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Rocca della Madonnina a Chiandusseglio: il santuario e la rocca
Fotografia di archivio Andrea Bosticco
Rocca della Madonnina a Chiandusseglio: iniziano i lavori
Fotografia di archivio Andrea Bosticco
Rocca della Madonnina a Chiandusseglio: Andrea Bosticco e il Bosch hammer
Fotografia di archivio Andrea Bosticco
Rocca della Madonnina a Chiandusseglio: Fabio Molino su Samba
Fotografia di archivio Andrea Bosticco

Arrampicata alla Rocca della Madonnina a Chiandusseglio in Valle di Viù

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Andrea Bosticco presenta la Rocca della Madonnina a Chiandusseglio di Lemie in Valle di Viù (Valli di Lanzo, Torino). Una piccola falesia con comodo prato alla base, esposizione favorevole con sole al mattino e ombra al pomeriggio. Un luogo ideale per l’arrampicata.

Tutto ha inizio nel tardo autunno del 2015 quando, salendo per la Valle di Viù, complice la scarsa vegetazione, intravedo questa struttura rocciosa adiacente la chiesetta oltre la Stura. Percorrendo la strada sterrata, al termine delle case, oltrepassato il ponte, giunsi nel prato di fronte all’edificio. Chiusa da una porta a rete metallica a maglia abbastanza larga da permettere una buona visuale all’interno, notai che era stata ricostruita fedelmente la grotta del più famoso Santuario della Madonna di Lourdes (l’edificio venne costruito nel 1914 dal Cav. Pereno Giovanni per grazia ricevuta alla figlia Rosetta). Oltre al Santuario sono presenti altri due piloni votivi e una statua della Vergine Maria posta sopra un piedistallo.

Leggermente in disparte, ai limiti del bosco, si erge, fiera ed imponente, la rocca, ahimè totalmente ricoperta di muschio e circondata da piante. Ci andai vicino e affondai le mani nel morbido manto verde. A pochi centimetri dalle mani, notai un tassello che fuoriusciva dalla roccia. Provai a cercare altro materiale, guardando in alto, ma non vidi nulla. Allontanandomi per avere una migliore visuale, riuscì a individuare delle placchette e una catena di sosta alla sommità. Non potevo credere ai miei occhi, esisteva una linea chiodata in un posto simile. Dovevo assolutamente scoprire chi era stato ad attrezzare il tiro e se era mai stato salito.

Tornai alla macchina e rimasi fermo a pensare cosa fare di questa “occasione”: dare inizio a immani lavori di pulizia oppure lasciar perdere e dedicare le energie altrove? Ero molto combattuto: da un lato mi spaventava la mole di lavori da fare, che sapevo perfettamente avrebbero portato via molto tempo e dall’altra, mi rendevo conto di avere tra le mani un’opportunità davvero unica, con un luogo praticamente perfetto dotato di ampio parcheggio, con avvicinamento nullo, comodo prato alla base, esposizione favorevole con sole al mattino e ombra al pomeriggio. Un luogo ideale non solo per l’arrampicata ma anche per famiglie con bambini al seguito.

Un posto del genere pensai, doveva avere un proprietario e, prima di mettere mano al progetto, per non incorrere in amare sorprese, avrei dovuto chiedere il permesso di agire indisturbato. E così mi misi alla sua ricerca.

La prima cosa che mi venne in mente di fare, fu quella di scrivere su un gruppo Facebook della Valle di Viù, per avere maggiori informazioni del luogo. In men che non si dica, grazie alla potenza dei social, scoprì che il terreno alla base della rocca era di proprietà di una certa Giusy.

Le mandai un messaggio dopo averle chiesto l’amicizia, ci scambiammo i numeri di telefono e ci sentimmo poco dopo. Non oso immaginare cosa pensò mentre le spiegavo le motivazioni della mia chiamata, ma oltre che una persona gentile e cordiale, si dimostrò anche comprensibile e disponibile, a tal punto da dirmi che se avessi avuto piacere di pulire e attrezzare la roccia, mi avrebbe fatto tagliare le piante e dato una pulita tutt’intorno e che sarebbe stata una bella cosa se il luogo fosse stato conosciuto e apprezzato maggiormente. Fantastico, non poteva andare meglio! Della via che era stata aperta precedentemente invece non ne sapeva nulla.

Avevo davanti tutto l’inverno per pensarci e prendere una decisione, per cui fretta non ce n’era. Nel mese di marzo successivo mi arrivò un messaggio da parte di Giusy che mi diceva che la neve era andata via, il prato era pulito, le piante tagliate e la roccia al sole, per cui se volevo andare su, il momento era propizio.

Fu proprio quel messaggio a scuotermi e farmi prendere la decisione. Dopo alcuni mesi, quella persona che manco mi conosceva, si era ricordata di me e di quello che gli avevo detto, o più probabilmente, quello che le avevo fatto immaginare l’aveva talmente colpita, da credere in quello che gli avevo raccontato. Non potevo deluderla!

