Dal 25 luglio all’1 agosto a Breuil-Cervinia e Valtournenche torna il festival del cinema Cervino CineMountain.
Cervino CineMountain

41 film in concorso al XXIX Cervino CineMountain

Dalla pastorizia al cambiamento climatico, dal dialogo tra tradizione e modernità ai nuovi linguaggi del cinema: dal 25 luglio al 1° agosto il film festival Cervino CineMountain 2026 porta a Breuil-Cervinia e Valtournenche una selezione internazionale che attraversa quattro continenti e racconta la montagna come uno dei luoghi in cui il futuro è già iniziato.
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Dal 25 luglio all’1 agosto a Breuil-Cervinia e Valtournenche torna il festival del cinema Cervino CineMountain.
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"Il modo di vedere è una forma di conoscenza", scriveva John Berger. È da questa idea che prende forma la selezione cinematografica della XXIX edizione del Cervino CineMountain, in programma dal 25 luglio al 1° agosto a Breuil-Cervinia e Valtournenche. Un programma che conferma come il cinema di montagna abbia ormai superato i confini di un genere per diventare uno degli strumenti più efficaci con cui osservare il presente.

Saranno 41 i film in concorso, con 14 anteprime italiane e 3 anteprime mondiali, affiancati da sei proiezioni fuori concorso e dal programma dedicato ai più giovani del Cervino CineMountain Kids, per oltre cinquanta proiezioni complessive. Un mosaico di opere provenienti da Europa, Asia, Africa e Americhe che attraversa documentario, finzione, animazione e linguaggi ibridi, costruendo una geografia cinematografica capace di interrogarsi su una domanda sempre più attuale: come si abita oggi il mondo?

Per molto tempo la montagna è stata raccontata come rifugio, luogo separato dalla contemporaneità. Oggi è invece uno degli spazi in cui le grandi trasformazioni del nostro tempo si manifestano con maggiore evidenza: il cambiamento climatico lascia qui i suoi segni prima che altrove, il rapporto tra comunità e territorio si ridefinisce continuamente, mentre tradizione e innovazione convivono in un equilibrio sempre più fragile. È proprio questo il filo rosso che attraversa la selezione del Cervino CineMountain 2026.

Questo è un paragrafo che secondo me merita spazio, perché il Grand Prix des Festivals è una delle peculiarità che distingue il Cervino CineMountain dagli altri festival. Lo inserirei subito dopo il paragrafo introduttivo sulla selezione e prima di parlare dei temi dell'edizione.

I GRAND PRIX DES FESTIVALS CONSEIL DE LA VALLÉE: GLI "OSCAR" DEL CINEMA DI MONTAGNA
Tra i tratti distintivi del Cervino CineMountain c'è il Grand Prix des Festivals, una sezione unica nel panorama internazionale che riunisce le opere vincitrici dei principali festival mondiali dedicati al cinema di montagna. Ogni anno i festival partner selezionano il proprio miglior film, dando vita a una rassegna che raccoglie quelli che, nel circuito internazionale, sono ormai considerati gli "Oscar del cinema di montagna": sei opere già premiate dalla critica e dal pubblico che arrivano a Breuil-Cervinia dopo aver conquistato i riconoscimenti più prestigiosi del settore.

L'edizione 2026 propone un viaggio tra comunità pastorali, grandi imprese alpinistiche, resilienza, crisi climatica e memoria, offrendo uno spaccato delle migliori produzioni internazionali dell'ultimo anno.

The Mountain Won't Move di Petra Seliškar, vincitore del Festival International du Film de Montagne d'Autrans, accompagna lo spettatore tra le montagne della Macedonia, dove un gruppo di fratelli cresce accudendo un gregge di seicento pecore. Tra il lavoro quotidiano e i sogni di un futuro diverso, il film racconta con grande delicatezza il passaggio all'età adulta e il valore della famiglia, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul rapporto tra uomo e montagna.

Con Where We Used to Sleep, premiato al Dutch Mountain Film Festival, Matthäus Wörle porta il pubblico nel villaggio rumeno di Geamăna, quasi completamente sommerso dai fanghi tossici di una miniera. Attraverso la storia di Valeria Prața, una delle poche persone rimaste a vivere in quel luogo, il documentario affronta i temi della memoria, della resistenza e dell'impatto ambientale dell'attività umana.

Il vincitore dell'Ulsan Ulju Mountain Film Festival è andato invece a Reel Rock: Riders on the Storm di Josh Lowell, spettacolare racconto di una delle spedizioni di arrampicata più estreme degli ultimi anni. Diciotto giorni consecutivi di tempeste di neve, freddo estremo e pareti verticali mettono alla prova tre climber belgi in un'impresa dove resistenza fisica, lucidità mentale e spirito di squadra diventano essenziali per la sopravvivenza.

