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Sandro Neri in arrampicata a Podenzoi, sulla via Demian 8b nel settore Killer Finger
Fotografia di archivio Sandro Neri
Pietro Dal Prà in arrampicata a Podenzoi
Fotografia di archivio Sandro Neri
La falesia di Podenzoi sopra Longarone nel bellunese
Fotografia di Climband Belluno
Falesie delle Dolomiti Bellunesi di Climband Belluno. Con le falesie Coi, Val Barance, Igne, Cajada, Maè, Podenzoi, Malcolm, Teatro, Casso, Erto, Cimolais, Polpet, Val Galina, Soverzene, Soccher, Dolada, Teverone, Quantin, Fadalto Basso, Ceresera, Mas, Le Rosse, Mis, Val Canzoi, Le Perine, Fonzaso, Tarzan Wall
Fotografia di Climband Belluno

Podenzoi e l’arrampicata nel giardino pensile di Longarone. Di Sandro Neri

di

Sandro Neri presenta Podenzoi, la storica falesia sopra Longarone (Belluno, Veneto) scoperta negli anni ’80 da Gigi Dal Pozzo.

Falesia in lingua tedesca si traduce: Klettergarten, letteralmente "giardino di arrampicata"; sembra la definizione più azzeccata che possa indicare la croda di Podenzoi. Salendo in auto per i tornanti della strada (attualmente asfaltata) da Longarone, la vallata si apre a poco a poco con l’aumentare della quota, e lo sguardo spazia sempre più ampio in una visuale più verde, e decisamente più amena della Longarone ricostruita...

La cronologia narra che Podenzoi rappresenta il terzo sito di scalata creato in questa zona, dopo Erto e successivamente ad Igne. La sete di scoperta che animava Gigi Dal Pozzo, instancabile nella ricerca del "nuovo", lo convinse che quei muri verticali ricoperti di edera meritavano considerazione; seguirono svariati anni di lavoro dal 1986, quando chiodò le prime due linee, Demian e Cesarino.

Capimmo subito che sarebbero diventati tiri duri per l’epoca (poi liberati nel ’90, 8b e 8a+ rispettivamente), ma soprattutto Dal Pozzo intuì che in quel luogo poteva nascere la nostra prima falesia tecnica, di muri verticali e un po’ strapiombanti. A quel tempo potevamo divertirci sulla Parete dei Falchi a Sovèrzene, che in genere offriva vie di più tiri, anche tecnicamente impegnativi; ma un vero e proprio posto comodo di salite di placche e muri, l’una vicina all’altra, ci mancava.

Così Gigi scassò la sua Peugeot 309 bianca, salendo molte decine di volte per i curvoni, allora parecchio dissestati, (strada/ghiaione), di Podenzoi, munito di motosega, piccone, zappa e spazzole di ogni genere, prima che di trapano e spit. Ricordo mucchi immensi di edera sotto il settore centrale di Cara ti amo, Ti odio Mozambico, ecc., e anche sul settore più a destra, denominato delle Acque (Acquasplash, Acquarium, ecc.), perché si bagna sotto le piogge. Infatti le piante rampicanti che nascondevano quella sanissima roccia richiedevano un lavoro faticoso non solo per essere rimosse dalle pareti, ma soprattutto poi a spazzolare terriccio e licheni: il colpo d’occhio su quei settori differiva parecchio da quello attuale: allora si trattava di un vero e proprio cantiere in costruzione... e Lavori in corso divenne poi il nome di una via (alquanto ostica, per giunta).

E a proposito di battezzare quei nuovi tiri, dall’uso preciso dei piedi e in genere arcuato per le dita delle mani, il "vate" Dal Pozzo sbizzarrì la fantasia (qualità che non gli è mai mancata...) in appellativi significativi per vie che oggi passano alla storia per il numero imponente di ripetitori, la cui origine del nome merita qualche riga: Madame de gran fàll e Vibratore a pedali non hanno gran bisogno di spiegazioni, considerata la nostra felice età di quel tempo, beatamente ricca di testosterone... Ti odio Mozambico (must gettonatissimo di 7b+ da quasi 30 anni) è dedicata a un amico di Gigi, allora profondamente abbacchiato perché la sua fidanzata lo aveva lasciato, fuggendo nientemeno che in Mozambico.

Cara ti amo (7c di riferimento, oggi molto ripetuto) deriva dalla famosa canzone uscita in quegli anni, di Elio e le Storie Tese: Gigi intendeva sbeffeggiare il sottoscritto, che con la morosa aveva un dialogo spesso di vedute opposte (proprio come racconta il testo di Cara ti amo), e litigate infinite che procuravano dapprima perplessità, e poi parecchie risate, fra i presenti in falesia...

Retromarcia violenta ricorda un pazzesco incidente d’auto, che ci vide uscire in 5 miracolosamente illesi dalla vettura distrutta in testa-coda, schiantata nel retro contro un palo di ferro (Gigi stesso, chi scrive e altri 3). Anche Icio Dall’Omo mise del suo a Podenzoi, liberando e battezzando Franz von Gulash (8a), splendida linea che però si riempie di fango (gulash...) se piove a lungo... Desidera prudentemente restare anonimo l’autore di Bye bye iena, dedicata alla moglie prima di partire con amici per qualche giornata divertente di arrampicata. Si potrebbe andare avanti a lungo…

Dal Pozzo, e chi lo seguì poi nel chiodare e ripulire il settore più facile, ci resero felici dando vita a questa falesia... l’origine dei nomi delle salite appartiene al passato, ma testimonia una certa nostra creatività indotta dall’entusiasmo, da vera gioia per il nuovo regalo di Gigi ai climbers; il resto del successo di Podenzoi si deve all’avvento dell’autostrada 27, che nei decenni a seguire avvicinò agevolmente a frotte i gruppi trevigiani e veneziani (non solo a Podenzoi, anche a Erto, Igne e Casso), oltre noi locals bellunesi.

A Podenzoi oggi, nei fine settimana temperati, verso le 13, quando il sole lascia in ombra quelle crode esposte a est, diviene persino difficile trovare parcheggio lungo la strada, prima del breve sentiero d’accesso; il giardino pensile sopra Longarone brulica di scalatori, molti di costoro giovani, incolpevolmente ignari di chi ha distrutto un’auto, spazzole e picconi per donarci questo gioiellino!

di Sandro Neri

SCHEDA: la falesia Podenzoi, Longarone, Veneto

Info: climband.it

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