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La posizione del CAI sul DDL sulla caccia: 'È un attacco alla tutela della biodiversità'

La posizione del Club Alpino Italiano sul DDL sulla caccia in discussione al Senato 'è un attacco alla tutela della biodiversità.' Lo dichiara Mario Vaccarella, Delegato alle tematiche ambientali del Comitato Direttivo Centrale del Club Alpino Italiano.
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"Il DDL sulla caccia, così come sta venendo discusso in Parlamento, è molto lontano dagli obiettivi di tutela della biodiversità. Proprio nel periodo in cui i legislatori stanno lavorando alla definizione del Piano di Ripristino (PNR), ai sensi del Regolamento UE 2024/1991, per la ricostituzione della biodiversità, il decreto legge va in direzione opposta". Lo dichiara Mario Vaccarella, Delegato alle tematiche ambientali del Comitato Direttivo Centrale del Club Alpino Italiano, a seguito di un’analisi realizzata dalla Commissione Centrale per la tutela ambiente montano (CCTAM) in merito al DDL sulla caccia in discussione oggi al Senato.

Mentre la legge 157/92 prevedeva misure di protezione della fauna selvatica, anche nel rispetto delle Direttive Europee Uccelli ed habitat, il nuovo decreto legge sostituisce il termine "protezione" con "gestione", con la conseguenza di proporre un modello di gestione che sembra orientato a favorire l’attività venatoria, considerata come strumento per lo sviluppo economico dei territori, anche montani.

"È particolarmente rischioso - continua Vaccarella - presentare la caccia come un’opportunità economica perché quando gli interessi economici diventano centrali, il rispetto delle regole ambientali può passare in secondo piano e il rischio di abusi aumenta considerevolmente. La caccia deve rimanere un’attività senza finalità di lucro, praticata da persone che nutrono un autentico rispetto per la natura e per la fauna selvatica, e non essere sostenuta come leva per lo sviluppo economico. Nel DDL, l’attività venatoria viene presentata come esercizio automaticamente utile alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, senza dover sottostare a valutazioni scientifiche da parte di enti, come ISPRA o lo stesso MASE, in grado di definire modalità, tempi e quantità di prelievo adeguati a garantire la protezione degli ecosistemi. Le decisioni sono invece demandate ad associazioni di cacciatori e agricoltori che difficilmente potranno elaborare analisi complesse e multidisciplinari che considerino anche le conseguenze sul lungo termine".

Altro punto critico è la modifica del calendario venatorio che allunga i tempi di apertura della caccia fino a coincidere con il delicato periodo della migrazione e riproduzione dell’avifauna. Molto permissive risultano inoltre le norme sulla formazione dei cacciatori, l’utilizzo di animali da richiamo vivi e la possibilità di scelta dei territori di caccia, con l’ipotesi di sconfinamento anche all’interno delle aree protette.

In generale, emerge dall’analisi realizzata dalla Commissione Centrale per la tutela ambiente montano (CCTAM) del CAI, le modifiche legislative proposte sembrano attentare alla tutela della biodiversità mettendosi in contrasto con i principi della legge 157 del 1992 e soprattutto non rispettano l’articolo 9 della Costituzione italiana che tutela gli animali e la biodiversità anche per le future generazioni. Chi verrà dopo di noi ha il diritto di avere la possibilità di ascoltare il canto degli uccelli e vivere in un ambiente naturale in equilibrio senza il rischio di affrontare "primavere silenziose", come era stato profetizzato, già nel 1962, dalla biologa e zoologa Rachel Carson.




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