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Esiste un’altra vita alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti (Andrea Cazzanelli, Diego Mabboni, Fabio Poli 2019-2020)
Fotografia di Diego Mabboni
Esiste un’altra vita alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti (Andrea Cazzanelli, Diego Mabboni, Fabio Poli 2019-2020)
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Esiste un’altra vita alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti (Andrea Cazzanelli, Diego Mabboni, Fabio Poli 2019-2020)
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Esiste un’altra vita alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti (Andrea Cazzanelli, Diego Mabboni, Fabio Poli 2019-2020)
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Esiste un’altra vita alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti. Di Diego Mabboni

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Il report di Diego Mabboni che alla Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti, ha aperto insieme a Andrea Cazzanelli e Fabio Poli 'Esiste un’altra vita'. Una via d’arrampicata di 380m con difficoltà fino all VIII- dedicata a Paolo Leoni che 'merita di essere ripetuta e diventare una classica.'

La prima volta che sentii parlare della Vallaccia me la descrissero come una piccola Marmolada, con roccia simile ma meno chiodabile e con vie più tecniche e severe. Quando andai per ripetere una via mi vennero in mente quelle parole. Il primo "incontro" fu con i Cinque Muri un’opera d’arte per estetica qualità della roccia ma soprattutto per la scelta della linea e stile che ai tempi dell’apertura, gli anni 80, aveva qualcosa del visionario.

La Vallaccia si era mostrata così, in realtà questo luogo magico ed isolato anche se a 2 passi dalla confusione possedeva e la possiede tutt’ora un’anima riservata, serena e libera, proprio come era lo spirito degli apritori di tutte le vie ad esclusione di alcune.

Cominciai a frequentare spesso la parete con le sue guglie, o meglio con le sue piramidi, e in quegli anni arrampicavo spesso con Paolo. L’avevo conosciuto in una falesia che stavo attrezzando, sì, proprio lui, Paolo Leoni, uno dei cuori pulsanti di quelle pareti. Nonostante la sua ermeticità mi raccontava spesso di quelle salite epiche e con il senno di poi direi anche futuristiche.

Credo di essere stato uno dei pochi ad avere la possibilità di vedere l’armadio delle meraviglie che custodiva gelosamente, sì perché Paolo possedeva un armadio pieno di cianfrusaglie che servivano a risolvere i passaggi più impegnativi senza ricorrere all’uso di materiale a pressione o espansione. Per quella cordata vigeva ancora la regola "meno possibile e senza bucare". Oggi i tempi sono cambiati, le soste almeno per me sono diventate sacre, poi lungo i tiri ci si può sbizzarrire come si crede, ma il rispetto per il compagno non può mai venir meno. Con la mia vita posso decidere di giocarci, ma non posso farlo di certo con quella di un mio amico, un mio compagno di tante o poche scalate.

Nell’affrontare una nuova via, cerco sempre di capire e fare mio lo stile utilizzato dai precedenti salitori, le ripetizioni di alcune vie mi permettono di capire meglio cosa c’è dietro al pensiero di chi è salito prima di me. Se qualcuno mi chiede che stile utilizzi, mi viene da rispondere che uso lo stile della parete.

A volte questo approccio può sembrare una mancanza di "carattere" io invece preferisco intenderlo come una forma di rispetto. In fin dei conti quando giriamo il mondo in cerca di nuove mete e pareti facciamo la stessa cosa nel visitare e nel venire a contatto con le diverse civiltà. Integrarsi negli usi e costumi delle varie realtà che incontriamo la ritengo una buona forma di rispetto.

Immaginate se sulle pareti della valle di Yosemite venissero aperte delle vie con spittatura sistematica…. si griderebbe allo scandalo ed i salitori sarebbero visti come dei profanatori. In questo caso chi sale si integra e adatta allo stile preesistente, senza andare ad alterare lo spirito e la filosofia dei vari apritori. Allo stesso modo cerco di esprimere le mie capacità integrandomi con la storia dei luoghi che visito; mi piacciono tutti gli stili dell’arrampicata dal trad alle vie classiche o sportive, fino all’artificiale moderno.