Con Girl Climber, vincitore dell'International Mountain Film Festival di Poprad, Jon Glassberg racconta la straordinaria impresa della climber americana Emily Harrington, impegnata nel tentativo di scalare El Capitan in meno di ventiquattro ore. Molto più di un film sportivo, è il ritratto di una donna che sfida stereotipi e limiti personali, trasformando l'arrampicata in un percorso di crescita e consapevolezza.

Vincitore dell'Alpin Film Festival di Brașov, The Wolves Always Come at Night di Gabrielle Brady, è un intenso racconto ambientato nel deserto mongolo. Dopo una violenta tempesta di sabbia che distrugge il loro gregge, una famiglia di allevatori nomadi è costretta ad abbandonare la propria vita per trasferirsi in città, offrendo una riflessione toccante sul cambiamento climatico, lo sradicamento e la perdita delle proprie radici culturali.

Chiude la selezione The Oldest Munro Bagger di Christina Golian, vincitore del Kathmandu International Mountain Film Festival. Girato nell'arco di quattro anni, il documentario segue l'ottantenne Nick Gardner mentre affronta la scalata dei 282 Munro scozzesi dopo la diagnosi di demenza della moglie. Un viaggio di straordinaria umanità che trasforma la montagna in un luogo di cura, memoria e amore, conquistando anche il Premio del Pubblico allo Sheffield Adventure Film Festival.

I FILM DEL CONCORSO INTERNAZIONALE
Tra i temi centrali emerge la pastorizia, protagonista dell'Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, che il festival racconta anche nelle sue tre immagini ufficiali di questa edizione, lontano da ogni nostalgia. Oltre ai già citati candidati al Grand Prix des Festival In The Mountain Won't Move, The Wolves Always Come at Night, si affiancano A Fire There, Premio Speciale della Giuria a Visions du Réel e presentato in anteprima italiana, che racconta di tre adolescenti sospesi tra radici e desiderio di cambiamento in un villaggio al confine tra Armenia e Georgia, e Barren Lands – Terre aride, in cui Hervé Barmasse osserva gli effetti della crisi climatica sulle comunità pastorali del Kenya.

Un altro asse portante della selezione è il confronto tra tradizione e trasformazione, raccontato attraverso alcune delle anteprime internazionali più prestigiose del festival. Spicca Whispers in May, vincitore del Grand Prize di CPH:DOX, tra i più autorevoli festival mondiali del documentario, che accompagna il passaggio all'età adulta di una ragazza nelle montagne della Cina, sospendendo il racconto tra osservazione e finzione. A dialogare con questo film è The Lama's Son, anch'esso in anteprima italiana, dove un anziano Lama Bonpo dell'Himalaya attende il ritorno del figlio emigrato a New York, interrogandosi sul futuro di una tradizione millenaria minacciata tanto dal cambiamento climatico quanto dalle trasformazioni della società contemporanea.

Il paesaggio stesso diventa protagonista di molte opere in concorso. Le montagne raccontano gli effetti della crisi ecologica attraverso gli impianti abbandonati di Ghost Resorts – Super Saint Bernard, le riflessioni dei climatologi di On the Way, fino ai ghiacciai che arretrano in Born of Ice. Il territorio non è più semplice scenario, ma soggetto attivo del racconto, capace di mostrare con straordinaria chiarezza le trasformazioni ambientali in atto.

La selezione conferma inoltre una forte apertura ai linguaggi del cinema contemporaneo. Documentario, finzione, animazione e opere ibride convivono senza gerarchie: dalla stop-motion premiata di Kronoshock, Genziana d'Oro al Trento Film Festival, alle sperimentazioni visive di A Planet Painted by Hand, fino alla forza poetica di Atalaya, dimostrando come il cinema di montagna sia oggi uno dei laboratori più vitali della ricerca cinematografica internazionale.

Grande spazio è riservato anche alla produzione italiana e valdostana. La sezione Film Commission Vallée d'Aoste riunisce sei opere che raccontano il territorio attraverso prospettive differenti: dall'anteprima mondiale di Renzino di Pietro Taldo al pluripremiato Courma et Courmayeur di Elettra Gallone, fino ai lavori di autori già apprezzati dal pubblico del Cervino CineMountain come Joseph Péaquin, Hervé Barmasse e Damiano Levati, che con Kimshung – La montagna del destino segue il ritorno in Nepal della guida valdostana François Cazzanelli. Accanto a loro, Chiara Zoja propone con Prima dell'Aurora, un intenso ritratto della partigiana Aurora Vuillerminaz, mentre due anteprime mondiali, Il cantiere del cielo – La nuova Capanna Carrel sul Cervino di Nicolò Bongiorno ed Ensembio di Dario Timpani, raccontano la montagna come luogo di costruzione, creatività e relazione.

Il Cervino CineMountain 2026 riafferma così una convinzione che attraversa tutta la sua storia: la montagna non appartiene ai margini del presente. È uno dei luoghi in cui il presente prende forma con maggiore intensità, e il cinema continua a essere lo strumento privilegiato per raccontarlo.

Info: www.cervinocinemountain.com




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