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Gola Nord-Est alla Cima Brenta Alta: la parte alta della salita vista dalle Bocchette Centrali
Fotografia di archivio Francesco Salvaterra
Gola Nord-Est alla Cima Brenta Alta: Piero Onorati sul traverso, al cospetto del Campanile Alto
Fotografia di Francesco Salvaterra
Gola Nord-Est alla Cima Brenta Alta:
Fotografia di archivio Piero Onorati
Gola Nord-Est alla Cima Brenta Alta: Francesco Salvaterra sull'ultimo tiro
Fotografia di archivio Francesco Salvaterra

Cima Brenta Alta e la Gola Nord-Est in chiave invernale. Di Francesco Salvaterra

Il report della guida alpina Francesco Salvaterra che, insieme a Piero Onorati e Manuela Farina, ha salito la Gola Nord-Est alla Cima Brenta Alta. Aperta nell’agosto del 1928, in condizioni invernali risulta una via interessante ma anche impegnativa in una degli angoli più belli delle Dolomiti di Brenta.

Oggi piove e voglio scrivere un racconto, una storia di almeno una paginetta, che non sia la solita scoreggia che pubblico di fretta sui social.

Da qualche tempo avevo in mente una salita, diciamo un paio d’anni. L’avevo adocchiata facendo le Bocchette Centrali a giugno. Sulla parete nord, nord-est della Brenta Alta si attarda spesso fino a primavera inoltrata una sottile striscia di neve. Dove c’è neve deve esserci del terreno poco ripido, infatti consultata la guida Buscaini salta fuori che è la linea percorsa dai tedeschi Klein e Ottahal nel 1928. La descrizione della bibbia del Brenta parla di secondo grado, ma su roccia spesso friabile, ingombra di ghiaccio o detrito ed esposta alle scariche, sconsigliandone la salita. L’idea è di percorrerla in chiave invernale, o meglio, in condizioni invernali perché si sa, le invernali finiscono il 21 marzo e siamo già in maggio.

Piero e Manuela non hanno bisogno di essere convinti, l’esca è succulenta e nel bene o nel male ci sono tutti i crismi per una piccola avventura: poche informazioni, condizioni incerte, parete importante, lunghi traversi ed eventuale ritirata complessa. Loro salgono la sera prima al bivacco invernale del rifugio Tosa mentre io preferisco raggiungerli presto al mattino, la sveglia suona alle due.

Dal rifugio Croz dell’Altissimo cammino fino a poco prima del Selvata, dove inizia la neve. Le pareti del Castel Alto dei Massodi e poi delle Fontane Fredde mi sovrastano, ma la notte senza luna ne lascia solo intravedere le forme.

Salire con le pelli di notte e da solo è bellissimo, rifletto che forse non mi è mai capitato prima. La valle invita al percorso giusto senza trabocchetti e le condizioni molto stabili del manto nevoso mi fanno stare tranquillo. Alle sei ci siamo dati appuntamento nella valletta sotto il rifugio, al margine della parete est della Brenta Alta.

Ci incontriamo puntualissimi, lasciamo gli sci e, calzati i ramponi, iniziamo a traversare sotto la meravigliosa bastionata. Quanto a compattezza e qualità della roccia la est della Brenta Alta è forse la parete più bella del Brenta. La neve per fortuna porta abbastanza bene e nel traverso ci fermiamo ad ammirare la linea della via delle Guide illuminata dal primo sole. Poco dopo c’è la Elixir di giovinezza, una via nuova molto difficile di Castagna e Carrara, lo Spigolo Gogna e altre.

Alla bocchetta del Campanile Basso, a pochi passi dall’attacco della via normale della guglia del Brenta, ci prepariamo. La nostra salita inizia sul versante nord, con un facile pendio che porta sotto un grande tetto. Per tutti i cinquecento metri che ci separano dall’antecima sarà quasi sempre una diagonale verso sinistra, verso sud.

Inizialmente le difficoltà sono moderate, neve a 50°, procediamo a tiri per tutta la lunghezza delle corde facendo sosta su roccia. Un primo traverso su misto sotto un tetto, una strettissima cengietta innevata permette di passare, per fortuna senza grosse difficoltà perché le possibilità di proteggersi sono poche. Arriviamo al tratto chiave: circa 70 metri di traversata orizzontale. Sotto una parete grigia verticale, sopra grandi strapiombi dove salgono sulla destra la Livanos e sulla sinistra la Big Berton, quest’ultima infila dei diedroni gialli super strapiombanti, a dir poco inquietanti!

Seguo lo stretto ballatoio un movimento per volta, la neve ha preso il sole ed è abbastanza molle. I piedi creano però uno scalino stabile, e anche le piccozze infilate in verticale offrono una discreta tenuta. Purtroppo la roccia è ovunque compatta, le poche fessure che emergono dalla neve sono cieche o friabili e malgrado vari tentativi, non riesco a piantare nessun chiodo. L’unica protezione affidabile sarà una piccozza ben incastrata in una sorta di buco, che lascio rinviata con lo scopo principale di supporto morale per i miei partners.

Alla fine delle corde non c’è verso di trovare fessure, poi intravedo una nicchia sotto la neve, scavo per fare spazio e riesco a infilarmici. Ecco finalmente dei saldi massi incastrati, dove passo l’unica traccia che lasceremo, un cordone.

Piero rimane alla sosta precedente e Manuela percorre il traverso tenendosi assicurata alla corda tesa, poi anche lui si diverte sul traverso. Visto dalla mia prospettiva sembra quasi la Traversata degli Dei all’Eiger, ma nella direzione opposta.

Uno strapiombino su misto ci permette di raggiungere finalmente la gola finale, tappata a metà da un masso gigante che, rimettendosi alla relazione, è li dal 1928. Neve abbastanza facile ma faticosa ci porta alla fine a vedere la cornice e alla spalla. sbuchiamo a pochi passi dall’uscita della via Detassis, al sole di una bellissima giornata.

La discesa non è proprio una passeggiata ma neppure difficile, qualche doppia, qualche pendio scaldato dal sole dove procediamo distanziati, e siamo giù. Dopo la gita alpinistica segue il finale sciistico, con una bel firn primaverile che ci accompagna quasi alla macchina e alle prime birre spinate dal rifugio Croz, che ha appena aperto!

Per le informazioni di cui disponiamo la via non è mai stata percorsa in chiave invernale, la vorremmo consigliare assolutamente, si tratta di una scalata meravigliosa. Il contesto è a 5 stelle, panoramico, ampi spazi, ambiente severo, l’arrampicata è tecnicamente facile, molto varia ma nel complesso è una salita impegnativa.

Gola Nord-Est
Brenta Alta - Dolomiti di Brenta
Sviluppo:
circa 500m/70°/M2-3/R3/IV
Prima salita: A. Klein, O. Ottahal 1 agosto 1928
Possibile prima salita in condizioni invernali: Piero Onorati, Manuela Farina, Francesco Salvaterra 9 maggio 2021

di Francesco Salvaterra

SCHEDA: Gola Nord-Est, Cima Brenta Alta, Dolomiti di Brenta

Salvaterra ringrazia per il supporto: FerrinoClimbing Technology, Salice

Info: www.francescosalvaterra.comFB Francesco Salvaterra

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