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Stefano Michelazzi sulla placche nere di Born to be Wild sul Primo Pilastro del Monte Casale, Valle del Sarca
Fotografia di archivio Stefano Michelazzi
Stefano Michelazzi perso sugli strapiombi di Born to be Wild sul Primo Pilastro del Monte Casale, Valle del Sarca
Fotografia di archivio Stefano Michelazzi
Marco Ghidini sul tratto iniziale di Born to be Wild sul Primo Pilastro del Monte Casale, Valle del Sarca
Fotografia di archivio Stefano Michelazzi
Il tracciato di Born to be Wild sul Primo Pilastro del Monte Casale, Valle del Sarca (Marco Ghidini, Stefano Michelazzi, 2018)
Fotografia di archivio Stefano Michelazzi

Valle del Sarca, nuova via Born to be Wild sul Primo Pilastro del Monte Casale

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Sul Primo Pilastro del Monte Casale in Valle del Sarca, Stefano Michelazzi e Marco Ghidini hanno aperto Born to be Wild, una nuova via d’arrampicata di 12 tiri dedicata all’alpinista esplorativo Ugo Mariani. Il racconto di Michelazzi

25 aprile di due anni fa. Oggi sono "in pompa" come si dice in gergo, scalpito alla vista della parete che ci sovrasta e mi esalto nel vedere quello che abbiamo salito fin’ora. La giornata è bella lunga, siamo a primavera piena e le ore di luce son tante. "Dai Marco che facciamo un sacco di tiri!"

Appeso alla sosta precedente, poco dopo, il mio compagno di cordata mi chiama con una voce non proprio "gasata"... non è un buon segno penso.
"Stefano, che ne dici di scendere?" Lo guardo perplesso. "Ma scherzi sono appena le undici del mattino e farà buio alle 19.00 abbiamo un sacco di tempo" "Mi sa che ho l'influenza... mi sento addosso un febbrone... sto proprio male!" Decisione rapida, si scende.

La temperatura è mite, c'è il sole, si sta bene ma il termometro che misura la febbre di Marco se ne importa poco di tutto questo e segna un "bel"... 42°! Scendere ovviamente fu d'obbligo.

La professione di Guida alpina mi lascia ben poco tempo nei periodi buoni e quindi devo trovare i miei spazi dopo, quando le stagioni cambiano, il tempo balla la salsa cubana e progettare a lungo termine risulta spesso difficile.

Marco ha cambiato lavoro ed il suo tempo libero ora è molto meno calibrato ed i turni non facilmente scambiabili, perciò… passa un anno. Primavera scorsa la pioggia la fa da padrona e nei lassi di tempo in cui saremmo stati liberi entrambi, acqua! Che sfiga!

Passa l'estate e… che caldo becco quest'estate 2018. Salire lì, anche se qualche giornata riusciremmo a ritagliarla sarebbe da suicidio, poi acqua ancora, insistente. Finalmente a fine novembre riusciamo a beccare una finestra di bel tempo e si parte, organizzati per bivaccare in parete. Due giorni intensi con le ore di luce limitate, arrampichiamo finché fa buio ma non ci vuole molto, alle 16.30 già non vedi quasi più nulla. La notte passa senza scossoni, un bivacco non troppo comodo rannicchiati sul ciglio del salto ma che ci lascia anche dormire qualche ora.

A guardare da sotto dopo "la rossa", il paretone strapiombante dei primi tiri, la parete sembra più semplice. Col piffero! Anche il resto ci darà filo da torcere ed alla fine dei due giorni, abbiamo salito i primi 9 tiri. Con più ore di luce la chance di uscire sarebbe stata tangibile ma così è!

Passa ancora qualche settimana, tra maltempo e niente tempo e siamo di nuovo qui. Stavolta visto che la fine della parete è vicina ci caliamo direttamente all'ultima sosta. 60 metri nel vuoto ci danno la possibilità di continuare senza dover risalire ancora la parte già scalata, altrimenti con le poche ore di luce sarebbe assurdo tentare.

Altri tre tiri che di banale hanno nemmeno l'apparenza, ci portano all'anticima, un po' più bassi (una trentina di metri) di ciò che avevamo preventivato ma è fatta! Le ultime luci del giorno ci lasciano appena il tempo di far su le corde e raggiungere la comoda strada forestale poi quasi al buio scendiamo a valle, pesanti sulla schiena con gli zaini carichi di materiali ma leggeri nell'anima per aver terminato ancora un'altra salita!

Ugo Mariani è stato un bell'alpinista, uno che sapeva individuare le linee di salita delle pareti. Ha lasciato diverse testimonianze del suo passaggio, oltre che sulle pareti alpine anche lungo la Valsabbia, su pareti un po' nascoste magari. Dove non immagini ci possa essere passato qualcuno, quasi di certo, ci si trova qualche chiodo di Ugo che aveva già esplorato il posto chissà quanto tempo prima e tantissimi muri che oggi sono i classici dell'arrampicata sportiva in valle, furono scoperti ed attrezzati da lui.

Un riconoscimento alla sua figura, vista la stima e l'amicizia reciproche, mi è sembrato doveroso e anche Marco non ha avuto dubbi, nel dedicare a lui la nostra salita.

di Stefano Michelazzi

Link: www.stefanomichelazzi.eu


SCHEDA: Born to be Wild, Primo Pilastro del Monte Casale, Valle del Sarca

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