Pelmo d’Oro 2026: Aldo de Zordi, i Gardenesi, Goretta Traverso Casarotto e tutti gli altri vincitori
Sono stati svelati ieri i vincitori del 28° Pelmo d'Oro, il riconoscimento che dal 1998 va agli alpinisti ma anche a chi ha contribuito alla valorizzazione delle Dolomiti Bellunesi. La cerimonia sarà celebrata sabato 25 luglio 2026 a Ponte nelle Alpi. La giuria del Premio Pelmo d’Oro 2026, composta dai rappresentanti della Casa Comune, dal Presidente della Provincia di Belluno e dal Presidente f.f. del Consorzio BIM Piave ha deciso di assegnare il riconoscimento a:
Titus Prinoth, Alex Walpoth, Martin Dejori - Alpinismo in attività
Per l’eccellenza della loro attività, per la straordinaria coerenza del loro stile e per l’alto valore umano che esprimono, la cordata Prinoth, Walpoth e Dejori si conferma oggi come una delle realtà più importanti e ispiratrici dell’alpinismo dolomitico.
Aldo De Zordi – Carriera alpinistica
Uno dei più profondi conoscitori delle pareti delle Dolomiti feltrine. Ne ha esplorato ogni roccia con un alpinismo schietto ed onesto, improntato alla salvaguardia dell’integrità delle rocce e immerso nella natura più selvaggia.
Ernesto Majoni - Cultura alpina
Mediatore instancabile fra la tradizione dei Padri e l’attualità, encomiabile per il singolare concreto impegno in tante istituzioni locali, ha saputo interpretare l’anima delle Dolomiti bellunesi attraverso la promozione della lingua e cultura ladina, in primis ampezzana, alla quale ha dedicato innumerevoli testi nei quali ha valorizzato la cultura dei monti, aprendola anche ai più giovani a mezzo della traduzione di fiabe e leggende famose; e, in pari tempo, ha illustrato dei Monti Pallidi la storia, le genti, l’alpinismo, le tracce dei pionieri, la letteratura e sempre e comunque, sopra tutto, l’intima bellezza.
Goretta Traverso Casarotto – Premio speciale Giuliano De Marchi
Prima donna italiana a conquistare un ottomila, con particolare impegno, dedizione e passione, attraverso la sua attività, i suoi viaggi, la sua frequentazione di popoli culturalmente lontani dall’Occidente e le sue pubblicazioni è stata testimone, assieme al marito Renato Casarotto, dei valori universali delle comunità di montagna e ha portato un contributo originale e rilevante alla loro conoscenza e valorizzazione.
Vittorio Fenti – Premio speciale Dolomiti Unesco
Una vita dedicata allo studio e alla tutela delle Dolomiti. Coniugando l’eccellenza della ricerca geologica alla protezione del territorio, ha saputo insegnare e raccontare nei suoi scritti la complessa evoluzione e la fragile, sublime bellezza di un paesaggio che è patrimonio dell'umanità.
Primo Riccardo Bernardi – Premio speciale Provincia di Belluno
Fece della propria passione un lavoro, volando sui cieli delle Dolomiti con base a Pieve di Cadore. Operava spalla a spalla con l’equipaggio del Suem, spingendo spesso le pale dell’elicottero a pochi centimetri dalle pareti pur di portare soccorso, sempre con il massimo rispetto per la montagna, la consapevolezza del valore della squadra e la capacità di riconoscere i propri limiti.
La Giuria, sollecitata dalla Provincia di Belluno, ha inoltre deciso di assegnare un riconoscimento speciale alle atlete e agli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano-Cortina 2026.
La cerimonia del Premio si aprirà con il simbolico passaggio di consegne tra il Comune di Calalzo di Cadore, che ne ospitò la precedente edizione, e il Comune di Ponte nelle Alpi; e proseguirà, quindi, con la consegna dei premi 2026. A rendere speciale questa 28^ edizione contribuirà il Coro Monte Dolada.
Oltre alla consueta scultura del Monte Pelmo, opera del maestro Gianni Pezzei, vi saranno due premi realizzati dalla Fonderia Michielli di Vodo di Cadore, mentre il premio per gli atleti e le atlete bellunesi è realizzato dal Dolomini di Comelico Superiore.
La manifestazione, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti UNESCO, gode del patrocinio della Regione del Veneto. Fondamentale per l’organizzazione e per il sostegno economico la "Casa Comune” composta da CAI-CNSAS-GUIDE ALPINE, il Consorzio BIM Piave nonché la sponsorizzazione di Grafiche Antiga di Crocetta del Montello. Contribuiscono e collaborano alla giornata del Pelmo d’Oro numerose associazioni e volontari locali: Biblioteca del Comune di Ponte nelle Alpi, Sapori delle Dolomiti, Mountain Shop, Gruppo Alpini Ponte nelle Alpi-Soverzene, Azienda vinicola Dea del Lago, Comitato Frazionale Quantin, Gruppo sportivo Quantin, Famila e Lattebusche.
I PROFILI
TITUS PRINOTH, ALEX WALPOTH E MARTIN DEJORI: I GARDENESI
Vipiteno 1998, Bressanone 1994, Ortisei 1994
Premio Pelmo d’Oro 2026 – Alpinismo in attività
Per l’eccellenza della loro attività, per la straordinaria coerenza del loro stile e per l’alto valore umano che esprimono, la cordata Prinoth, Walpoth e Dejori si conferma oggi come una delle realtà più importanti e ispiratrici dell’alpinismo dolomitico.
Nel panorama dell’alpinismo contemporaneo, la cordata gardenese formata da Titus Prinoth, Alex Walpoth e Martin Dejori rappresenta una delle espressioni più autentiche e significative dell’attività in Dolomiti.
Nati e cresciuti in Val Gardena, questi tre alpinisti hanno costruito nel tempo non solo un percorso tecnico di altissimo livello, ma soprattutto un legame umano solido, fondato su amicizia, fiducia reciproca e una visione condivisa dell’alpinismo. È proprio questa coesione, rara e preziosa, a costituire il cuore della loro forza in parete.
Sin da giovanissimi hanno aperto vie di assoluto livello in stile tradizionale, a partire dalle loro montagne di "casa": Odle e Sella e si sono cimentati nella ripetizione dei selvaggi itinerari sul Sassolungo. Uniscono un elevato livello in arrampicata sportiva a doti alpinistiche indiscutibili, con una ferrea etica tradizionale che consente loro di spingersi all’apertura di vie lunghe e complesse in stile "trad", su difficoltà sempre molto elevate e in stile alpino, ovvero aprendo in un’unica soluzione i loro itinerari.
