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Nicola Tondini durante la prima libera single push di Non abbiate paura di sognare, Cima Scotoni, Fanis, Dolomiti
Fotografia di OpenCircle
Nicola Tondini apre Non abbiate paura di sognare, Cima Scotoni, Fanis, Dolomiti
Fotografia di OpenCircle
Nicola Tondini su Non abbiate paura di sognare, Cima Scotoni, Fanis, Dolomiti
Fotografia di OpenCircle
Cima Scotoni, Dolomiti con le vie Zauberlehrling (verde), Non abbiate paura... di sognare (rosso), Krieger des Lichts (giallo), Hyperscotoni (blu)
Fotografia di archivio Nicola Tondini

Non abbiate paura di sognare, la one push ed il film della direttissima di Nicola Tondini in Dolomiti

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Il racconto di Nicola Tondini della prima libera in una spinta unica (single push) di Non Abbiate Paura di Sognare sulla Cima Scotoni. L’apertura e libera di una delle più difficile vie di più tiri delle Dolomiti ha anche dato vita al primo docufilm di Tondini e Sergio Rocca che, con la regia di Klaus Dell’Orto, verrà proiettata il 27 e 30 aprile durante il Trento Film Festival 2019.

Nella storia dell’alpinismo, c’è stato un periodo in cui si è voluto salire con ogni mezzo i punti più repulsivi delle pareti, quelli meno logici anche se estetici. Sono state aperte così vie direttissime a goccia d’acqua e lo si è fatto con la forza della tecnologia, smettendo di arrampicare con le proprie mani e salendo solo a forza di staffe e di chiodi a pressione. Ma tutto questo stava uccidendo l’alpinismo e il rapporto tra l’uomo e la montagna. Lo denunciò Reinhold Messner nel 1968 con il suo famoso articolo: L'assassinio dell'impossibile. Si stava uccidendo il "drago", ovvero l’avventura. Sì perché l’avventura, che è l’essenza dell’alpinismo, è tale solo quando è presente l’incognita sul risultato.

Come già riportato sull’articolo di 2 anni fa, grazie all’entusiasmo con cui mi hanno seguito vari compagni di cordata (Ingo Irsara, Andrea Simonini, Luca Montanari, Nicola Sartori), sulla Cima Scotoni si è voluto riportare in vita l’idea della Direttissima, della via che volutamente sale nei punti più repulsivi della parete. Ma questa volta con uno stile che non uccidesse l’avventura, il "drago": scalandola in apertura solo in libera.

Il 23 maggio 2017 insieme a Lorenzo D’Addario avevo concluso la rotpunkt dei singoli tiri, ma mancava ancora l’ultimo tassello: la salita in un’unica soluzione di tutta la via dalla base fino alla sommità in stile rotpunkt. Ovvero la "one push".

Io e Lorenzo decidiamo di tentarla in 2 giorni: l’11 e 12 settembre 2018. Dormiamo in tenda la notte prima, fuori dal Rifugio Scotoni (che era al completo), per riuscire a partire molto presto. Salgo il tiro chiave, il terzo (X, 8b) al secondo tentativo, percorrendolo con le protezioni già posizionate (stile pinkpoint). Lo salgo giocandomi tutto (per essere più leggero possibile non uso nemmeno il casco): so che se fallisco, il sogno della one push si chiude qua. Arrivato in sosta, si alternano dentro di me due emozioni contrastanti. Da una parte sono felicissimo, dall’altra penso ai restanti 21 tiri da percorrere e mi assale lo sconforto, perché sento le braccia ben provate dallo sforzo. Quel primo giorno infatti sono costretto a rifare due volte anche il 6° e il 10° tiro (entrambi di VIII+,7a+).

Verso sera arriviamo alla prima cengia, che solca la parete e lì bivacchiamo, sotto una notte stellata mozzafiato. Il giorno dopo, alle 6,30 stiamo già arrampicando e tutto fila molto liscio. Anche il 15° tiro (IX+/X-, 8a) riesce al primo tentativo posizionando le protezioni. Verso le 17,00 siamo in sosta prima dell’ultimo tiro di IX+ (7c+/8a).

