ho fissato fino sotto il grande tetto e sono tornato al portaledge. Lì ho aspettato qualche giorno di brutto tempo, prima di impiegare un giorno a spostare il campo dal 12° tiro a sotto il tetto. Il tempo è rimasto incerto ma sono riuscito a salire il caratteristico tetto, e ho fatto due o tre tiri oltre il tetto, poi è arrivata una bassa pressione tremenda.
Faceva freddo?
Freddissimo. C'era un giorno che la massima era -7°C, la minima era -9°C. Tutta l'acqua, tutta la roba, era tutto un blocco di ghiaccio. Un freddo assurdo. Un giorno ho provato a scalare con quel freddo, ma non riuscivo nemmeno a muovermi, facevo fatica a salire le corde con le jumar. Sopra il tetto ci sono due tiri duri, poi il terreno cambia, diventa misto. Mi sono detto che dovevo tenere duro, fissare fino a lì e poi aspettare il bello per provare a fare il push fino in cima, allora ho passato una giornata sotto la neve a scalare con gli scarponi. Artificiale puro, A2.
C'era anche vento?
Un botto di vento. Quando sono tornato al portaledge è arrivata questa bassa pressione pazzesca, sapevo che era in arrivo grazie a Silvia e Rolando Garibotti che mi mandavano il meteo. Tutti e due mi avevano avvertito delle raffiche di più di 100 km/h.
Nel portaledge ti sentivi al sicuro?
Mica tanto. Il giorno che ho fatto il tiro del tetto, mentre scalavo è caduto un sasso sul portaledge e mi ha fatto un buco sul telo. Un buco grande neanche come la mano. Ho cercato di nastrarlo, però con il freddo e il ghiaccio il tape continuava a staccarsi. Tape, tape, tape, finché è arrivato questo temporale. Il buco continuava a diventare sempre più grande, c'erano dei wind gust talmente forti che mi sballottavano ovunque, ero mega spaventato, poi è arrivato il finimondo.
Ovvero?
Il telo si è strappato del tutto e ha fatto effetto vela, il portaledge si è ribaltato e mi sono trovato a testa in giù, con le gambe attorcigliate sui tiranti, con tutto che voleva via. In quel momento mi sono detto "OK, è finita. Muoio."
Pazzesco
Alla fine sono 15 anni che faccio questa vita e ne ho visto veramente di tutti i colori, però ho sempre sentito che in qualche modo ne sarei uscito. Qui, per la prima volta in vita mia, quando si è strappato di colpo il portaledge in mezzo a quella tempesta assurda, mi sono detto "sono fottuto". In quell'istante mi sono come paralizzato, pensavo di non poter fare niente. Il bello è che tutte le mie corde, tutta l'attrezzatura, era fissata sui tiri sopra.
Un incubo
Avevo una corda da 60m che stavo usando come cuscino, ma molte delle cose dentro al portaledge non erano clippate alle fettucce. Tipo la giacca che era sotto la mia testa, il pannello solare, il cibo, la borsa del cibo... è volato via tutto! Da quando si è strappato il telo a quando il portaledge si è ribaltato sono passati più o meno 25 secondi, e in quei 25 secondi ho cercato di mettere dentro lo zaino tutto quello che avevo a portata di mano. Ero dentro il sacco a pelo... ho messo dentro tutto quello che potevo, il fornello, i guanti, un sacchetto di barrette e basta. Avevo gli scarponi in mano, poi si è ribaltato il portaledge, io mi sono trovato testa in giù con gli scarponi in mano e con il vento che mi sbatteva da una parte all'altra.
Era notte?
No, non era buio, erano tipo le sette e mezza di sera, stava venendo buio e lì per la prima volta, ti giuro, è stato bruttissimo. Mi sono detto "no, cazzo, qua non voglio morire. Ma che cazzo faccio?" Ho pensato di premere il pulsante SOS del Garmin, però poi ci ho ragionato un attimo e ho pensato che svegliare Silvia o Rolo non avrebbe cambiato niente. Nessuno avrebbe potuto fare niente qui. Io non potevo né salire né scendere, figurati uno da casa cosa può fare? Quindi ho capito che me la dovevo cavare da solo.
