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Chamlang parete nordovest: Zdeněk Hák sulla cresta sommitale. Dopo 4 bivacchi in salita ha raggiunto la cima di 7321m insieme a Márek Holeček il 21 maggio 2019, poi i due hanno impiegato altri due giorni per scendere dalla montagna
Fotografia di archive Márek Holeček
Chamlang parete nordovest: Márek Holeček viene recuperato da Zdeněk Hák. 'Con noi avevamo una piccola tenda da bivacco, una corda di 80 metri da 7 mm di diametro, 6 viti da ghiaccio, 5 chiodi e 5 Friends. Nei nostri zaini avevamo anche aggiunto cibo per 5 giorni, più 3 cartucce di gas insieme alla dose necessaria di buona fortuna.'
Fotografia di archive Márek Holeček
Zdeněk Hák e Márek Holeček in cima al Chamlang dopo aver salito la parete nordovest. 'Abbiamo convenuto che questa è la salita più difficile che abbiamo mai fatto insieme in montagna, in altre parole ABO.'
Fotografia di archive Márek Holeček
Chamlang parete nordovest, salita in stile alpino con sei bivacchi da Márek Holeček e Zdeněk Hák
Fotografia di archive Márek Holeček

Chamlang: il report di Márek Holeček della prima salita della parete ovest

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Il report di Márek Holeček che insieme a Zdeněk Hák ha salito in stile alpino l’inviolata parete ovest del Chamlang (7321 m) in Himalaya. La nuova via si chiama UFO Line ed è stata descritta come 'la salita più difficile che abbiamo mai fatto insieme in montagna.'

Il 23 maggio 2019 Zdeněk Hák ed io abbiamo completato la prima salita della parete nord-ovest di Chamlang (7321 m), una parete che in passato era stata tentata senza successo da molte altre spedizioni. La vetta del Chamlang domina la valle di Hongu, duemila metri sopra il fondovalle, e sale ripidamente dalla morena glaciale e dal suo lago, facendolo sembrare più un gigante solitario che una parte integrante della dorsale centrale dell'Himalaya. Per quasi vent’anni ho tenuto a mente questo obiettivo, ma alla fine l'ho realizzato solo quest'anno.

All'arrivo ci sono stati molti problemi evidenti a cui abbiamo dovuto far fronte. La parete verticale non offriva evidenti linee deboli ed eravamo certi che avremmo dovuto affrontare alcune sezioni molto difficili di misto, come anche di roccia pura e ghiaccio. L'altro pericolo oggettivo è stato la mancanza di punti di protezione naturale in parete che avrebbero potuto essere utilizzati in condizioni climatiche avverse. Legati a questo discorso, anche dei posti buoni dove bivaccare sembravano molto rari. Era un messaggio chiaro: dovevamo salire velocemente, con l'aiuto di Dio Onnipotente. L'ultima domanda senza risposta a cui dovevamo pensare era la discesa, come scendere dalla cima. Nessun itinerario di discesa sembrava offrire un ritiro facile.

Il 16 maggio abbiamo attraversato il ghiacciaio e abbiamo trascorso una notte alla base della parete. L'alba successiva ci ha trovati ad affrontare i primi metri della via. Con noi avevamo una piccola tenda da bivacco, una corda di 80 metri da 7 mm di diametro, 6 viti da ghiaccio, 5 chiodi e 5 Friends. Nei nostri zaini avevamo anche aggiunto cibo per 5 giorni, più 3 cartucce di gas insieme alla dose necessaria di buona fortuna.

I giorni seguenti si sono rivelati la vera immagine della nostra fantasia. La roccia friabile nella parte inferiore è stata seguita da arrampicata di misto e ghiaccio simile al cemento. Più guadagnavamo quota, più i bivacchi peggioravano, fornendo spazio per circa metà di un corpo soltanto, mentre lì dovevamo far stare i nostri due culi.

Il 20 maggio siamo usciti dalla parete e abbiamo attraversato l'intera cresta sommitale, compresa la vetta il 21 maggio. Gli ultimi due giorni e mezzo di discesa sono stati una dura lotta per tornare tra i vivi. La pericolosa cresta ed una ripida icefall ci sono costate tanta energia e nervi. Avevamo finito il cibo e sia i nostri corpi che le nostre menti erano davvero stanchi ed esausti.

Finalmente il 23 maggio siamo tornati di nuovo sotto la parete, avendo completato quella che riteniamo sia una grande impresa. Un sogno che avevo avuto fin da piccolo si era realizzato.

Siamo tornati al campo base senza che nessuno ci aspettasse, nessuna folla ci ha accolti per celebrarci; soltanto una porzione di cibo disidratato in un'unica tenda. Il giorno dopo abbiamo caricato i nostri averi sulle nostre spalle indolenzite e abbiamo attraversato il passo di Mera La, direzione civiltà. Fine.

Abbiamo chiamato la salita UFO Line, per commemorare la salita di Reinhold Messner e Doug Scott che raccontano di aver visto un UFO durante la loro salita del Chamlang... Chissà cosa hanno visto veramente. Bene, io invece ho visto un alieno arrampicare accanto a me tutto il tempo, cioè "Hook", il mio compagno di cordata Zdeněk Hák ;-)

Abbiamo convenuto che questa è la salita più difficile che abbiamo mai fatto insieme in montagna, in altre parole ABO. È davvero la nostra salita più difficile di sempre, e crediamo sia di importanza internazionale.

di Márek Holeček


Link: FB Marek HolecekMammut

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