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Traversata Orobie 20-20 di Simone Moro: Passo della Scaletta, verso il Soliva
Fotografia di Tamara Lunger
Traversata Orobie 20-20 di Simone Moro: Pizzo Strinato
Fotografia di Tamara Lunger
Traversata Orobie 20-20 di Simone Moro: Monte Aga
Fotografia di Tamara Lunger
La Traversata Integrale delle Orobie: la prima traversata integrale di tutta la catena delle Alpi Orobie è stata effettuata nel 2000 da Simone Moro e Mario Curnis, e ripetuta nel 2020 da Simone Moro
Fotografia di archivio Simone Moro
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    TRAVERSATA DELLE OROBIE 2020
    Simone Moro e Alessandro Gherardi - Tabella di marcia


    8/9 Passo Vivione - Rifugio Tagliaferri
    M. Pertecata, M. del Matto, Costa di Valbona, M. Venerocolo, M. Demignone. P.sso Vo, P.sso Venano, P.sso Belviso

    9/9 Rifugio Tagliaferri - Rifugio Barbellino
    M. Gleno, M. Trobio, M. Costone, M. Strinato, Passo di Pila

    10/9 Rifugio Barbellino - Rifugio Curò

    M. Torena, Cime di Caronella, Cima del Lago Gelt, P.sso Bondone, P.sso della Malgina

    11/9 Rifugio Curò - Rif- Curò - Valbondione

    Pizzo del Diavolo della Malgina, Cima di Valmorta, Cime di Caganei, Cima Vag, Druet

    12/9 Conferenza a Verona

    13/9 Salita al Rifugio Curò alla sera

    14/9 Rifugio Curò - Rifugio Coca
    Valmorta, Cima Cantolongo, Passo del Diavolo, P. Nord Pizzo Coca, Cime d’Arigna, Dente di Coca

    15/9 Rifugio Coca - Rifugio Brunone
    Passo di Coca, Porola, Punta di Scais, Torrione Curò, Fetta di Polenta, Pizzo Redorta

    16/9 Rifugio Brunone - Rifugio Longo
    P.sso Scaletta, Cima Soliva, Pizzo Cavrin, Pizzo Gro, P.sso del salto, Pizzo del salto, Pizzo dell’Omo, Pizzo del Diavolo di Tenda, Bocchetta di Podavit.

    17/9 Rifugio Longo - Foppolo
    M. Aga, Pizzo Cigola, P.sso di Venina, Cima di Venina, M. Masoni, Pizzo Zerna, P.sso Publino, Corno Stella, Lago Moro

    18/9 Foppolo - Ca San Marco
    Lago Moro, M. Toro, P.sso Dordona, M. Cadelle, P.sso Porcile, M. Valegino, P.sso Tartano, Cima di Lemma, P.sso di Lemma, Pizzo Rotondo, M Azzaredo, M.Tartano, Bocc.ta di Budria, Rifugio Balicco, M. Fioraro, Pizzo Segade

    19/9 Ca San Marco - Rifugio Benigni
    Cimetto, M. Verrobbio, P.sso di Verrobbio, M. Colombarolo, M. Ponteranica, M. Valletto, P.sso Salmurano, Cima Piazzotti, Bocca di Trona

    20/9 Rifugio Benigni - Rifugio Ratti Cassin/Piani Di Bobbio
    P.zzo Tre Signori, Cima di Camisolo, Zuc di Valbona, Zuc di Cam, M. Foppabona, Zucco di Corvo, P.sso del Gandazzo

Simone Moro racconta la sua Traversata Orobie 20-20

di

Simone Moro racconta la sua traversata Integrale delle Orobie lungo la linea di creste che fanno da spartiacque tra la provincia di Bergamo e quelle di Brescia, Sondrio e Lecco. Una lunga cavalcata in quota che l'alpinista bergamasco aveva già compiuto nel 2000 con Mario Curnis e che ora ha ripercorso insieme ad Alessandro Gherardi.

Non potevo che avere il Grande vecchio all’inizio e alla fine della mia seconda traversata integrale delle creste delle Alpi Orobie. Mario Curnis, classe 1936, era colui con il quale avevo percorso a fil di cielo, esattamente 20 anni fa, lo spartiacque naturale che svetta tra le province di Bergamo e quelle di Brescia, Sondrio e Lecco. La proposta me l’aveva lanciata proprio a lui 20 anni fa, dopo esserci conosciuti ed aver realizzato la nostra prima spedizione assieme in Pamir e Thien Shan, il progetto Snow Leopard sulle 5 cime di settemila metri di quella regione.

