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Tiziano Buccella sul secondo tiro di Linnéa, la via aperta sulla Torre di Mezzaluna (Vallaccia, Dolomiti) insieme a insieme a Silvia Merlo, Rolando Larcher, Ivan Feller, Gianni Scrinzi e Geremia Vergoni
Fotografia di Rolando Larcher
La Torre di Mezzaluna in Vallaccia, Dolomiti
Fotografia di Rolando Larcher
Geremia Vergoni, Tiziano Buccella e Rolando Larcher in cima alla Torre di Mezzaluna dopo la prima libera della via Linnéa
Fotografia di Rolando Larcher
Linnéa Torre di Mezzaluna: rientro
Fotografia di Rolando Larcher

Arrampicata in Dolomiti: Linnéa alla Torre di Mezzaluna in Vallaccia

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Il racconto di Tiziano Buccella di Linnéa, la via da lui aperta insieme a Silvia Merlo, Ivan Feller e Gianni Scrinzi sulla Torre Mezzaluna nel Gruppo della Vallaccia (Val di Fassa, Dolomiti).

Questo è il nome della via che ho aperto tra l'estate 2015 e 2016. Ricordo un giorno qualunque dell'estate di tre anni fa, quando in valle il caldo era ormai insopportabile, la chiamata al telefono di Silvia Merlo: andiamo ad aprire in Vallaccia?

Sì, lei sapeva che avevo il sogno di aprire una nuova via nel centro della Torre di Mezzaluna, mancava solo un input, una spinta per partire! Detto fatto, il week-end successivo ci avviammo di buon ora per raggiungere la nostra meta. Ricordo che il primo giorno scoprii il primo tiro e circa metà del secondo.

Già sapevo da Rolando Larcher, apritore della via Giallo Dream un po' a destra di Linnéa, che non sarebbe stato facile procedere su questo grande strapiombo. Infatti la maggioranza dei buchi erano pieni di terra e numerosi appoggi si sgretolavano sotto i piedi. Tornai due week-end dopo, questa volta accompagnato da Ivan Feller, riuscendo a completare il secondo tiro, ma sempre con la convinzione di procedere al centro della parete.

Cominciai il terzo tiro, ma dopo due spit, mi ritrovai arenato su un muro giallo, con tutto che rimaneva in mano! Non riuscii a proseguire, così decisi di retrocedere per tentare a sinistra, verso una buona nicchia dove feci sosta. La giornata era oramai conclusa, troppo stanco e provato dai tentativi, così decidemmo di calarci, fissando un paio di statiche.

Il week-end successivo tornai con Gianni Scrinzi, riuscendo a risolvere il terzo tiro con un gran traverso a sx e successivamente anche metà del quarto. Motivatissimo, il fine settimana dopo ritornai sempre con Gianni, riuscendo a concludere il quarto tiro, per poi proseguire con il quinto ed il sesto, con difficoltà decisamente inferiori. Questa giornata fu la conclusione della prima stagione, per la difficoltà nel trovare compagni disposti ad accompagnarmi e per il sopraggiungere dell'autunno.

Tornai l'anno successivo (2016) nuovamente con Silvia, in ripresa dopo un infortunio; era giusto concludere con lei ciò che avevamo iniziato assieme! Così proseguii ad aprire il settimo tiro, che poi per logica unii al precedente, diventando una lunghezza eccezionale su roccia fantastica. Appena riuscii a mettere la sosta sentii qualche gocciolina, sembrava non mancasse troppo per la cima, ma preferii calarmi, rimandando la conclusione.

Non appena raggiunsi Silvia, il tempo peggiorò, la pioggia si fece più insistente e di li a poco si scatenò l'inferno. Tra tuoni, fulmini e grandine cominciammo le calate, cercando di tenere i nervi saldi e la mente lucida. Dovevamo raggiungere al più presto la sosta del secondo tiro, al riparo dagli strapiombi! Per raggiungerla passammo dei brutti momenti, lottando con le corde incastrate, acqua da tutte le parti e scariche di sassi. Qui aspettammo che il temporale si placasse e poi bagnati, esausti e infreddoliti fino alle ossa, proseguimmo le doppie fino a terra.

