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Leo Gheza sul passo chiave del quarto tiro di Pocahontas allo Scoglio di Boazzo in Val Daone
Fotografia di archivio Matteo Rivadossi
Simone Monecchi alla spazzola su L2 di Pocahontas allo Scoglio di Boazzo in Val Daone
Fotografia di archivio Matteo Rivadossi
L'imponente parete dello Scoglio di Boazzo in Val Daone. Pocahontas si sviluppa nella parte a destra, 30 m a sx del diedro che delimita il Settore Orion
Fotografia di archivio Matteo Rivadossi
Matteo Rivadossi festeggia 25 anni di Pocahontas allo Scoglio di Boazzo in Val Daone
Fotografia di archivio Matteo Rivadossi

La rinascita di Pocahontas allo Scoglio di Boazzo in Val Daone. Di Matteo Rivadossi

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Il report di Matteo Rivadossi che di recente, insieme a Simone Monecchi, ha ripristinato Pocahontas, una delle vie imperdibili del granitico Scoglio di Boazzo in Valle di Daone. Aperta 25 anni fa, l’intera quinta lunghezza della via è stata interessata da un crollo nel 2018.

Fa sempre un certo effetto pensare a quel freddissimo febbraio 1996. Quando snobbando i ghiacciatori all’ombra e in fila indiana sulla classica Multistrato, giocavamo agli equilibristi sul 6c obbligatorio di quelle placche a funghi.

Ricordo un freddo glaciale con la consolazione saltuaria di un sole velato. A farmi sicura tra gli ignari ospiti soprattutto Francesco Bosio e pure la mia compagna Sonia, intirizziti in sosta come sulle fisse fino a -11°! D’altronde d’estate, tra grotte canyon e montagne, c’era ben altro da fare…

Difficile oggi spiegare ai più giovani, cosa significasse anche accendere un Ryobi a benzina da quasi 6 kg mentre si strizzava un fungo e puntarlo a braccio steso! Oppure quando era il momento di appendere il trapano e scappare e via di piantaspit a mano, malgrado i piedi gelati nelle scarpette con la sensibilità dei sabot di legno!

Alcune spit originali tra gli ancoraggi nuovi ricordano ancora quei runout demenziali sulle Placche della Grande Fuga. Dopo varie ripetizioni concentrate a fine anni ’90, di cui 7-8 da parte del sottoscritto, Pocahontas negli ultimi 20 anni cade in una sorta di letargo come tante altre vie dello Scoglio. Complice la loro fama di obbligatorio severo che nel tempo ha stuzzicato solo sporadicamente qualche climber illustre.

E’ il caso di Claudio Migliorini ed Emiliano Mazzarini che un paio di anni fa mi chiamarono direttamente da S4 chiedendomi della lunghezza successiva: il famoso Tetto del Perdono, un tettone sovrastato da placca meravigliosa. Da aggirare sotto a sinistra e poi rimontare a destra atleticamente su fungoni da lancio, venti metri fino al 7a di pura goduria.
Il problema è che Claudio di tetti non ne vedeva proprio! Al punto che io dubitai fosse effettivamente sulla via giusta. Ma non è possibile, dai!

Lui comunque insisteva al punto tale che io, stranito, arrivai a chiedermi addirittura se fosse in acido o mi stesse tirando per il c..o! Poi inequivocabile una macchia chiara davanti. Irreale anche per telefono, quando la collegai alla segnalazione di un crollo di qualche anno prima. Uno dei massi aveva un assurdo fix da 10 in centro ma pensavo appartenesse al tiro di trasferimento superiore, terrazzato e perennemente umido.

Chi poteva immaginarsi invece che tutta la quinta lunghezza, un librone di granito da 8 metri per 12, spesso circa 1,5 m, potesse essersi staccato di netto? Ma com’è possibile che 100-150 metri cubi siano venuti giù così? Azz, e con tutte le volte che l’ho scalato?

Beh, a Claudio non rimase che salire per un vago diedro a lame mobili. Mentre io, ancora incredulo, già mi ripromettevo di disgaggiare e ripristinare al più presto la via.

Arriviamo così all’ottobre 2020 dove dal basso con Simone apriamo la nuova L5, una placca irreale a reglettes di per sé già pulita, un 6b+ neanche male ma nemmeno lontano parente del bellissimo Tetto del Perdono! Giornatona passata poi a far cadere massi, a consumarsi le nocche spazzolando i tiri sotto, richiodando soste e vari ancoraggi intermedi.

Una seconda uscita nella settimana seguente, stavolta da solo e dall’alto, mi permette di sistemare la parte superiore: anche qui spazzolate da epicondilite e silicosi, potature compulsive, nuove soste e richiodatura parziale per 10 ore di lavoro sfiancante.
La nuova Pocahontas era pronta ma non il periodo per regalarle un degno collaudo. La cordata di Yuri Parimbelli e Giulia Venturelli riescono a provare almeno i primi 5 tiri regalandomi un’idea delle difficoltà, visto che tra crolli ed un paio di soste spostate, la difficoltà massima si è addirittura ammorbidita.

A giugno 2021 finalmente torno per la ripetizione integrale con il forte Leo Gheza alla sua prima visita allo Scoglio che se la sparerà tutta da primo. Vai gnaro!

L’on-sight, facilmente alla sua portata, deve però fare i conti già al secondo spit dove evidentemente il 6b originale ha perso un funghetto chiave diventando purtroppo un A0, primo dei 4 passi di A0 di L1 e della via. Il resto è una danza per entrambi, ma come dice l’entusiasta Leo, sembriamo su due vie diverse, viste le nostre diverse misure! Da sotto gli urlo: "Allora, eravamo bravi o no?"

Il piacere oggi è rivedermi in lui leggero su quei passi difficili tra un complimento ed una risata. Io, pur con vari resting mi sto godendo la mia elegante Pocahontas ed il suo ritrovato fascino. Certo, con un pizzico di malinconia. Ancora sedotto da questi passi incredibili ben 25 anni dopo.

Respiro profondamente. Sono come fossi a casa. Il vento, il mormorio del fiume: laggiù la valle è rimasta quella. Nonostante i furgoni dei tanti boulderisti ignari di cosa potrebbe aspettarli su questa lavagna magnetica. Un’avventura vera a due passi dall’auto, ad un’ora sola dalla folla e dall’afa di Arco. Ma forse è meglio così.

di Matteo Rivadossi

Matteo ringrazia: Camp - Cassin, Elbec, Montura, Kayland

SCHEDA:  Pocahontas, Scoglio di Boazzo, Valle di Daone

LINK: Vai a tutte le vie in Valle di Daone nel database di planetmountain.com

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