L’invito di Mario era avvenuto nella sua casa bergamasca immersa nel bosco, raggiungibile solo a piedi nella frazione San Vito di Bergamo. Va però riconosciuto che il progetto della traversata delle creste orobiche era stato ideato da Piero Nava, avvocato e vice capospedizione della prima spedizione italiana all’Everest nel 1973. Nava aveva più volte tentato la traversata, in compagnia di Mario, sempre presente durante questi tentativi che, però, fallirono sempre dopo pochi giorni.

Correva l’anno 2000, quando Mario mi disse, buttandomi due cartine topografiche sul tavolo e illustrandomi con un movimento calmo e silenzioso del suo dito da destra a sinistra, che forse io potevo essere il "socio" giusto per portare a termine questo viaggio di due settimane in cresta. Erano circa 150 km di sviluppo, oltre cento vette da salire tra i duemila ed i tremila metri, molte senza nome e senza quasi segno di passaggio, niente croci, niente sentieri. Solo una quota sulla mappa a identificarne l’esistenza e a volte qualche ometto di pietra che rompeva il profilo regolare di queste creste e cime sospese nel vuoto. Era il festival del su e giù, dell’alpinismo su difficoltà che Mario definiva "classiche", il regno del terzo o al massimo quarto grado su roccia instabile dove, con scarpe escursionistiche, si doveva andare comunque il più possibile slegato o in conserva altrimenti non si sarebbe mai arrivati nè alla fine, nè al bivacco serale.

Le Orobie

Le Orobie sono le mie montagne, quelle della provincia più martoriata dalla pandemia di inizio anno, quelle di gente che è abituata a lavorare duro, a resistere, con una ancor scarsa vocazione turistica, ma che proprio nel territorio e nel carattere ha il potenziale per smettere di considerarsi come luogo poco attraente o di secondo ordine, rispetto alle blasonate montagne a est e a ovest della nostra provincia.

Queste montagne sono ricche di rifugi accoglienti e ben organizzati, di una rete sentieristica ottima e ben segnata, di un trekking famosissimo chiamato Trekking delle Orobie Orientali o Occidentali, cumulabili in un solo singolo cammino che richiede una decina di giorni di percorrenza.

La spedizione con Mario Curnis

Nel 2000 avevo vissuto un’esperienza memorabile ed entusiasmante con Mario. Una cresta era riuscita ad unire due modi e due generazioni di alpinisti. Sin dall’inizio, avevo capito e ammirato la bellezza di un mondo selvaggio e avventuroso che avevo proprio fuori casa. Mi sembrava davvero impossibile che un tale progetto sulle creste non fosse mai stato realizzato.

Nei miei archivi fotografici, quell’esperienza è catalogata come una vera e propria spedizione. Allora, io e Mario avevamo voluto dormire sempre in bivacchi, rifugi o baite, proprio per dare il senso che anche l’alpinismo di cresta e delle alte cime non vuole, né si deve sottrarre, alla tradizione di andar per rifugi, incontrare la gente, parlare con le sentinelle di quei luoghi.

"Le più grandi cordate nascevano nei rifugi", diceva Mario, e: "L’alpinismo del mordi e fuggi, del rientro a casa di corsa altrimenti la moglie o la morosa mi sgrida... non ha senso! Porta la morosa al rifugio in montagna o al rifugio, ma bisogna avere tempo e calma". Queste frasi e concetti erano e sono ancor oggi l’unica etica di Mario Curnis e li ho voluti mantenere e fare miei anche nella decisione di ripartire quest’anno nella ripetizione, a vent’anni di distanza, di questa lunga e non banale traversata.

L’incontro con Alessandro Gherardi

Scrivevo in un altro articolo che tornare al passato fa spesso bene per vivere il presente, riacquistare consapevolezze, percepire cosa è cambiato e come questo è avvenuto. Ritornare sulle proprie tracce serve anche a capire come sia il proprio passo oggi, se è diventato più sicuro ed esperto oppure più debole e incerto, se le paure di una volta sono scomparse o se ne sono sopraggiunte altre.

Per tutti questi motivi, ho chiesto ad Alessandro Gherardi di venire con me nel progetto traversata chiamato Orobie 20-20. Come me, anche lui prova una sorta di venerazione per Mario Curnis ed è "figlio d’arte" del famoso Angelo Gherardi, un conosciutissimo istruttore nazionale di sci-alpinismo che aveva portato decine e decine di giovani in montagna facendoli appassionare al mondo verticale e alla neve.

