Ivo Ferrari sulla via 'Spirito Baldense' agli Spalti di Pratovecchio in Val d'Adige.
archivio Ivo Ferrari

Spirito Baldense e lo zucchero filato della vita. Di Ivo Ferrari

Le sensazioni di Ivo Ferrari che, dopo sei mesi di chemioterapia, torna in parete e ripete la via 'Spirito Baldense' agli Spalti di Pratovecchio in Val d'Adige.
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Ivo Ferrari sulla via 'Spirito Baldense' agli Spalti di Pratovecchio in Val d'Adige.
archivio Ivo Ferrari

Avevo paura, una giusta paura di non riuscire ad arrampicare come piace a me. Dopo più di cinque mesi di "cura", sei chemio, biopsie, TAC e un'infinità di pastiglie di tutti i colori contornate dal famoso "cortisone", avevo paura di non riuscire. Non ho mai smesso, mai un fine settimana fermo a pensare, ho sempre arrampicato, camminato, sognato… ma ciò nonostante avevo paura.

Flavio, amico di vecchia data, mi propone una linea breve ma intensa, una linea dove bisogna arrampicare bene e decisi. Ecco quindi Spirito Baldense. Ha un facile accesso, una facile discesa, non è lunga ma va scalata tutta dall'inizio alla fine. Da sotto la linea è evidente, logica come poche, lineare, punta verso il cielo, un cielo oggi finalmente del colore che amo, l'azzurro!

Ho con me alcuni (inutili) amici costosi, ma conosco me stesso, conosco la mia testa, sono sicuro che se la sintonia arriva dritta al cervello posso andare come bisogna andare.

Avevo paura quando ho appoggiato le mani sul primo appiglio, la lontananza da casa, dalle solite linee conosciute che mi hanno accompagnato in questi mesi… la mia zona comfort usciva in direzione delle "mie" montagne, verso la mia passione.

La paura è normale dopo tutto questo "cambiamento", sì perché un po' si cambia… si cambia fisicamente, e mentalmente. Nei reparti di oncologia si conosce gente, è un po' come essere al circo: i più fortunati mangiano alla fine lo zucchero filato… molti no!

Mi sono affezionato a una ragazza dalla testa pelata. In poco tempo mi ha insegnato quello che in molto tempo non avevo imparato. Lei non c'è più… destino o sfortuna.

Arrivo alla base del terzo tiro, una lunghezza spettacolare. Flavio mi guarda, conosce il mio modo di guardare, arrampicare, parlare. "Vai, Nonno" – dice scherzando sui miei nuovi capelli bianchi.

Inizio e capisco di non avere più paura. È tornata la sintonia. Salgo come voglio salire, tutto sembra maledettamente più facile, la forma fisica viene sorpassata dal cervello, movimenti veloci, precisi e soprattutto sicuri.

Non ho più paura. Mi sono liberato di quel senso strano che girava da mesi in me. Le pastiglie sono diminuite, il cortisone scomparso, il ciclo finito. Non sono guarito, non guarirò mai… l'immunoterapia, altre visite. Ma posso finalmente mangiare tutto lo zucchero filato che voglio!

Un ringraziamento particolare a Beppe Vidali, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella per questa meravigliosa via che hanno inventato per chi come me vuole semplicemente arrampicare senza paura.

Un grazie a chi si è preso cura di me, fisicamente e mentalmente. Si diventa cattivi, buoni, forti e fragili, mentre i colori e le differenze si amplificano enormemente.

Arrampicare è bellissimo e mi esce ancora bene! Finché si può!

- Ivo Ferrari

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