Come?
Pian piano ho cercato di mettere le cose in ordine. Ho strappato via il telo del portaledge perché continuava a sbattere da una parte all'altra come una vela. Ho cercato di mettermi gli scarponi, mi sono svincolato le gambe. In quel momento il portaledge è diventato come un cavallo impazzito che ha iniziato a sbattere a destra e a sinistra, avevo paura di essere colpito in testa, sono riuscito a chiuderlo e tenerlo fermo con le ginocchia contro la parete. Ero su una placca liscia, non c'erano appoggi, non c'era niente. L'unica cosa che avevo era quella corda da 60, quindi l'ho fissata e mi sono calato col grigri per due tiri, fino a una sosta che aveva una piccola cengia, tipo mezzo metro per un metro. Sapevo che lì dovevo cercare di far passare la notte.
E?
Sono sempre rimasto appeso al grigri perché la cengia era piccolissima e il vento talmente forte che non riuscivo neanche a stare seduto, mi spostava in continuazione. Ho passato la notte con le mani sopra la testa per tenere chiuso il sacco a pelo, ogni tanto prendevo sonno ma poi sentivo i piedi che si stavano congelando, ho cercato di muoverli sempre, battendoli contro la parete, finché verso le 6 e mezza, 7 di mattina la situazione ha iniziato a calmarsi. Il cielo si è un po' aperto, verso le dieci è arrivato il sole che ha un po' scaldato, ero fradicio, tra tutte le cose mi era volata via anche la giacca impermeabile. Ero fradicio, ma mi aveva salvato il sacco a pelo. Senza quello sarei morto.
Allora cos'hai fatto?
Ero in contatto con Silvia e Rolo che mi davano degli aggiornamenti meteo. Ho deciso di aspettare un po', asciugarmi, poi di risalire e riprendere il materiale per poter fare le doppie, lasciando tutto in parete. A mezzogiorno sono risalito e ho provato ad aprire il portaledge per sedermi e mangiare qualcosa, perché la sera prima, quando è arrivato il temporale, non avevo ancora cenato. Ormai erano quasi 24 ore che non mangiavo e bevevo. Ho aperto il portaledge, era a posto, e mi sono sdraiato lì, ho passato il pomeriggio lì un po' riposando, ma poi ho sentito per la prima volta la temperatura che si alzava. Per settimane vedevo queste nuvole che corrono, che si muovono velocissime e mi ricordo che ho chiuso gli occhi, li ho aperti e le nuvole erano ferme. Era stranissimo. Stava veramente arrivando la finestra! Mi sono detto: "Sei qui da due mesi, ormai sono due settimane che sei in parete, provaci, scava l'ultimo briciolo di forza che hai e provaci".
E sei partito per la cima?
Ho passato la notte lì sul portaledge senza telo, con la sveglia alle 3, poi ho risalito le corde e sono arrivato alla fine delle fisse all'alba. Alle 8 è arrivato il sole, faceva un caldo stratosferico, è stato assurdo passare da -10°C a +10°C in meno di 24 ore. Ho iniziato a salire i tiri di misto e, visto che andavo veloce, ho scaricato lo zaino e ho dato un'accelerata massima per salire gli ultimi 8 tiri. Aveva fatto freddo nei giorni precedenti e il ghiaccio non era male, riuscivo a scalare veloce con i ramponi e le picche. Quando sono arrivato in cima pensavo fosse pomeriggio inoltrato, invece erano le 12:40. In cima era surreale, non c'era un filo di vento, calma piatta totale, cielo azzurro, non c'era una nuvola.
Che sogno!
Davvero incredibile. Mi sono rilassato una ventina di minuti, poi è iniziata tutta l'epopea della discesa, ho lasciato giù corde, chiodi, soste. Mi sono calato fino a dove avevo fatto il primo campo al 12° tiro, verso le 22:30. Ho mangiato qualcosa e il giorno dopo ho continuato a scendere. Ho messo i piedi per terra, sul ghiacciaio, verso le 5 del pomeriggio. Era finito.