Con Alessandro nel 2018 avevo anche realizzato gran parte di un’altra famosa traversata, inventata e realizzata per ben due volte nel 1971 e nel 1974 proprio da suo padre Angelo: si tratta della traversata delle Orobie, da effettuarsi con gli sci da sci alpinismo partendo da Ornica e arrivando all’Aprica. Alessandro è uno dei miei migliori amici, è venuto con me in Nepal, in Patagonia in Africa e tra i mille soprannomi che ha, c’è quello di "Oropedia" per via delle sue conoscenze enciclopediche dell’orografia e aneddotica riguardante proprio le Orobie.

In questi vent’anni, solo due volte la traversata era stata ripetuta, entrambe le volte ad opera di bergamaschi. Una nel 2018 da parte di Luca Bonacina e Zeno Lugoboni che hanno poi voluto proseguire il loro viaggio ripercorrendo i confini terresti e lacustri (lago d’Iseo) della provincia di Bergamo. La seconda volta ad opera di Daniele Assolari: ha iniziato da solo e poi continuato in diverse tappe con compagni ed amici diversi, solo due mesi prima che io e Alessandro partissimo il giorno martedì 8 settembre, dopo un lunedì piovoso.

L’epilogo della traversata delle Orobie
L’epilogo e l’evoluzione di questa seconda traversata che ho compiuto a distanza di 20 anni sono stati la riuscita completa nel mio intento e la conferma di un’amicizia rinsaldata con Alessandro che, dopo il secondo giorno di traversata, mi ha confessato che mi avrebbe seguito percorrendo i sentieri e le bocchette a valle e le vette che c’erano da salire, ma che non avrebbe percorso con me le creste più esposte.

Mi disse che non si sentiva preparato tecnicamente e psicologicamente per quel tipo di terreno aereo e instabile e preferì così, in maniera molto onesta, palesare questo suo limite. Ho apprezzato molto questa cosa di lui, un gesto di saggezza e di onestà che mi ha messo subito di fronte al fatto che avrei dovuto fare da solo tutte le parti più difficili della traversata- "Beh, un bel modo di ripeter ed evolvere rispetto a 20 anni fa", pensai.

Mi è piaciuto arrampicare slegato, rimanendo ore ed ore in silenzio e da solo. Tra me e Alessandro c’era solo una walkie talkie con un appuntamento fisso ogni ora, ma ognuno doveva arrangiarsi nel percorso e nella tabella di marcia. Io avevo con me: macchina fotografica, telecamera, batterie, powerbank, un piccolo drone, un GPS da polso ed uno palmare, cartine cartacee, mezzo litro d’acqua ed un panino, corda e tutto il materiale alpinistico, oltre a indumenti caldi e di ricambio in caso di temporale. Alessandro portava il mio sacco a pelo e qualche altro mio effetto personale.

Ho goduto a stare da solo, non ho incontrato quasi nessuno su nessun tratto difficile. Gli incontri avvenivano in vari punti lungo il percorso, nei pressi dei rifugi o su alcuni tratti più facili e vette più escursionistiche. Il fatto che fosse possibile seguirmi live ha permesso anche ad altre persone di coordinarsi e venirmi ad incontrare lungo il percorso. Nel 2000 io e Curnis avevamo incontrato una sola persona, sul Gleno, un uomo di 78 anni e poi più nessuno.

Il progetto Orobie 20-20

In Orobie 20-20, volevo verificare e confrontare lo stato dei ghiacciai orobici o quello che ne rimaneva, rispetto alle loro condizioni del 2000. Volevo paragonare le foto che avrei scattato quest’anno con quelle che realizzai con Mario. Purtroppo, come era prevedibile, ho constatato la scomparsa di queste risorse di acqua ghiacciata, sostituite da grandissime pietraie. Confrontare le foto non necessita che si aggiungano parole.

Dall’altro lato della medaglia, ho visto una fauna più presente e numerosa. Stambecchi, camosci, pernici bianche, marmotte e aquile sono presenti in numero importante e non sono per nulla intimoriti dall’uomo. Ho potuto toccare con mano quanto questi animali siano ormai abituati dall’uomo e ne siano scarsamente impauriti. Ho persino assistito ad una scena che mi ha fatto molto riflettere.

Ero a pochi metri da un gruppo di stambecchi, nei pressi del Pizzo del Diavolo della Maligna, mi ero seduto per osservarli e fotografarli. In quel momento, sopraggiunse un elicottero per effettuare dei lavori aerei al vicino rifugio. Non un singolo esemplare si diede alla fuga o mostrò segni di disturbo, tutti continuarono a brucare i ciuffi d’erba che c’erano tra una roccia e l’altra. Questo mi fece capire come spesso ciò che pensiamo ovvio sia esattamente il contrario di ciò che accade. Animali e uomini sanno convivere, si sono abituati l’un l’altro a capire ciò che è una minaccia e ciò che non lo è. Il maggior nemico per l’uomo è sempre e solo l’uomo e per gli animali sono i predatori e non i frequentatori, tutti, delle montagne.

