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Dolomiti di Brenta: tentativo di prima libera di Yurka Libera alla Cima Sparavieri (Luca Giupponi, Fabio Leoni, Rolando Larcher 30/12/2018)
Fotografia di archivio Rolando Larcher
Cima Sparavieri, Dolomiti di Brenta la mattina della prima libera di Yurka Libera (Rolando Larcher, Herman Zanetti 10/2019)
Fotografia di archivio Rolando Larcher
Dolomiti di Brenta: durante la prima libera di Yurka Libera alla Cima Sparavieri (Rolando Larcher, Herman Zanetti 10/2019)
Fotografia di archivio Rolando Larcher
Dolomiti di Brenta: durante la prima libera di Yurka Libera alla Cima Sparavieri (Rolando Larcher, Herman Zanetti 10/2019)
Fotografia di archivio Rolando Larcher

Rolando Larcher: Yurka Libera free, Cima Sparavieri, Dolomiti di Brenta

di

Rolando Larcher racconta la prima libera di Yurka Libera, la via aperta sulla Cima Sparavieri (2162m) nelle Dolomiti di Brenta da Roberto Pedrotti e Mauro Tondini tra il 2007 - 2008. La libera è stata effettuata con Herman Zanetti, dopo un primo tentativo l’anno scorso con Luca Giupponi e Fabio Leoni.

In questi recenti inverni, aimè sempre più miti, dal Monte Bondone con gli sci ai piedi, osservavo con attenzione delle pareti assolate all’orizzonte. Guardavo ad est le Dolomiti di Brenta, riuscendo a distinguere la selvatica Val Ceda, il percorso più rettilineo per raggiungere la Cima Tosa, la vetta del Brenta.

Quella Valle mi ricordava una via dell’amico "Pedro", Roberto Pedrotti, aperta sulla Cima Sparavieri: Yurka Libera. Il nome mi era piaciuto subito, ricorda un’orsa "birichina", catturata e ingabbiata nel 2007, che tante polemiche scatenò…

Questo strano tepore ed il notevole soleggiamento della parete destarono il mio interesse per una bella invernale soft. Cosa c’è di più bello di una salita fuori stagione, cogliendo fugaci condizioni favorevoli? Piacevoli attimi fuggenti, da me sempre ricercati, che necessitano tempo stabile, inversione termica, libertà ed un buon amico.

Il 30 dicembre dello scorso anno tutto combaciava, trovando addirittura due amici rodati per condividere questa esperienza: Luca Giupponi e Fabio Leoni. Due incognite però mi inquietavano: un rinforzo del vento previsto per il pomeriggio e la percorribilità del sentiero d’accesso dopo i recenti schianti della Tempesta Vaia.

A notte fonda ci avviammo baldanzosi verso la nostra metà, ma ben presto ci ritrovammo bloccati nel bosco devastato! Ovunque piante sradicate, un labirinto impenetrabile amplificato dall’oscurità, colossale pericoloso shanghai! Il sentiero ben presto fu perso e appena albeggiò, ritrovato l’orientamento, ci buttammo sui ghiaioni, faticosi ma percorribili, riuscendo infine a raggiungere l’attacco con notevole ritardo… Devastazione nota la Tempesta Vaia, che toccata con mano, lascia un segno indelebile nella memoria!

In breve il sole arrivò e subito attaccammo la parete, godendo del tepore sperato, indispensabile per le difficoltà di questo itinerario. Tiro dopo tiro l’affanno dell’avvicinamento svanì, riuscendo a godere appieno la scalata e l’allegria dell’affiatato gruppo. Tanto eravamo immersi nell’azione, che ci scordammo della seconda incognita…

Arrivati all’ultimo tiro, alla base del "siluro" finale, la vista si allargò fino alla Cima Tosa, dove vistosi pennacchi di neve preannunciavano l’imminente tormenta in arrivo. Il vento stava rinforzando vistosamente, ma un pallido sole resisteva ancora. I compagni erano orientati per una rapida discesa, ma quella prua era troppo bella per scappare senza toccarla! Trovammo un compromesso, un tentativo secco fin dove arrivavo e poi a casa!

Mi lanciai immediatamente sul tiro, sapendo solo che era lungo eterno, da liberare e valutabile attorno al 8a. Un traverso su roccia verdoniana mi portò in prossimità dello spigolo della prua, dove il vento prendeva ancor più vigore, rubandomi quel poco calore generato dallo sforzo. Da lì proseguii in verticale per diversi metri, scalando ad intermittenza tra una raffica e l’altra. Dopo numerose sequenze impegnative, a tre quarti del tiro un volo concluse la mia battaglia. Peccato, la cima era vicina, ma la stanchezza e la sopraggiunta bufera mi obbligarono alla resa e "sbatacchiati" scendemmo a valle soddisfatti.

Quel tiro sospeso lassù mi aveva colpito, grande estetica, vuoto e qualità della roccia, volevo assolutamente riprovarlo, ma solo dopo che il sentiero fosse stato ripristinato.

Alla fine dello scorso ottobre, l’oramai consueto caldo anomalo mi ricordò questo progetto e verificato che il sentiero fosse aperto, assieme ad Herman Zanetti ritornai in Val Ceda.

Una perfetta giornata di sole ci regalò la possibilità di scalare in maglietta fino a sera, quando raggiungemmo finalmente l’ultima sosta in cima, con la prima salita rotpunkt nel sacco!

Tanta era la nostra soddisfazione, ma ancor più ne provai nel capacitarmi dell’ottima prestazione a-vista dell’inverno scorso; nonostante tutto ero caduto altissimo, ad un passo dalla fine delle difficoltà!

Una degna chiusura della stagione in montagna, in un contesto spettacolare, con condizioni ambientali e psicofisiche perfette, che unite ad un buon amico hanno permesso di vivere il vero piacere della scalata.

di Rolando Larcher

Si ringrazia: La SportivaPetzl, Montura

SCHEDA: Yurka Libera, Cima Sparavieri, Dolomiti di Brenta

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