In apertura avevo voluto con tutto me stesso salire quell’ultima pala strapiombante e non deviare a sinistra lungo un più facile camino. Ora però, quella scelta mi respinge 3 volte. Non riesco a superare il filtro iniziale del tiro. Ormai sono quasi le 18,00 e mi trovo ancora in sosta, con tutto da rifare. Decido di partire con il minor materiale possibile, giusto quello che mi serve per fare i primi 25 metri del tiro. Finalmente riesco a passare e finito il tratto duro, riesco a mettermi in una posizione comoda, che mi permetta di tirare su il materiale per arrivare in cima, mediante il cordino da recupero che ho agganciato all’imbrago.

Come dentro ad una fotografia, con gli ultimi colori dell’enrosadira mi ritrovo ad abbracciarmi con Lorenzo in cima, sotto la lente di Klaus Dell’Orto e di Pietro Bagnara. Si, perché i filmmaker di Open Circle ci hanno seguito in questa ultima avventura sulla Scotoni, per girare alcune delle immagini del film che ora sarà in visione al Film Festival di Trento.



Non abbiate paura di sognare – il film
Avevo conosciuto Klaus e Pietro nell’estate del 2016. In quell’occasione li avevo accompagnati in parete sulla Via Attraverso il Pesce in Marmolada, per permettere loro di filmare la salita di Federica Mingolla.

L’anno successivo, a marzo, durante un servito fotografico in Val Malenco con gli sci, esposi a Klaus l’idea di usare le strepitose immagini, che sapevo si sarebbero potute fare su quella parete, per approfondire alcuni temi che avevo a cuore.

A giugno dello stesso anno, salendo sulla Cima Piccola di Lavaredo, parlai di questa idea anche a Sergio Rocca, imprenditore e creative designer. Lui si entusiasmò a tal punto da convincermi a partire con questo progetto senza più esitazione.

Nel film, che verrà proiettato il 27 e il 30 aprile al FilmFestival di Trento, viene ripreso e approfondito il messaggio lanciato 50 anni fa da Reinhold Messner, sull’essenza dell’alpinismo e sul suo valore educativo, quando si affronta una salita con uno stile che lasci ampio spazio alla possibilità dell’insuccesso. Viene, altresì sottolineata, grazie ad un’accurata ricerca fotografica, l’importanza di conoscere ed ammirare la storia scritta nella roccia da chi è passato prima di noi.

Ma non ci si ferma qui. Grazie al prezioso contributo di Christoph Hainz, di Hansjörg Auer e di Reinhold Messner il film si sofferma:
- su qual è il motore della nostre azioni e cosa dà loro slancio;
- sul senso profondo dell’andare in montagna e di vivere vere avventure come un’occasione per cogliere il mistero e la bellezza della vita;
- sul prendere consapevolezza, che le Dolomiti sono un patrimonio di bellezza e solo se rimane tale può ancora permettere all’uomo di ritrovare se stesso in quei luoghi.

Non posso che ringraziare tutti e tre per questo percorso fatto insieme. Tante sono le persone che dovrei ringraziare per il film che ne è uscito, ma un grazie particolare va a Sergio Rocca per avermi aiutato in modo sostanziale a sviluppare i contenuti del film, a Open Circle per le strepitose immagini in parete, a Klaus Dell’Orto, per la regia, che ha saputo dare emozione ai contenuti e a Don’t Be Silent – Noise Agency per il sound realizzato.

di Nicola Tondini

PS: con l’occasione di questo articolo, ho scelto di ripubblicare lo schizzo della via, con le mie note fatte durante la "one push": aggiustamento di qualche grado e indicazione delle protezioni veloci da utilizzare. Buona ripetizione.

Sponsor tecnici: Climbing Technology, Dolomite 1897, Wild Climb, MarmotFerrino, Maxim Ropes
Sponsor speciale del film: Consorzio Tutela Vino Lessini Durello, Trivellato – Toyota, Alta Badia, Azienda per il turismo Madonna di Campiglio, XMountain Guide Alpine, King Rock, 37100 Architecture Brand, Terrazza Bar al Ponte (VR).



SCHEDA: Non abbiate paura di sognare, Cima Scotoni, Dolomiti


Proiezioni Film Festiva di Trento
27 aprile ore 15,00, 30 aprile ore 17,00

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