Man mano che compivo la sequenza infinita di torri e creste delle Orobie, ho capito quanto queste potrebbero e dovrebbero essere promosse. Questo viaggio alpinistico potrebbe diventare meta anche a più tappe suddivise nelle settimane, mesi o anni, di un palmares alpinistico di molte più persone che di tre cordate in 20 anni.

Bisognerebbe sicuramente attrezzare alcune calate più sicure, rinforzare o mettere qualche ancoraggio in più, segnalare i tratti più complicati e pericolosi, fare una relazione fotografica e dettagliata e mappare l’intero percorso. Io l’ho fatto col mio GPS quest’anno, ma tutto il resto del lavoro sarebbe un’interessante promozione ad un "campo gioco" naturale, decisamente selvaggio ed entusiasmante.

Alcune cime che si incontrano durante la traversata andrebbero promosse come mete escursionistiche singole per camminatori esperti. Si potrebbero segnare e bollare come fatto su quelle più facili e conosciute: sarebbe anche questo un modo per incentivare la collezione di queste vette e dunque la conoscenza degli itinerari diversi dai soliti o quelli classici.

Di sicuro, non voglio esortare la comunità escursionistica in generale a provare la traversata, ma almeno quella alpinistica o le Guide Alpine con clienti, gli esperti delle Orobie a provare a esplorare sé stessi e le cime meno visitate per riscoprire angoli davvero selvaggi e severi che da sempre giacciono silenziosi sopra le nostre teste, senza cercare altrove.

Sono stati 11 giorni di viaggio, interrotti da due giornate di stop per impegni pregressi, oltre cento cime salite tra principali, secondarie e torrioni, quasi 150 km di percorso e 20.000 metri di dislivello. Pernotti avvenuti lasciando le creste al termine delle varie giornate e poi raggiungendo il rifugio più vicino, per poi ritornare in cresta il giorno successivo e continuare la lunga cavalcata.

Ho registrato ed elencati gli aspetti tecnici ed i dettagli di questi 11 giorni in una scheda separata, come pure le fotografie e le riprese che ho dovuto quasi interamente farmi da solo le ho archiviate e catalogate per aiutarmi a meglio narrare questo angolo e porzione magica delle Alpi. E’ l’anima e lo spirito di questa ripetizione che mi ha riempito il cuore e la mente e di sicuro non i numeri ed i dettagli ad essa riferiti. L’esplorazione è l’arte di mettersi in gioco e non ha luoghi ne confini che ne determinino l’intensità e la purezza, è ovunque.

Anche questo Orobie 20-20 finirà tra le avventure e le spedizioni che la vita mi ha dato l’occasione di vivere. Terminare la traversata al Rifugio Ratti/Cassin ai piani di Bobbio ha voluto essere un tributo ed un ringraziamento ai grandi del passato, con Mario Curnis da alfiere presente in carne ed ossa a testimoniarlo e ad attenderci.

La traversata stessa, come il luogo di chiusura vogliono essere un grazie al romanticismo di quell’alpinismo classico a cui questo viaggio per creste appartiene. Gradi, cronometro, stile, o record non sono vocaboli o parametri che fanno parte dell’andar per creste sulle Orobie. E’ stato un modo, forse il miglior modo per me ed Alessandro per tornare ad un tempo che c’era, quello di suo papà Angelo e quello dei pionieri del passato. Lo stesso compiuto già da Pietro Medici, il tagliapietre di Castione che 150 anni fa salì con Antonio Curò per la prima volta la Presolana 2521 m, la regina e simbolo delle Orobie, definendo la cima come "una lunga cresta senza un vero punto dominante".