Che storia Stefano! Bestiale. Ma poi c'è stato un calo di tensione? Ti è salita la stanchezza?
No, anche questo è stato pazzesco. A quel punto avevo tre sacconi, perché uno l'avevo lasciato alla base, tre sacconi pieni zeppi di roba. Mi sono messo a fare shuttle, facevo 100 metri con uno, tornavo e prendevo l'altro, avanti così, facendo slalom fra i crepacci sui pendii ripidi. Per 3-4 ore sono andato avanti così, ho portato tutto fuori dal ghiacciaio, poi mi sono seduto per un attimo e in quel momento sono crollato per mezz'ora. Ero fuori dai pericoli, ce l'avevo fatta.
Avevi dato tutto?
Eh, questa volta ho scavato veramente fino in fondo. Detto questo, sono ancora sorpreso da quanto bene stavo appena sceso dalla montagna. Sembravo una formica, mi hanno detto quelli che mi hanno visto, avanti indietro, avanti indietro. Questo è l'allenamento, questo è avere finalmente una base, sono contento.
Ancora due domande Stefano, sono troppo curioso: la via, era all'altezza delle tue aspettative? È una delle big wall più famose al mondo.
Allora, a livello arrampicatorio, del gusto di scalare, speravo che Riders fosse meglio, perché su tutta la prima parte la roccia è molto brutta, le protezioni sono distanti, è molto pericoloso, cade anche un botto di roba dall'alto, quindi sei sempre un po' stressato da questa situazione. Poi la parte centrale, dove c'è la headwall, le offwidth, è bello e figo scalare lì, ero contento di aver fatto la Monster Offwidth su El Cap perché qui stavo facendo gli stessi movimenti. Poi la parte alta, di nuovo non è molto bella. Invece Eternal Flame è come scalare su El Cap, a 6000 metri però. Le fessure sono fighe, fai un sacco di incastri, mentre su Riders ho fatto un sacco di artif, coi cliff. Ho messo più pecker e robe precarie su Riders che in tutta la mia vita! Questa è stata la mia sensazione, parlando da scalatore puro. Eternal Flame è una via molto più bella.
Invece se paragoni l'esperienza?
Su Eternal pensavo di aver dato tutto, di aver scavato fino in fondo. Adesso che ho fatto Riders posso dire di aver scavato non due, ma tre volte di più. Tolta la quota, tutto è stato più difficile. La scalata, l'artificiale, la sensazione di fare quei passi sui cliff, a 15 metri su una fessura marcia, con i sacconi che si incastrano, le monster offwidth in rope-solo... è stato tutto di più. Su Eternal se non riesci ti appendi su un buon friend. Qui su un cliff o un pecker. Non è proprio la stessa cosa.
Hai giocato il jolly!
No dai, non voglio dire che ho giocato il jolly. Ho giocato le mie carte nella maniera giusta, senza il jolly. Mi sono tirato fuori dai guai da solo. E sono contento di questo. Per un minuto mi sono impanicato e pensavo di morire, poi in mezzo a quella tormenta sono riuscito a resettare tutto, piano piano ho iniziato a capire come fare. Era come quando hai un puzzle di 1000 pezzi, tutti mischiati e rovesciati, ti sembra impossibile, poi inizi a mettere un po' di ordine, a spostare quelli blu di là, quelli rossi di qua, finché non lo finisci. È stato più o meno così. 15 anni fa non sarei riuscito a cavarmela. L'esperienza, le esperienze positive e negative di questi ultimi 15 anni, mi hanno permesso di fare Riders in solitaria.
Beh complimenti Stefano, te la sei proprio creato questo successo, te lo meriti, bravo!
Stefano ringrazia: Grivel, La Sportiva, Totem Cams



































