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Liv Sansoz 82 x 4000m: le montagne di casa... 'Andare a vivere a Chamonix è stata una buona mossa, mi ha dato molto e ha aperto nuove porte e nuove possibilità.'
Fotografia di Liv Sansoz archive
Liv Sansoz 82 x 4000m: Jungfrau - Monch. 'E, ultimo ma non meno importante, volevo farlo partendo dal fondovalle e non utilizzare nessun impianto di risalita. Aggiunge un pizzico in più all'intera impresa ed è stato fantastico farlo in quel modo.'
Fotografia di Ben Tibbetts
Liv Sansoz 82 x 4000m: 'volare è qualcosa di molto speciale. Uno dei sogni più antichi dell'uomo. Quindi quando riesci a combinare il volare con l'alpinismo o l'arrampicata, aggiunge un sapore molto speciale alla tua salita.'
Fotografia di Liv Sansoz archive
Liv Sansoz alle Gorges du Tarn, Francia
Fotografia di Simon Carter

Liv Sansoz: arrampicata e alpinismo oltre gli 82 Quattromila delle Alpi

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Intervista all’alpinista e climber francese Liv Sansoz dopo il suo tour degli 82 Quattromila delle Alpi.

Poco più di un mese fa la 41enne alpinista e climber francese Liv Sansoz ha fatto parlare di sé per aver salito tutti e 82 i quattromila delle Alpi. Il completamento del tour aveva colpito per diversi motivi, forse anche perché alla fine del vecchio millennio la Sansoz era stata una fortissima atleta di arrampicata sportiva: nel 2000 infatti con Hasta la Vista a Mount Charleston negli USA era diventata la seconda donna al mondo a salire una via gradata 8c+, nel 1999 e 1997 si era laureata Campionessa del Mondo Lead e nel suo palmares spiccano anche tre Coppe del Mondo Lead (1996, 1998, 2000). Vista così, poco avrebbe potuto presagire questo cambiamento totale verso l’alpinismo e la montagna, ma come spesso accade, le radici possono essere molto diverse di quanto uno se le possa immaginare.

Liv, riesci ancora a ricordare la tua prima volta sul Monte Bianco?
Certo, non lo dimenticherò mai. Avevo 14 o 15 anni, ho chiesto a mio padre se potevamo salire il Bianco insieme. Lui lavorava molto per tutta l'estate e non aveva tempo, ma ogni settimana continuavo a chiederglielo. Verso la fine dell'estate c'è stata una finestra di bel tempo di 2 giorni, così siamo partiti. Non avevamo prenotato da dormire e il vecchio Refuge du Gouter era pieno, ma il rifugista ci ha lasciato dormire in cucina. Sfortunatamente, il giorno successivo siamo stati colti dal maltempo e dalle nuvole basse, quindi la cima senza nessun panorama è stata un po’ deludente. Attorno a noi un bianco totale. In discesa ci siamo anche persi un po’, le nuvole erano troppo spesse e la traccia era stata spazzata via dal vento. Abbiamo aspettato tra la Vallot e il Gouter finché non siamo riusciti a vedere dove andare. Alla fine il tempo è migliorato e siamo dovuti scendere di corsa. Il giorno successivo dovevo partecipare al mio primo campionato di arrampicata francese e avevamo ancora un po’ di strada da fare, ma io ero semplicemente troppo felice. Dopo aver aspettato tutta l’estate, ero appena riuscita a salire la nostra montagna più alta! Alla fine siamo arrivati al campionato giusto in tempo. E mi sono piazzata terza!

Quindi anche se molti ti ricordano per le gare di arrampicata sportiva, in realtà le montagne sono sempre state una parte importante della tua vita.
Assolutamente. Sono le montagne che mi hanno portato all'arrampicata sportiva, non il contrario. Quando avevo 10 o 11 anni, ho sempre visto mio padre andare a sciare nei fine settimana e naturalmente gli ho chiesto di portarmi con lui. Si è offerto di invitare alcuni compagni di scuola per rendere le gite più divertenti. All'inizio sono venuti, ma a dire il vero non si sono divertiti così tanto mentre io, d'altra parte, mi sono innamorata davvero della montagna. Da quel momento in poi sono stata in montagna ogni fine settimana, con mio padre ed alcuni dei suoi amici. A ripensarci adesso è un po’ buffo, perché a quel tempo non c’era l’attrezzatura per bambine. Per 2 o 3 inverni ho fatto tutto con i miei normali scarponi da sci e sci da pista. Abbiamo accorciato un paio di pelli alla misura giusta e comprato un pesante attacco adattato.

