Sul Cerro Walwalün in Valle Cochamó Mirco Grasso e Jernej Kruder aprono la big wall Tarock
Tre settimane nella valle di Cochamó, per scalare 750 metri di una nuova via, con difficoltà fino al 7c, una linea sostenuta e completa che solca le placche lisce e i diedri del Walwalün: nasce così Tarock, il nuovo itinerario aperto da Mirco Grasso e Jernej Kruder, con il supporto del fotografo e filmmaker ceco Vladek Zumr. Un progetto nato quasi per caso, ma diventato rapidamente una delle esperienze più intense della loro carriera.
L'idea prende forma a febbraio, quando Kruder propone a Grasso una spedizione nella Patagonia cilena. Grasso aveva già un'altra spedizione in programma, ma questa sarebbe dovuta saltare per problemi politici legati al paese ospitante. La risposta arriva così in fretta.
"Non ricordo nemmeno dove fossi quando Jernej mi ha chiamato. So solo che nel giro di pochissimo ho detto sì. Non avevamo un obiettivo preciso, solo una valle enorme davanti e la voglia di lasciarci trasportare dagli eventi", racconta Grasso.
La valle di Cochamó è ormai una meta celebre per scalatori e trekker, ma conserva ancora uno spirito esplorativo: poche informazioni affidabili, relazioni spesso disegnate a mano, avvicinamenti non documentati in modo sistematico.
La spedizione raggiunge così la valle con l'inizio del nuovo anno e fissa come base operativa La Junta, il campeggio al centro della valle, raggiungibile dopo due ore di auto da Puerto Montt e tre ore di cammino lungo il sentiero d'accesso. Il meteo, come sempre in Patagonia, detta le regole: si sale in parete appena si apre una finestra di bel tempo, si scende quando tornano pioggia e umidità.
Dopo un primo tentativo di apertura su un'altra linea su un'altra parete, interrotto dalla scoperta di spit preesistenti, e la ripetizione della dura Entre Cristales y Cóndores sulla parete Atardecer, Grasso e Kruder individuano una linea evidente sulla parete nordest del Walwalun, probabilmente la montagna più imponente dell'anfiteatro. I due alpinisti attaccano non appena ci sono le condizioni per salire. L'apertura si sviluppa in tre giorni complessivi, seguiti da altri tre giorni dedicati alla libera di tutti i tiri.
La via si divide in due sezioni ben distinte: la prima parte (fino alla grande cengia mediana), con placche lisce e tecniche, protezioni distanziate, arrampicata di equilibrio; la seconda parte su straordinarie fessure e diedri, continui, estetici e sostenuti, su granito compatto di qualità eccezionale. "La parte alta è pura gioia: fessure incredibili, sempre scalabili, mai banali. Ogni tiro aveva carattere. Era uno di quei momenti in cui capisci che stai tracciando una linea speciale".
"Non sapevamo se la parte alta fosse libera, né se qualcuno fosse già passato di lì. Ogni tiro era una scoperta. Quando abbiamo raggiunto la cresta sommitale e ci siamo abbracciati, con il drone di Vladek che ci osservava dalla cengia, è stato un momento quasi irreale".
Il nome Tarock nasce dalle lunghe giornate di pioggia trascorse al campo base giocando al tradizionale gioco di carte austro-sloveno insegnato da Kruder. Un nome ironico per una linea tutt'altro che leggera.
Dopo giorni di pioggia, neve in quota e pareti fradicie, Grasso e Kruder tornano sulla via per liberare tutti i tiri. L'ultimo è il tiro chiave. "Sapevamo che sarebbe stato l’ultimo vero esame. Era sporco, bagnato in alto. Jernej è partito deciso, con qualche urlo liberatorio. Quando ha clipato la sosta pulito, abbiamo capito che era fatta".
"Forse la cosa più bella non è stata la cima. È stato il momento dopo, stesi per terra in garage a fine viaggio, a dirci quanto questo gruppo abbia funzionato bene. Con il cuore in mano. È per questo che vale la pena partire".
Tarock si trova a sinstra di Perdidos en el Mundo, aperta nel 2013 da Lorenzo Lanfranchi, Mirko Masè, Simone Pedeferri, Mattia Tisi e Andrea Zaffaroni, e a destra della prima via della parete, 100 años de soledad aperta nel 2001 da una spedizione francese. Incrocia alla grande cengia mediana la via francese dove questa devia verso destra, e condivide circa 5 metri con la via italiana sopra la cengia per poi salire in autonomia un sistema di fessure verso sinistra.
Dopo l'apertura, la parte bassa della via è stata liberata il 12 e 13 febbraio, poi dopo aver aspettato un giorno di pioggia Grasso e Kruder sono saliti rapidamente il 15 febbraio lungo la via francese fino in cengia per liberare tutta la parte alta della loro via. Da notare che in apertura, il secondo tiro dopo la cengia seguiva una fessura che si è rivvelata molto difficile e sempre bagnata. Da qui la decisione di aprire una variante più facile. I due stimano le difficoltà del tiro originale attorno all'8b.
In tutto, Grasso e Kruder hanno utilizzato 29 spit totali (18 piazzati a trapano, 11 a mano), soste incluse, circa 15 chiodi tra progressione e soste, ed un ampio utilizzo di protezioni tradizionali (friend e offset). Alcuni spit sono stati aggiunti in discesa per rinforzare le soste.
Mirco Grasso ringrazia: Karpos, Wild Country, HDdry e Scarpa
Kruder ringrazia: Karpos, Scarpa e Illusion
Entrambi ringraziano Diego Diaz Aguilera per l'accoglienza e l'amicizia








