La loro attività si distingue per questa coerenza di stile. Dalle prime esperienze sulla parete nord-ovest del Civetta, con l’apertura di Via degli Studenti (VIII-/A0) e successivamente di Ricordi Nebbiosi (IX-/A1), la cordata ha dimostrato una progressiva maturazione, affrontando con determinazione e rispetto alcune delle pareti più complesse delle Dolomiti.
Questo percorso trova una delle sue espressioni più alte nelle Pale di San Lucano, ambiente isolato e severo, dove Prinoth, Walpoth e Dejori hanno tracciato linee di grande impegno come Via dei Ritorni (VIII/A1) solo Walpoth e Prinoth, Un mondo a parte (VIII A0 / IX-) e soprattutto Guardiano dei Sogni (VIII+/A0, fino a IX in libera). Quest’ultima, sviluppata per oltre 1400 metri in stile alpino puro, senza l’uso di spit e con più bivacchi in parete, rappresenta una sintesi esemplare del loro approccio: esplorazione, etica rigorosa e capacità tecnica al servizio di una visione.
A questo si aggiunge la via sull’Antelao Oltre il Diau (IX A2, difficoltà in libera fino a X+ stimata), ulteriore testimonianza della loro capacità di muoversi su grandi pareti dolomitiche con impegno estremo e coerenza stilistica.
Ciò che rende questa cordata particolarmente significativa non è soltanto l’elenco delle vie aperte o ripetute, ma il modo in cui queste sono state realizzate: con rispetto per la montagna, con uno stile pulito e con una dimensione profondamente condivisa. In un’epoca in cui l’alpinismo rischia talvolta di diventare gesto individuale, Prinoth, Walpoth e Dejori testimoniano il valore della cordata come luogo di relazione, responsabilità e crescita comune.
Per la qualità della loro attività, per la coerenza del loro stile e per il valore umano che esprimono, la cordata Prinoth, Walpoth e Dejori rappresenta oggi una delle realtà più significative dell’alpinismo dolomitico.
2012 Sassolungo Solda 1000m VI. Con Aaron Moroder
2013 Frea Alpin L Fever 200m VIII. Prima via nuova insieme
2015 Civetta Via degli Studenti 1175m VIII- A1. Con Giorgio Travaglia
2016 Mont Blanc Pilone del Freney 800m VIII. Il giorno prima pilastro rosso via Bonatti
2016 Busazza Ricordi Nebbiosi 1200m IX- A1. Con Giorgio Travaglia
2017 Terranova Ancora Insieme 500m VIII A0. Con Giorgio Travaglia
2020 Sas Dla Crusc Xylophon 240m VIII+ A0
2020 Terza Pala di San Lucano Guardiano dei Sogni 1400m VIII+ A0
2021 Dolomiti Traversata di scialpinismo Val Gardena - Sesto
2022 Sas Ciampac Via Durango 400m VIII+ A1
2023 Antelao Oltre il diau 750m IX A2
2024 Seconda Pala di San Lucano Un mondo a parte 545m IX-
ALDO DE ZORDI Feltre 1951
Premio Pelmo d’Oro 2026 – Carriera alpinistica
Uno dei più profondi conoscitori delle pareti delle Dolomiti feltrine. Ne ha esplorato ogni roccia con un alpinismo schietto ed onesto, improntato alla salvaguardia dell’integrità delle rocce e immerso nella natura più selvaggia.
Aldo De Zordi, Feltrino classe 1951, si dimostra già in giovane età appassionato di montagna, ma sarà intorno ai vent'anni che inizierà la sua carriera di rocciatore. Come quasi tutti gli alpinisti feltrini che lo hanno preceduto predilige la frequentazione dei monti che vede sopra casa; è qui che col passare degli anni trova la sua dimensione esprimendo al meglio la propria passione e le proprie capacità alpinistiche.
Accompagnato da un piccolo ma fidato gruppo di amici inizia con la ripetizione di facili vie classiche, poi acquisendo esperienza, comincia timidamente ad aprire qualche nuovo itinerario sulle pareti delle Vette Feltrine.
La frequentazione della scuola di alpinismo del CAI Feltre gli fa da volano: diventa istruttore del Triveneto di alpinismo e scialpinismo e nel 1995 viene ammesso nel Club Alpino Accademico, istituzione che riunisce l'élite degli alpinisti del Club Alpino Italiano.
Seguendo le vecchie orme di Ettore Castiglioni e Giorgio Brunner nei Monti del Sole e quelle più recenti di Diego Dalla Rosa e Maurizio Zanolla "Manolo" alle Vette Feltrine, inizia una sistematica esplorazione delle pareti privilegiando quelle più lontane e inaccesse, quasi dimenticate, ma che con spirito avventuroso Aldo ama definire "interessanti".
É un alpinismo quello sulle pareti delle Dolomiti meridionali, duro e aspro, dove la natura svolge ancora un suo ruolo dominante. Un alpinismo che al giorno d’oggi non viene più compreso dai più, lontano dalle mode e dai circuiti mediatici, che però ripaga con silenzi e scorci selvaggi.
È forse a cavallo fra gli anni ottanta e novanta che Aldo De Zordi trova la sua maturità alpinistica realizzando le sue imprese più emblematiche: nell’inverno del 1988 effettua assieme ad Oldino de Paoli la prima ripetizione invernale della via dei Boat sulla parete nord del Sass De Mura (450m 6° A2 A3) e della via Diretta alla parete est della Parete Piatta (550m 6°+) nel gruppo del Cimonega assieme a M. Sartor. Dello stesso anno l’invernale alla parete più remota delle Alpi Feltrine, la parete nord del Monte Pizzocco, dove Ettore Castiglioni, Bruno Detassis e A. Zoia si erano cimentati nel lontano 1934.
L’anno successivo con Oldino De Paoli effettua la salita invernale della via Diretta Sud al Sass De Mura (700m 6°) e la classica, ma neanche troppo perché nessuno la ripete, Castiglioni-Detassis alla parete nord est del Sasso Largo (650m 4° 5°) proprio sopra al paese di Sagron del Mis.
Lentamente ma in maniera quasi sistematica vengono ripetute per la prima volta tutte le ascensioni delle pareti feltrine e ne verranno aperte numerose di nuove; le relative relazioni convoglieranno poi nella guida alpinistica delle Alpi Feltrine.
Sulla levigata e repulsiva parete della Cima di Valscura nel 1989 viene ripetuto l’itinerario che Manrico Dell’ Agnola ed Andrea Marzemin avevano tracciato qualche anno prima al centro della parete e che nessuno aveva ancora affrontato; la via Capitan uncino (550m 6°+ pass. A4). Di qualche anno più tardi è invece la prima ripetizione della via degli Svizzeri (1990) e la via dei Bellunesi (1994) sulla grande parete nord est del monte Pizzocco, montagna simbolo dell’alpinismo feltrino.
