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Andrea Lanfri e il Monte Etna. Il 26 ottobre il 33enne atleta paralimpico e alpinista italiano è partito dal livello del mare, è salito l'Etna ed è ritornato a Catania.
Fotografia di Ilaria Cariello
Andrea Lanfri e il Monte Etna: preparativi
Fotografia di Ilaria Cariello
Andrea Lanfri e il Monte Etna: arrivo a Catania
Fotografia di Ilaria Cariello
Andrea Lanfri e il Monte Etna
Fotografia di Ilaria Cariello

Andrea Lanfri, Monte Etna e il progetto From 0 to 0

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Il report di Andrea Lanfri del progetto alpinistico From 0 to 0 e la salita del Monte Etna in Sicilia, con partenza e ritorno al livello del mare. L’iniziativa del 33enne atleta paralimpico e alpinista italiano è legata ad un progetto di solidarietà, finalizzato alla raccolta di fondi a sostegno di Pink is good, della Fondazione Umberto Veronesi.

Per chi non mi conosce, mi presento: sono Andrea Lanfri, classe ’86, appassionato fin da bambino di sport e di montagna. Mi è sempre piaciuto superare ogni limite, anche quando si trattava solo di barriere mentali. Poi, in quel gennaio del 2015, una meningite fulminante con sepsi meningococcica stravolse tutti i miei piani. All’improvviso ho dovuto riprogrammare tutta la vita, e affrontare la quotidianità senza le mie gambe e sette dita delle mani; la malattia, però, non ha scalfito la mia voglia di vivere. Nel giro di pochi anni sono entrato a far parte della Nazionale Italiana di atletica leggera paralimpica e sono tornato a sognare nelle mie amate montagne, con progetti sempre più ambiziosi.

Durante la primavera mi stavo allenando per il progetto più grande, l’Everest, purtroppo posticipato a causa dell’emergenza sanitaria. Giorno dopo giorno, le mie giornate si facevano sempre più variegate: al mattino mi allenavo in bicicletta, al pomeriggio corsa o montagna, cercando sempre di compiere molto dislivello positivo. Così ho cominciato a pensare ad un progetto che potesse unire tutte le mie passioni: la bici, la corsa, la montagna. E così è nato “From 0 to 0”: ho modificato e intensificato i miei allenamenti, per rendere più completa la preparazione. Ho aggiunto la bicicletta, la corsa su strada, in montagna, soprattutto in salita, la corsa lunga, maratona e ultramaratona, nuoto ed esercizi di respirazione.

Credo che il mio From 0 to 0 sia un evento unico, mai intrapreso prima da un atleta paralimpico: partenza dal livello del mare in bicicletta, cambio di assetto e scalata fino alla vetta nel minor tempo possibile e ritorno a quota zero. Lungo il percorso, cambio e alterno tre tipologie di protesi, tutte molto diverse fra loro. Bicicletta, corsa e trekking/arrampicata/alpinismo, in base alle caratteristiche della montagna da scalare.

Per il momento ci sono tre tappe in programma. L’edizione zero si è svolta il 26 settembre 2020, in cui ho voluto celebrare le mie amate Alpi Apuane. Partito da Lerici, in provincia della Spezia, ho percorso i primi 60 km in bicicletta fino alla base del Monte Pisanino (1946 metri), per poi iniziare la scalata dalla cresta della Bagola Bianca verso la vetta del Re delle Alpi Apuane. Sono sceso dalla via normale e ritornato a Lerici di corsa, il tutto in 12 ore non-stop.

Esattamente a un mese di distanza dalla prima impresa è arrivato il momento della seconda tappa, “Edizione 1: Monte Etna”. Dopo il mio arrivo a Catania, ho dedicato i primi giorni ai sopralluoghi e allo studio dei vari percorsi. Il 26 ottobre, alle 7 del mattino, sono partito. In sella alla mia bici a zero metri, da Aci Trezza, frazione di Aci Castello, ho raggiunto in 2 ore e 45 minuti il rifugio Citelli a quota 1740m sul versante nord-est dell’Etna. Totale: 37 chilometri in bici e 1850 metri di dislivello, tutto in salita.

Al Rifugio Citelli alle ore 10 è avvenuto il mio primo pit-stop. Qui ho sostituito le protesti, da quelle per la bicicletta a quelle più adatte per la camminata in montagna; dopo un brevissimo rifornimento sono partito verso la cresta, in direzione dell’Osservatorio Pizzi Deneri a quota 2800m. Ad aspettarmi c’era una superficie ostile, specie per le protesi: la sabbia lavica ha rallentato un po' il mio programma, ma una volta arrivato all’Osservatorio, dopo un rapidissimo break, sono ripartito alla conquista del cratere centrale, la cosiddetta “voragine”. Da qui ormai tutto era meno faticoso, il maggiore dislivello in salita era fatto. Ogni tanto sentivo dei boati sempre più forti, fino al punto più alto, a quota 3350m. Sei ore per raggiungere la cima dal livello del mare, ma l’impresa era solo a metà.

La giornata era perfetta, senza nebbia e vento. In più il vulcano era in attività. Non mi sarei mai aspettato di vedere una cosa del genere, ed una volta affacciato sulla bocca del vulcano il fumo e l’odore di zolfo mi hanno investito completamente, ho visto perfino un po' di lava saltare all’interno dell’immensa voragine. È stata una grande emozione, mai avrei creduto di vedere un simile spettacolo della natura, le fatiche erano già state ripagate a pieno.

Dopo questo momento intenso è partita la discesa, andando giù di corsa rapidamente verso il Rifugio Sapienza, nel versante opposto, dove ad attendermi c’era mio padre per il secondo cambio protesi, quelle necessarie per raggiungere Catania su strada. L’arrivo a Catania credo sia stata la parte più pericolosa di tutto il progetto, iniziava infatti a fare buio e, nonostante fossi ben illuminato, attraversare quel traffico, senza tanti marciapiedi, non è stato affatto piacevole. Poi però ho visto pian piano comparire il porto ed infine il mare! È stata un’esperienza unica, una soddisfazione immensa.

90 chilometri in totale, 3650 metri di dislivello in positivo e altrettanti in negativo, tutti d'un fiato, scegliendo la via più difficile, completando la traversata dal versante nord-est a quello meridionale. Adesso mi godrò il meritato riposo, ma mi sono ripromesso di tornare in futuro in cima al maestoso massiccio vulcanico, percorrendo nuovamente quella salita ma in stile invernale, mi piacerebbe vedere il vulcano più alto d’Europa innevato…

Prossima tappa del progetto From 0 to 0? Monte Rosa, nel 2021, in una versione leggermente diversa da queste due edizioni. Percorrerò i vari tratti con amici atleti, l’andata sarà non-stop (Genova - Capanna Margherita), il ritorno sarà diviso in 6 giorni percorrendo una maratona al giorno.

Spero che la situazione sanitaria migliori per poter coronare il mio sogno di salita verso gli 8848 del monte Everest nella primavera del 2021, ma ho già diverse alternative in mente. Ci potrebbero anche essere altri “From 0 to 0”, ne immaginavo uno sul Monte Bianco e magari anche sul Cervino, insieme a una versione “Coast to coast” con in mezzo il Gran Sasso…

Nel periodo in ospedale mi ero promesso che dopo tutto sarei tornato a fare le stesse cose che facevo prima della malattia. Beh, posso dire che mi sono sbagliato in pieno, perché ora ne faccio molto di più!

di Andrea Lanfri

Info: andrealanfri.com, www.fondazioneveronesi.itLa Sportiva

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