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Sandro Neri impegnato verso la medaglia d'oro in finale a Innsbruck, foto gentilmente concessa da Sytse van Slooten
Fotografia di Sytse van Slooten
Sandro Neri vince l'oro in Coppa del Mondo di Paraclimbing a Innsbruck
Fotografia di Dimitris Tosidis / IFSC
Sandro Neri con alcuni atleti e tecnici della Squadra Nazionale Italiana al Kletterzentrum di Innsbruck.
Fotografia di archivio Sandro Neri
Sandro Neri
Fotografia di archivio Sandro Neri

Paraclimbing: Sandro Neri vince l'oro in Coppa del Mondo a Innsbruck

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Il racconto e le sensazioni del paraclimber Alessandro Neri della vittoria nella Coppa del Mondo di Paraclimbing tenutasi la scorsa settimana a Innsbruck in Austria.

La recente vittoria in Coppa Italia in Val Daone (Tn), ai primi di giugno, mi aveva trasmesso sensazioni indubbiamente positive, in vista degli appuntamenti internazionali. La Coppa del Mondo di Innsbruck, nella splendida struttura del Kletterzentrum, è uno degli eventi più prestigiosi dell’anno, poiché si svolge in un impianto che per la sua grandiosità, qualità dei materiali e organizzazione, rappresenta un punto di riferimento unico per il climbing mondiale.



Al termine del primo giorno di qualifiche, martedì scorso, per la prima volta figuravo primo in vista della finale che mi attendeva il giorno dopo. Nel 2018 e lo scorso anno, proprio a Innsbruck, avevo collezionato due fatidiche, fastidiose medaglie di legno (quarto posto)! Ho dovuto concentrarmi e scacciare dalla mente l’incubo di un terzo “legno” Non c’è due senza tre!

Poco prima di partire in finale, durante i 6 minuti previsti per l’osservazione delle vie, ci ha investito un forte temporale che ha interrotto la gara per oltre un’ora… ho cercato di mantenermi calmo, prolungando il riscaldamento, e finalmente ci hanno fatto partire: il percorso di finale era fantastico, con delle prese molto grandi e di svariati colori, a volte svase e difficili da interpretare… mentre salivo percepivo in sottofondo le urla crescenti dei miei compagni di squadra che mi sostenevano col pubblico. Superata la parte atletica (un bel tetto), dopo circa 45 prese mi attendevano appigli e appoggi piccoli, dove la tecnica fa la differenza: pochi istanti di smarrimento, e poi ho intuito di spostare delicatamente i piedi sulla destra, e potermi alzare in equilibrio a prendere due prese dove i miei avversari non erano arrivati: ho percepito il boato dei miei sostenitori prima di cadere poco sotto il top, ma ho avuto la certezza di aver vinto giunto a terra, tornato alla realtà!

La specialità del Paraclimbing vede competere i climbers portatori di deficit funzionali in diverse categorie, su vari percorsi tracciati in base al grado di disabilità fisica: non vedenti, amputati agli arti superiori o inferiori, sitting (mielolesi), ed infine chi ha problematiche neuromuscolari o articolari (la mia categoria, da quando mi è capitata una brutta caduta nel 2010 con fratture multiple ad entrambi i piedi).

Sono entrato in squadra nazionale nel 2017 e si è aperto un nuovo mondo, una nuova avventura dopo circa 40 anni di scalata: sin prima provavo una sorta di distacco dal mondo della disabilità: pensavo ad esempio, da ignorante, che i velocisti dei 100 metri piani con una protesi alla gamba provassero un dolore infernale! Invece tutto d’un tratto mi sono trovato insieme a loro, ad accompagnare un compagno di squadra cieco al bagno, e sentirmi dire: “Grazie, basta una volta, la prossima vado da solo!”; osservando poi chi arrampica con le sole braccia, oppure chi ha solo un braccio e mezzo, o una sola gamba, ho sgranato gli occhi per cosa possano inventarsi la mente e il corpo umano, quando manca qualcosa: ed ho finalmente compreso il concetto di “diversa” abilità! 

Ma l’aspetto che mi ha veramente rapito è stato vederli, vederci tutti sorridere, divertirci, fare il tifo per il nostro Paese ma anche per gli stranieri, come la gente al Giro d’Italia.

Certo, per me è più facile saper sorridere sui miei piedi malconci, che non spingono come si deve sugli appoggi, rispetto a chi ha perso la vista o è in sedia a rotelle… non c’è paragone! Ma ad accomunarci tutti c’è questa serenità, questa voglia di dare il massimo, con la mente che vola quando il corpo si stacca da terra, e pensa libera a scalare, non a lamentarci delle nostre magagne! 

E tornati al suolo, finisce il gioco e ricomincia la vita di tutti i giorni: chi studia, chi lavora, chi dopo un incidente terribile si è laureato in scienze motorie! Insomma siamo quelli che non mollano, siamo diversamente abili ma vogliamo sentirci normali, nella vita normale.

A Innsbruck, il regalo più bello sono stati gli incitamenti mentre salivo, e le congratulazioni subito dopo, di Laura Rogora, Marcello Bombardi, Camilla Moroni e gli altri della Nazionale “normo”, venuti lì a fare il tifo per noi, prima della loro coppa del mondo.

E proprio con i normodotati olimpionici, anche il Paraclimbing arriverà alle Olimpiadi, o meglio alle Paralimpiadi, a Los Angeles 2028; avrò 65 anni… intanto penso ad arrivarci, al 2028. Poi si vedrà!

Ringrazio di cuore i tecnici della Nazionale Cristina Cascone, Davide Manzoni e Marco Iacono, insieme a tutti i compagni della Squadra Italiana di Paraclimbing: grazie giovani, per continuare questo sogno insieme a voi!

di Sandro Neri

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