Anche per la traversata che io e Alessandro abbiamo compiuto un secolo e mezzo dopo la pionieristica salita di Medici e Curò alla Presolana, non posso definire ne identificare un solo punto dominante di questo viaggio a fil di cielo, ma ricordo solo le creste, gli infiniti su e giù e le cime erano solo i punti che dovevo superare per vedere il proseguo di questa linea infinita e naturale. E’ la metafora dell’andar per monti in qualsiasi parte del pianeta dagli 8000 alle colline più dolci. La vetta è sempre e solo un punto di passaggio e mai di arrivo, perché la felicità e la passione non risiedono in una destinazione ma nel percorso. Importante è identificare il proprio e mettersi in cammino.

di Simone Moro

Link: www.simonemoro.com, Facebook, InstagramLa SportivaCamp

Passo del Vivione m. 1828
Monte Pertecata m. 2270 442
Monte del Matto m. 2403 150
Passo del Sellerino m. 2412
Venerirolo m. 2589 177
Passo del Venerorolo m. 2313 -276
Venerocvolino m. 2566 253
Passo del Demignone m. 2488 -78
Demignone m. 2586 98
Passo del Vò m. 2357 -229
Passo di Venano m. 2331
Monte dei Solegà m. 2631 300
Passo Belviso m. 2516 -115
M. Gleno m. 2883 367
Passo del Trobio m. 2700 ca -183
Cima Trobio m. 2865 165
Monte Costone m. 2834
Pizzo Strinato m. 2833
Passo Grasso di Pila m. 2507 -326
Torena m. 2911 404
Passo del Serio m. 2692 -219
Cime di Caronella m. 2870 178
Passo di Caronella m. 2610 -260
Cima di Lago Gelt m. 2804 196
Cima del Bondone m. 2838 34
Passo Bondone m. 2720 -118
Cima della Malgina m. 2723 43
Passo della Malgina m. 2674 -89
Passo del Diavolo m. 2926 252
Pizzo Cagamei m. 2700 ca -173
Cime di Cagamei m. 2912 212
Pizzo del Druet m. 2868 88
Passo Druet m. 2756 -112
Pizzo Cantolongo m. 2826 70
Passo Val Sena m. 2594 -232
Pizzo Coca m. 3052 450
Pizzo d'Arigna m. 2850 ca -200
Cima d’Arigna m. 2926 76
Dente di Coca m. 2926
Passo di Coca m. 2649 -277
Pizzo Porola m. 2981 332
Pizzo Meridionale di Porola m. 2880 -100
Pizzo Scais m. 3039 159
Bocchetta di Scais m. 2900 -140
Passo Brunone m.2585 -452
Il Medasc m. 2647 97
Passo dei Camer m. 2580 -67
Cima Soliva m. 2710 130
Bocchetta della Foppa m. 2600 -110
Pizzo Gro m.2653 157
Bocchetta dei Geroi m. 2460 -193
Pizzo del Salto m.2665 255
Passo dell'Omo m. 2550 -115
Pizzo dell'Omo m. 2773 223
Pizzo Rodenino m. 2747 123
Pizzo d’Ambria m. 2600 -147
Monte Aga m. 2720 120
Passo di Cigola m. 2486 -234
Pizzo di Cigola m. 2632 146
Passo di Venina m. 2442 -190
Cima di Venina m. 2624 182
Monte Masoni m. 2663 40
Pizzo Zerna m. 2460 -200
Passo Publino m. 2368 -204
Corno Stella m. 2620 252
Passo Valcevia m. 2319 -300
Toro m. 2524 200
Passo di Dordona m. 2058 -466
Monte Cadelle m. 2483 425
Passo Porcile m. 2290 -200
Monte Valegino m. 2415 125
Cima di Lemma m.2348 240
Passo di Lemma m. 2137 -211
Pizzo Rotondo m. 2266 130
Passo di Piadavalle m.2125 -140
Monte Azzaredo m. 2254 130
Monte Fioraro m.2431 177
Pizzo Segade m. 2173 -258
Passo S.Marco m. 1992 -181
M. Verrobbio m. 2139 147
Passo di Verrobbio m. 2026 -113
Monte Colombarolio m. 2309 283
Monte Ponteranica Orientale m. 2378 69
Monte Ponteranica Centrale m. 2372 -6
M. Valletto m. 2371 1
Passo di Salmurano m. 2017 -354
Cima Orientale Piazzotti m. 2179 62
Cima Occidentale di Piazzotti m. 2349 170
Bochetta Val Pianella m. 2224 -125
Pizzo del Giarol m. 2443 220
Bocchetta Paradiso m
Pizzo Paradiso m. 2493 50
Bocchetta dell’inferno m. 2306 -187
Pizzo dei 3 Signori m. 2554 248
Passo Camisola m. 2020 -534
Zucco di Valbona m. 2134 114
Bocchetta di Valbona m. 2042 -92
Zucco di Cam m. 2192 150
Bocchetta di Foppabona m. 2000 -192
Monte Foppabona m. 2082 82
Passo del Toro m. 1950 -132
Zucco del Corvo m. 1980 30
Passo del Gandazzo m. 1651 -329
Passo Cedrino m. 1661 10
Piani di Bobbio m. 1662 1

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