Ma la peculiarità dell’alpinismo di Aldo De Zordi è nella ricerca e nell’apertura di nuove ascensioni, ad oggi se ne contano quasi duecento. Circoscritte perlopiù fra i gruppi dei Monti del Sole, delle Vette Feltrine e delle Pale di San Martino, risulta impossibile elencarle tutte, le più significative:
1989 Via Che Guevara alla Cima di Valscura (400m 7°A4) con Oldino De Paoli
1991 Piz de Mez: prima ascensione assoluta della parete Ovest con Pier Verri (600m 6°)
1992 Monte Pizzon via Dell’incognita (600m 7°) con Pier Verri
1992 Cima nord dei Feruch via Milena Gallina (400m 7°) con Pier Verri
1992 Torre del Mont Alt via Diretta (300m 7°+) con Pier Verri
1993 Sass De Mura Parete Piatta via Salto Giallo (500m 7°+ A2) con Pier Verri
2015 Torre Sprit via R. Coppe (500m 7°-) con Pier Verri
Aldo riesce a trasferire sulla carta anni di passione ed esplorazione diventando coautore, assieme agli amici di croda, di diverse guide alpinistiche: nel 1993 assieme ad Oldino De Paoli e Denis Maoret esce la precisa e dettagliata pubblicazione Cime e pareti delle Alpi Feltrine dove vengono descritte minuziosamente tutte le vie alpinistiche del gruppo, un’opera che ancor oggi è un punto di riferimento per l’alpinismo locale.
Nel 2013 la guida alpinistica Settanta arrampicate scelte in Dolomiti con Pierangelo Verri, Liana Chiodero e Lucio Faccin, volume che raccoglie una serie di itinerari dallo stile tradizionale. Nel 2014 pubblica due distinti volumi sui Sentieri e viaz delle Alpi Feltrine assieme al figlio Ivan, a Paolo Lovat e a Renato Sperandio, descrivendo vecchi percorsi di camosci e cacciatori ormai dimenticati dei monti feltrini.
ERNESTO MAJONI Cortina d’Ampezzo (BL), 1958
Premio Pelmo d’Oro 2026 - Cultura alpina
Mediatore instancabile fra la tradizione dei Padri e l’attualità, encomiabile per il singolare concreto impegno in tante istituzioni locali, ha saputo interpretare l’anima delle Dolomiti bellunesi attraverso la promozione della lingua e cultura ladina, in primis ampezzana, alla quale ha dedicato innumerevoli testi nei quali ha valorizzato la cultura dei monti, aprendola anche ai più giovani a mezzo della traduzione di fiabe e leggende famose; e, in pari tempo, ha illustrato dei Monti Pallidi la storia, le genti, l’alpinismo, le tracce dei pionieri, la letteratura e sempre e comunque, sopra tutto, l’intima bellezza.
Ernesto Majoni Coléto è nato a Cortina d’Ampezzo il 24 ottobre 1958, dove risiede.
Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trieste, ha prestato servizio presso enti pubblici e privati e, attualmente, è pensionato.
Socio dal 1980 della Sezione del CAI di Cortina d’Ampezzo, di cui è stato consigliere e segretario per più mandati, ha frequentato intensamente le montagne fin da piccolo, salendo oltre un centinaio di vie classiche e un folto numero di vie normali sulle Dolomiti, le Prealpi, le cime insulari italiane, in Alto Adige e in Austria. Nel febbraio 1997 ha raggiunto i 5.000 metri delle Point Lenana e Point Nelion del Mount Kenya.
Le vette iconiche della sua carriera sono: il Becco di Mezzodì, raggiunto per la prima volta a 16 anni; la Punta Fiames, salita una settantina di volte; la Torre Wundt, di cui ha ripetuto in quasi venti occasioni la Fessura Mazzorana-del Torso.
Scrive dal 1983; da allora dedica alle montagne e alla cultura ladina dolomitica la massima parte degli articoli e pubblicazioni, collaborando con testate locali e non solo.
Iscritto all’Albo dei Giornalisti del Veneto, sezione Pubblicisti, dal 1994; socio Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) dal 2005, è Direttore editoriale e redattore da quindici anni di Le Dolomiti Bellunesi, rassegna semestrale delle Sezioni bellunesi del CAI.
Consigliere e poi Presidente dal 1992 al 1999 dell’ULd’A - Union dei Ladis de Anpezo, per l’ente culturale ha curato vari testi letterari e storici.
Per le Regole d’Ampezzo ha collaborato alla stesura del Vocabolario Talian - Anpezàn, 1997, ed è stato coordinatore della Grammatica Ampezzana, 2003. Dal 1994 al 2021 è stato Direttore responsabile, e oggi ancora scrive, per Ciasa de ra Regoles, notiziario bimestrale dell’istituzione regoliera, e ha seguito la riedizione di alcuni saggi di storia.
Dal 2004 al 2018 è stato Direttore di Ladin!, semestrale di storia e cultura della Ladinia Bellunese e voce dell’Istituto Ladin de la Dolomites, uscito per 24 numeri.
Dal 2003 al 2020 è stato Direttore dell’Istituto Ladin de la Dolomites di Borca di Cadore; dal 2005 pubblica ogni settimana brevi contributi in ladino e in italiano su L’Amico del Popolo, voce della Provincia di Belluno.
In ambito alpinistico e storico, oltre ad aver tenuto per 16 anni il blog di alpinismo ramecrodes.blogspot.com, ha collaborato a varie opere e pubblicazioni scientifiche: Il Regno perduto, 1991; Cortina d’Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, 2002; Fouzàrgo, 2004 (saggio "Settant’anni di scalate sulle Torri di Falzarego (Fanis)"; Ladini Oggi, 2004 (saggio "Dai pastori agli alpinisti nel territorio ladino"); La grande cordata, 2008 (saggio "Sulle orme di Michele Innerkofler"); Dolomites, 2009 (saggi "Giuseppe Ghedina e Antonia Gerardini: un ponte tra Ampezzo e Cadore" e "Per l’80° compleanno del primo vocabolario ampezzano"); Archivio per l’Alto Adige, CIV, 2010 (saggio "Anpezan o Talian?" Il linguaggio degli alpinisti ampezzani"); Pietre Vive, 2011 (5 schede); Alpinismo veneto. Dai 150 anni del Club Alpino Italiano, 2013 (saggio "Degregorio & Terschak"); Ladinia, XLII, 2018 (saggio "Bruno Apollonio Nèrt e la prima "Grammatica del dialetto ampezzano"); Bondì Dolomites, 2021 (saggio "Compagnie e gruppi alpinistici delle Dolomiti"); Quota 80. Cartoline di auguri da una cordata di amici per gli 80 anni di Bepi Pellegrinon, 2022 (saggio "Bepi: icona di cultura alpina e amicizia"); sulle orme di una scelta 2, 2023 (saggio "Clemens Fränkel e il mondo ebraico a Cortina d’Ampezzo - 1938-1944"); Storie minime bellunesi, edizioni 2015 - 2024; I frequentatori delle Dolomiti. Tracce, impronte, percorsi e paesaggi, 2024 (saggio "Cenni di storia alpinistica della Croda da Lago").
