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Omar Genuin durante la prima libera di Spirito Libero sull'Agner, Dolomiti, aperta da Gigi Dal Pozzo e Maurizio Fontana nel 2000.
Fotografia di archivio Sara Avoscan, Omar Genuin
Sara Avoscan durante la prima libera di Spirito Libero sull'Agner, Dolomiti, aperta da Gigi Dal Pozzo e Maurizio Fontana nel 2000.
Fotografia di archivio Sara Avoscan, Omar Genuin
Omar Genuin e Sara Avoscan durante la prima libera di Spirito Libero sull'Agner, Dolomiti, aperta da Gigi Dal Pozzo e Maurizio Fontana nel 2000.
Fotografia di archivio Sara Avoscan, Omar Genuin
La relazione di Spirito Libero sull'Agner, Dolomiti, aperta da Gigi Dal Pozzo e Maurizio Fontana nel 2000.
Fotografia di archivio Sara Avoscan, Omar Genuin

Spirito Libero sull’Agnèr, prima libera di Sara Avoscan e Omar Genuin

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Il report di Sara Avoscan e Omar Genuin che hanno effettuato la prima libera di Spirito Libero, una via aperta sulla parete sud est del Monte Agner nelle Dolomiti da Gigi Dal Pozzo e Maurizio Fontana nel 2000. Una via di quattro tiri su roccia eccezionale e difficoltà massima fino all’8a, per ricordare e valorizzare l'alpinismo di Gigi Dal Pozzo.

Gigi il folle, così era chiamato comunemente Gigi Dal Pozzo, con questo soprannome mi è stato presentato e come tale Omar l’ha conosciuto.

Era il 2003 quando Omar lo trovò in falesia in Caleda da solo mentre faceva traversi. Gentilmente gli chiese se voleva una sicura, ma lui con poche parole rispose che avrebbe fatto da solo... così dopo poco partì su El Cumbre (6c+) con un’auto sicura, che sapeva poco di sicura, passando uno spit sì e tre no. Omar e il suo compagno da buoni neofiti restarono a guardarlo impietriti. A un certo punto si sentì un urletto di terrore: gli era scivolato un piede a 15 metri da terra… la falesia si bloccò finché non raggiunse la sosta indenne. Omar scoprì solo molto tempo dopo chi era quella persona e ancora oggi si chiede se quel piede gli fosse scappato veramente o se fosse stata una burlonata alla Gigi. Certo, l’unica cosa che ha pensato quel giorno è stata: “Elo chi sto mat?” (chi è sto matto?).

Negli stessi anni anch’io ho avuto l’onore di conoscerlo, mi avevano parlato tanto di questo “Gigi il pazzo”, ogni volta che Marcello (il mio papà di arrampicata) lo nominava rideva tra sé. Il giorno in cui l’ho incontrato non ha fatto pazzie, forse perché io avevo 13 anni o forse perché Marcello gli aveva fatto capire che era meglio non farmi spaventare. Quel giorno, durante il viaggio in macchina, il suo sguardo era sempre rivolto alle pareti alla ricerca di qualche linea ancora da aprire, è rimasto per tutto il tempo così appoggiato con le mani sul cruscotto, tanto che se non ci fosse stato il parabrezza la testa sarebbe stata costantemente fuori dall’auto per vedere meglio i suoi futuri progetti. Io quindi non l’ho conosciuto come folle, ma solo come un grande sognatore di linee.

Gigi era proprio così: folle e inesauribile. La sua attività in Dolomiti è stata immensa, ma poco conosciuta in relazione alla quantità e alla qualità di vie che ha aperto… tante vie sono sconosciute e altre ancora oggi aspettano di essere ripetute e valorizzate.

Da quando purtroppo è mancato Gigi, io e Omar ci siamo ripromessi, quando possibile, di ripercorrere alcuni suoi capolavori, ci sembrava un bel modo per ricordarci di lui e per “farlo vivere ancora”. Così un po’ per curiosità, un po’ incitati dal nostro amico e gestore del rifugio Scarpa, lo scorso autunno siamo incappati su una sua via senza nome sulla parete sud est dell’Agner. Come gran parte delle sue vie, la relazione era essenziale e non siamo riusciti a recuperare molte informazioni, anzi, solo qualche giorno dopo siamo venuti a sapere da Rizio (Maurizio Fontana), insieme ad altri aneddoti, che quella via non era stata liberata, così vista la bellezza delle lunghezze ci è sembrato bella l’idea di tornare per salirla in libera e chiudere così un cerchio iniziato nel 2000 dagli apritori.

Purtroppo l’autunno piovoso non ci ha permesso di tornare, abbiamo dovuto aspettare la primavera e la fine del Lockdown per rimettere le mani su quella bellissima roccia… ma dobbiamo dire che dopo tanta reclusione ci è sembrata ancora più bella della prima volta. Ora la via è liberata, il cerchio è stato chiuso… ma mancava ancora il nome, così pensando a com’era Gigi, a come ha vissuto e a come avrebbe reagito a questo periodo di “clausura” la via l’abbiamo chiamata Spirito Libero: Gigi era proprio così, uno spirito libero. Non amava troppo le restrizioni, lottava per la sua libertà e appena poteva scappava sulle sue montagne. Liberi ci siamo sentiti anche noi su quelle placche, lontani dai problemi del momento, facendo quello che tanto amiamo e che ci fa sentire vivi.

Spirito Libero appartiene alla seconda generazione di vie che ha aperto Gigi, è una via sicura, protetta completamente a spit e offre un’arrampicata tecnica in un ambiente dove il distanziamento sociale non è certo un problema da attuare. Come tutte le vie che si trovano sul versante sud dell’Agner, ha uno sviluppo limitato, ma è caratterizzata da una qualità della roccia che in Dolomiti è più unica che rara e non ha nulla da invidiare al miglior calcare della Marmolada e permette di gustare un bellissimo panorama su tutta la conca Agordina.

di Sara Avoscan e Omar Genuin

Per informazioni sulle vie in Agner: RIFUGIO SCARPA tel. 331 3152963

Sara e Omar ringraziano: Karpos, La Sportiva

SCHEDA: Spirito Libero, Agner, Dolomiti

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