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Piolet d'Or 2006, vinto da Steve House e Vincent Anderson per la nuova via sulla parete Rupal del Nanga Parbat.
Fotografia di Giulio Malfer
Attenzione d'alpinisti al Piolet d'Or
Fotografia di Giulio Malfer
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Piolet d'or 2009: i sei candidati

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Eccole infine le sei salite del 2008 in corsa per il 17° Piolets d'or che si assegnerà il prossimo 25 aprile. A correre per la 17a Piccozza d'oro saranno lo statunitense Dave Turner con la nuova via aperta in solitaria sulla est del Cerro Escudo (Torri del Paine, Cile), la coppia svizzera Simon Anthamatten e Ueli Steck con la nuova via sulla Nord del Tengkampoche (Nepal), i francesi Stéphane Benoist e Patrice Glairon Rappaz per la nuova linea sulla Sud del Nuptse (Nepal). Quindi ben tre team giapponesi: Kazuya Hiraide e Kei Taniguchi per la prima salita della Sud Est del Kamet (India), Fumitaka Ichimura, Yusuke Sato y Kazuki Amano per la Nord del Kalanka (India) ed infine ancora Fumitaka Ichimura e Yusuke Sato questa volta con Katsutaka Yokoyama per il concatenamento di due difficili vie sul McKinley.

Dunque, mentre non c'è nessuna presa di posizione da parte dell'organizzazione del Piolet sulla contestata partecipazione in giuria dello slovacco Dodo Kopold, denunciato pubblicamente dal Club Alpino Slovacco di aver mentito sui top del GI, GII e Broad Peak e di aver abbandonato i propri compagni in difficoltà (Vlado Plulik, scomparso sul Broad Peak). Una scelta che senza nulla togliere al diritto di difesa da parte di Kopold, abbiamo già definito quantomeno inopportuna se non del tutto sbagliata. Mentre John Harlin III, editore dell’American Alpine Journal, smentendo quanto affermato nei comunicati del 17° Piolet d'or precisa (a montagna.tv) che: “Né l’American Alpine Club né l’American Alpine Journal stanno ufficialmente patrocinando il Piolet d’Or, anche se di fatto vi partecipano e comunque apprezzano il nuovo spirito del premio”*. Ecco dunque le attesissime sei salite candidate. Anche queste tra luci e qualche ombra, verrebbe da dire.

Se da un lato infatti non c'è dubbio che si tratti di salite di spessore qualche perplessità su alcune esclusioni importanti sorge subito. Una per tutte, la più eclatante, è quella dell'esclusione di Valery Babanov e Victor Afanasiev. Forse che due nuove vie in stile alpino, senza ossigeno e nel giro di 20 giorni su altrettanti Ottomila (Broad Peak e Gasherbrum I) non sono sufficienti per aspirare al Piolet d'or? O forse sono troppe perché ciascuna meriterebbe la candidatura? Chi segue queste pagine sa che non è nostra abitudine contestare le decisioni di nessuna Giuria, tanto meno questa che è presieduta da un personaggio della statura di Doug Scott e vede come giurati, oltre a Kopold, alpinisti di valore come Peter Habeler e Jim Donini e giornalisti come Im Duck Yong e Dario Rodriguez.

Siamo coscienti che qualcuno debba essere escluso. Ma in questo caso ci sembra davvero quantomeno singolare non aver pensato di candidare il team russo. Tanto più visto che nella nuova “carta” del riconoscimento si prevede la possibilità dell'assegnazione di più Piolet: perché non estendere questo concetto “elastico” anche alle nominations? A volerla pensare male va detto che Babanov è uno testimoni della vicenda che vede implicato il 'giurato del Piolet', Kopold, al Broad Peak...

Detto questo è chiaro che i 34 giorni spesi in parete dal 26enne californiano Dave Turner per aprire in solitaria la sua difficile via (fino all'A4) sulla parete est del Cerro escudo (Torri del Paine) sono di assoluto rilievo. Come è stata molto bella la corsa di 4 giorni (veloce e perfetta) di Ueli Steck e Simon Anthmattena per aprire Checkmate, nuova via di 2000m con difficoltà di M7, 5 e 6/A0 sulla Nord del Tengkampoche (6500m, Nepal). Ed è anche bella la nuova salita della coppia francese Stéphane Benoist e Patrice Glairon Rappaz sulla Sud del bellissimo e difficile Nuptse (7861 m, Nepal).

Come è di rilievo la salita sulla nord del Kalanka (6931m) da parte dei giapponesi Fumitaka Ichimura, Yusuke Sato e Kazuaki Amano, tant'è che per questi 2000m affrontati in stile alpino con difficoltà fino all'M5 si sono già aggiudicati l'ultimo Piolet Asia. Non sono poi da meno le performance dei loro connazionali Kazuya Hiraide e Kei Taniguchi per l'apertura di Samurai direct,1800m di M5+ e 5+ sulla Sud Est del Kamet (7756m) la vetta più alta del Garwal Indiano. E la maratona (sempre giapponese) del concatenamento sul McKinley - sempre ad opera di Fumitaka Ichimura, Yusuke Sato (forse il primo caso di doppia candidatura) questa volta insieme a Katsutaka Yokoyama - che ha visto in successione la salita dei 2350m della Isis Face (grado 6 scala Alaska), la discesa lungo la Rampa, la risalta per la Diretta dei slovacchi (2900m, grado 6 scala Alaska) e quindi il ritorno alla base.

Ora, detto di chi manca – ed è un'assenza assolutamente pesante. Detto insomma delle 'ombre' ma anche delle luci non resta che aspettare il 25 aprile a Chamonix per la proclamazione del vincitore a cui si affiancherà anche il Piolet alla carriera. O meglio, e qui azzardiamo un pronostico, l'attesa è per vincitori. Il toto Piolet, infatti, prevede che saranno premiate più salite e tra queste, in primis, quella targata Francia. Staremo a vedere se questo pronostico si avvererà...


*Nota dell'editore. In data 13/03/2009 Phil Powers (American Alpine Club Executive Director) e John Harlin III (Editor, American Alpine Journal), per conto dell'American Alpine Club, hanno inviato la seguente precisazione: "L'American Alpine Club abbraccia il nuovo spirito del Piolet d'Or perché celebra il meglio dell'alpinismo moderno. Attraverso le risorse dell'American Alpine Journal, l' Alpine American Club continuerà a dare supporto al Piolets con informazioni e consultazioni. Siamo inoltre molto contenti che il nostro ex-presidente, Jim Donini, sia un membro della giuria di quest'anno."

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