E così iniziarono i lavori alla Rocca del Santuario della Madonna di Lourdes di Chiandusseglio. In una delle tante volte che mi sono recato sul posto, Giusy l’ho conosciuta di persona, anzi è passata spesso a salutarmi, magari mentre portava le sue caprette al pascolo e, in un’altra occasione, ho anche conosciuto uno dei ragazzi che attrezzò il famigerato tiro nel muschio. Sono così venuto a conoscenza che i cugini Luca e Massimo M., Massimo C. e Davide M.P., tutti villeggianti di Chiadusseglio, in cerca di una roccia dove poter arrampicare nei fine settimana, attrezzarono quell’unico tiro presente, che cadde però presto nel dimenticatoio.

Per venire a capo di questo progetto c’è voluto parecchio tempo: circa 30 mezze giornate distribuite in 4 anni dal 2016 al 2019, ma ora che è concluso ne sono pienamente soddisfatto. È stata la mia valvola di sfogo durante molti fine settimana. Inizi carico a molla, poi immancabilmente non vedi mai la fine, riuscendo a pulire giusto un paio di metri quadri per volta, ti fai prendere dalla disperazione e maledici il giorno in cui hai iniziato una simile avventura, ma quando inizi a vedere la luce in fondo al tunnel, il sorriso ricompare, gli sforzi svaniscono e la voglia di provare i tiri si impadronisce facendoti divertire come un bambino con il giocattolino nuovo.

Devo ammettere che è stato proprio un regalo che si è fatto letteralmente “scartare”, ma ritengo che la vera sorpresa sia stata quella di apprezzare come una semplice roccia in mezzo ad un prato sia stata il catalizzatore di una comunità, quella di Lemie e Chiandusseglio, che ha voluto ancora una volta unirsi per dare il meglio di sé.

Eh sì, perché non solo Giusy si è dimostrata così gentile da darmi carta bianca e una mano concreta nei lavori, ma con il passare del tempo, sono passate altre persone mentre ero attaccato alla parete a grattar via muschio, per conoscermi, per capire cosa stessi facendo, curiosi e cordiali, hanno tutti apprezzato gli sforzi fatti, per far si che la loro terra, potesse arricchirsi di questa nuova opportunità.

Desidero pubblicamente ringraziare Giusy Gallo, senza la quale tutto questo non si sarebbe potuto realizzare.

Un sentito grazie va a Daniela Urbani, che gestisce il museo di Lemie e si occupa delle visite guidate come volontaria, una ragazza simpaticissima sempre sorridente, innamorata di queste valli e delle sue costruzioni, per le quali ha dedicato anni di studio, realizzando tesi e portando avanti progetti per il recupero e la riqualificazione di antichi borghi. Sempre disponibile quando si tratta di promuovere il territorio di Lemie, instancabile, un vero motore trainante.

E ancora grazie a Davide Fissolo per avermi aiutato, in un paio di occasioni, nelle pulizie. Insieme abbiamo arrampicato poco e grattato tanto, ma penso che alla fine potrà apprezzare gli sforzi fatti e finalmente mettere le mani sulla nuda pietra.

La roccia oggi è stata un pretesto, un ponte di unione per allacciare rapporti umani, rafforzare quelli tra le famiglie di un paese di montagna che mantiene un’integrità storica e culturale importanti. Sempre più chiare sono le parole: “La montagna siamo noi, le rocce e il ghiaccio senza le persone, sono solo rocce e ghiaccio, non montagne. La più grande passione senza la condivisione, quella vera, non vale nulla”.

Se mi chiedessero in questo momento se lo rifarei….mi avvelerei della facoltà di non rispondere. Battute a parte, mi è passato per la testa tante di quelle volte di chiedermi se al posto di perdere tutto questo tempo per pulire, attrezzare, avessi dedicato il mio tempo ad arrampicare, a migliorarmi, o anche solo ad arrampicare in posti nuovi, non sarebbe stato meglio.

La risposta è che lo rifarei senz’ombra di dubbio, ho scelto di dare un contributo e cerco di farlo nel migliore dei modi e se anche solo una persona ne trarrà piacere, ne sarò soddisfatto. Se poi è una comunità intera a trovare beneficio da un lavoro simile, avrò raggiunto il mio scopo. Le giornate spese in fatica si trasformeranno in momenti di gioia da condividere, in tempo da trascorrere felicemente insieme, la giusta molla per la prossima avventura.
Il materiale usato per pulire e attrezzare la parete è stato totalmente autofinanziato. Per chi volesse conoscere le altre possibilità arrampicatorie nella Valle di Viù, così da dare un valido contributo per l’acquisto di materiale, per attrezzare nuove falesie, o fare manutenzione a quelle esistenti, può acquistare la guida di arrampicata “Toccata e Fuga sulle Rocce della Valle di Viù” pubblicata dal sottoscritto ed edita in proprio. Potete mandare una email a a.bosticco@hotmail.it

Ogni consiglio o critica sui lavori o sulle valutazioni delle difficoltà sarà ben accetto. Progetti futuri? Le pareti sopra il lago di Malciaussia. È da tempo che le sto attrezzando, ci sono già parecchie vie pronte, voglio terminare il lavoro per bene prima di divulgare il tutto, ma sono a buon punto. Buone arrampicate!


SCHEDA: la falesia Rocca della Madonnina a Chiandusseglio, Valle di Viù

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