Titus Prinoth in solitaria invernale su 10 ani do al Sassopiatto (Dolomiti)
"Forse la più bella e intensa avventura del mio inverno: la salita in solitaria di 10 ani do (10 anni dopo) sulla Punta Maffei." A dire queste parole è Titus Prinoth, che di recente ha fatto un'altra delle sue, ripetendo 10 ani do (10 anni dopo) al Sassopiatto (Dolomiti). La via era stata aperta con difficoltà fino a VII/AI nel 1994 da Stefan Comploi e Ivo Rabanser sulla erta Punta Maffei e fino ad un mese fa non contava nessuna ripetizione.
La guida alpina gardenese è partita il 25 febbraio ed è riuscito a salire fino alla grande cengia, dove ha bivaccato nel portaledge gonfiabile G7 Pod. Il giorno successivo Prinoth ha ripreso la scalata ed è sbucato in cima verso le 12. Verso le 16 è rientrato alla macchina, avendo completato la prima ripetizione, prima invernale e prima solitaria, nonché la prima libera della via. Notevole il fatto che è riuscito a salire autoassicurato tutti i tiri a-vista, con difficoltà fino a VII+/VIII-.
"È difficile credere che una gemma nascosta come questa sia rimasta per 32 anni senza ripetizioni, ma è proprio quell'isolamento a definirne il carattere." ha raccontato Prinoth. "La via si trova in uno degli angoli più selvaggi del gruppo del Sassolungo. prosegue Portare a termine la prima ripetizione invernale su questa vetta è stato un privilegio, specialmente per il legame affettivo con le montagne di casa e per il prestigio dell'alpinista a cui la cima è dedicata. La possente struttura è stata intitolata in ricordo di Graziano Feo Maffei (1939-1994), "alpinista coi fiocchi". È stata una grande soddisfazione anche scalare su una linea che esige un’etica così rigorosa e pura.
Aperta da Ivo Rabanser e Stefan Comploi nel 1994, la via era stata originalmente gradata VII/A1. Sebbene dare un grado durante un' ascensione invernale è sempre soggettivo, ho trovato difficoltà in libera intorno al VII+/VIII-.
Con solo 9 chiodi di sosta e 2 intermedi rimasti in loco dei 34 originali usati durante la prima ascensione, la via rimane un'avventura e una scalata di grande autenticità."
Altri dettagli della salita: Prinoth ha utilizzato circa 10 chiodi e ne ha lasciati 2 sulla via, in sosta. Come d'abitudine, non aveva con sé pianta spit. Durante la discesa è stato costretto ad evitare un pendio ad alto rischio di valanghe e a scendere in doppia una parete, allestendo soste con clessidre e chiodi.
"L'obiettivo principale era la ripetizione, poi con la libera la salita è venuta davvero bene", ha spiegato il 27enne. "Faccio sempre volentieri delle solitarie. Sono estremamente faticose, ma comunque sono sempre un'esperienza fantastica. Mi sento a mio agio da solo in montagna."




