L'arrampicata sportiva era una parte molto importante della tua vita. Guardando indietro adesso, cosa ti ha dato quel periodo? Cosa ti hanno dato le gare?
L'arrampicata sportiva mi ha dato molto. E le competizioni probabilmente ancora di più. La scena della gare è molto speciale ed è anche molto interessante. Devi essere pronto e al tuo massimo in quel giorno specifico, in quel particolare momento. Devi essere capace di superare te stesso e raggiungere un punto che non sapevi nemmeno di essere capace di raggiungere. Scavi nel tuo profondo per dare tutto ciò che hai. Riuscirci non è facile. Ma se scopri come farlo, allora tutto diventa veramente potente, le cose divenente fluide, non senti più la pressione. Sei in uno stato d'animo molto speciale. Parlando di questo mi vengono in mente i miei ultimi due anni di gare: non ero lì per chiudere la via della finale. Ero lì per chiudere la via della superfinale. Quello era il mio unico obiettivo.

C'è stato anche un periodo nella tua vita in cui le cose non giravano per il verso giusto. Se non è troppo doloroso, puoi gettare luce su questo momento buio?
E' vero. Ho attraversato alcuni momenti difficili. Il peggiore è stato probabilmente quando qualcuno mi ha fatto cadere a terra in falesia e sono rimasto ferita in maniera seria. Questo mi ha fermato in un momento della mia vita quando ero una delle migliore climber donne al mondo. E' stato difficile, non solo l’essere infortunata, ma anche perché non avevo fatto nulla di sbagliato ed ero la vittima di un errore fatto da qualcun altro, che in qualche modo ha distrutto un po’ della persona che ero stata fino a quel momento. Mi ci sono voluti anni per sentire di voler arrampicare nuovamente, e di provare felicità nella mia arrampicata. Credo però che da ogni brutta esperienza, c'è qualcosa che si può imparare, o almeno c'è una trasformazione che si deve fare, per cercare di diventare una persona migliore. Ho imparato, sono maturata, sono cambiata e ho deciso che la cosa più importante nella mia vita era perseguire i miei sogni.

Ti sei trasferita a Chamonix
Dopo un secondo importante incidente ho deciso che era ora di cambiare, di trovare un posto che potevo chiamare casa, invece di viaggiare sempre e di avere la mia vita riempita in due borse. Devo ammettere di non essere stata sicura della scelta di Chamonix, perché tutti intorno a me avevano parlato molto negativamente di Chamonix, ma ciò nonostante ho deciso di provare. E dopo solo tre settimane sapevo che era il posto giusto per me. La comunità di climber, sciatori, alpinisti e di chi fa parapendio è enorme e sin da subito ho adorato l'aspetto cosmopolita di questa città. C'è sempre un buon miscuglio di persone fantastiche e c’è un sacco di cose da fare. Ed è stato bello incontrare moltissimi forti alpinisti o sciatori e passare del tempo in montagna con loro. Andare a vivere a Chamonix è stata una buona mossa, mi ha dato molto e ha aperto nuove porte e nuove possibilità.

Nella stessa frase hai parlato di alpinisti e di chi va in parapendio. Tu infatti sei un’appassionata del para-alpinismo, ovvero la combinazione di queste due discipline. Che cosa lo rende così speciale?
Innanzitutto, volare è qualcosa di molto speciale. Uno dei sogni più antichi dell'uomo. Quindi quando riesci a combinare il volare con l'alpinismo o l'arrampicata, aggiunge un sapore molto speciale alla tua salita. L’attrezzatura si è evoluta molto negli ultimi anni e anche se aggiunge ancora un po’ di peso e volume nello zaino, la maggior parte delle volte vale assolutamente la pena portarsi dietro il parapendio. Io personalmente in montagna uso una vela monosuperficie, la Skin Plume e devo dire che è piuttosto buona!

