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Tomaz Humar quasi in vetta all'Annapurna, sullo sfondo Dhaulagiri e Niligiri
Fotografia di Tomaz Humar
Rossa seguita da Tomaz (6000-7500 m) Arancio: via polacca Hyzer-Kukuczka
Fotografia di Tomaz Humar
Tomaz Humar
Fotografia di Tomaz Humar
Vista dal bivacco 2, 7200 m
Fotografia di Tomaz Humar
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    Alcune salite di Tomasz Humar
    2005 - Cholatse (6.440 m)
    2003 - Aconcagua (6.960 m) parete sud
    2002 - Shishapangma (8.026 m) parete NO
    1999 - Dhaulagiri I (8.167 m) parete nord
    1999 - Dhaulagiri I (8.167 m) parete sud
    1998 - El Capitan "Reticent wall"
    1997 - Pumori (7.165 m) parete sud est
    1997 - Labouche east (6.119 m) parete NO
    1996 - Ama Dablam parete nord est
    1996 - Bobaye (6.808 m) parete nord ovest
    1996 - Nuptse W2 (7.742 m) parete ovest
    1994 - Ganesh V (6.986 m) parete sud est
    1994 - Annapurna (8.091 m) parete nord


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Tomaz Humar: tutto il report della Sud dell’Annapurna

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Tomaz Humar racconta i particolari della sua grande avventura solitaria che il 28/10 l’ha portato sulla Cima East (8047m) dell’Annapurna lungo una nuova via sulla parete sud.

L’antefatto: il 28 ottobre scorso Tomaz Humar ha salito in solitaria la parete sud dell’Annapurna (Nepal, Himalaya) centrando un risultato da sogno su una parete tra le più affascinanti nonché dalla terribile fama (news del 7/11). La notizia (naturalmente) ha immediatamente mandato in fibrillazione tutto il mondo alpinistico. E istantaneamente i “rumors” si sono diffusi su Internet “brillando” però (ancora una volta?) per l’assenza di dati certi: sulla cima raggiunta (la Cima principale? la Cima South?), sulla via percorsa (a fianco della via degli inglesi sulla sinistra della parete?) ma anche su “tempi” e “modi”.

Intanto, Humar era tornato in Slovenia, ma ancora nessuno è stato in grado di avere notizie precise. Solo una breve intervista rilasciata alla televisione slovena dava la certezza che lo sloveno aveva raggiunto gli 8047m della cima East (la Cima principale è a quota 8091m). Mentre non era chiaro se la via di salita coincideva con quella aperta, nel 1988, dai grandi alpinisti polacchi Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer (autori tra l’altro della prima invernale dell'Annapurna nel 1987) sulla parte destra della grande sud (per i particolari su questa via www.americanalpineclub.org).

Ora, con un comunicato stampa del suo sponsor CAMP, Tomaz Humar ha diffuso il report della sua salita. Dunque, in sintesi: Humar dal 24 al 28 ottobre ha salito in due giorni di arrampicata effettiva e due bivacchi la parte destra della parete sud dell’Annapurna raggiungendo gli 8047m della cima East. Il tutto con vento fortissimo e in (ma è quasi inutile sottolinearlo) stile alpino. Da 5800m - quota raggiunta, partendo dal campo base a 4150m, con l’amico Jagat Limbu e unico punto d’incontro con la via polacchi - lo sloveno ha proseguito da solo aprendo una via che corre a destra della Kukuczka-Hajzer: tra i 6000 e i 7500 metri di quota le due vie distano circa 100m l’una dall’altra. La salita s’è svolta con vento fortissimo (100 Km/h) che ha costretto Humar a passare tutto il 27/10 nel secondo bivacco a quota 7200m. Il 28/10 raggiunti i 7500m della cresta est, Humar prosegue per questa fino alla Cima East che tocca prima delle 15.00. Il vento è fortissimo e Humar fa la scelta giusta: rinuncia alla cima principale per scendere lungo la via di salita e raggiungere il bivacco a 7200m alle 20.25. Il giorno dopo la discesa fino al Campo base.

In fin dei conti valeva la pena aspettare per avere i particolari di questa (davvero grande!) salita. Prima di lasciarvi alla lettura (da non perdere) del report di Humar, va detto che, come riportato dal comunicato stampa, Humar ha voluto controllare la linea seguita direttamente con Artur Hajzer, uno dei due protagonisti della precedente via del 1988. Ma vanno sottolineati, anche e soprattutto, lo spirito e le motivazioni molto intime che, aldilà dei dati tecnici, sembrano aver ispirato e motivato Humar sull’Annapurna. Forse è questo spirito che, più di ogni altra cosa, spiega il tutto.


Annapurna, parete sud di Tomaz Humar

“Ho aperto una nuova via in puro stile alpino senza sapere che qualcuno era salito precedentemente non molto lontano. Sono salito in soli due giorni in condizioni pessime, per tutto il mese di Settembre il meteo aveva riservato solo pioggia e neve con qualche piccola pausa e appena ho iniziato la salita il vento che soffia da Nord – Nord-Est, chiamato Jet Stream, ha cominciato a soffiare (100-150 km/h) e non è necessario spiegarvi cosa questo possa significare. Nel 1997 questo stesso vento era stata la causa della scomparsa del mio parnter Janez Jeglic (sul Nupse ndr).