Alle Dolomiti ampezzane ha dedicato: Su par ra Pénes de Naeròu, 2000; 1901 Barbaria Hütte – 2001 Rifugio Croda da Lago Gianni Palmieri, 2001; Rifugio Cinque Torri Cortina d’Ampezzo (2004, 2018); Santo Siorpaes Salvadór, 2004; Pomédes 1955 – 2005; Da John Ball al 7° grado, 2007; Il Signore delle Montagne, 2009; 111 cime attorno a Cortina, 2012 e Cime attorno a Cortina, 2019, con Sandro Caldini e Roberto Ciri; Selva, il Pelmo e la Cengia di Grohmann, 2013; Staulanza 1968 – 2018; I pionieri dell’alpinismo a San Vito di Cadore. Da Matteo "Pierossi" a Tita "Valier", 2021; Sachsendank 1883 - Nuvolau 2023. 140 anni di storia e memoria, con Roberto Vecellio.
Come co-curatore del volume Dolomites edito dalla Società Filologica Friulana, nel 2009 ha ricevuto dalla Famiglia Feltrina una menzione d’onore nell’ambito del Premio Caterina Bellati De Cia. Nel 2018 ha ottenuto dalla Sezione del Cai di Padova il Premio Marcolin, riconoscimento annuale in memoria di Francesco Marcolin, dedicato ai soci di Padova o delle Tre Venezie che si distinguono per la scrittura di articoli o saggi sulla montagna.
Sulla parlata nativa, oltre ad articoli in ladino e in italiano, ha prodotto i saggi: Parlà polìto 'l é iušto, parlà iušto 'l é polito, 1989; De ci sóšto, pizo?, 2004; Nèsto, Catìna, Uco, Anéta... e tante outre, 2018; Zibaldone Ampezzano, 2019; Stories Anpezanes dal Vecio in Fora (E-book, 2020), Vosto che tin conte una?, 2025.
Si è cimentato in poesia, ricevendo una menzione nel 1986 e vincendo nel 1988 il Premio "Cortina" di poesia della montagna in ladino. Ha pubblicato tre antologie, Ra steles del mè ziel, 2011; Oujores, con Iside Del Fabbro, 2012; Sonéte, 2015, e tre racconti, Doi ome e ‘l diou, 1996; Bestiario d’Aial, insieme a Lorenza Russo, 2003; Ra tore che r’à vorù morì, 2007. Quest’ultimo fu segnalato al Concorso Letterario "Le Pigne" di Chiusaforte (UD) - XV edizione, 2005, nella sezione dedicata al ladino.
Ha tradotto in ampezzano: Chi da Pagura (da Chêi di Pagura di Ovidio Colussi, friulano di Casarsa, 1991); Pinochio. Storia de un buratin de len (da Carlo Collodi, 2008); Pites e… pensiere (da Le galline pensierose di Luigi Malerba, 2017); El Prinzipin (da Il Piccolo Principe di Antoine De Saint Exupéry, 2019). La traduzione di numerose fiabe classiche della letteratura di ogni tempo e ogni paese, invece, è ancora inedita.
Un suo profilo biobibliografico in tedesco, aggiornato al 2013, si trova in: Rut Bernardi - Paul Videsott, Geschichte der ladinischen Literatur, II/2 - Ab 1945. Fassa, Buchenstein und Ampezzo, Bolzano 2013.
GORETTA TRAVERSO CASAROTTO Arcole (VR), 1948
Premio Pelmo d’Oro 2026 – Premio speciale Giuliano De Marchi
Prima donna italiana a conquistare un ottomila, con particolare impegno, dedizione e passione, attraverso la sua attività, i suoi viaggi, la sua frequentazione di popoli culturalmente lontani dall’Occidente e le sue pubblicazioni è stata testimone, assieme al marito Renato Casarotto, dei valori universali delle comunità di montagna e ha portato un contributo originale e rilevante alla loro conoscenza e valorizzazione.
Goretta Traverso Casarotto è nata in provincia di Verona, ad Arcole, il 21 novembre 1948. Nel 1973 ha conosciuto uno dei più forti alpinisti italiani dell’epoca, Renato Casarotto, col quale due anni dopo si è sposata e che per dieci anni ha accompagnato, oltre che sulle Alpi, in numerose spedizioni sulle maggiori catene montuose della Terra: prima nelle Ande (Argentina e Perù), poi in Karakorum (Pakistan), in Himalaya (Nepal), in Canada, in Alaska e nelle Montagne Rocciose degli Stati Uniti.
Nel 1985 ha conquistato col marito la vetta del Gashebrum II (detto K4, 8.035 m), in Pakistan: è diventata così la prima donna italiana a scalare la vetta di un ottomila, il tredicesimo più alto della Terra.
L’anno dopo, il 16 luglio 1986, durante il ritorno da un tentativo di scalata del K2 attraverso una via lungo lo sperone Sud-Sud-Ovest già tentata da una spedizione francese nel 1979, Renato Casarotto purtroppo cadde in un crepaccio; parte dei contatti radio con la moglie vennero ripresi e inclusi nel documentario K2 - Sogno e destino, girato da Kurt Diemberger e Julie Tullis ma egli, nonostante i tentativi di salvataggio, non sopravvisse e il suo corpo rimase sepolto nel crepaccio medesimo.
A causa dello scioglimento del ghiacciaio, il corpo di Casarotto è stato ritrovato diciassette anni dopo, nel settembre 2003, da un gruppo di alpinisti kazaki; essi hanno provveduto alla sua sepoltura sotto il tumulo Gilkey, un mausoleo di sassi eretto nel 1953 nei pressi del campo base del K2 in memoria dell’alpinista americano morto nella spedizione che precedette quella vittoriosa guidata da Ardito Desio.
Se Renato Casarotto aveva lasciato una testimonianza del suo alpinismo in quello stesso 1986 in cui perse la vita nel volume "Oltre i venti del Nord" (Enrico Dall’Oglio Editore), Goretta Traverso Casarotto, che già a tale libro aveva collaborato, giusto dieci anni più tardi ha voluto raccontarne le imprese in un altro bellissimo libro, "Goretta e Renato Casarotto: una vita tra le montagne", pubblicato da De Agostini nel 1996 con presentazione di Walter Bonatti, terzo posto al Premio Bancarella Sport nel 1997.