Il vecchio ed il bambino, altra via aperta da me in Vallaccia, è stata tracciata una ventina di anni fa, conta qualche ripetizione e se oggi fosse chiodata più intensamente sarebbe veramente una salita classica di queste guglie. Il caso vuole che quella salita attrezzata con Andrea Cazzanelli fu dedicata a Feo, morto qualche anno prima in Marmolada, ed al figlio Claudio deceduto in quegli anni in seguito ad un incidente stradale. Mi sembrava doveroso dedicare a loro due quella salita.

Quest’anno sono tornato, sempre con Andrea, per tentare un’altra delle tante linee che avevo adocchiato in Vallaccia, sulla Piramide Armani dove sale Il canto del cigno, via meravigliosa e molto difficile. Avevo notato dello spazio sia a destra che a sinistra del canto, così partimmo per una ricognizione. Arrivati alla base della parete la parte più asciutta sembrava quella di sinistra, decidemmo di provare lì. Con grande sorpresa vedemmo che qualcuno era già passato, volendo aprire un itinerario nuovo ci spostammo sul corridoio di destra che si presentava meno asciutto.

Per nostra fortuna siamo riusciti a salire evitando i tratti più bagnati, senza dover forzare la linea. Ne è uscito un itinerario dritto senza traversi, e la via è stata aperta con l’uso di protezioni veloci e solo 4 chiodi lungo i 380 metri di salita. A dire il vero è stato fatto un grande lavoro di sistemazione e pulizia, ora sono presenti sull’itinerario circa 45 clessidre passate con corda da 9mm, per la ripetizione servono oltre a corde da 60 mt anche 15 rinvii ed una scelta di friend fino al n 3 Black Diamond. Consigliamo inoltre 1 gancio classico ed uno più largo (grapplin hook BD) per ridurre la distanza tra gli ancoraggi lasciati in parete. Ne risulta un’arrampicata entusiasmante su roccia molto bella, i tratti con roccia meno bella sono stati ripuliti. Si potrebbe definire una scalata classica rivisitata in una visione moderna, protetta abbastanza bene, su difficoltà più elevate rispetto alle vicine I cinque muri o le vie aperte da Heinz Grill ed amici ma decisamente più abbordabile del Canto del cigno. Insomma un bel rodaggio prima di affrontare le vie più temute.

Le difficoltà sono costanti tra il VII e l’VIII, aspettiamo delle ripetizioni per confermare i gradi lungo gli otto tiri della salita. La via non poteva che essere dedicata a Paolo Leoni che assieme a Feo e Mariano sono stati le menti ideatrici di linee su queste verticali pareti incantevoli ed intime.

Un'altra vita, questo è il nome che abbiamo voluto dare alla salita. Ho sempre visto Paolo come un uomo che andava a due velocità, da una parte un grande lavoratore rigoroso ed instancabile e dall’altra parte un uomo che ha fatto della montagna e dell’arrampicata una seconda casa, una seconda vita. Luoghi, persone, emozioni e passione che l’hanno coinvolto totalmente fino all’ultimo giorno. Ora quelle due guglie, quella dove sale Il Vecchio ed il bambino e l’altra dove sale Esiste un'altra vita, erano e saranno per sempre affiancate proprio come erano i due grandi amici di scalate. Grazie Paolo, grazie Feo e grazie Mariano per i tanti preziosi regali che ci avete offerto. Chi ha salito una delle loro vie nelle Dolomiti sa bene di cosa sto parlando.

Questa salita ha per me molti significati, la vedo come un dono per Paolo, ma la vedo anche un’opportunità per poter esprimere le mie insicurezze, le mie convinzione, le mie emozioni e le mie paure, ma con la consapevolezza che esiste un'altra vita, ed in ogni momento possiamo decidere di trovare una via diversa. "I miracoli esistono, noi ne siamo gli artefici".

di Diego Mabboni

Esiste un’altra vita di Andrea Cazzanelli
Io, Andrea ringrazio Diego per avermi dato la possibilità di condividere le giornate di apertura in parete di questi due splendidi itinerari, in un luogo solitario e magnifico e di aver potuto apprezzare quello che Paolo e compagni hanno fatto su queste pareti. Ho avuto la fortuna di conoscerli di persona frequentandoli in qualche occasione in montagna, spesso  li sentivo parlare di queste pareti, mi raccontavano, ma non sapevo di cosa parlavano… ora ho capito!

SCHEDA: Esiste un’altra vita, Piramide Armani in Vallaccia, Dolomiti

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