24 ottobre: Inizio la salita con il mio amico Jagat Limbu, attraverso il ghiacciaio ed i pilastri di roccia e ghiaccio raggiungendo quota 5800 m dove effettuiamo il primo bivacco su una piccola piattaforma di ghiaccio

25 Ottobre: Restiamo nello stesso posto tutta la giornata causa il forte vento e “problemi di pancia”. Oltretutto ero poco acclimatato poiché avevo solo effettuato una breve salita sul Tharpu Chuli (5690 m) e non avevo dormito ad una quota superiore ai 5300 m. che sono altitudini insufficienti per potersi acclimatare correttamente in vista di una salita ad una cima di 8000m.

26 Ottobre: Comincio a salire alle 6 di mattina, niente casco, corda e imbrago, lascio tutto al mio amico Jagat, in modo che possa affrontare l’isola di roccia nel caso debba rientrare solo. Prendo con me solamente il materiale per il bivacco e un po’ di cibo e gas. Alle 3 del pomeriggio comincio a scavare un buco di ghiaccio che diventerà poi il luogo del mio secondo bivacco a quota 7200 m.

27 Ottobre: Rimango tutto il giorno all’interno del buco scavato nel ghiaccio per acclimatarmi ancora un po’ in quanto non voglio rischiare un edema. Il vento è molto forte e soffia a più di 100 km/h.

28 Ottobre: Sveglia alle 6 di mattina, dopo una notte insonne ad aspettare il momento giusto per partire. Cielo limpido ma il vento soffia gelido e forte, ero stato avvertito dal meteo svizzero di non attraversare la cresta a quota 7400 m per la presenza del Jet Stream. Porto con me 2 litri di succo d’arancia che gelano dopo solo un’ora… (li ho bevuti il giorno successivo al campo base a 4150m.) Arrampico fino a raggiungere dopo due ore le cresta est a quota 7500 m dove erano passati nel 1984 Loretan e Joss: il vento è sempre forte e continuo.
Dalle 8 alle 10 percorro quasi tutta la cresta, chiamo il mio amico Jagat, sembra che presto raggiungerò la vetta. Il vento diventa ogni ora più forte, ci sono crolli di neve e ghiaccio, più in alto salgo e maggiore è il pericolo di causare valanghe. Prima delle 3 del pomeriggio sono in vetta all’Annapurna East (8047 m). Credo in Dio, lo prego, mi sento al sicuro! Anche se il tempo è buono non oserei mai continuare per raggiungere di nuovo la vetta principale a quota 8091 m. che Dio mi aveva permesso di raggiungere già nel 1995. E’ stato il mio primo 8000, questa è la sola risposta perché ho scelto l’Annapurna, sono 20 anni da quando l’alpinismo è diventato la mia scelta di vita.
Comincio immediatamente la discesa mentre l’ombra delle cornici di neve avanza. Chiamo il mio amico Jagat per dirgli che sto rientrando… è felicissimo perché l’ultimo contatto che avevamo avuto era avvenuto alle 10 di mattina, da allora lui aveva continuato a pregare.. E’ stato molto importante per me.
Raggiungo di nuovo il punto di partenza della cresta est, la notte avanza, sono molto stanco, è da tanto che non mangio e non bevo. E’ completamente buio, non vedo più le mie tracce, sono completamente perso ma nell’anima so che Lui è con me in ogni momento! La mia lampada non funziona per le basse temperature e così devo fermarmi e aspettare la luna nel buio e nel freddo. Raggiungo il mio bivacco a 7200 m alle 20.25. Da li spedisco un messaggio: “Blessed, in bivac. New route up to 7500m +, then my the longest journey to myself. Annapurna east 8000m + and back after 14 hours in earth time. Everything was o.k., but if is this wind 60 km/h then i drive my car slovly.” Poi entro in meditazione e alle 3 di mattina preparo una tazza di thé aspettando l’alba.

29 Ottobre: Alle 8 di mattina parto per raggiungere il primo bivacco a quota 5800 m e dopo 4 ore di discesa e 1400 m di dislivello incontro il mio amico Jagat che mi aspettava. Da li chiamo il mio dottore al campo base, Anda Perdan, i miei genitori, la mia ragazza, mio figlio e l’agenzia… tutto va bene, ho raggiunto la vetta! Insieme scendiamo fino al campo base a 4150 m che raggiungiamo alle 20.30.

30 Ottobre: Dopo avere chiacchierato fino alle 2 di mattina, raggruppiamo ogni cosa del campo base e torniamo a casa. Nel pomeriggio organizziamo gli aiuti per il recupero dei 3 membri della spedizione coreana sul Fang. Raggiungiamo poi Chumrung (2100 m).

2 Novembre: Arriviamo a Katmandu dopo essere stati a Pokhara il giorno prima. Incontro Elizabeth Hawley e Richard Salisbury con i quali passo 4 ore in conversazione. Do’ loro le foto e il report ufficiale uguale a quanto riportato qui sopra.

7 Novembre: Arrivo a casa in Slovenia.

Tomasz Humar

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