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Hervé Barmasse sulla via De Amicis del Cervino
Fotografia di Hervé Barmasse
Hervé Barmasse in arrampicata solitaria sulla via De Amicis del Cervino
Fotografia di Hervé Barmasse
L'alpinista valdostano Hervé Barmasse, nato il 21/12/1977
Fotografia di Hervé Barmasse
Il materiale nello zaino di Hervé Barmasse, utilizzato per la solitaria della ia De Amicis sul Cervino
Fotografia di Hervé Barmasse

Hervé Barmasse e le sei creste del Cervino in solitaria

di

Mercoledì 3 marzo Hervé Barmasse ha salito in solitaria la Via De Amicis al Cervino. Con questa salita il 43enne alpinista valdostano ha chiuso un cerchio, diventando il primo a scalare tutte le sei creste del Cervino in questo stile.

La chiusura di un cerchio è il raggiungimento di un traguardo personale. Un insieme di esperienze che si trasformano in qualcosa di importante. In questo caso, portando a termine la solitaria della Via De Amicis, esser riuscito per primo a salire le sei creste del Cervino in questo stile: la Cresta del Leone, dell’Hornli, di Zmutt, di Furggen, la via Deffeyes e, appunto, la De Amicis.

Quante volte ho alzato il mento per scrutare il Cervino? Innumerevoli, e nonostante il passare degli anni lo faccio ancora come se fosse la prima volta. Per lui ho occhi speciali e con lui ho condiviso con piacere molte "prime" ascensioni, spesso in solitaria. Ed è proprio quando ti trovi solo al cospetto di una montagna che capisci chi sei veramente, che ti svesti di maschere e corazze, che metti a nudo te stesso cercando di dare il meglio perché non ci sono margini d’errore. E tutto ciò non lo fai per fama, gloria o soldi. Ma perché, incomprensibile per i più, ti fa stare bene.

Certo, capisco chi mi dice "non si fa". Io per primo non vorrei vedere le mie figlie scalare sulla roccia del Cervino, così friabile e marcia. Ma dissento su chi mi dà del pazzo, o pensa che scalando in solitaria si disprezzi la vita. Nell’alpinismo, da che se ne conosce la storia, si sono alternati molti solitari. Ovviamente i rischi sono maggiori, così come le sensazioni e le emozioni che vengono amplificate dal nostro inconscio per recepire il limite che non devi superare.

La mia prima solitaria importante su questa montagna risale all’anno 2002, diciannove anni fa. Scelsi la Via Casarotto Grassi che, oltre alla salita dei due fuoriclasse, era stata ripetuta solo una volta in inverno da mio padre con alcuni amici. Da allora continuai a scalare da solo su quelle vie che non erano mai state affrontate in quello stile sino a siglarne una nuova, che forse è il massimo che può fare un alpinista. Ma l’ho fatto esclusivamente quando venivo ispirato da qualcosa o qualcuno, come mercoledì 3 marzo.

Era tutto grigio e nevischiava. Alle 7.45, cautamente, sono risalito con le pelli da Breuil Cervinia sino all’attacco delle Via De Amicis. Il meteo pronosticava un sole tutto tondo, eppure io faticavo a vedere le cime del massiccio del Monte Rosa.

Scrollatomi di dosso le sensazioni negative che pesavano molto più del mio zaino, ho iniziato a salire ripensando alla storia delle sei creste. Il primo a riuscire nella "sestuplete" è stato Luigi Carrel (detto il Carrellino) con differenti compagni di cordata, ma nessuno le aveva mai affrontate tutte in solitaria. E visto che in "tasca" ne avevo messe cinque, tra cui la più temuta, la via Déffeyes, perché non tentare?

Sapevo che lo avrei potuto fare e così l’ho fatto assaggiando ogni appiglio e arrampicando leggero là dove la roccia era particolarmente friabile. Solo in un tratto, sul famoso passaggio Crétier, ho usato per alcuni metri la corda; per altro con una tecnica inventata e che, in caso di caduta, non è detto ti risparmi dalle conseguenze più gravi. Ma anche questa scelta era ponderata più di quanto non si possa pensare. Alla fine, tutto è andato bene e alle 16.30 ero nuovamente a Cervinia dove i miei genitori mi aspettavano per bere una birra.

A distanza di alcuni giorni, l’idea di aver ricalcato in modo originale le tracce di Luigi Carrel e di mio padre in completa solitudine mi dà gioia. Ma non sono partito per questa ascensione con la presunzione di portare a casa un primato, bensì con la spontanea necessità di ritagliare il mio tempo. L’attimo fuggente che ho raccolto a piene mani per vivermi profondamente attraverso l’alpinismo solitario che regala conoscenza e consapevolezza. Conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e dei propri punti di forza. Consapevolezza dell’importanza di chi ti sta vicino e ti ama, come la mia famiglia e gli amici, di chi ti ammira da lontano e ti fa sentire speciale, anche se speciale non sei.

di Hervé Barmasse

Prime solitarie sul Cervino
2002 - Prima ascensione solitaria della via Casarotto Grassi, ottobre 2002
2005 - Prima ascensione solitaria della Via Deffeyes (in meno di quattro ore), ottobre 2005
2007 - Prima ascensione solitaria della Parete Sud del Cervino e prima solitaria della Via Direttissima, aprile 2007
2007 - Prima ascensione solitaria dello Spigolo dei fiori – Via Machetto, settembre 2007
2011 - Via nuova in solitaria - Pilastro Sud Est del Picco Muzio, aprile 2011
2014 - Primo concatenamento invernale e in solitaria delle 4 creste del Cervino e prima solitaria in inverno della Via degli Strapiombi del Furggen, marzo 2014
2021 - Prima ascensione solitaria e invernale della Via De Amicis. Primo alpinista a superare le sei creste tutte in solitaria, marzo 2021

Link: www.hervebarmasse.comSCARPAGarmin

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