La via che non c’è alla Cima Brenta di Silvestro e Tomas Franchini

Silvestro Franchini ricorda l'apertura di 'La via che non c’è' (M5/5+, 400m) alla parete nordovest della Cima Brenta nelle Dolomiti di Brenta. Aperta insieme al fratello Tomas Franchini il 02/06/2012, è considerata da molti una delle vie di misto più belle di tutte le Dolomiti.
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Tomas Franchini sbuca in cima alla Cima Brenta, Dolomiti di Brenta, durante l'apertura di 'La via che non c’è' insieme a suo fratello Silvestro Franchini il 02/06/2012
archivio Silvestro Franchini

Mi è stato chiesto di parlare di La via che non c’è e io ne sono molto felice perché si trova proprio sopra casa mia e perché l'ho aperta con mio fratello Tomas, il 2 giugno del 2012. Gli amici che la ripetono mi mandano bei messaggi, su Facebook e su Instagram vedo tante foto; effettivamente la via attira arrampicatori non solo dalle nostre parti ma da tutta Europa. In Germania è abbastanza famosa, viene persino chiamata Der Weg, den es nicht gibt.

Ma veniamo alla storia dell'apertura. È primavera del 2012, in Brenta si arrampica già su roccia, e il 29 maggio siamo in Corna Rossa sulla via Donato Zeni aperta da Cesare Maestri. È la prima volta che la saliamo (ci ritornerò poi con Manuel Bontempelli per la prima libera), e in cima si apre la visuale su Cima Brenta. Notiamo una colata che non ci sembra neanche vera. Ci organizziamo subito per salirla: trovare il compagno non è un nostro problema e neanche fare lo zaino, visto che il materiale l'abbiamo tutto in comune. Sono gli ultimi anni in cui viviamo ancora assieme nella casa dei nostri genitori.

L'1 giugno facciamo gli zaini; Tomas sale a dormire nel locale invernale del Tuckett, a lui è sempre piaciuto caricarsi lo zaino e dormire una notte fuori, io invece preferisco - se posso e ho le energie - partire dalla valle. Il 2 mattina ci ricongiungiamo al rifugio e partiamo per la salita. Avvicinandoci alla parete notiamo che la parte alta è ben formata, ma per raggiungerla bisogna superare un salto di roccia. Un po' di incognite ci sono: il ghiaccio è bianco come il latte e a guardarlo non ci dà molta fiducia. Riuscirà a reggere il nostro peso?

Regge. Il quarto tiro, dove adesso si forma una candelina, è completamente su roccia. Mi ricordo che Tomas supera con un traverso la grotta dove adesso si sosta. Nella parte alta mi immagino di essere sul Cerro Torre: infatti fra qualche mese abbiamo in programma il nostro primo viaggio extraeuropeo, destinazione Patagonia. Dopo questa salita saremmo ancora più preparati. Non abbandoniamo nessun materiale e all'uscita della via scendiamo dallo scivolo Massari senza andare in cima, cosa a cui non abbiamo mai dato troppa importanza. Quello che ci è sempre interessato era la via, mentre la cima era qualcosa di facoltativo. Ci è sempre venuto naturale così.

Passa qualche anno e la via, come da nostra previsione, non si forma più. Solitamente si forma bene la cascata del seracco di Cima Brenta che invece ora è sempre un po' secca. Mi vengono sempre i brividi quando penso a quando l'ho salita senza corda ed in cattive condizioni - in passato la ritirata per me non era un'opzione valida...

Da qualche anno però lassù è cambiato qualcosa e quasi ogni autunno La via che non c'è riappare. Tomas la sale anche senza corda, e con nostra grande gioia alcuni amici iniziano a ripeterla. Le voci si susseguono, diventa sempre più ambita. La via che non c'è, c'è, eccome.

Quest'anno le pareti qui in Brenta sono abbastanza secche, ma ad inizio stagione vorrei provare a dare un'occhiata e con la scusa di fare un po' di allenamento salgo alla base della via. Vedo che è in ottime condizioni. Visto che mi aspetto che quest'anno avrà molte ripetizioni, come fanno molti miei colleghi, ho intenzione di salire e sistemare le soste per le calate; ora siamo abituati a trovare sempre degli spit sulle calate e se non ci sono sembra manchi qualcosa. Rifletto su questo: la sicurezza ora per me è diventata quasi un'ossessione, specialmente se accompagno dei clienti. Dal confronto con qualche collega mi faccio un'idea: lo spit toglie qualcosa, non aggiunge. La guida alpina e l'alpinista non deve disimparare ad utilizzare i chiodi e perdere fiducia negli ancoraggi che la natura ci offre. Alla fine non era necessario aggiungere niente.

Sono d'accordo con Emanuele Andreozzi di andare a fare un giro di perlustrazione e poi mi chiama anche l'amico Claus; è da molto che programmiamo una salita assieme su questa via. Aspettiamo un giorno dopo la nevicata, nel frattempo salgo di nuovo dopo lavoro, giusto per essere sicuro di non far fare troppa fatica ai miei colleghi portando su un po' di materiale e l'acqua. Il 19 dicembre saliamo al rifugio Tuckett; il 20 dicembre è il compleanno di mia mamma, ma con Claus ed Emanuele attacchiamo la via.

Sono molto motivato per questa salita, rievocherà ricordi. Sono consapevole che questa ripetizione aprirà la strada ad altri alpinisti, darò la possibilità ad altre persone di divertirsi su queste pareti. Spero che molti, passando di qui, avranno un pensiero per mio fratello che ha perso la vita nel 2024 sul Monte Cashan in Perù. Forse questo lo farà rivivere un po'. Sarei contento.

Aprire il sentiero e salire per primi, lo sapete bene, è completamente diverso rispetto ad avere la traccia dura e i buchi nella cascata. Due forti ragazzi di Arco avevano fatto un tentativo quest'anno ma si sono fermati a due tiri dalla fine; dopo la recente nevicata i loro segni sono stati coperti, ma ci accorgiamo comunque del loro passaggio trovando l'Abalakov da cui si sono calati. Bravi.

Già il giorno dopo la via viene ripetuta dai miei amici e forti alpinisti Mirko Corn e Luca Caldini. Arriva l'alta pressione e, come era mia previsione, per tutte le vacanze di Natale e fino al 20 di gennaio, ogni giorno la via viene ripetuta da qualcuno. Quest'anno come non mai si vedono zaini con corde e piccozze e strani soggetti che entrano in bici in Vallesinella. E a ragione.

La via è bellissima, magica, né troppo facile né troppo difficile, né troppo lunga ma neanche troppo corta. Il Brenta è sempre magico, e non lo dico perché è casa mia, ma perché è veramente così.

- Silvestro Franchini, Madonna di Campiglio

Link: www.mountainguidecampiglio.com




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