L’Insonnia a Bosconero in Val di Zoldo, Dolomiti
Passando dalle parti del lago di Pontesei, poco a valle di Forno di Zoldo, è impossibile non restare incantati dalle imponenti pareti del gruppo del Bosconero, celebri tra arrampicatori di ogni parte del mondo.
Più difficili da cogliere, invece, sono le pareti che chiudono il lago a nord: più basse, spesso interrotte da cenge erbose e tratti di roccia dall’aspetto incerto. Solo la parete del Castelaz, la più evidente dal fondo valle, vanta qualche via.
Eppure, da anni, ogni volta che passo di lì in macchina, non resisto alla tentazione di lanciare uno sguardo in quei pochi secondi in cui queste pareti minori si rivelano all’improvviso. Mi sono spesso chiesto com’era davvero quella roccia, immaginando nuove linee, nuove possibilità.
Spinto dalla curiosità, alla fine sono arrivato alla base, deviando qua e là dai sentieri sottostanti. Qualche anno fa ho condiviso queste mie idee con Olaf Lovat, chiedendogli se avesse voglia di provarci: la sua risposta, naturalmente, è stata sì.
La prima volta abbiamo salito due tiri. Poi il tempo è passato, con qualche sporadico ritorno: un altro tiro in autunno, e poi ancora una pausa. Fino a dicembre, quando ho deciso che era arrivato il momento di portare a termine il progetto. Mi ci è voluta qualche mezza giornata per aprire il primo tiro dall’alto, abbandonando l’itinerario iniziale lungo un canale a destra, facile ma erboso e poco interessante.
La parete però riceve poco sole, così abbiamo atteso la primavera per completare la via. Finalmente, dopo ancora un paio di uscite, il 4 maggio abbiamo raggiunto il ciglio superiore, su quel piccolo boschetto che per anni avevo sognato di toccare.
La via segue una linea logica, sempre verticale. Le soste sono generalmente comode e la discesa avviene in doppia lungo l’itinerario. L’ambiente è solitario e tranquillo, facilmente accessibile, e la parete resta all’ombra fino al primo pomeriggio. Rispetto all’apertura abbiamo leggermente addolcito la chiodatura, per rendere la salita più piacevole e sicura per i ripetitori.
La roccia non è male, ma serviranno alcune ripetizioni perché la via acquisti carattere e pulizia.
Nel complesso, però, è stata una bella soddisfazione. Aprire una nuova linea, scoprire un angolo ancora inesplorato dietro casa, è sempre qualcosa di speciale.
E il nome? Impossibile non conoscere il ristorante “L’Insonnia”, ben visibile lungo tutta la salita: una tappa obbligata al ritorno! Buone scalate.
Francesco Fazzi
Guide Alpine Val di Zoldo


