Hai fatto parlare di te un mese fa con le tue salite di tutte le 82 cime delle Alpi oltre i 4000m di quota. Cosa è stato importante per te durante questo progetto? Cosa volevi fare?
E' stato un progetto importante per diversi motivi. Dopo essere stata infortunata due o tre volte all'anno per 5 anni avevo bisogno di una sfida diversa, e stare in cima ad un 4000 nelle Alpi Bernesi mi ha fatto scattare la molla, volevo salirli tutti. D'altra parte, ho scoperto che i media parlano della montagna soltanto quando c'è una mega performance che aveva affrontato enormi rischi, oppure quando accade qualcosa di drammatico. Non capita spesso che i media si occupino delle montagne scalate dalla maggior parte degli alpinisti, e così ho pensato che questo progetto 82 x 4000 fosse una buona opportunità per mostrare anche l'aspetto umano delle montagne, non solo i momenti drammatici o ad alto rischio. Importante per me era anche condividere questo progetto con il maggior numero possibile di amici. E, ultimo ma non meno importante, volevo farlo partendo dal fondovalle e non utilizzare nessun impianto di risalita. Aggiunge un pizzico in più all'intera impresa ed è stato fantastico farlo in quel modo.

Ci sono momenti particolari che ricorderai a lungo?
Penso di ricordare tutti i momenti molto bene, da come mi sono sentita quando ho iniziato il progetto fino ad adesso, che li ho saliti tutti. Ma naturalmente forse l'ultima salita, con Roger Schaeli sulla Cresta Integrale di Peutérey e poi con il volo di ritorno, sarà il momento più memorabile. Non avevo programmato di salire la cresta di Peuterey in quel periodo dell’anno, non ero affatto acclimatata, le condizioni della via erano tutt'altro che perfette ed in più Roger era ancora piuttosto nuovo al volare con il parapendio, quindi ero un po’ preoccupata per il suo volo dalla cima del Monte Bianco. Ma alla fine tutto è andato liscio, abbiamo gestito tutto bene, abbiamo avuto un buon feeling e questa è sempre una bella sensazione.

Presumibilmente ci sono stati momenti difficili lungo questo viaggio?
Sì, ci sono stati davvero. Ho subito un brutto congelamento a fine aprile, quando è arrivato improvvisamente una massa d'aria fredda e le temperature sono scese a -20?C. Il mio corpo era stanco e non riuscivo a combattere contro il freddo. Poi proprio in quel periodo ho perso quattro amici in montagna. Ueli Steck sul Nuptse alla fine di aprile, ed una settimana più tardi sono deceduti in una valanga tre amici d'infanzia. Questo mi ha colpito fortemente. Mi sono fatta molte domande. Ma poi pian piano il desiderio di montagna è tornato, e ho iniziato a vivere la montagna giorno per giorno. In generale attorno a questo progetto c'è stato un bel po’ di logistica ed organizzazione, ma ho cercato di mantenerlo semplice, leggero e divertente dall'inizio alla fine.

Tornando a quel momento in cui hai raggiunto la vetta del Monte Bianco con Roger. Sapevi bene che non era una cima come le 81 che l'avevano preceduta...
Di sicuro era molto più di un’altra cima ancora. Quello con Roger era un momento molto speciale. Per la maggior parte della gente, salire la Cresta Integrale di Peutérey in sé è già un grande risultato. Anche per me è stata un'impresa importante, ma in più c’era anche "il completamento di un lungo progetto". Il caso ha voluto che abbiamo potuto volare dalla cima del Monte Bianco, dopo aver portato i nostri parapendii per due giorni. E' difficile trovare le parole giuste per descrivere la felicità che ho provato lassù in cima e durante il volo verso casa, ma sono sicura che potete facilmente immaginarlo.

Certo. Un’ultima domanda Liv: come sei cambiata in questi anni?
Haha, molto. Ma solo nel migliore dei modi possibili ;-)

Link: livsansoz.netPetzl

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