Dopo questa bastonata, la mia motivazione si era un po’ affievolita, perché valutavo che mancassero ancora diversi metri per la cima ed il tempo a mia disposizione era ed è sempre merce rara. Successivamente tornai un paio di volte a provare i primi tiri, liberandoli tutti tranne il secondo, ma a parte questo, avevo il pensiero fisso di come avrei raggiunto la cima. Si perché in cima a questa torre non ci ero mai stato ed era nata una sorta di frustrazione, quanto mancava ancora per raggiungerla?

L'anno successivo, ovvero il 2017, non appena le temperature furono miti, convinsi Rolly ad accompagnarmi nel provare la via. Era il 15 luglio e a dire il vero le temperature si rivelarono non proprio adeguate... C'erano 7° gradi alla macchina e gran mucchi di grandine alla base delle pareti, che rimasero tutto il giorno.

Battagliando con un freddo bécco, Rolly al secondo giro liberò il tiro ed io, dopo quattro tentativi non ci riuscii... La giornata si concluse così, stanchi ma contenti e come da rituale scendemmo a scaldarci e rimpinzarci con una super pizza alla pizzeria Salin. La motivazione tornò a mille e decisi di ritornare il week-end successivo, ma con chi?

Fortunatamente Rolly tornò entusiasta, con l'aggiunta di Gimmy (Geremia Vergoni); due super amici, perfetti per una giornata perfetta! E fu così, anche se in un primo momento feci fatica ad ingranare la marcia giusta, cadendo nuovamente nel finale del secondo tiro. Nervoso ed angosciato dal fatto che stavo rallentando la cordata, partii più deciso per il secondo tentativo e magicamente mi ritrovai in sosta urlando di gioia.

Poi venne la volta del terzo, un tiro bello strambo. Benchè l'avessi già scalato in rotpunkt, mi intimoriva non poco, anche perchè non ricordavo bene le sequenze. Per fortuna filò tutto liscio e proseguimmo veloci fino al settimo tiro, raggiungendo l'ultima sosta.

Ora mancava l'ultimo tratto da scoprire, il tassello mancante per la cima. Grazie a Rolly capii di essere molto vicino al tiro finale di Giallo Dream e con un breve tratto trad, mi ci raccordai sfruttando gli ultimi due spit e la sosta. Di qui salimmo slegati per facili roccette fino a pochi metri dalla vetta, dove Rolly mi disse: a tè l´onore di raggiungerla per primo! Così feci, l´emozione era tanta!

Erano le 21.00, la via era conclusa e dopo qualche foto, cominciammo a prepararci per le calate, questa volta aiutati anche da un clima decisamente migliore. Una giornata memorabile, trascorsa con due grandi amici, fatta di scalata, scherzi, foto e la prima libera di questa bella via. Dopo un'ora di doppie raggiungemmo la base e poi giù di corsa con la frontale, per arrivare alle 23.00, come da consuetudine, a divorare un'altra mega pizza al Salin, ripercorrendo i momenti felici di una grande giornata.

Questo nuovo itinerario è per me molto importante. E' stato una ricerca ed un'evoluzione personale, dove ho visto e sognato una linea e con stile attuale e pulito sono riuscito a concretizzarla da capocordata. Per questo mi sono preso la libertà di chiamarla con un nome che ha dato una svolta alla mia vita, quello di mia figlia, Linnéa.

Un doveroso ringraziamento a tutti i miei compagni di cordata: Gianni, Ivan e Silvia, senza di lei questa via non sarebbe mai nata. Un grazie enorme anche a Geremia Vergoni e Rolando Larcher, che ha contribuito in maniera decisiva a realizzare questo mio sogno.

Tiziano Buccella

TOPO: Linnéa, Torre di Mezzaluna Dolomiti

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