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Tamara Lunger e Fabio Iacchini sulla cresta della Punta Nordend
Fotografia di Marco Spataro
Tamara Lunger e Fabio Iacchini, prime luci sulla Cresta Rey della Punta Dufour
Fotografia di Marco Spataro
Marco Spataro, Fabio Iacchini e Tamara Lunger in vetta alla Punta Dufour
Fotografia di Marco Spataro

4609 metri di felicità condivisa con Tamara Lunger sul Monte Rosa

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Il racconto della guida alpina Marco Spataro che nel gruppo del Monte Rosa ha salito insieme a Tamara Lunger e Fabio Iacchini la Punta Dufour (4633m), la Punta Nordend (4609m) e la Punta Zumstein (4563m). Le salite fanno parte del progetto 'Tamara Tour Italia' sulle vette più alte delle 20 regioni italiane.

Nel viaggio di Tamara Lunger attraverso le vette più alte d’Italia, non potevano certo mancare la Valle d’Aosta, regione più piccola d’Italia, ed il Piemonte. Qui si trovano alcune delle montagne più alte d’Europa nei massicci del Monte Bianco e del Monte Rosa.

Qualche telefonata è bastata per fare incontrare Tamara con alcune guide alpine ed arrampicatori locali, capeggiati dall’instancabile Andrea Plat.

Alcune salite sono state necessarie per prendere dimestichezza con la roccia ed entrare, con la sua simpatia, nell’animo di questa schiera di appassionati di montagna a volte un po’ ombrosi e diffidenti.

Tamara ed Andrea hanno scalato il pilastro Lomasti sopra il villaggio di Arnad, più famoso per il lardo accompagnato dalle castagne e dal miele, che per le sue vie di arrampicata.

In compagnia di Massimo Bal ed Ezio Marlier sono stati ad arrampicare nella bellissima falesia di Vollein, una delle più frequentate, grazie al sapiente lavoro di risistemazione da parte di Wimer. Poi, a seguire, altre salite di allenamento in vista dell’ascesa del Monte Bianco.

È bastata una pizza ad Aosta in compagnia per scombussolare totalmente i piani per la salita al Bianco. Tutti i presenti sono concordi sul fatto che non possa salire dal versante francese né tantomeno con una guida d’oltralpe! Andrea ha già contattato due giovani e fortissime guide, Edoardo Saccaro e Pietro Picco, che l’accompagneranno lungo la salita dell’Innominata.

Altro dilemma rimane la Punta Nordend, la più alta vetta del Piemonte, e sicuramente la più lontana dell’intera catena del Monte Rosa. Qui mi sento di prendere la parola e ribadire che per questa salita la persona giusta è Fabio Iacchini. Lui ai piedi della Est ci è nato ed ha percorso le principali vie di salita di questa parete Himalayana, che incombe sul suo villaggio di Macugnaga, a piedi o con gli sci.

Una telefonata dai due estremi del Monte Rosa, io Champoluc val d’Ayas, lui Macugnaga alta valle Anzasca, è sufficiente per farci trovare subito in sintonia. Concordiamo la data per effettuare questa cavalcata sui 4000 del nostro Monte Rosa in compagnia di Tamara.

Ritrovo fissato per domenica pomeriggio al Passo dei Salati. Tamara ed io saliamo col taxi in fuoristrada da Staffal visto che, ahimè, gli impianti dal versante valdostano sono già chiusi. Fabio invece sfrutta l’ultimo giorno di apertura da Alagna.

Qui l’ottomilista ritrova svariate fans salite casualmente da entrambi i versanti e scambia volentieri alcune battute sulle sue spedizioni e sul suo ultimo progetto - il Tamara Tour Italia - quasi al termine. Tra una chiacchiera e l’altra ecco spuntare i dreadlocks del mitico Fabio. Dopo due battute, e soprattutto, dopo avergli dato i miei ramponi ed un po’ di materiale da portare… è tempo di partire.

Essendo chiuso l’impianto di Indren ci tocca salire su per l’odiatissimo Stolemberg, percorso svariate volte. Cerchiamo di camminare lentamente, ma come per magia alla fine uno dei tre allunga il passo ed arriviamo alla Capanna Gnifetti ben prima del previsto, con le mie gambe già un po’ acciaiate.

Giuliano ed il suo staff ci accolgono calorosamente con birra e radler… chiaramente per me piccola… visto che reggo pochissimo l’alcool a differenza dei miei soci. Mentre loro si scambiano racconti delle spedizioni in giro per il mondo, io ne approfitto per "mettere lo scheletro in bolla" e riposare un po’.

