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Giacomo Meliffi sale in free solo la mitica Legoland in Valle dell’Orco, 01/09/2020
Fotografia di Giacomo Meliffi
Giacomo Meliffi sale in free solo la mitica Legoland in Valle dell’Orco, 01/09/2020. 'Una delle mitiche vie della valle, da molti considerata una sorta di copia italiana di Separate Reality in Yosemite'
Fotografia di Giacomo Meliffi
Giacomo Meliffi sotto il Sergent in Valle dell’Orco il 01/09/2020 dopo aver salito in free solo la mitica Legoland
Fotografia di Giacomo Meliffi
La mitica Legoland in Valle dell’Orco, salita in free solo da Giacomo Meliffi
Fotografia di Giacomo Meliffi

Giacomo Meliffi sale in free solo Legoland, mitica via in Valle dell’Orco

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Il climber marchigiano Giacomo Meliffi ha salito slegato, cioè senza corda, Legoland, la famosa fessura in Valle dell’Orco. Il suo racconto e il video della salita free solo.

L’uno settembre 2020 il 25enne climber Giacomo Meliffi ha salito senza corda Legoland, la mitica fessura d’incastro in Valle dell’Orco aperta nel 1984 da Bruno Balma e Daniele Caneparo e salita in libera per la prima volta da Roberto Perucca. La nuova guida di Paolo Seimandi e Maurizio Oviglia la descrive come “una delle mitiche vie della valle, da molti considerata una sorta di copia italiana di Separate Reality in Yosemite” e in effetti il tetto che sovrasta il Sergent assomiglia parecchio alla famosa via di Ron Kauk. A conferma della sua bellezza ed importanza, nel 2018 il fuoriclasse statunitense Alex Honnold, in visita in Valle Orco, ha salito per primo la via in free solo.

Il nome di Meliffi forse non è del tutto nuovo, nel 2019 infatti aveva salito in Frankenjura la particolare via d’arrampicata trad Der Ungeheuer sei Mutter, ma solitamente il climber marchigiano non pratica il free solo. Anzi, ci ha raccontato che “a parte i primissimi tempi quando ho iniziato ad arrampicare, quando ero forse un po’ più incosciente, non pratico quasi mai il free solo. Ma ci tentavo tanto a salire Legoland slegato, e a dire il vero è l’unica via che mi viene in mente che io possa salire in questo stile.” Ricordando che le motivazioni che spingono ciascuno a intraprendere un percorso così particolare devono per forza essere molto profonde e personale, rimandiamo subito al suo racconto e il video.

LEGOLAND FREE SOLO di Giacomo Meliffi

Il mio rapporto con Legoland ha inizio due anni fa, durante uno dei miei primi viaggi dedicati all' arrampicata in fessura. Mi trovavo assieme al mio amico Pierfrancesco de Falcis alla base della parete Sergent, in valle dell'Orco, e dopo aver ripetuto qualche via classica decidiamo di spingerci su qualcosa di più difficile. Così, in men che non si dica, ci troviamo sotto il famigerato tetto di Legoland (7b/7b+), e dopo qualche tentativo e grazie all'incoraggiamento di Pierfrancesco riesco a salire la via in libera.

Ricordo ancora di aver provato una grandissima gioia nel riuscire a scalare una fessura così estetica e subito la mente mi ha portato con il pensiero in America dove una fessura ben più famosa, la Separate Reality nello Yosemite, è stata salita più volte in free solo da fortissimi scalatori: da Wolfgang Güllich, Heinz Zak, Dean Potter, Alex Honnold e Will Stanhope. Dopo quel primo incontro saluto la Valle promettendo a me stesso che un giorno sarei tornato per provare Legoland nello stile più puro possibile, ovvero il free solo.

Così, nel pomeriggio del 1 settembre, mi incammino nel sentiero che porta alla parete. Con in spalla: corda, materiale per fare in auto-sicura il primo tiro e un sacco di dubbi. Arrivato sotto al tetto di Legoland decido di salire l'enorme masso incastrato passando nella parte posteriore, cosi da potermi calare con la corda per provare i movimenti finali del tiro.

Dopo aver ripetuto la sequenza più volte e aver cercato il modo più sicuro per salirla, torno alla "base" del tiro. Ora sono spaventato e penso di ritirarmi, inizio a nastrarmi le mani: “tanto poi mi serviranno per scalare qualche altra parete” penso. Poi invece tutto si ferma, il momento è perfetto: mi alzo, accendo la telecamera, stacco la daisy chain dalla sosta, prendo un respiro e si parte.

La parte orizzontale del tetto non mi è stato possibile provarla con la corda, ma sono sicuro che non mi darà problemi e se non me la sento credo di poter tornare indietro nella prima metà. Ma non è necessario, dopo un attimo di esitazione sul primo passaggio inizio ad incastrare e so che niente potrà farmi scivolare da lì. La paura se n’è andata, continuo ad andare avanti e mi concentro solo sul respiro ed i movimenti. In poco tempo arrivo alla fine del tetto, da qui in poi si tratta solo di eseguire la coreografia alla perfezione, e così faccio.

Mano sinistra in fessura incastrata bella alta, la destra si muove per prendere una svasa che poi accoppierò con la sinistra, muovo nuovamente la destra a prendere una buona spallata che mi permette di puntare il piede sinistro per arrivare ad una tacca buona con la mano sinistra, piede destro in bilanciamento, mano destra su una tacca discreta, alzo il piede destro e con ancora due tacche mi ricongiungo alla fessura per poi uscire sull'apice del masso e lasciarmi sfuggire un urlo liberatorio.

Fantastico! Ho rispettato la promessa fatta a me stesso e ho realizzato qualcosa che solo un paio d’anni prima mi sembrava impossibile. Una volta a terra mi giro a guardare la parete in silenzio, mi do una pacca sulla spalla e la mente inizia già a vagare su altri canali, fantasticando su nuovi progetti e nuove pareti. Ma per oggi basta così, si va a festeggiare.

Desidero dedicare questa salita a tutti gli amici che mi sono stati vicini in questo periodo.
Giacomo Meliffi

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