Al mondo della scrittura Goretta Traverso Casarotto ha dedicato articoli, racconti e libri sul tema della montagna; la passione per il viaggiare e la curiosità verso popoli culturalmente lontani da noi è diventata, inoltre, una parte importante della sua vita.
Di seguito ha quindi pubblicato I monti di ghiaccio (2001) con presentazione di Fosco Maraini, La via della montagna - un cammino possibile (2008), opera "segnalata" al Premio ITAS del Libro della Montagna 2009, Le Vette degli Immortali (2017) e Diecimila scalini per il cielo (2024).
Ha inoltre tenuto seminari e conferenze sulla vita del marito e i temi dell'alpinismo e della montagna.
Pubblicazioni
• "Goretta e Renato Casarotto, una vita tra le montagne" (De Agostini, 1996, Novara), con presentazione di Walter Bonatti, giunto in finale al Premio "Bancarella Sport" nel 1997 – ISBN 88-415-3503-2 Un’avventura umana in cui s’intrecciano sogni, scelte di vita, aspirazioni, giorni di grande alpinismo, lunghe attese al campo base e la condivisione totale di ogni momento di vita. Questo libro è stato ristampato nel 2013 (ISBN 978-88-96822-61-6), nel 2016 (ISBN 978-88-99340-30-8), nel 2022 (ISBN 9788855370448) per i tipi della casa editrice Alpine Studio (Lecco) e nel 2024 (ISBN 979-12-5468-053-7) per i tipi della casa editrice Priuli&Verlucca (Scarmagno, Torino). Questo libro è stato pubblicato in Spagna con il titolo "Goretta y Renato, una vida entre montañas" (Nómadas de Pangea, 2025, Spagna) – ISBN 978-84-0977-860-7
• "I monti di ghiaccio" (GET, 2001, Torino), con presentazione di Fosco Maraini – ISBN 88-900589-1-9 Sul filo di una vicenda autobiografica, una storia ai confini della realtà, al cospetto delle grandi cime himalayane, dai Gasherbrum al K2, nel cuore segreto dell’Asia.
• "La via della montagna, un cammino possibile" (Priuli & Verlucca, 2008, Scarmagno, Torino), opera ‘segnalata’ al Premio ITAS del Libro della Montagna 2009 – ISBN 978-88-8068-408-4 Attraverso il mondo fantastico e severo dei monti – Ande peruviane e patagoniche, Himalaya, Karakorum, Montagne Rocciose – si racconta un viaggio dell’anima, un percorso umano che si incrocia con quello di antiche popolazioni, con le loro leggende e i loro miti; ma anche con la simbologia e i riferimenti che la montagna ha avuto nelle diverse tradizioni.
• "Le vette degli immortali" (Alpine Studio, 2017, Lecco) – ISBN 978-88-99340-47-6. Un viaggio nella storia millenaria della Cina alla scoperta delle tradizioni, dei miti e delle credenze che nel corso dei tempi si sono intrecciati attorno ai Cinque Picchi Sacri della tradizione taoista. Un viaggio, tra passato e presente, che mette in luce l’importanza che questi Sacri monti hanno avuto e hanno nella religiosità e nella storia del popolo cinese.
• "Diecimila scalini per il cielo" (Cierre Edizioni, 2024, Sommacampagna, Verona) – ISBN 978-88-5520-278-7. Un pellegrinaggio per cogliere l’aura di santità e la naturale bellezza delle Quattro Montagne Sacre del Buddismo cinese, e per cercare di capire una religiosità che si dipana tra una profonda ricerca spirituale e una richiesta d’aiuto per le problematiche quotidiane dell’essere umano.
Filmografia
Goretta Traverso, La via della montagna. Un cammino possibile, 2011
VITTORIO FENTI Falcade, 1943
Premio Pelmo d’Oro 2025 – Premio speciale Dolomiti Unesco
Una vita dedicata allo studio e alla tutela delle Dolomiti. Coniugando l’eccellenza della ricerca geologica alla protezione del territorio, ha saputo insegnare e raccontare nei suoi scritti la complessa evoluzione e la fragile, sublime bellezza di un paesaggio che è patrimonio dell'umanità.
Vittorio Fenti è nato a Falcade, in provincia di Belluno, il 20 gennaio 1943. Cresciuto in una famiglia di umili origini ha dovuto mostrare fin da giovane una grande determinazione per proseguire gli studi, lavorando come manovale e mantenendosi autonomamente all'Istituto Minerario, superando le iniziali reticenze del padre.
La sua filosofia di vita è fortemente legata all'indipendenza e all'onestà: considera la conoscenza come sinonimo di libertà ("Sei tanto più libero quanto più sai") e coltiva una profonda umiltà intellettuale, convinto che più si impara, più ci si rende conto di quanto poco si sappia.
Formazione e Background Culturale
Ha frequentato l'Istituto Minerario, una scuola che a suo dire gli ha fornito non solo competenze tecniche, ma una "base culturale" fondamentale per continuare ad apprendere lungo tutto l'arco della vita. Si è poi laureato in Geologia presso l'Università degli Studi di Padova con il massimo dei voti (110/110 e lode). È stato iscritto all'Ordine dei Geologi della Regione del Veneto dal 5 giugno 1973 (traguardo che segna oltre 50 anni di iscrizione).
Carriera Accademica e Insegnamento
Fenti definisce l'insegnamento "il mestiere più bello del mondo", una vocazione incentrata sul trasmettere agli studenti i valori del merito e dell'onestà.
È stato docente di ruolo di Geologia, Mineralogia e Geofisica presso l'Istituto Industriale Geotecnico Minerario "U. Follador" di Agordo. Ha intrapreso questa strada vincendo un concorso, spinto dal desiderio di rientrare nel bellunese dopo l'alluvione del 1966.
Ha tenuto 14 docenze tra università e ordini professionali. Tra queste spiccano seminari sulla stabilizzazione e il consolidamento delle frane presso l'Università di Udine (1998), corsi di aggiornamento in Geologia Applicata presso l'Università di Padova (2004, 2008) e corsi specialistici per gli Ordini dei Geologi di Liguria (2008) e Trentino Alto Adige (2009).
Attività di Ricerca e Incarichi Istituzionali
Ha lavorato come ricercatore di ruolo per il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) presso l'IRPI di Padova (sotto il Ministero della Ricerca Scientifica), focalizzandosi inizialmente sui primi studi legati alla galleria del Brennero.
Ruoli Ordinistici e Pubblici:
• Dal 1995 al 1998 è stato Consigliere dell'Ordine dei Geologi della Regione Veneto.
• Dal 1998 al 2002 è stato Membro dell'Autorità di Bacino Alto Adriatico-Venezia.