Abbondante cena in compagnia di alpinisti provenienti da tutta Europa. Nonostante il Covid la diffidenza non è così accentuata su per monti e Tamara scambia volentieri quattro chiacchiere nella sua lingua madre, il tedesco, con i nostri vicini. Verso le nove, dopo aver preparato lo zaino, è tempo di andare a dormire.

La sveglia alle tre coglie tutti in pieno sonno. Lentamente ci alziamo cercando di non disturbare gli altri alpinisti. Scendiamo al piano di sotto e ci gustiamo un’abbondante colazione. Verso le quattro riusciamo a partire. Il cielo è stellato ma l’assenza della luna e l’oscurità richiedono massima attenzione per attraversare i primi crepacci dietro al rifugio.

Vado avanti io per cercare di partire lentamente e non stancarmi troppo prima ancora di raggiungere l’attacco della Cresta Rey. Cammino quasi in trance cercando di dosare le energie e coordinando il respiro passo dopo passo.

Ad un certo punto Fabio mi riprende e mi dice che sto salendo verso la Vincent! A questo serve essere in due guide… Poco male per fortuna, un breve traverso ci permette di raggiungere nuovamente la traccia diretta al colle del Lys, che entrambi abbiamo percorso centinaia di volte con clienti.

Breve sosta nei pressi del colle e poi discesa lungo il ghiacciaio del Grenz superando alcuni enormi crepacci. Intravediamo una traccia che sale proprio verso la Rey. Cerco di seguirla ma a tratti si perde, per fortuna inizia ad albeggiare e senza grandi difficoltà ci troviamo davanti all’attacco.

Qui decido di slegarmi per poter stare davanti e fare qualche scatto. Nei pressi della lapide di Beck Peccoz mi lego anch’io. Questo passaggio con le mani infreddolite e gli scarponi non è per nulla banale. L’alba verso la Zumstein ed il primo sole sui Lyskamm sono davvero mozzafiato. Come sempre non è facile immortalare questi momenti. Ed i ricordi saranno sicuramente più belli delle immagini.

Poco prima delle otto siamo in vetta. Selfie con la nuova croce. Poco dopo un elicottero dell’Air Zermatt posa alcune guide svizzere proprio sopra la nostra testa. Sono venute per sistemare le soste di calata verso il Silbersattel. L’accoglienza in territorio elvetico è tutt’altro che piacevole! Un vento gelido accompagnato da spruzzi di neve ci fa compagnia durante le corde doppie fino al colle.

Da qui proseguo nuovamente slegato per immortalare Tamara e Fabio da un angolazione diversa. La cresta nevosa per fortuna non è gelata e procediamo di buon passo. Gli ultimi passaggi rocciosi sopra la parete Est sono molto esposti e richiedono grande attenzione per evitare di precipitare verso Macugnaga.

Rapide foto di vetta prima di ripartire a ritroso fino al colle e da qui via scorciatoia molto delicata ed aerea fino alla discesa delle Dufour. Pertanto decido di ritirare la macchina foto per essere anch’io maggiormente concentrato sulla sicurezza. Peccato perché poi ripensandoci era il tratto migliore per alcuni scatti. Per fortuna il telefono è sempre a portata di mano!

Breve sosta al colle del Papa dove ci riassestiamo per superare il tratto più ghiacciato ed affilato di tutta la grande traversata. Come in tutti i tratti più impegnativi Fabio è il primo di cordata. Noi seguiamo fedelmente prestando la massima attenzione a come mettiamo le punte dei nostri ramponi in modo che mordano al meglio il ghiaccio.

Poi finalmente raggiungiamo le rocce dove ora si trovano alcuni spit utili per assicurare la corda. Un’ultima e facile cresta nevosa ci permette di raggiungere il nostro terzo quattromila della giornata, la Punta Zumstein.

Grande gioia di tutti per aver condiviso questa salita insieme e per esserci trovati in perfetta sintonia. Tamara ci ha conquistato col suo accento e con la sua travolgente simpatia. Questa lunga salita ci ha permesso di conoscerci e di condividere il nostro grande amore per la montagna.

Sicuramente ci ritroveremo presto in giro per l’Italia, nel nostro paese vario con un numero infinito di montagne tutte da scoprire! Non rimane che brindare con una radler… media anche per me… e continuare a sognare nuove avventure.

Grazie Fabio e Tamara per questa bella salita

Marco Spataro
Guida alpina e fotografo di Champoluc

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