Attività Libero-Professionale
Vittorio Fenti ha operato per 45 anni come libero professionista nel campo della Geologia Applicata, completando l'impressionante cifra di 2.569 lavori professionali.
Il suo modus operandi si è sempre basato sul rigore e sulla responsabilità in prima persona, effettuando rilievi sul campo anche in condizioni estreme (calandosi con le corde su pareti rocciose verticali fino a 400 metri).
La sua vasta attività include:
• Gallerie e Grandi Opere: ha seguito circa 50-62 studi per gallerie stradali, ferroviarie e minerarie. È stato l'unico professionista italiano inserito nel team di progettisti svizzeri e austriaci che ha definito l'attuale configurazione del Tunnel di Base del Brennero (BBT).
• Dissesto Idrogeologico e Frane: ha redatto 120 studi geologici, geotecnici e geomeccanici per il consolidamento di frane e la protezione di abitati, oltre a 75 progetti per opere paramassi e verifiche di stabilità.
• Infrastrutture e Territorio: ha firmato 650 studi per terreni di fondazione di edifici, 130 studi per impianti di risalita e piste da sci, 115 studi per vie di comunicazione e 125 progetti per cave e miniere.
• Ha inoltre curato piani regolatori (70), studi idrogeologici per la salvaguardia idrica e lo smaltimento di liquami, studi per impianti idroelettrici, discariche e perizie giudiziarie civili e penali.
Pubblicazioni Scientifiche e Culturali
È autore (da solo o in collaborazione) di 54 pubblicazioniscientifiche e divulgative incentrate soprattutto sulla geologia e sulla fragilità del territorio dolomitico. Tra i temi principali trattati:
• Grandi Alluvioni e Clima: ha scritto numerosi saggi di confronto tra l'alluvione del 1966 e la Tempesta Vaia del 2018 (pubblicati tra il 2018 e il 2021 nelle Memorie Geologiche Agordine e per il CAI), analizzando l'impatto dei cambiamenti climatici sui dissesti alpini.
• Monografie e Guide territoriali: ha pubblicato la "Guida al sentiero geologico del T. Gavon" (nel libro Geologia delle Dolomiti, 2018) e studi specifici sulla Valle del Biois, la Val di Gares, la Val Fiorentina e il Gruppo del Civetta.
• Archeologia Mineraria: ha condotto ricerche storiche sull'attività estrattiva locale, come gli studi sulle miniere di Rocca Pietore (2013) e della Valle di San Lucano (2022) per il Museo ITIM di Agordo.
• Metodologia scientifica: ha proposto approcci innovativi, come la classificazione del pericolo da caduta massi (Roma, 2002) e mappe previsionali sulle frane nella Valle dell'Isarco (1977, 1981).
• Divulgazione recente (2024-2026): tra i suoi ultimi lavori figurano scritti sui vulcani delle Dolomiti, sulla fessurazione dei porfidi a Col Margherita e la raccolta di memorie "Alpinismo e Geologia - Ricordi di una trascorsa sulle rocce" (Aprile 2026). Risulta inoltre in preparazione il volume autobiografico "Le mie montagne e i miei ricordi".
PRIMO RICCARDO BERNARDI Domodossola 1960
Premio Pelmo d’Oro 2026 – Premio speciale Provincia di Belluno
Fece della propria passione un lavoro, volando sui cieli delle Dolomiti con base a Pieve di Cadore. Operava spalla a spalla con l’equipaggio del Suem, spingendo spesso le pale dell’elicottero a pochi centimetri dalle pareti pur di portare soccorso, sempre con il massimo rispetto per la montagna, la consapevolezza del valore della squadra e la capacità di riconoscere i propri limiti.
Primo Riccardo Bernardi classe 1960 nasce a Domodossola . dopo due mesi si trasferisce a Cully nella Svizzera francese, dove inizierà un lungo periodo della sua vita da emigrato.
Dal 1964 inizia la scolarità svizzera e, contemporaneamente anche italiana. Le elementari per corrispondenza tramite il consolato italiano, per quel periodo sua madre le farà da maestra .Per le medie in presenza
In svizzera era usanza che durante le vacanze estive i giovani dai quattordici anni in poi potessero affacciarsi al mondo del lavoro (oggi sarebbe considerato uno stage).Primo troverà impiego presso una macelleria, impiego che manterrà anche durante le successive vacanze scolastiche.
Le due vocazioni che si affacciano nella sua vita, quella per la chirurgia e quella per il volo, prevarrà la seconda. tra i primi ricordi di quella passione figura, all’età di dodici anni, l’atterraggio nella Place D’Arme a Cully di un Alouette III della REGA.
Nel 1979 si presenta al concorso per sottufficiali dell’aeronautica militare, vincendolo a dispetto delle prospettive pessimistiche. Dopo il corso a Caserta, sarà d’istanza a Treviso presso II°stormo fino al 1983, anno del congedo. Sarà un periodo formativo ma lontano dal volo.
Nel 1983 ritornerà in Svizzera a lavorare nella solita macelleria fino al 1985, anno in cui si trasferisce a Lugo di Romagna per frequentare il corso di pilota di elicottero, insieme ai colleghi Bulgarelli e Zulian che prestarono anche loro servizio a Pieve di Cadore, ottenendo prima il brevetto( oggi licenza) di pilota privato poi nel 1986 quello per il commerciale. Sono anni, gli anni più belli spensierati, pieni di entusiasmo e motivazione! La frase lapidaria, pronunciata a fine corso, sarà: "…..e non pensiate di avere fatto un investimento!"
Nel 1987 viene assunto presso la Star Work Sky di San Damiano al Colle ( al confine tra Pavia e Piacenza) prima come semplice operatore, poi come tecnico, infine come pilota di lavoro aereo Risalgono a questo periodo i cosiddetti "voli pertosse"per le rapide discese da alte quote che lenivano gli effetti della pertosse sui bambini. 1989 è l’anno del matrimonio con la moglie Gilda da cui avrà due figlie, Elisa 91 e Silvia 96. La loro residenza sarà Farra di Soligo. Il 1989 segna anche il suo ingresso nella CPA di Ponte nelle Alpi, dove opererà come tecnico e come pilota, e dove imparerà i rudimenti del gancio baricentrico dal Comandante Renzo Rossi, precursore dell’elisoccorso e suo mentore Il 23 settembre dell’anno successivo effettuerà il primo e unico soccorso in mare con l’uso del gancio baricentrico a Porto Azzurro durante una gara di Offshore Nel 1991 con l’Eliluguria si perfezionerà nell’uso del gancio baricentrico. All’anno seguente risale l’assunzione all’Elidolomiti ( di cui sarà direttore operativo 2001/2002)che segna l’ingresso nell’elisoccorso, impiego che si protrarrà fino alla pensione. Infatti il servizio dal 1992 al 2020 sarà caratterizzato da turni alternati tra le basi di Pieve di Cadore e di Treviso di cui l’ultimo anno solo a Pieve di Cadore 2020/2022 gli anni ""pre-pensionamento"", dopo i sessanta per normativa con secondo pilota, verranno svolti a Caltanissetta
I numeri
8000 ore di volo
2 o 3 - Alla domanda di quanti sono stati gli interventi di soccorso della sua vita, Primo risponde "... meglio se diciamo due o tre…""
5 Torri - Gianni Sita portò Primo a scalare per la prima volta alle Cinque Torri scalandole una parte in giornata! Da quel giorno ogni anno fece almeno una via di arrampicata, con Gianni e con Franco Gaspari. La via più impegnativa sarà il Terzo Spigolo di Rozes!
Alcuni pensieri
La base dell’elisoccorso è il lavoro di squadra. Non si può dire io si dice noi.
... è fondamentale capire il proprio limite, a che punto fermarsi dalla parete.
La montagna ci parla sempre, non sempre la sappiamo ascoltare.
In pensione la cosa che mi manca di più oltre al volo è l’ambiente dell’elisoccorso, ma prima o poi arriva per tutti il momento di doversi fermare.
Alcuni interventi
La nebbia con Max De Dea sul Tudaio
Ultimo intervento con Dimitri De Gol Bosconero parete verticale
Recupero sul Paterno
Il destino del Black Hawk
L’interminabile RCP del ragazzo della Marmolada
Elicotteri
SA315B LAMA. SA350 ECUREUIL B, B1. B2 , A109K2. A109E . A109S. AIRBUS H145
ALBO D’ORO PELMO D'ORO
1998 (Cortina d’Ampezzo)
Alpinismo in attività: Gruppo Scoiattoli di Cortina d’Ampezzo Carriera alpinistica: Roberto Sorgato
Cultura alpina: Camillo Berti e i suoi collaboratori
Segnalazioni: Armando Da Roit "Tama", Ettore Costantini "Vecio", Bepi De Francesch
Menzione d’onore: Papa Giovanni Paolo II
1999 (Belluno)
Alpinismo in attività: Maurizio Zanolla "Manolo"
Carriera alpinistica: Alziro Molin
Cultura alpina: Fondazione Giovanni Angelini
Premio speciale per la solidarietà alpina: Delegazione bellunese del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico
2000 (Zoppé di Cadore)
Alpinismo in attività: Marco Anghileri
Carriera alpinistica: Cesare "Ceci" Pollazzon e Mariano De Toni
Cultura alpina: Olaf Beer
2001 (Selva di Cadore – Rifugio Aquileia)
Alpinismo in attività: Gildo Zanderigo
Carriera alpinistica: Franco Miotto
Cultura alpina: Casa editrice Nuovi Sentieri
2002 (Alleghe - Caprile)
Alpinismo in attività: Mauro "Bubu" Bole
Carriera alpinistica: Georges e Sonia Livanos
Cultura alpina: rivista "Le Dolomiti Bellunesi"
Premio speciale: Reinhold Messner
2003 (San Vito di Cadore)
Alpinismo in attività: Luisa Iovane e Heinz Mariacher
Carriera alpinistica: Ignazio Piussi
Cultura alpina: Luca Visentini e Mario Crespan
Menzione speciale: Marcello Bonafede e Natalino Menegus
2004 (San Pietro di Cadore – Val Visdende)
Alpinismo in attività: Gruppo Ragni di Pieve di Cadore
Carriera alpinistica: Gabriele Franceschini
Cultura alpina: Vico Calabrò
Menzione speciale: Angelo Devich
Menzione speciale alla memoria: vescovo Vincenzo Savio
2005 (Zoldo Alto – Fusine)
Alpinismo in attività: Giuliano De Marchi
Carriera alpinistica: Pierre Mazeaud
Cultura alpina: Wolfgang Thomaseth
Menzione speciale: Alessandro Masucci e Pietro Sommavilla
Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Rigoni Stern
2006 (Feltre)
Alpinismo in attività: Ivo Ferrari
Carriera alpinistica: Gruppo Rocciatori CAI Feltre
Cultura alpina: Robert Striffler
Menzione speciale: Andy Holzer e Erik Weihenmayer
Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Internazionale "Dino Buzzati" in memoria di Nella Giannetto
2007 (Livinallongo del Col di Lana)
Alpinismo in attività: Alexander e Thomas Huber
Carriera alpinistica: Alessandro Gogna
Cultura alpina: Bepi De Marzi
Premio speciale della Giunta Provinciale: Rolly Marchi
Menzione speciale: gestori di rifugi alpini ed escursionistici da 50 anni Stella Alpina d’oro: Rifugi Alpini
Rifugio Lavaredo – Auronzo di Cadore – famiglia Corte Colò Rifugio Capanna Tondi – Cortina d’Ampezzo – famiglia Verzi Rifugio Cinque Torri – Cortina d’Ampezzo – famiglia Alberti
Rifugi Croda da Lago Gianni Palmieri e Nuvolau - Cortina d’Ampezzo – famiglia Siorpaes "ki de Sorabànces"
Rifugio Duca d’Aosta – Cortina d’Ampezzo – famiglia Lancedelli Rifugio Pomedes – Cortina d’Ampezzo – famiglia Ghedina "Bibi" Rifugio Giuseppe Volpi al Mulaz – Falcade – famiglia Adami Rifugio Tita Barba – Pieve di Cadore – famiglia Ciotti
Rifugio Onorio Falier – Rocca Pietore – famiglia Del Bon Campanula d’oro: Rifugi escursionistici
Remauro – Cibiana di Cadore – famiglia De Zordo Angelo Dibona – Cortina d’Ampezzo – famiglia Recafina Lago d’Ajàl – Cortina d’Ampezzo – famiglia Dibona
Italo Lunelli – Comelico Superiore – famiglia Martini Barzolai Valparola – Livinallongo del Col di Lana – famiglia Trebo Pranolz – Trichiana – famiglia Magagnin
2008 (Auronzo di Cadore)
Alpinismo in attività: Gigi Dal Pozzo
Carriera alpinistica: Armando Aste
Cultura alpina: Lothar Brandler
Pelmo d’Oro: Riccardo Cassin
Menzione speciale: Valerio Quinz
Premio speciale della Giunta Provinciale: Alpini del 7° Reggimento
2009 (Agordo)
Alpinismo in attività: Gianni Gianeselli
Carriera alpinistica: Richard Goedeke
Cultura alpina: Mauro Corona
Premio speciale della Giunta Provinciale: Sezione Agordina del Cai, Gruppo Gir, Stazione di Agordo del CNSAS
Menzione speciale: Campanula d’oro: famiglia Vascellari, gestori da 50 anni del rifugio escursionistico "Capanna degli Alpini" – Calalzo di Cadore
Menzione speciale: riconoscimento alle famiglie bellunesi per il trentennale impegno d’alpeggio
Famiglia De Nardin – Agordo Famiglia Miola – Agordo Famiglia Bressan – Agordo Famiglia Follador – Falcade Famiglia Pescosta – Falcade Famiglia Giacometti – Feltre Famiglia Zatta – Feltre Famiglia Villabruna – Feltre Famiglia De Paoli – Feltre Famiglia Curto – Quero
Famiglia Casanova Borca – San Pietro di Cadore Famiglia Pradetto Cignotto – San Pietro di Cadore Famiglia Corso – Seren del Grappa
Famiglie Facchin e Guerriero – Sovramonte
2010 (Tambre)
Alpinismo in attività: Pietro Dal Pra
Carriera alpinistica: Giuseppe "Bepi" Caldart
Cultura alpina: Manrico Dell’Agnola
Premio speciale della Giunta Provinciale: Guide Alpine della Regione Veneto
Menzione speciale alla memoria: Benito Saviane
Premio speciale Giuliano De Marchi: Enzo De Menech "Bubu"
2011 (Comélico Superiore)
Alpinismo in attività: Marino Babudri e Ariella Sain
Carriera alpinistica: Mariano Frizzera e Sergio Martini
Cultura alpina: Cesare Lasen
Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Bellunesi nel Mondo
Menzione speciale alla memoria: Matteo Fiori
Menzione speciale: Achille Carbogno Menzione speciale: Flavio Faoro
Menzione speciale: Gruppo Ricerche Culturali di Comélico Superiore
Premio speciale Giuliano De Marchi: Giacomo Cesca
2012 (Pieve di Cadore)
Alpinismo in attività: Alessandro Baù
Carriera alpinistica: Silvia Metzeltin e Adriana Valdo
Cultura alpina: Telebellunodolomiti
Menzione speciale alla memoria: Alberto Bonafede e Aldo Giustina
Menzione speciale: Giorgio Ronchi
2013 (Longarone)
Alpinismo in attività: Venturino De Bona e Renato Panciera
Carriera alpinistica: Franco Solina
Cultura alpina: Walter Musizza e Giovanni De Donà
Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Fabbri
Menzione speciale: Francesco Turrin
Premio speciale Giuliano De Marchi: Équipe Ambulatorio Giuliano De Marchi
Pelmo d’Oro: Club Alpino Italiano
2014 (Falcade)
Alpinismo in attività: Nicola Tondini
Carriera alpinistica: Soro Dorotei
Cultura alpina: Carlo Mondini e Aldo Villabruna
Menzione speciale alla memoria: Vittorino Cazzetta
Premio speciale Giuliano De Marchi: Angelo Costola
2015 (Sospirolo)
Alpinismo in attività: Maurizio Icio Dall’Omo
Carriera alpinistica: Igor Koller
Cultura alpina: Luciano Viazzi
Premio speciale della Provincia: Annibale Salsa
Menzione speciale alla memoria: Vincenzo Titi Dal Bianco
Premio speciale Giuliano De Marchi: Fausto De Stefani
2016 (Santo Stefano di Cadore e San Pietro di Cadore)
Alpinismo in attività: Pierangelo Verri
Carriera alpinistica: Giorgio Redaelli
Cultura alpina: Marco Albino Ferrari
Premio speciale della Provincia: Maurilio De Zolt
2017 (Mel)
Alpinismo in attività: Ferruccio Svaluto Moreolo
Carriera alpinistica: Bruno e Giorgio De Donà
Cultura alpina: Daniela Perco
Menzione speciale alla memoria: Lorenzo Massarotto
Premio speciale Giuliano De Marchi: Francesco Angelo Perlotto
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Sergio Reolon
2018 (Rocca Pietore)
Alpinismo in attività: Maurizio Giordani
Carriera alpinistica: Josep Manuel Anglada
Cultura alpina: Marco Paolini
Menzione speciale: Monica Campo Bagatin e Ugo Pompanin
Premio speciale Giuliano De Marchi: S.U.E.M.
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Oscar De Pellegrin
Premio speciale della Provincia: Costantino Costantin e Ivo Andrich
2019 (Chies d’Alpago)
Alpinismo in attività: Stefano Santomaso
Carriera alpinistica: Lorenzo Lorenzi
Cultura alpina: Armando Scandellari
Menzione speciale: Archivio storico di Belluno Feltre e Cadore
Premio speciale Giuliano De Marchi: alla memoria di Maudi De March
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Massimilano Ossini
Premio speciale della Provincia: Belluno Alza la Voce
2021 (Cesiomaggiore)
Alpinismo in attività: Christoph Hainz
Carriera alpinistica: Eugenio Bien
Cultura alpina: Giuliano Dal Mas
Premio speciale Giuliano De Marchi: Dante Colli
Premio speciale Dolomiti UNESCO: CAI Mestre – Rifugio Galassi
Premio speciale della Provincia: Giuseppe Tabacco
2022 (Vigo di Cadore)
Alpinismo in attività: Francesco Vascellari e Loris De Barba
Carriera alpinistica: Mauro Valmassoi
Cultura alpina: Piero Sommavilla
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Anselmo Cagnati
Premio speciale della Provincia: Stefania Constantini e René De Silvestro
2023 (San Tommaso Agordino)
Alpinismo in attività: Santiago Padròs
Carriera alpinistica: Alessandro Masucci
Cultura alpina: Italo Zandonella Callegher
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Alpine Club
Premio speciale della Provincia: Stefania Constantini e René De Silvestro
Premio Giuliano De Marchi: alla memoria di Silvana Rovis
Premio Speciale Pelmo d’Oro 2023: Oscar De Bona e Roberto De Martin
2024 (Pedavena)
Alpinismo in attività: Alessandro Rudatis
Carriera alpinistica: Diego Dalla Rosa
Cultura alpina: Don Sergio Sacco Sonador
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Matteo Righetto
Premio Giuliano De Marchi: Pieranna Casanova
Premio Speciale Pelmo d’Oro 2024: Lisa Vittozzi
2025 Calalzo di Cadore
Alpinismo in attività: Michal Coubal, Miroslav Coubal
Carriera alpinistica: Diego Dellai
Cultura alpina: Giorgio Fontanive
Premio speciale Dolomiti UNESCO: Riccarda de Eccher
Premio Giuliano De Marchi: Alfio De Sandre
Premio Speciale Pelmo d’Oro 2024: Francesco Chiamulera
Info: www.provincia.belluno.it




























